Augusto Montaruli

Il rapper di San Salvario e il signore francese

Il rapper di San Salvario mi ha mandato un altro whatsapp che vorrei condividere.

Ciao, una storia bella.
Stamattina, dopo che ci siamo sentiti, aspettavo che arrivassero le pedane con i pacchi che distribuiremo domani.
Passeggiavo sul marciapiede davanti la parrocchia, oggi il sole scaldava, siamo arrivati a superare i 20°.
Un signore, forse sui 50 anni, aveva osservato lo scarico delle prime pedane, si è avvicinato, parlava solo francese, mi ha mostrato un documento, attestava la sua identità e che era invalido..
Ha portato la mano alla bocca e mi ha fatto intendere che aveva bisogno di qualcosa da mangiare.
Io, in quel momento, avevo tutto chiuso e non potevo dargli nulla.
Gli ho spiegato dove poteva andare lì vicino, poteva chiedere di Sonia.
L’ho avvisata che stava arrivando, non mi ha chiesto chi fosse e perché dargli del cibo, ormai ci fidiamo senza chiederci altro.
Gli ho scritto l’indirizzo su un foglio di carta che aveva in tasca.
Strano, non mi ha chiesto soldi, forse avrei dovuto dargli qualcosa.
Si è allontanato nella direzione che gli avevo indicato, mi ha dato la sensazione che fosse contento, stupito e felice che gli avessi dedicato del tempo, senza fare domande.

Stiamo tornando alla modalità “Lockdown”.

Gli ho chiesto se fosse africano?
Un francese, europeo, faccio fatica a dire bianco, direi autoctono. Anche questo ha reso tutto “strano”
Come era vestito?
Come avrebbe potuto esserlo uno di noi, sembrava di passaggio, casualmente a Torino, a San Salvario, davanti la Parrocchia. Altrettanto casualmente io ero lì.

Michele, casualmente direi di no.

Perché si diventa cattivi e si odiano gli “stranieri”

2876fc9c-531c-4c27-bfaf-76c19dce9adeE’ ormai un mese che convivo con una fastidiosa tendinite che mi limita i movimenti e solo adesso comincia ad andare un po’ meglio. Tra cerotti, visite, terapie, pomate ho speso un bel po’ di euri.

Questa storia della salute e degli euri mi ha fatto tornare alla mente una piccola inchiesta che avevo svolto nel quartiere nella primavera del 2013 (cinque anni fa) per ottoinforma. Avevo chiesto come gli esercizi commerciali di prossimità convivessero con la crisi economica. Ero andato dal panettiere, dal negozio eco, dal giornalaio, dal farmacista. Il quadro che emerse era chiaramente di difficoltà, ma il dato che mi aveva impressionato era emerso in farmacia. Leggete cosa mi disse la farmacista: “Le medicine si comprano nei dieci giorni tra la fine del mese e l’inizio di quello successivo. Quando è accreditato lo stipendio o la pensione. Si acquista il minimo indispensabile. Si rimanda l’acquisto del farmaco e spesso si rinuncia, anche la salute in questo periodo passa in secondo piano“.
La situazione non sembra migliorata ora che siamo nel 2018.

Credo questo sia uno dei motivi che porta le persone ad incattivirsi, a cercare un nemico. Soprattutto se una parte della politica non ha risolto quei problemi ed un’altra soffia su fuoco offrendo un alibi e un capro espiatorio: lo straniero.

Non serve la verità: la reale diffusione dei migranti in Europa, i veri numeri, i drammi che portano le persone a cercare un futuro qui. Prima gli italiani, ti dicono. I più buoni: aiutiamoli a casa loro. Serve risolvere quei problemi che rendono
pessime le persone.
 Oltre la verità serve la giustizia sociale. Per tutti. Aiutiamoci a casa nostra.

Questo post è stato pubblicato da Nuova Società