Augusto Montaruli

Nonostante tutto ci sono le storie belle

Nonostante tutto ci sono le storie belle, quelle che ti commuovono, quelle che ti fan credere che non è tutto così meschino e mediocre. Sono quelle storie che fan bene al cuore.

Mido per esempio.

Mido che prende una bici e viaggia da Torino verso il nord. Mido che che prende la bici e viaggia con uno scopo preciso: andare a trovare chi come lui è sparso in Europa. 

Rifugiato, come lui. 

Mido che è accolto e rifocillato da italiani di una pizzeria. Chi te lo fa fare? Gli chiedono quegli italiani in qualche modo rifugiati anche loro. Voglio ritrovare i miei amici scappati come me dalle bombe che cadevano su Damasco.

E lui, Mido, li ritrova. Uno alla volta li riabbraccia. E poi continua il viaggio, ce ne sono altri da rincontrare.

Provo a sentire il calore di quegli abbracci. Provo a sentire la commozione di quegli abbracci. E mi commuovo.

Queste sono storie che vanno oltre la meschinità di un bonus fuori luogo, queste sono storie di un lato dell’umanità che è quello che dovrebbe risplendere sempre. Come la luna quando è piena.

Dal suo post su facebook

“…come alcuni di voi sanno che ho lasciato la Siria più di 5 anni fa, avevo diciassette anni e vivo in Italia da allora.In Siria ho lasciato indietro la mia famiglia e i miei amici più cari, il che è stato piuttosto difficile per me di 17 anni..
Fortunatamente più tardi, la maggior parte di questi amici si è trasferita dalla Siria come me ed è venuta in Europa, ma non ci siamo mai incontrati… eravamo troppo presi in pari con le nostre nuove vite e troppo impegnati a ricostruirci.
Quest’anno, e dopo quasi 6 anni di non vederci ho deciso di salire sulla mia bici e visitare 5 città tedesche dove ho 5 amici siriani che non vedevo da molto tempo
vedere @osama.nouraldeen e @gaithzakrea a Germersheim e Mannheim dopo tutti questi anni è stato così emozionante e mi ha reso davvero felice.
Oggi sono con Karam (@marinoaliados) a Frankfort e ci stiamo divertendo tantissimo.. non vedo l’ora di continuare il mio viaggio ad Essen e Keleve e riunirmi con @bisher_kalaji e @ali_alghadban @ Francoforte, Germania”

Di Mido (Mohamad Khorzom) avevo scritto qui: Mohamad Khorzom, che tutti chiamiamo Mido

Mohamad Khorzom, che tutti chiamiamo Mido

mido2Mohamad Khorzom, che tutti chiamiamo Mido, è un giovane profugo siriano che frequenta l’ultimo anno del liceo Spinelli, è il figlio di Hassan Khorzom, di cui scrivemmo con Giulia su Ottoinforma, guida turistica in Siria e amico personale di Khaled al Asaad, l’archeologo barbaramente ucciso dal’Isis a Palmira. Mido è stato il primo a raggiungere il papà a Torino quando era ospite di amici torinesi. Ora la famiglia Khorzom è finalmente riunita dopo gli arrivi della mamma, delle sorelle e della nipotina. Una famiglia che ha messo radici in città, ha amici e relazioni e partecipa alla vita sociale soprattutto in San Salvario, ma la Siria resta il luogo dove tornare.
A Damasco. A casa. E Mido ci vuole tornare correndo.

Leggete cosa mi dice:

mido3Ho cominciato a correre appena arrivato qua perché non avevo tanto da fare, volevo vedere la città e conoscerla bene. Poi ho continuato perché mi piaceva e perché mi sentivo libero. Correndo sentivo una libertà che non avevo in Siria. In Siria non si può correre perché ci sono talmente tanti posti di blocco che non c’è più posto per farlo, forse è voluto per limitare al popolo la libertà di muoversi. Corro anche perché la Siria è sinonimo, sui media e sui social network, di guerra, violenza e gente disperata che scappa. Alcuni ci accusano, noi che cerchiamo un rifugio, di non amare il nostro paese. Per questo corro, per dare qualcosa al mio paese, proprio perché amo il mio paese. Corro per dimostrare che la Siria non è solo guerra e violenza. Perché non siamo solo un popolo aggressivo, senza cultura e senza talenti. Corro, e studio anche, per queste ragioni. Correndo ho vinto il campionato regionale 2016 di corsa podistica… io che correvo per conoscere la città che mi ospita. Ma il mio sogno è rappresentare la Siria alle prossime olimpiadi di Tokio. Perché la Siria è anche un paese dove nascono atleti appassionati e lì voglio tornare a correre. In pace e senza posti di blocco che lo impediscano.”

Mohamad Khorzom, che tutti chiamiamo Mido, che ha la Siria nel cuore e nelle gambe.