Augusto Montaruli

E’ lì che guardo davvero

Io qui ci vengo tutti i giorni, mi siedo sulla panchina e guardo il panorama. Laggiù c’è Martina Franca e a destra Locorotondo. In basso, alla fine della discesa c’è il mio trullo. E’ lì che guardo davvero. Quello era il sogno mio e di mia moglie. Adesso mia moglie non c’è più e io la guardo, la vedo, da qui. 

Mia moglie che era “furlana”, l’avevo conosciuta a Trieste dove vivo. Qui vengo quando sento la nostalgia più di lei che del paese.

Ero un ragazzo quando decisi di partire. Un passaggio da un camionista di qui che mi portò fino a Padova, in treno poi fino a Trieste. Qualche giorno da sbandato, non sapevo come e cosa fare. Un signora mi prese a benvolere ed iniziava un’altra vita.

Ma io qui ci vengo, in macchina da Trieste, quando sento la nostalgia. Mi fermo due o tre mesi e tutti i giorni sono qui a guardare il mio trullo e rivedo mia moglie. Era “furlana” ma il trullo era il suo sogno.

La bellezza di questa storia raccolta chiedendo un’informazione è il sogno realizzato, è la nostalgia di quel sogno.

Non tutti possono guardare un panorama e sentire nostalgia, per fortuna quel signore gentilissimo, cui ho dimenticato di chiedere il nome, può farlo. E gli auguriamo di farlo ancora per molto. Con un po’ di tristezza ma può farlo.

C’è chi non potrà mai farlo, c’è buio in fondo al mare e non si vede il panorama.

Commosso e incazzato

“Quando siamo arrivati e ho visto in che condizioni “vivevano” sono stato male. Mi sono allontanato, ho vomitato e ho pianto”. 

Racconta così Pietro Bartòlo l’arrivo a Plina, in Bosnia, con una delegazione di parlamentari europei nel corso dell’incontro organizzato da Articolo 1, moderato da Francesco Miacola, dove il medico di Lampedusa era ospite insieme a Arturo Scotto e Suad Omar.

Commosso e incazzato, non so definire altrimenti il mio stato d’animo nell’ascoltare il racconto di quella tragedia. 

Commosso per il racconto intenso e di grandissima umanità di Bartòlo; incazzato per l’indifferenza delle istituzioni europee. 

Incazzato perché a Bruxelles risolvono la questione con qualche manciata di milioni alla Bosnia e alla Croazia. Manciata di milioni che non bastano nemmeno per raccogliere i cadaveri sparsi su quelle terre.

Commosso per le parole di Bartòlo: “ho sentito il dovere di fare una scelta politica, di impegnarmi.”

Chi legge qui faccia almeno la scelta di collegarsi a YouTube e ascoltare le parole di Bartòlo e degli altri ospiti. Qualcuno che quelle parole le ascolta potrebbe commuoversi e incazzarsi e capire che la scelta del medico di Lampedusa ha bisogno di essere replicata. Perché è la politica che cambia le cose e la politica non è un’entità astratta. 

La politica è persone che fanno scelte. 

Il sito di Pietro Bartòlo

Il dibattito su Youtube

https://www.youtube.com/watch?v=j5UPAUfGiyw

 

Una (e)mozione per i migranti di ogni paese e per Gianmaria Testa

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il binario che non c’è allo Scalo Vallino

L’ho scritto nella mozione, i luoghi sono memoria, sono un pezzo di storia. Storia vissuta e storia raccontata e cantata. Abbiamo il dovere di ricordare chi quella storia l’ha vissuta e la sta vivendo e chi quella storia l’ha raccontata e cantata.

Non aggiungo altro salvo la preghiera di condividere e sostenere questa mia iniziativa che vi assicuro nasce dal cuore.

Di seguito la mozione che propone l’intitolazione allo Scalo Vallino di una via ai Migranti di ogni paese e la futura piazza a Gianmaria Testa.

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Torino, data del protocollo

MOZIONE: INTITOLAZIONI A MIGRANTI DI OGNI PAESE E GIANMARIA TESTA ALLO SCALO VALLINO

PREMESSA

Lo Scalo Vallino è un’area dismessa dalle ferrovie che sarà restituita alla città e ai cittadini. Sappiamo che quel sito avrà una piazza, e delle vie. Già ora è attiva una palestra, dove c’erano magazzini ci sarà un supermercato leggero con eventuale galleria commerciale, un centro sportivo, aule studi e aree dedicate agli studenti universitari oltre al secondo centro di biotecnologie in fase di ultimazione.

Siamo convinti che la riqualificazione di quel luogo non può che far bene al territorio su cui insiste valorizzando ancora di più la vocazione di quartiere accogliente e universitario. Da quanto ci risulta allo Scalo Vallino ci sarà una piazza verde e vie che lo attraverseranno (una è in fase di ultimazione e porterà a Bioteconologie).

Siamo anche convinti che i luoghi sono un pezzo di storia e della stessa possano essere memoria e per questo crediamo giusto intitolare vie, piazze e luoghi pubblici che con quel “pezzo di territorio” abbiano avuto un legame forte e significativo. Lo Scalo Vallino è uno di quei luoghi.

Memoria vuol dire ricordare un periodo storico che ha visto arrivare nella nostra città migranti dal sud del paese che con enormi sacrifici e superando la “diffidenza” hanno portato benessere e arricchimento culturale alla nostra città, così come ora altri migranti che arrivano da altri paesi del mondo. Migranti che dalla nostra città sono transitati per andare in tutta Europa.
Quei migranti che cantava Gianmaria Testa, ferroviere (fu capostazione dello scalo ferroviario di Cuneo) cantautore poeta, che su questo tema aveva cantato e scritto e alla nostra città e ai migranti aveva dedicato una delle sue più belle canzoni (Al mercato di Porta Palazzo) oltre al suo ultimo lavoro: il libro “Da questa parte del mare” che racconta il suo album che porta lo stesso nome. Gianmaria Testa era un’artista, un uomo che si metteva a disposizione, lo faceva senza clamore o tornaconti, con generosità e impegno condividendo quanto gli si proponeva.

Ci rendiamo conto che è inusuale in un atto consiliare il testo di una canzone, ma per una volta consentiteci l’eccezione riportando qui il testo di Ritals che canta di quando a migrare eravamo noi:

Eppure lo sapevamo anche noi
l’odore delle stive
l’amaro del partire
Lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un’altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
Lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l’onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell’offesa
e un abitare magro e magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l’onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto

SI PROPONE PERTANTO

Coerenti con quanto sopra di intitolare la futura piazza a Gianmaria Testa e la via di prossima apertura ai Migranti di ogni paese.

CONSTATATO

che per le intitolazioni a persone decedute da meno di dieci anni che si siano distinte per particolari benemerenze, è consentita, a norma dell’articolo 4 della legge, la deroga da parte del Ministero dell’Interno al divieto posto dagli artt. 2 e 3 della legge 1188/1927.

CHIEDIAMO

che il Presidente e la Giunta della Circoscrizione Ottava condividano e inoltrino richiesta alla commissione toponomastica del comune di Torino di intitolazione della futura piazza allo Scalo Vallino a Gianmaria Testa (Ferroviere e cantautore) e la via di prossima apertura ai Migranti di ogni paese con le motivazioni sopra descritte.

Primo firmatario: Augusto Montaruli – LeU

 

Leghisti nel mondo

Tempo fa avevo fatto una ricerca sui cognomi dei leghisti, la ripropongo aggiornandola con Salvini allora non sulla cresta del fango.

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leghisti migrantiI figuri in camicia verde hanno la memoria corta e rinnegano i parenti.

Mi sono divertito a fare una ricerca, sempre benedetta sia la rete, sulla diffusione dei cognomi di importanti esponenti della lega nel mondo. Mi sono limitato ad alcuni cognomi, quelli più famosi.

Ebbene anche gli avi dei leghisti presero il vapore o scavallarono le Alpi per poter campare lasciando il sacro suolo padano.

Bossi per esempio. Di Bossi in Italia ce ne sono circa 9.000, quasi 900 in Svizzera, oltre 1.000 negli USA e quasi 2.000 in Argentina. Quasi il 50% dei Bossi è all’estero. Noi ci accontenteremmo di mandarci l’Umberto con quel genio di suo figlio.

Curioso il caso di Cota, ce ne sono oltre 5.500 negli USA a fronte dei 400 in Italia. Sarebbe un dramma se fossero tutti come lui e ce li rimandassero indietro tutti. Preferiremmo si estinguesse da noi.

Di Maroni la natura vorrebbe ce ne fossero due, invece in Italia sono sui 3.000 , quasi 800 negli USA e oltre 650 in Argentina. Con quel suo aspetto da mezzo colonnello golpista non mi stupirei se un Maroni fosse stato al soldo di Videla.

E adesso vi passo dei numeri molto confortanti.

Di Berlusconi in Italia ce ne sono 400 (considero solo quelli denunciati all’anagrafe, mi sia consentita la battuta), 144 in Argentina, magari a vendere frigoriferi nella terra del fuoco. Inesistenti i Berlusconi in giro per il mondo, chiamali scemi?

Ecco un bel dato che ci consente di sperare, i Borghezio sono solo una ventina in Italia e nessuno nel resto del mondo, o sono in estinzione oppure hanno tutti cambiato cognome per la vergogna,

Aggiornamento:

Salvini, il leghista lepenista è diffuso in modo preoccupante un po’ ovunque: in Italia sui 6500; molti in Sud America (oltre 1000 in Brasile e più di 500 in Argentina); 450 in Francia; persino 32 in Australia. Preoccupa molto la presenza di un Salvini in Libia, sarà un parente scafista?

I Toninelli, il ministro grillino dei porti chiusi, sono pochi. Ininfluenti, qualcuno qua e là. Non conta contarlo. E’ un alias.

Francesco e Moussa stanno bene insieme

 

Questa mattina son passato in via Ormea a trovare Francesco e Moussa, per fare due chiacchiere e sapere come andava il tirocinio di Moussa. Tirocinio attivato grazie al contributo di “Bottega Scuola”progetto sostenuto dalle associazioni imprenditoriali, CNA e Casartigiani e finanziato dalla Regione Piemonte. 

IMG-0259Francesco è contento: “con Moussa si lavora bene, impara e in fretta. Gli insegni e va da solo come un treno“. Moussa sorride e intanto le sue mani sono sul pezzo da restaurare.

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Francesco è contento: “non mi sono mai trovato così bene con un collaboratore, adesso andiamo a prendere un caffè, noi, lui prende sempre un bicchiere di latte

Francesco è appena tornato dalla Turchia dove aveva lampadari da restaurare a casa Garibaldi e per prendere ordini per altri lavori da fare: “Mi piacerebbe portarci Moussa, ma non può ancora espatriare. Intanto lo porto in trasferta a Villa D’Este che ci sono restauri da completare.”

IMG-0263Francesco è proprio contento: “Devo parlare con altri artigiani per replicare questa esperienza e poi da quando c’è lui le cose vanno meglio.

Moussa sorride come sorridono quelli felici, Moussa che vuol poi tornare in Senegal e fare lì il lavoro di Francesco.

E magari Francesco lo accompagna. 

L’articolo sul tirocinio di Moussa da Francesco:

moussa francesco torino cronaca

Cognomi padani

 

I figuri in camicia verde hanno la memoria corta e rinnegano i loro avi e le loro storie.
Mi sono divertito a fare una ricerca, sempre benedetta sia la rete, sulla diffusione dei cognomi di importanti esponenti della lega nel mondo. Mi sono limitato ad alcuni cognomi, quelli più famosi ed evitando cognomi che potrebbero avere una diffusione a livello nazionale, Castelli per esempio.
Ebbene anche gli avi dei leghisti presero il vapore o scavallarono le Alpi per poter campare lasciando il sacro suolo padano. Bossi per esempio. Di Bossi in Italia ce ne sono circa 9.000, quasi 900 in Svizzera, oltre 1.000 negli USA e quasi 2.000 in Argentina. Quasi il 50% dei Bossi è all’estero. Noi ci accontenteremmo di mandarci l’Umberto con quel genio di suo figlio. Curioso il caso di Cota, ce ne sono oltre 5.500 negli USA a fronte dei 400 in Italia. Sarebbe un dramma se fossero tutti come lui e ce li rimandassero indietro tutti. Preferiremmo si estinguesse da noi. Di Maroni la natura vorrebbe ce ne fossero due, invece in Italia sono sui 3.000, quasi 800 negli USA e oltre 650 in Argentina. Con quel suo aspetto da mezzo colonnello golpista non mi stupirei se un Maroni fosse stato al soldo di Videla.
E adesso vi passo dei numeri molto confortanti.
Di Berlusconi in Italia ce ne sono 400 (considero solo quelli denunciati all’anagrafe, mi sia consentita la battuta), 144 in Argentina, magari a vendere frigoriferi nella terra del fuoco. Inesistenti i Berlusconi in giro per il mondo: magari son tutti ad Antigua sotto falso nome?
Ecco un bel dato che ci consente di sperare, i Borghezio sono solo una ventina in Italia e nessuno nel resto del mondo, o sono in estinzione, incapaci di riprodursi, oppure hanno tutti cambiato cognome per la vergogna.

Dopo le ultimi dichiarazioni di Maroni a Torino (“chi arriva a Lampedusa non è profugo”),  questi “signori” sarebbero da mettere su un bel barcone con rotta l’isola degli odiosi.