Augusto Montaruli

Benvenuti a San Salvario, però…

In via Belfiore, nel cuore di San Salvario, dove c’erano gli uffici di un assessorato della regione ora è stato aperto un residence universitario. E’ una bella notizia che imprenditori privati investano su Torino città univeristaria. Questa è la seconda apertura che questa azienda fa in città dopo quello di corso Regina Margherita.

Quindi benvenuti e buon lavoro.

Stona però la presentazione del quartiere che potete leggere sul loro sito: quartiere alla moda, il cuore della movida della città, ricco di bar e ristoranti… giusto qualche accenno al Valentino e al Borgo medievale (“attrazioni popolari”).

E no, così non va bene.

San Salvario è altro, molto altro. Molto altro che a giovani studenti e studentesse andrebbe detto. 

San Salvario è parte della storia della città. Storia sociale, basti pensare a Don Bosco che qui istituì il suo secondo oratorio per accogliere i migranti dalle campagne piemontesi. E’ luogo dell’incontro tra le religioni monoteiste: la zona ebraica con la sinagoga, la comunità valdese e il tempio, le due moschee, l’attività delle parrocchie. E’ luogo di assistenza sociale. 

E’ luogo di cultura: la biblioteca civica e il Polo Lombroso. E’ aggregazione e offerte culturali e ricreative: la Casa del Quartiere.

E’ luogo di sport con impianti e società remiere. 

E’ polo museale universitario con tre musei: quello di anatomia, Il Lombroso e il museo della frutta.

San Salvario è anche ricchezza associativa culturale e artistica.

Insomma San Salvario è tantissime cose che possono rendere la scelta di vivere in questo quartiere interessante ed intrigante. 

Modificatela la presentazione del quartiere.

Anzi fate così, organizzate delle sessioni di presentazione del quartiere per i vostri ospiti invitando la mia amica Federica Tammarazio. Date un’occhiata al sito della sua associazione PentesileaFederica vi porterà a conoscere storie, luoghi e personaggi che di sicuro li appassioneranno i vostri ospiti e magari decideranno di saltare un drink e di farsi una passeggiata. E magari di restare a vivere qui.

 

Gli studenti pakistani, aggiornamento sulla loro situazione

Nel post precedente questo vi ho raccontato dei cinque studenti pakistani ai quali è stata revocata la borsa di studio che consentiva loro di proseguire gli studi. Con questo post rinnovo l’appello alla politica e alla solidarietà, riportando testualmente la mail che mi aggiorna sulla situazione. Oltre alla solidarietà vorrei proprio che questi ragazzi diventassero il simbolo della città aperta ai giovani che vorremmo.

Ecco la mail che ho ricevuto e condivido:

Nei giorni scorsi vi ho brevemente parlato della situazione di alcuni studenti pakistani, in seria difficoltà per non aver ricevuto la borsa di studio (vi allego una sintesi delle loro mail x capire quanto dure siano le loro esperienze, ho raccolto i passaggi relativi alle loro storie personali).

Si tratta di Muhammad – Farhan – Shakir – Nasir – Arif 

I primi tre sono studenti iscritti al primo anno delle facoltà di ingeneria petrolifera e di geologia. Questi tre sono i ragazzi che rischiano più di tutti, dovendo lasciare tra qualche giorno la camera che affittano e non avendo i soldi per trovare altre sistemazioni. Uno di loro, confidando nella borsa di studio, ha lasciato il lavoro in Pakistan per iscriversi al Politecnico. Gli altri si sono indebitati con famiglia ed amici per poter pagare il volo per l’Italia. Nelle mail che mi hanno scritto mi dicono che, pur volendo, non potrebbero tornare a casa perchè non hanno i soldi per pagare il viaggio di ritorno. Stiamo contattando parrocchie e associazioni umanitarie, speriamo di potergli dare un posto dove stare almeno fino alla fine dell’anno accademico. Gli altri due sono più fortunati. Iscritti entrambi al secondo anno, hanno stretto la cinghia l’anno scorso sperando in questa borsa. Arrivati in ritardo per poter partecipare al bando 2010/2011, hanno lavorato 10 ore al giorno (distribuzione di volantini pubblicitari) per trovare i soldi per mantenersi. Nonostante questo sono anche riusciti ad ottenere i crediti per il bando di quest’anno. Arif Khan Afridi in particolare, che ha da quest’anno un posto letto nella residenza Borsellino, ha ottenuto 50 crediti contro i 30 richiesti. Risultato sorprendente anche perchè si deve tener conto che lo scorso anno, prima di trovare un lavoro ha vissuto 16 giorni nella stazione di porta nuova. Il problema in questo caso è che senza la borsa non potrà rinnovare il suo permesso di soggiorno (non avendo i 250 euro necessari per farlo). Nasir Khan invece potrà trovare posto in una residenza Edisu di Vercelli. Nasir però non avrebbe nemmeno un euro per pagare l’abbonamento mensile per arrivare a Torino. Vi chiedo se tra i vostri contatti ci sia un dirigente di Trenitalia disposto ad incontrarci per cercare una soluzione.

Qui trovate la lettera di Arif Khan Afridi
 

Qui trovate la lettera di due consiglieri EDISU (Vincenzo Laterza e Giuliano Ramazotti)

Torino città universitaria e gli studenti pakistani

Foto da La Stampa

Come giustamente auspica il sindaco della mia città, Piero Fassino, Torino deve diventare una città universitaria.  Centomila (100.000) studenti, oltre il 10% dei residenti in città, hanno scelto Torino per studiare, di questi il 35% da altre regioni e quindicimila (15.000) da altri paesi del mondo. Cinque di quei quindicimila rischiano di tornare a casa. Sono studenti pakistani (Arif, Nasir, Farah, Shakir e Muhammad) del politecnico ai quali l’EDISU, l’ente per il diritto allo studio, ha revocato la borsa di studio. La regione Piemonte evidentemente ha un’altra visione della città, della grande opportunità che avrebbe Torino e credo anche dello studiare in generale. Pakistani poi, non ne parliamo neppure. Questi ragazzi dovrebbero diventare il simbolo di una campagna forte che vada a difendere e a rafforzare il diritto allo studio e a sostenere Fassino nella sua visione di Torino città universitaria. Una Torino città aperta ai giovani di tutto il mondo. Per trovare i fondi necessari si potrebbe cominciare a perseguire chi affitta in nero letti e stanze proprio agli studenti che arrivano da fuori città e con questi sostenere Arif e i suoi compagni rifinanziando l’EDISU. Proprio su questo argomento il gruppo PD della circoscrizione 8 aveva presentato un ordine del giorno approvato a maggioranza. Questo post vuole anche essere un appello alla solidarietà, se avete idee, una stanza, un lavoro part time scrivetemi e vi metterò in contatto.

Link all’artico su Fassino e Torino città universitaria: qui

Link all’articolo sugli studenti pakistani: qui