La sinistra e il contadino
E’ un lavoro duro, ma con la dignità della fatica e del sudore. Un lavoro che comporta la capacità di preparare, osservare, attendere e cogliere. Il terreno il contadino lo deve preparare e arare. Deve seminare, le piantine vanno messe a dimora. Poi occorre potare, curare, innaffiare, proteggere da insetti, malattie e tempeste. Dopo, solo dopo questo lavoro lungo e fatto di attese si raccoglie. E’ fondamentale però sapere cosa vuoi seminare. Naturalmente contadini non ci si improvvisa, ti deve piacere fare quel mestiere. Devi essere pronto alla fatica e all’attesa.
Ecco, io i dirigenti o presunti tali della sinistra (non escludo nessuno: da lì a qui) li manderei a faticare la terra in modo che capiscano che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere. Perché se semini due mesi prima delle elezioni non raccoglierai niente.
Nel 2018 ci saranno le elezioni regionali in Piemonte e le europee. Nel 2021 le elezioni comunali a Torino. Sarebbe opportuno trovare i contadini, preparare il terreno e seminare inziando, già ora, a convincere gli elettori della bontà della proposta. Della proposta prima del nome e cognome.
Non è dicendo che noi siamo meglio o pigliandoli per il culo (qui non ci batte nessuno dai tempi del primo Berlusconi) che torneremo a governare.
Intanto proteggiamoci dalle tempeste.
PS 1: prima si decide cosa seminare e poi si cercano i contadini. E’ meglio.
PS 2: scusate il post, me ne torno subito a San Salvario





