Augusto Montaruli

Il TFR o TFS e la credibilità delle istituzioni

Avevano approvato una legge, una legge che prevedeva la possibilità di richiedere la liquidazione ad un tasso agevolato grazie ad un accordo con le banche. 

Premesso che la liquidazione è del dipendente e che è stravagante che uno faccia un prestito a se stesso per evitare di aspettare anni, ma a fronte della possibilità di ricevere la liquidazione valeva il detto “meglio pochi maledetti e subito”.

Avevano approvato una legge dicevamo, ma non i decreti attuativi. I decreti attuativi sono quella cosa che rende la legge operativa.  I decreti attuativi che sono stati emanati dopo oltre un anno dall’approvazione della legge e che hanno delegato all’INPS la gestione di tutto l’iter.

Ricapitoliamo:

Decreto legge: 28 gennaio 2019.

Conversione in legge: 28 marzo 2019: 13 mesi dal DL.

Regolamento disciplinato con il D.P.C.M. 22 aprile 2020: 15 mesi dal DL.

Circolare INPS di attuazione: 17 novembre 2020: 7 mesi dal DPCM e 22 mesi dal DL. 

Una persona a me molto vicina ci ha provato a richiedere l’anticipo. Non ci è riuscita nonostante la circolare INPS che recita:

“La Struttura territoriale competente deve provvedere a rilasciare la certificazione all’utente entro il termine di 90 giorni dalla data della domanda (cfr. l’art. 5, comma 2, del D.P.C.M. n. 51/2020), rendendola disponibile per l’utente nell’Area riservata del cittadino del Portale INPS.”

Recita infatti perché la realtà è un’altra:

L’INPS risponde dopo 150 giorni dalla domanda sul portale e 30 giorni dopo il sollecito dicendoti “ha chiesto la quantificazione del TFR e non del TFS”, peccato che la quantificazione del TFS era disabilitata. 

Una istituzione è credibile se è una certezza, se invece è risposte sbagliate, ore al telefono per avere una risposta possibilmente coerente tra gli operatori allora non lo è credibile. Anzi è incredibile, nel senso di non credibile, surreale, ai limiti del fantastico o del romanzo gotico.

La legge si rispetta oppure si riforma. Perché non è accettabile che dal decreto legge alla circolare dell’INPS passino due (2) anni e nonostante i due anni l’anticipo di ciò che è tuo rimane una chimera. 

Licenziateli i “decreto-attuatori” e il presidente dell’INPS insieme a qualche suo collaboratore. Il TFS o TFR che sia fateglielo aspettare obbligandoli a fare domanda al portale dell’INPS e a telefonare a decine di operatori del call center che ti danno risposte ad cacchium. E visto che stiamo celebrando Dante Alighieri dedichiamo un girone dell’inferno ai buro-funzionari dell’INPS e dei decreti attuativi. La pena? Telefonare 24 ore su 24 al call center dell’INPS.

Come dicevamo, la credibilità delle istituzioni dipende, purtroppo, da burocrati fuori dalla realtà e da chi non verifica la reale attuazione di una legge. Questo è un paese dove pullulano le authority, manca quella più importante. Quella che verifica l’attuazione, quindi il rispetto, delle leggi. Una legge semplice, comprensibile e accessibile a tutti i cittadini è democrazia e credibilità delle istituzioni. 

Continuando così populismi o peggio ancora avranno vita facile. Intanto… tu tu tu tu.. le linee sono al momento occupate… tu tu tu tu.. per mantenere la priorità acquisita… tu tu tu tu

PS: adesso ci riproviamo perché finalmente è attiva la possibilità di quantificare il TFS. 

PS2: Gli istituti di credito aderenti all’accordo quadro sono una quindicina, 14 di respiro locale e solo uno (Unicredit) con sportelli su tutto il territorio nazionale. L’elenco è qui. 

 

 

OdISEEa

La racconto così, facendola breve.

Stiamo facendo le pratiche ISEE, quello nuovo, per chiedere il sostegno economico a mia suocera che è in casa di riposo.

Andiamo al patronato CGIL per compilare l’ISEE.

L’impiegata, gentilissima, non riesce a elaborare la pratica. Si consulta con la collega, niente da fare. Devono chiedere al supporto.

Ritorniamo, c’era un problema con il programma. Risolto. Elaborano la pratica. Una settimana, massimo dieci giorni, e avremo la risposta dall’INPS.

Dopo una settimana torniamo al patronato. Ancora niente.

Dopo dieci giorni torniamo al patronato. L’ISEE è stato rifiutato con un messaggio generico di errore. Non è chiaro quale sia l’errore.

Dal patronato devono chiedere all’INPS, aprire un ticket si dice, la spiegazione dell’errore. Dobbiamo aspettare la risposta dell’INPS.

Ripasso dopo una settimana. “Ci lasci il numero di telefono, la chiamiamo noi. Ci scusi, ma dipende dall’INPS.”

Intanto son passati due mesi.

E noi aspettiamo, noi. Mia suocera però non ha tutto ‘sto tempo da attendere.

 

Una storia di molti

Oggi vado sul personale, non mi piace, ma la mia storia non è esclusiva. Riguarda molti e per questo la condivido. Dopo aver lavorato per le Officine Viberti e per la casa editrice Einaudi ho trascorso venticinque anni della mia vita lavorativa in aziende americane del settore informatico. Prima in Digital, poi in Compaq che acquisì Digital e infine in HP che acquisì Compaq. Nel corso degli anni ho svolto diversi “mestieri”, ho fatto una discreta carriera.  Sono stato molto flessibile (sugli orari e le feste comandate) e disponibile (nel trasferirmi e viaggiare) in cambio, della flessibilità e della disponibilità, ho potuto continuare a essere me stesso, soprattutto quando ho avuto colleghi (persone) a mio riporto.

Tutto è filato abbastanza liscio, per me, fino a una certa età.

Appunto fino a una certa età, perché succede che a ogni cambio di logo, due aziende che diventano una, si riducono benefits, si dilatano fino a sparire gli aumenti di stipendio e si riduce il personale. Parliamo di una multinazionale, succede ovunque, in alcuni paesi in modo drastico e in altri con un minimo di concertazione sindacale. E quando succede i primi a essere colpiti sono gli over cinquanta, a prescindere dalle professionalità e dalle attitudini personali. La scelta è legata allo stipendio e alla vicinanza all’età pensionabile. Buonuscita, mobilità e stretta di mano. E’ stato un piacere lavorare con te, quasi t’invidio, buona fortuna. Ne ho visti molti colleghi andare via, alcuni costretti altri felici.  Sapevo che sarebbe toccata anche a me, questione di tempo (mio) e di tempi (aziendali). Nel 2009 arrivano tempo e tempi. Crisi aziendale, molto legata alle oscillazioni di Wall Street, ed io che mi sentivo a disagio, fuori posto. Sentivo che stava arrivando il mio turno.  Tempo e tempi. Faccio due conti, verifico la situazione INPS, condivido in famiglia e mi propongo anticipando la loro di proposta. Tre anni di mobilità, buona uscita, si stringe un po’ la cinghia e dovremmo farcela. Si organizza con altri colleghi una festa di addio, si saluta e comincia un’altra vita. Poi arrivano lo spread, Monti e la signora Fornero. Questa storia è storia di molti, molti cui qualcuno dovrà pensare.

Infine faccio un appello, spero che da adesso in poi si smetta di dividere il mondo, il nostro, tra garantiti e non garantiti, perché di garantito ci sono solo due cose: che a pagare son sempre gli stessi e la morte che livella.

Il mio curriculum vitae lo potete scaricare da qui, consapevole che solo i curiosi lo andranno a leggere.

Qualche precisazione per i dietrologi:

Al PD ho aderito prima di decidere di lasciare l’azienda. La mia candidatura in circoscrizione l’ho decisa quando avevano sospeso le indennità. In altre parole non cercavo scorciatoie attraverso la politica. Perché quella, la politica, l’ho sempre fatta.