Augusto Montaruli

L’ATC e l’accesso alla rete

 

L’emergenza della pandemia ha evidenziato il gap tecnologico legato all’accessibilità alla rete. L’accesso ai servizi, all’informazione alla didattica a distanza è per le fasce a basso reddito insufficiente o addirittura impossibile.

Questo crea un divario sociale evidente rendendo inaccessibile un servizio ormai indispensabile e paragonabile alle altre utilities quali l’acqua, la luce e il gas.

L’atto consiliare che potete leggere di seguito chiede che nei contesti abitativi amministrati da ATC venga implementata una rete condominiale gratuita al fine di fornire anche agli assegnatari di quelle unità abitative l’accesso alla rete. 




Torino, data del protocollo

Mozione: Accesso alla rete nelle case popolari ATC

PREMESSA

L’emergenza della pandemia ha evidenziato il gap tecnologico legato all’accessibilità alla rete. L’accesso ai servizi, all’informazione alla didattica a distanza è per le fasce a basso reddito insufficiente o addirittura impossibile. 

Questo crea un divario sociale evidente rendendo inaccessibile un servizio ormai indispensabile e paragonabile alle altre utilities quali l’acqua, la luce e il gas.

A questo occorre porre rimedio attraverso una diversa legislazione e, ne siamo convinti, facendo diventare l’accesso alla rete un diritto costituzionale.

Crediamo anche anche gli enti locali possano agire estendo il wifi libero e installando reti condominiali nelle case popolari gestite dalla pubblica amministrazione.

L’ATC (Agenzia territoriale per la casa), che gestisce alloggi assegnando con criteri legati al reddito e ad altre fragilità e che ha una forte sensibilità su aspetti sociali legati alla situazione degli inquilini cui vengono assegnati gli alloggi amministrati, dichiara nel suo ultimo bilancio sociale (atc.torino.it)

“Non siamo semplici amministratori di condominio o padroni di casa, ma abbiamo anche una funzione sociale e dobbiamo tenerlo sempre in considerazione.”

E inoltre

Complessivamente nell’edilizia residenziale pubblica gestita da Atc del Piemonte Centrale vivono circa 26.000 famiglie (di cui circa 16.700 solo a Torino). Di queste oltre 20.000 (il 78%) si collocano nelle fasce reddituali definite di “sostegno” e “protezione.

E ancora

RESPONSABILITÀ VERSO il TERRITORIO E LA COMUNITÀ: realizzare programmi edilizi fortemente inseriti nel contesto comunitario e sociale, che rappresentino occasione di riqualificazione e miglioramento della qualità della vita e dei rapporti umani, rapportandosi costantemente con i diversi soggetti che operano nel territorio.

PERTANTO RITENIAMO

Che vista la situazione emersa dalla situazione legata alla pandemia, vista anche la realtà sociale degli assegnatari delle unità gestiti da ATC, riteniamo utile in quelle realtà abitative l’implementazione di reti condominiali con accesso gratuito destinato alla popolazione residente.
Che visto l’impegno che ATC già svolge in ambito sociale collaborando con realtà del terzo settore riteniamo che possano essere attivati momenti di formazione dedicati all’alfabetizzazione informatica.

CHIEDIAMO PERTANTO

Al coordinatore competente di attivarsi interloquendo con l’Agenzia Territoriale per la Casa (ATC) al fine di promuovere e realizzare l’implementazione di reti condominiali con accesso gratuito destinato alla popolazione residente presso le unità abitative gestite dall’ente.

Al presidente e agli altri membri della giunta di supportare il coordinatore competente.

Primo firmatario: Augusto Montaruli

Perché si diventa cattivi e si odiano gli “stranieri”

2876fc9c-531c-4c27-bfaf-76c19dce9adeE’ ormai un mese che convivo con una fastidiosa tendinite che mi limita i movimenti e solo adesso comincia ad andare un po’ meglio. Tra cerotti, visite, terapie, pomate ho speso un bel po’ di euri.

Questa storia della salute e degli euri mi ha fatto tornare alla mente una piccola inchiesta che avevo svolto nel quartiere nella primavera del 2013 (cinque anni fa) per ottoinforma. Avevo chiesto come gli esercizi commerciali di prossimità convivessero con la crisi economica. Ero andato dal panettiere, dal negozio eco, dal giornalaio, dal farmacista. Il quadro che emerse era chiaramente di difficoltà, ma il dato che mi aveva impressionato era emerso in farmacia. Leggete cosa mi disse la farmacista: “Le medicine si comprano nei dieci giorni tra la fine del mese e l’inizio di quello successivo. Quando è accreditato lo stipendio o la pensione. Si acquista il minimo indispensabile. Si rimanda l’acquisto del farmaco e spesso si rinuncia, anche la salute in questo periodo passa in secondo piano“.
La situazione non sembra migliorata ora che siamo nel 2018.

Credo questo sia uno dei motivi che porta le persone ad incattivirsi, a cercare un nemico. Soprattutto se una parte della politica non ha risolto quei problemi ed un’altra soffia su fuoco offrendo un alibi e un capro espiatorio: lo straniero.

Non serve la verità: la reale diffusione dei migranti in Europa, i veri numeri, i drammi che portano le persone a cercare un futuro qui. Prima gli italiani, ti dicono. I più buoni: aiutiamoli a casa loro. Serve risolvere quei problemi che rendono
pessime le persone.
 Oltre la verità serve la giustizia sociale. Per tutti. Aiutiamoci a casa nostra.

Questo post è stato pubblicato da Nuova Società