Augusto Montaruli

Ne restò uno

mardelplata-k2M-U130704093536dUC-620x349@Gazzetta-Web_articoloIeri ho finito di leggere un libro piccolo. Piccolo di dimensioni, ma grande e commovente: Mar del Plata di Claudio Fava per add editore.
E’ la storia di una squadra di rugby che durante la dittatura militare in Argentina venne sterminata. Uno alla volta li uccisero tutti, anche l’allenatore. Diciassette in tutto. 
Ne restò uno che quella storia la potè raccontare.
E’ una storia di coraggio, di solidarietà, di amicizia.
Il primo a venire ucciso fu un giocatore studente che aderiva a movimenti di sinistra.
Gli altri, uno dopo l’altro, perché il loro minuto di silenzio per ricordare il compagno assassinato durò, coinvolgendo tutto il pubblico, dieci minuti. Un affronto che il regime non tollerò, soprattutto quando quello era l’anno dei mondiali di calcio.
A organizzare la decimazione della squadra un uomo insignificante, un ex arbitro corrotto. I regimi si nutrono di piccoli uomini.
Leggetelo, soprattutto alla luce di ciò che sta ricapitando in Sud America.
Leggetelo, perché la storia si ripete. Questa ricorda quella della nazionale di calcio austriaca durante il nazismo.
Se volete approfondire sulla nazionale austriaca e sul quel tragico 1978 vi consiglio La Storia balorda scritta da Marco Ballestracci per Instar libri.
La storia si ripete, meglio essere preparati.

ps: la foto è tratta dall’articolo della Gazzetta dello Sport che racconta dello spettacolo teatrale tratto dal libro di Claudio Fava.


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Una storia di Hugo

HugoTrova 11Hugo è uno che racconta poco della sua vita, non è facile, anzi a volte è doloroso raccontarla, mi dice.  Lo conosco da quattro anni, da quando un giorno di agosto sono andato ad accoglierlo alla stazione di Porta Nuova, ad aiutarmi a riconoscerlo, nella mia testa una sua fotografia, nelle orecchie e nel cuore una sua canzone trovata in rete e la certezza che oltre al trolley avesse una chitarra a tracolla. In questi quattro anni ho ascoltato brani della sua vita bevendo un caffè o un bicchiere di vino o preparando un suo concerto.

Questa che vi racconto è una storia dei suoi concerti durante la dittatura, concerti in giro per l’Uruguay. Andavano in quattro a cantare perché dovevano resistere alla censura, non sempre potevano cantare tutti e non sempre tutte le canzoni. Questa volta tocca a te, cantava uno solo perché agli altri era proibito. Proibito cantare. A volte dell’elenco restavano pochissime canzoni, proibivano anche le canzoni d’amore. Perché amore e dittatura sono incompatibili. Cantavano in luoghi di confine per poi uscire dal paese e rientrare da una frontiera più sicura. Rischiando sempre il carcere, il ritorno in carcere.

La città di Rivera è una città di confine, al confine con il Brasile e il confine è una via che la separa da Santana do Livramento. Quella sera nella città di Rivera avevano proibito di cantare, a tutti, ma decisero di esibirsi comunque. Il palco oltre la strada, in Brasile, il pubblico in Uruguay. Il coraggio in entrambi i paesi.

Per tornare dal nord scesero a sud, verso l’atlantico. Per poi ricominciare a cantare.

C’è un bravo regista in sala? Sarebbe un bel film.

Potete ascoltare Hugo Trova qui:

Playlist concerto al Baretti

Concerto dedicato ai 40 anni dal colpo di stato in Cile e Uruguay