Augusto Montaruli

Chilometro zero

FullSizeRender-16-225x300La mia candidatura l’ho annunciata qui, dove ho provato a spiegare i motivi che mi hanno spinto ad accettarla – impegno, testimonianza, ecc ecc. – che sintetizzo nel “C’è un maledetto bisogno di sinistra”.

C’è un’altra motivazione però che vorrei provare a dirvi.

Io mi considero scherzosamente, ma fino ad un certo punto, un politico di borgata. Quello che nel quartiere conoscono, fermano per strada. Quello cui fanno proposte, reclami, sfoghi, chiedono consigli, informazioni e, capita, anche solenni cazziatoni: a volte a torto a volte a ragione. Insomma uno come tanti che per un pezzo della sua vita è in una istituzione. Uno eletto simile a chi elegge. 

Se dovessi avere un buon risultato questo sarebbe, sperando lo capisca chi deve capire, un segnale forte perché la politica possa ripartire dai luoghi, dai territori, perché chi è eletto non si rinchiuda in sale frequentate da chi sa già o dal pubblico itinerante della politica.

Non fraintendetemi, non ho nulla contro chi decide di fare della politica una scelta di vita e un “mestiere” (anzi, se andiamo a leggere qualche libro di storia troviamo esempi che ci caricano di nostalgia). Dico solo e vorrei che la politica (come quegli esempi carichi di nostalgia) torni a frequentare la vita reale e le persone che la popolano e non il pubblico itinerante.

Io (e non solo per fortuna) faccio così. Sono un politico a chilometro zero. Lo dimostrano le mie scarpe che si consumano velocemente.

Le istruzioni per il voto sono qui, il collegio in cui mi si può votare è la città metropolitana (Torino e provincia).

LATO SCRITTA

La sinistra e il contadino

23905553_10212747703279978_8787387211924319052_nE’ un lavoro duro, ma con la dignità della fatica e del sudore. Un lavoro che comporta la capacità di preparare, osservare, attendere e cogliere.  Il terreno il contadino lo deve preparare e arare. Deve seminare, le piantine vanno messe a dimora. Poi occorre potare, curare, innaffiare, proteggere da insetti, malattie e tempeste. Dopo, solo dopo questo lavoro lungo e fatto di attese si raccoglie. E’ fondamentale però sapere cosa vuoi seminare. Naturalmente contadini non ci si improvvisa, ti deve piacere fare quel mestiere. Devi essere pronto alla fatica e all’attesa

Ecco, io i dirigenti o presunti tali della sinistra (non escludo nessuno: da lì a qui) li manderei a faticare la terra in modo che capiscano che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere. Perché se semini due mesi prima delle elezioni non raccoglierai niente.

Nel 2018 ci saranno le elezioni regionali in Piemonte e le europee. Nel 2021 le elezioni comunali a Torino. Sarebbe opportuno trovare i contadini, preparare il terreno e seminare inziando, già ora, a convincere gli elettori della bontà della proposta. Della proposta prima del nome e cognome.
Non è dicendo che noi siamo meglio o pigliandoli per il culo (qui non ci batte nessuno dai tempi del primo Berlusconi) che torneremo a governare. 

Intanto proteggiamoci dalle tempeste.

 

PS 1: prima si decide cosa seminare e poi si cercano i contadini. E’ meglio.

PS 2: scusate il post, me ne torno subito a San Salvario