Augusto Montaruli

Lettera aperta ad una comunità

17629685_10210733520686672_4821440805156319777_n-2Lo so, lo immagino, lo sento da cosa dite e scrivete. Siete arrabbiati e delusi. State vivendo la fine dell’esperienza a Cavoretto del centro di accoglienza come una sconfitta. Non è così. Avete vinto voi. Avete vinto voi perché avete dimostrato che un altro modo, e quindi un altro mondo, è possibile.
Siete entrati da una porta aperta e avete iniziato un percorso. Entrare in quella porta aperta fu già un atto di coraggio.
Avete accolto facendovi accogliere.
Avete festeggiato insieme.
Avete volato verso un luogo dove forse non avreste mai immaginato di andare.
Avete condiviso il cibo, le risate, i problemi.
Avete creato, insegnato e imparato.
Avete letto gli stessi libri.
Siete diventati comunità.
Quella comunità, la vostra comunità, deve continuare a vivere.
Gli “ospiti” si sono trasferiti a qualche collina più in la: andate a trovarli, verrano a trovarvi.
E se dovessero arrivare altri da voi, son certo saprete cosa fare e come fare.
Avete vinto voi.
Grazie.

Una mail dalla Cornell University per Cavoretto

cavoretto cornellUn bel messaggio di solidarietà e vicinanza è arrivato oggi dal professor Matthew Hall, docente della Cornell University. Matthew Hall lo scorso luglio aveva accompagnato un gruppo di studenti a Cavoretto facendone una tappa del loro percorso di studi e di approfondimento a Torino. Già allora dichiarò che la visita a Cavoretto è stato “l’incontro più bello in sei anni di stage a Torino”.

Alla dichiarazione di Hall si unisce la sua collega, professoressa Kora von Wittelsbach che con aveva ideato e organizzato la visita: “Still remembering our incredible day in the Cavoretto Center! This place simply has to remain open” (ricordiamo ancora il nostro incredibile giorno al centro di Cavoretto! Quel luogo deve semplicemente restare aperto).

Ecco il testo del messaggio ricevuto:

“There is considerable evidence that migrant centers, like Cavoretto, play an important role in integrating refugees in their new homes. This is critical not just for the many migrants who come through or settle in Italy, but for ensuring that migrants can contribute to Italian social and economic life. The center in Cavoretto, that I visited last summer with a group of American students, is truly a remarkable place. In addition to providing a community for a group of young, educated men in search of a better life, the center required them to immerse themselves in Italian life – learning the language and the culture – and to give back to the local community. It would be truly tragic if Cavoretto were to close its doors.”

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Articolo di Giulia Ricci sulla visita al centro di Cavoretto

I centri d’accoglienza per migranti come quello di Cavoretto, hanno un ruolo importante nel processo di integrazione dei rifugiati nella loro nuova “casa”, per molte evidenti ragioni. Il centro ha un ruolo fondamentale per i molti migranti cheattraversano o si stabiliscono in Italia, perché garantisce loro una partecipazione alla vita sociale ed economica del paese. Il centro di Cavoretto, che ho visitato la scorsa estate con un gruppo di studenti americani, è davvero un luogo straordinario: non solo riesce a far sentire parte di una comunità un gruppo di giovani uomini in cerca di una vita migliore, ma pretende che essi si immergano nella vita italiana imparandone la lingua e la cultura, permettendogli così di restituire e contribuire alla comunità locale. Sarebbe davvero tragico se il centro di Cavoretto chiudesse le sue porte.

La Cornell University è una delle università più prestigiose degli Stati Uniti, organizza uno stage formativo a Torino ogni anno in collaborazione con la Fondazione Einaudi. Nel corso degli ultimi anni ha visitato la Casa del Quartiere, il Polo Lombroso, il Mondo di Joele e le madri di quartiere.

 

La lettera al prefetto e il restauratore di lampadari

Scrive Francesco Panacciulli, restauratore di lampadari artistici, dopo aver saputo della situazione complicata e difficile che si sta vivendo a Cavoretto:

IMG-0259“Lui è Moussa, un ragazzo della comunità di Cavoretto, lavora con me da 6 mesi con un progetto d’integrazione. In lui sto vivendo la drammaticità di questo momento che sta vivendo la comunita’ dove vive. Nel mio percorso imprenditoriale ho avuto molti dipendenti, ma lui per me è un figlio arrivato da lontano. Il suo sogno è di diventare un buon restauratore e tornare nel suo Senegal dove portare questo suo saper fare. E’ un ragazzo pieno di volontà con grande spirito d’iniziativa, sempre puntuale. Mettero del mio per far si che il sogno di Moussa si avveri. Forza amico mio venuto da lontano se la vita o il destino ha voluto che ci incontrassimo un motivo “reale” ci sarà.”

Anche la comunità di Cavoretto non è stata a guardare e si è fatta sentire con questa è la lettera che è stata inviata al Prefetto e per conoscenza alle istituzioni e al vescovo Nosiglia dove si chiede continuità di “modello” e di luogo.

La lettera è scritta dal gruppo di volontari che hanno prestato la loro opera al Centro di accoglienza di Cavoretto.

I motivi del successo del modello di accoglienza dei richiedenti asilo sperimentato a Cavoretto sono diversi. In primo luogo la scelta, controcorrente ma, l’esperienza stessa lo dimostra, ragionevolissima di istituire un centro di accoglienza in un quartiere mediamente non disagiato economicamente, ha permesso, dopo i primi episodi di diffidenza, di smorzare le tensioni sociali fra gli ospiti e la popolazione che, in altre condizioni, a causa della perdurante crisi che colpisce in modo particolare l’area di Torino, sarebbero state  di gran lunga più ostative.
Poi le modalità stesse del progetto di accoglienza, basato sulla responsabilizzazione e cooperazione dei giovani ospitati (per esempio turni di pulizia e di cucina), sull’attivazione di corsi per il conseguimento del titolo di studio e sull’apertura al quartiere. Non solo un’attitudine, ma eventi concreti.  Basti pensare agli incontri con gli abitanti, avvenuti appena gli ospiti sono arrivati, che hanno visto la partecipazione anche di rappresentanti della Prefettura, della Questura e della Circoscrizione, che hanno chiarito i percorsi dei richiedenti asilo, sgombrando il campo da pregiudizi e disinformazione, ma anche agli spettacoli e alle feste, una consuetudine il venerdì sera, che hanno avvicinato culture e tradizioni tanto diverse.

Si è così spontaneamente costituita una rete, informale ma solida, di volontari, che ha coinvolto anche degli studenti delle scuole limitrofe in progetti di alternanza scuola-lavoro, dedicati all’insegnamento agli ospiti della lingua italiana e di altre materie per il conseguimento della licenza di terza media, a laboratori d’arte,  di lettura, di cucina e di panificazione.

Volontari mossi non solo da un impeto di solidarietà, ma dall’esigenza di sentirsi parte di una comunità aperta, accogliente e vitale.

I risultati sono notevoli: acquisizione del titolo di studio per 24 ragazzi con conseguente impegno in tirocini e stage  lavorativi, partecipazione alle iniziative artistiche del Salone del Libro e a Terra Madre. Ricordiamo anche il contributo dato dai ragazzi all’agibilità della storica scalinata di Cavoretto e alla pulizia di piazza Freguglia all’interno del progetto ”Torino spazio pubblico” in occasione della Giornata del Rifugiato.

Quello di Cavoretto si può ormai definire un modello per il legame che si è a poco a poco creato fra ospiti e cittadini, in un processo di fattiva integrazione, che ha consentito di mobilitare risorse e canali  altrimenti impensabili.
La ricaduta sul quartiere è stata sorprendente. Cavoretto, abbarbicato sulla collina, destinato a diventare un dormitorio, privilegiato ma pur sempre un dormitorio, è stato vivificato dall’arrivo dei nuovi abitanti.

Ora veniamo a sapere che, per vicende di cui non entriamo nel merito in questa sede, questo progetto di accoglienza potrebbe essere a breve interrotto. Mentre esprimiamo la  nostra vicinanza e solidarietà agli ospiti e agli operatori che li seguono, in quanto volontari e cittadini vogliamo con forza affermare che la fine di questo esperimento, del “Modello Cavoretto”, sarebbe una incomprensibile sconfitta per tutti, non solo per gli ospiti, ma anche per i cittadini e per le Istituzioni, perché l’accoglienza, seppur gestita da privati, è un progetto pubblico. Chiediamo quindi alle Istituzioni di attivare ogni mezzo per evitare questa sconfitta, in modo che i ragazzi possano continuare INSIEME, A CAVORETTO i percorsi intrapresi, potendo contare sul sostegno delle risorse del territorio.

Per parte nostra, appena in possesso di informazioni più precise, saremo in grado di definire le iniziative che riterremo utili alla continuazione di questo progetto e modello collettivo,  per evitare il disperdersi del patrimonio di esperienze accumulate.

Segue l’elenco delle persone che hanno operato concretamente all’interno del centro, sostenute da un folto gruppo di residenti che hanno partecipato assiduamente ai momenti di festa il venerdì sera presso la struttura o nel salone parrocchiale.  Ragazzi dell’oratorio, scout, vicini di casa, studenti hanno sempre trovato le porte del Cas aperte. Un numero potente al quale, se necessario, ricorreremo per dare più vigore alla nostra richiesta di non annullare un progetto di inclusione sociale che funziona.

 

Francesco e Moussa stanno bene insieme

 

Questa mattina son passato in via Ormea a trovare Francesco e Moussa, per fare due chiacchiere e sapere come andava il tirocinio di Moussa. Tirocinio attivato grazie al contributo di “Bottega Scuola”progetto sostenuto dalle associazioni imprenditoriali, CNA e Casartigiani e finanziato dalla Regione Piemonte. 

IMG-0259Francesco è contento: “con Moussa si lavora bene, impara e in fretta. Gli insegni e va da solo come un treno“. Moussa sorride e intanto le sue mani sono sul pezzo da restaurare.

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Francesco è contento: “non mi sono mai trovato così bene con un collaboratore, adesso andiamo a prendere un caffè, noi, lui prende sempre un bicchiere di latte

Francesco è appena tornato dalla Turchia dove aveva lampadari da restaurare a casa Garibaldi e per prendere ordini per altri lavori da fare: “Mi piacerebbe portarci Moussa, ma non può ancora espatriare. Intanto lo porto in trasferta a Villa D’Este che ci sono restauri da completare.”

IMG-0263Francesco è proprio contento: “Devo parlare con altri artigiani per replicare questa esperienza e poi da quando c’è lui le cose vanno meglio.

Moussa sorride come sorridono quelli felici, Moussa che vuol poi tornare in Senegal e fare lì il lavoro di Francesco.

E magari Francesco lo accompagna. 

L’articolo sul tirocinio di Moussa da Francesco:

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Cavoretto e la memoria

13781811_1247155418650613_7365774515357261203_nPer rinfrescare la memoria (rinfrescare fa comunque bene, con questo caldo poi) sono andato a rileggermi un articolo dello scorso anno sull’arrivo dei richiedenti asilo a Cavoretto. Ricordavo l’allarmismo, il pericolo legato alla vicinanza della scuola, il luogo non adatto, le manifestazioni di protesta minacciate. Ricordavo i commenti su Facebook sulla virilità repressa dei giovani africani e altro ancora dello stesso tenore.

Riporto, sempre per rinfrescare la memoria, alcune dichiarazione apparse su quell’articolo :
«Cavoretto non ha le caratteristiche per favorire l’integrazione di profughi»
Sergio Ruffoni, residente, si dice pronto a «organizzare manifestazioni di protesta se le cose non saranno gestite al meglio» e ancora Fabrizio Ricca (consigliere lega nord nda) si rivolge alla sindaca Appendino: «Vogliamo sapere perché si è scelta una struttura vicina a una scuola e chi è il responsabile di questa follia: si rischia di destabilizzare gli equilibri del quartiere». E aggiungiamo Casa Pound che dichiarava su Torino Today: “Non tollereremo che una realtà così pacifica e così cara ai torinesi che frequentano i parchi sopra Cavoretto nella bella stagione possa divenire un ghetto a pochi metri da dove i nostri figli vanno a scuola.“

Questo anno di vita dei richiedenti asilo a Cavoretto ha raccontato un’altra storia, una bella storia. Storia di un centro di accoglienza che è diventato un modello di gestione. Storia di incontri, di collaborazione, di solidarietà. Storia di un borgo che invece ha reagito con l’accoglienza e messo a tacere i profeti di sciagure e violenza.  Storia di un centro di accoglienza che è diventato un modello di gestione. Quei profeti di sciagure che non diranno mai che l’arrivo dei richiedenti asilo a quel borgo ha fatto bene.

Succede a Cavoretto (di nuovo e succederà ancora)

Oggi Pino e Andrea sono tornati a Cavoretto perché c’erano i grissini da fare e da raccontare. C’era il pane fritto e quello dolce. C’era il pane che fanno gli amici pakistani da fare insieme, col pomodoro però che c’è più gusto. C’era un giornalista che ha scritto un articolo e c’era un fotografo che ha realizzato un video. C’era la pasta da mangiare insieme, ma accidenti son dovuto venir via prima.

E c’era la forza della farina da spiegare, perché per ogni cosa da fare serve la farina giusta. Dice Pino che la forza della farina è misurata in “weight” e serve a dare consistenza all’impasto. Per dolci, grissini e biscotti va usata una farina debole, con più forza per pane, focaccia e pasta fritta. La farina comunque sempre 0 (zero) mi raccomando.

E Pino ha preparato le schede: una per i grissini, una per pizza e focaccia, una per i panzerotti e un’altra ancora per il pane. Sotto trovate le schede e le foto di questa bella giornata.

Dimenticavo: mai mischiare sale e lievito. Il sale il lievito lo uccide. Per me invece essere lì con loro è un piacere, perché quelle mani che lavorano pane e grissini fanno il gesto più bello e più antico del mondo. E farlo insieme è meglio. Molto meglio.

Pane
2,5 kg di farina “0” weight 220 – 1,5 litri di acqua – 70 gr sale – 40 gr lievito di birra – 1 cucchiaio di malto

Panzerotti (o pasta fritta)
2,5 kg di farina “0” weight 300 – 1,2 litri di acqua – 70 gr sale – 40 gr lievito di birra – 1 cucchiaio di malto – 0,2 litri di olio

Pizza e focaccia
2,5 kg di farina “0” weight 250 – 1,7 litri di acqua – 70 gr sale – 40 gr lievito di birra – 1 cucchiaio di malto – 0,2 litri di olio

Grissini (rubatà)
2,5 kg di farina “0” weight 180 – 2 litri di acqua – 70 gr sale – 20 gr lievito di birra – 0,5 litri di olio

Di Cavoretto abbiamo raccontato qui e qui

Le foto: