Augusto Montaruli

Hugo Trova

HugoTrova 11E’ un appuntamento con la musica e con le storie del sud, anzi del Sur. Da qualche anno a settembre Hugo Trova torna a Torino a cantarci e raccontarci l’Uruguay e l’America del Sud. Canta l’amore, le storie felici e quelle dolorose.  Le speranze. Canta  il coraggio di cantare quando ti era proibito e la felicità della libertà di cantare. Per me, e per il mio amico Massimo, è un appuntamento con un amico, il piacere di riabbracciarlo e di trascorrere serate ancora a far progetti, ma soprattutto a stordirci di risate. Perché ridere fa bene e scaccia i cattivi pensieri e i brutti ricordi. Godetevi Hugo ora che un anno è lungo da aspettare.

Hugo sarà:

Alla Cooperativa Borgo Po il 16 settembre – per info
A Collegno il 18 settembre – per info 346 6299363 – evento Facebook
Da Luna’s Torta il 19 settembre – per info
Il 20 andrà in Trentino per un concerto a due voci con Gianmaria Testa.

Una storia di Hugo

HugoTrova 11Hugo è uno che racconta poco della sua vita, non è facile, anzi a volte è doloroso raccontarla, mi dice.  Lo conosco da quattro anni, da quando un giorno di agosto sono andato ad accoglierlo alla stazione di Porta Nuova, ad aiutarmi a riconoscerlo, nella mia testa una sua fotografia, nelle orecchie e nel cuore una sua canzone trovata in rete e la certezza che oltre al trolley avesse una chitarra a tracolla. In questi quattro anni ho ascoltato brani della sua vita bevendo un caffè o un bicchiere di vino o preparando un suo concerto.

Questa che vi racconto è una storia dei suoi concerti durante la dittatura, concerti in giro per l’Uruguay. Andavano in quattro a cantare perché dovevano resistere alla censura, non sempre potevano cantare tutti e non sempre tutte le canzoni. Questa volta tocca a te, cantava uno solo perché agli altri era proibito. Proibito cantare. A volte dell’elenco restavano pochissime canzoni, proibivano anche le canzoni d’amore. Perché amore e dittatura sono incompatibili. Cantavano in luoghi di confine per poi uscire dal paese e rientrare da una frontiera più sicura. Rischiando sempre il carcere, il ritorno in carcere.

La città di Rivera è una città di confine, al confine con il Brasile e il confine è una via che la separa da Santana do Livramento. Quella sera nella città di Rivera avevano proibito di cantare, a tutti, ma decisero di esibirsi comunque. Il palco oltre la strada, in Brasile, il pubblico in Uruguay. Il coraggio in entrambi i paesi.

Per tornare dal nord scesero a sud, verso l’atlantico. Per poi ricominciare a cantare.

C’è un bravo regista in sala? Sarebbe un bel film.

Potete ascoltare Hugo Trova qui:

Playlist concerto al Baretti

Concerto dedicato ai 40 anni dal colpo di stato in Cile e Uruguay

Mario Benedetti e il concerto di Hugo

mario benedetti

Con Massimo (che sarebbe Pizzoglio) e il Baretti (che sarebbe Marco Vernetti) stiamo lavorando all’ormai tradizionale concerto di Hugo (che sarebbe Trova) che puntualmente viene a trovarci e a portarci un po’ di Sud America con le sue canzoni.
Questa volta sarà una cosa un po’ speciale, un po’ ricordo e un po’ doveroso tributo. Sì, perché il concerto cade proprio l’11 di settembre. Come quell’11 di settembre di 40 anni or sono quando a cadere fu il governo Allende. Ad aprire quella stagione di dittature e di dolore fu proprio l’Uruguay qualche mese prima e Hugo ricorda, eccome se ricorda.
Stiamo pensando di alternare le canzoni che ci proporrà Hugo con la lettura di poesie e testi, cercando tra poeti e autori ho trovato questa poesia di Mario Benedetti che non conoscevo. Chiedendovi di stare sintonizzati e di segnare in agenda la data del concerto, la propongo, perché mi piace e penso sia molto attuale. La poesia s’intitola “La gente che mi piace”. Proprio così, la gente che mi piace come Massimo, Marco e Hugo.

 

LA GENTE CHE MI PIACE

 

Mi piace la gente che vibra,
che non devi continuamente sollecitare
e alla quale non c’è bisogno di dire cosa fare
perché sa quello che bisogna fare
e lo fa in meno tempo di quanto sperato.

 

Mi piace la gente che sa misurare
le conseguenze delle proprie azioni,
la gente che non lascia le soluzioni al caso.

 

Mi piace la gente giusta e rigorosa,
sia con gli altri che con se stessa,
purché non perda di vista che siamo umani
e che possiamo sbagliare.

 

Mi piace la gente che pensa
che il lavoro in equipe, fra amici,
è più produttivo dei caotici sforzi individuali.

 

Mi piace la gente che conosce
l’importanza dell’allegria.

 

Mi piace la gente sincera e franca,
capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli

 

Mi piace la gente di buon senso,
quella che non manda giù tutto,
quella che non si vergogna di riconoscere
che non sa qualcosa o si è sbagliata

 

Mi piace la gente che, nell’accettare i suoi errori,
si sforza genuinamente di non ripeterli.

 

Mi piace la gente capace di criticarmi
costruttivamente e a viso aperto:
questi li chiamo “i miei amici”.

 

Mi piace la gente fedele e caparbia,
che non si scoraggia quando si tratta
di perseguire traguardi e idee.

 

Mi piace la gente che lavora per dei risultati.
Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,
giacché per il solo fatto di averla al mio fianco
mi considero ben ricompensato.

Primo Maggio

Te recuerdo Amanda di Victor Jara interpretata da Hugo Trova – a Torino al CineTeatro Baretti – 18 settembre 2012

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=OF0IxO-RvaM&w=560&h=315]

Te recuerdo Amanda di Victor Jara

Te recuerdo Amanda, la calle mojada corriendo a la fabrica
donde trabajaba Manuel
la sonrisa ancha, al lluvia en el pelo
no importaba nada, ibas a encontrarte con él
con él, con él,con él, con él

Ti ricordo Amanda, la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel
il sorriso aperto, la pioggia nei capelli
non importava niente, correvi a incontrarti con lui
con lui con lui con lui con lui

Son cinco minutos
la vida es eterna en cinco minutos
suenan las sirenas de vuelta al trabajo
y tu caminando lo iluminas todo
los cinco minutos te hacen florecer.

Sono cinque minuti
la vita è eterna in cinque minuti
suona la sirena si torna al lavoro
e tu camminando illumini tutto
quei cinque minuti ti hanno fatto fiorire

Te recuerdo Amanda, la calle mojada
corriendo a la fabrica donde trabajaba Manuel
la sonrisa ancha, la lluvia en el pelo
no importaba nada ibas a encontrarte con él
con él, con él, con él

Ti ricordo Amanda, la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel
il sorriso aperto, la pioggia nei capelli
non importava niente, correvi a incontrarti con lui
con lui con lui con lui con lui

Que partió a la sierra, que nunca hizo daño
que partió a la sierra
y en cinco minutos quedó destrozado
suenan las sirenas de vuelta la trabajo
muchos no volvieron, tampoco Manuel…

Con lui che partì per la sierra
che non aveva fatto niente
che partì per la sierra
e in cinque minuti è morto ammazzato
suona la sirena, si torna al lavoro
molti non tornano, neanche Manuel

Te recuerdo Amanda la calle mojada
corriendo a la fabrica donde trabajaba Manuel…

Ti ricordo Amanda, la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel…

Il mobile di Hugo

Lo scorso settembre era a cena a casa mia il mio amico Hugo Trova, Hugo è un cantautore uruguayano impegnato in politica e di origini italiane. I suoi nonni emigrarono dal Piemonte agli inizi del secolo scorso. Hugo mi raccontava che possiede ancora un mobile che sua nonna aveva portato in Uruguay, quel mobile, mi diceva Hugo, è la storia e il ricordo della mia famiglia. Questo episodio mi è venuto in mente in questi giorni di migrazioni tragiche, ho pensato a chi non ha niente da portarsi, ho pensato che la storia di questo pianeta è un succedersi di popoli che si spostano, che mescolano tradizioni, usi, cibi e linguaggi.

Ci si sposta per fame, perché cacciati da altre etnie o da guerre. Da sempre è così. E così continuerà se la politica non cambia orizzonti.

Noi italiani ci siamo quasi sempre spostati per fame. Negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso eravamo in fondo alla scala sociale, prima di noi c’erano i neri. I “negher” come direbbe Bossi. Noi italiani non siamo “settentrionali” a nessuno. Ci siamo aiutati a casa d’altri che poi è diventata casa nostra. Da un po’ di tempo a questa parte è la volta dei nigeriani, degli afgani, dei pakistani, degli eritrei, dei somali …

Mi piacerebbe nel mio quartiere veder nascere uno spazio dedicato alla memoria che ci facesse ricordare la nostra storia e comprendere quella degli altri. Come il mobile della nonna di Hugo. Una storia di mobilità. Appunto.

Hugo su myspace: http://www.myspace.com/hugotrova/music