Augusto Montaruli

La sinistra e il contadino

23905553_10212747703279978_8787387211924319052_nE’ un lavoro duro, ma con la dignità della fatica e del sudore. Un lavoro che comporta la capacità di preparare, osservare, attendere e cogliere.  Il terreno il contadino lo deve preparare e arare. Deve seminare, le piantine vanno messe a dimora. Poi occorre potare, curare, innaffiare, proteggere da insetti, malattie e tempeste. Dopo, solo dopo questo lavoro lungo e fatto di attese si raccoglie. E’ fondamentale però sapere cosa vuoi seminare. Naturalmente contadini non ci si improvvisa, ti deve piacere fare quel mestiere. Devi essere pronto alla fatica e all’attesa

Ecco, io i dirigenti o presunti tali della sinistra (non escludo nessuno: da lì a qui) li manderei a faticare la terra in modo che capiscano che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere. Perché se semini due mesi prima delle elezioni non raccoglierai niente.

Nel 2018 ci saranno le elezioni regionali in Piemonte e le europee. Nel 2021 le elezioni comunali a Torino. Sarebbe opportuno trovare i contadini, preparare il terreno e seminare inziando, già ora, a convincere gli elettori della bontà della proposta. Della proposta prima del nome e cognome.
Non è dicendo che noi siamo meglio o pigliandoli per il culo (qui non ci batte nessuno dai tempi del primo Berlusconi) che torneremo a governare. 

Intanto proteggiamoci dalle tempeste.

 

PS 1: prima si decide cosa seminare e poi si cercano i contadini. E’ meglio.

PS 2: scusate il post, me ne torno subito a San Salvario

E’ bello piantare gli alberi

41210_1447632443342_7536152_nAveva lavorato una vita alla Fiat, era una tuta blu. Emigrò dalla campagna albese per andare a vivere alle porte di Torino. Poi la pensione e il ritorno al paese. La vigna e il vino fatto in casa. L’orto.
L’ho incontrato dopo anni, eravamo vicini di casa. Passava sempre fischiettando, con passo svelto diretto al bar del paese, che non c’è più, per la partita a carte del pomeriggio. D’estate indossava una canottiera, bianchissima “che in campagna il bucato viene meglio”.
L’ho incontrato dopo anni. “Adesso son solo” mi ha detto. “Mi ha lasciato a gennaio. Doveva toccare a me”. “Lei era più giovane e poi io non so nemmeno cucinarmi un uovo”. “La vedo dappertutto”. 
In pochi mesi i risparmi di una vita andati nelle cure e nelle badanti. Adesso che lei non c’è più qualcuno l’aiuta, non vuole pesare sulla figlia. “Faccio ancora un po’ di campagna e al pomeriggio vado al circolo”.
Lui, una vita alla Fiat, quando l’ho incontrato aveva un pesco appena comprato. “Lo pianto oggi. Non so perché lo faccio, difficile che riesca a vedere i frutti alla mia età. E’ bello però piantare gli alberi.”


E’ bello piantare gli alberi, dice, lui che aveva lavorato una vita alla Fiat. Lui che ha 82 anni e forse non vedrà i frutti. 
Dopo averlo abbracciato e salutato ho comprato un gelso, lo dedicherò a lui. Ad un contadino con la tuta blu che emigrò alle porte di Torino. E’ bello piantare gli alberi.