Dopo le interviste possibili, nate dalla noia di quanto si legge sui giornali sulla politica torinese, avendoci preso gusto riprendo ad incontrare persone interrogandoli sui temi, sempre politici, del perenne stato di emergenza – il Covid ne è l’esempio drammaticamente reale, e della mancanza di visione del futuro.
In questo paese, e non solo, c’è una sorta di sindrome dell’emergenza, sindrome che ci costringe a lavorare e pensare all’oggi e non al futuro. L’elenco delle emergenze è lungo, a volte sono reali, a volte sono dettate dalla convenienza politica del momento. Emergenza è una parola che appare spesso sui titoli e sugli approfondimenti della stampa e dei talk show, raramente, invece, appare la parola futuro. Se qualcuno prova a cambiare prospettiva la riposta è sempre la stessa: ci sono altre priorità.
Ecco l’elenco delle interviste pubblicate ad oggi. Le interviste come le precedenti saranno poi riportate su un PDF e un EPub e scaricabili.
Le bambine erano alla macchinetta del caffè, quella nell’atrio tra l’ASL e la sala consiglio della circoscrizione. Le bambine mettevano le monetine e prendevano bicchieri di latte, ne avevano già sei in fila per terra.
Cosa fate?
Prendiamo il latte per il cane dei cugini.
Voi abitate nel camper parcheggiato davanti?
No, io abito in un casa di pietra.
Dove?
A “Michelino” siamo venuti a trovare gli zii che stanno qua nel camper
Vorrai dire Nichelino, e vai a scuola?
Sì, sì. Mi piace. Faccio la quarta.
Chi era con me, preoccupata per come avrebbero potuto trasportare i bicchieri di latte, procura una scatola da usare come vassoio.
Le salutiamo dicendo che questo non è un bar e che il latte costa meno se lo comprano in negozio o al supermercato. Magari a “Michelino” vicino alla casa di pietra.
Nella casa di pietra non si è più nomadi, ma cittadini residenti. Nella casa con le ruote si è nomadi, ci si muove e a volte ci si ferma per un po’. Certamente non in una piazza aulica. Facilmente in periferia, meglio se in un parcheggio isolato e sotto gli alberi. Qualcuno sporca, qualcuno disturba e se ci sono furti, a prescindere, sono loro. Non anche o qualcuno di loro. Loro e basta.
Credo, anzi sono proprio convinto, che da questa parte della politica non si dovrebbe giocare a spingere verso altri quartieri: mi tolgo il problema e faccio il figurone. Da questa parte della politica si dovrebbero richiedere aree soste attrezzate dove ci siano servizi e magari una corretta video sorveglianza. Da questa parte della politica il mondo va migliorato per tutti e dappertutto. Altrimenti le differenze sfumano, i selfie vengono sfocati e vincono gli urlatori.
Da questa parte della politica.
Ps: esercizio di memoria
Molti anni fa ero in consiglio di fabbrica della Viberti. Tra i delegati c’era un compagno della Fiom e del PC che spesso accompagnavo a casa. Abitava in corso Unione Sovietica, proprio vicino ad un campo nomadi attrezzato. Lui lo frequentava, andava spesso a trovare gli “zingari”. Aveva stabilito un rapporto con loro. Ma erano altri tempi ed erano altre persone. Io ero giovane e lui, quel compagno, aveva già una certa età. Aveva una storia alle spalle che purtroppo è rimasta storia da questa parte della politica. Io comunque lo ricordo con molto affetto e un po’, consentitemelo, di nostalgia.
E’ un lavoro duro, ma con la dignità della fatica e del sudore. Un lavoro che comporta la capacità di preparare, osservare, attendere e cogliere. Il terreno il contadino lo deve preparare e arare. Deve seminare, le piantine vanno messe a dimora. Poi occorre potare, curare, innaffiare, proteggere da insetti, malattie e tempeste. Dopo, solo dopo questo lavoro lungo e fatto di attese si raccoglie. E’ fondamentale però sapere cosa vuoi seminare. Naturalmente contadini non ci si improvvisa, ti deve piacere fare quel mestiere. Devi essere pronto alla fatica e all’attesa.
Ecco, io i dirigenti o presunti tali della sinistra (non escludo nessuno: da lì a qui) li manderei a faticare la terra in modo che capiscano che c’è un tempo per seminare e uno per raccogliere. Perché se semini due mesi prima delle elezioni non raccoglierai niente.
Nel 2018 ci saranno le elezioni regionali in Piemonte e le europee. Nel 2021 le elezioni comunali a Torino. Sarebbe opportuno trovare i contadini, preparare il terreno e seminare inziando, già ora, a convincere gli elettori della bontà della proposta. Della proposta prima del nome e cognome.
Non è dicendo che noi siamo meglio o pigliandoli per il culo (qui non ci batte nessuno dai tempi del primo Berlusconi) che torneremo a governare.
Intanto proteggiamoci dalle tempeste.
PS 1: prima si decide cosa seminare e poi si cercano i contadini. E’ meglio.
PS 2: scusate il post, me ne torno subito a San Salvario
Gli uomini del palazzo stanno affrontando la “questione morale” e cercano di girare pagina. Di restituire un’ immagine pulita alle forze politiche. Ecco promesse, dichiarazioni e proposte.
(1) “una rivoluzione: la fine del tesseramento, l’ apertura delle porte di Piazza del Gesù a tutti i cittadini”.
E l’ intenzione del capo del governo (2) di preparare entro dicembre un’ iniziativa del governo, anticipata ieri da Repubblica, ha suscitato numerose reazioni.
Il (3) presidente dei giovani imprenditori si dice “soddisfatto per l’ annuncio di (2) di una severa legge anti-tangenti” e si dichiara “d’ accordo con la proposta di depenalizzazione, contrario al condono e all’ amnistia: coloro che si sono macchiati di corruzione e di altri reati legati alle tangenti devono restituire il maltolto ed essere interdetti dai pubblici uffici”.
(3) propone anche che “d’ ora in poi non siano punibili quegli imprenditori che si autodenunciano prima di essere raggiunti da un avviso di garanzia, ma comunque entro un termine di tempo dal fatto illecito”.
(4) Un capogruppo alla Camera chiede che prima “sia fatta chiarezza, vengano alla luce i finanziamenti occulti. Poi si potrà studiare una legge anticorruzione che preveda la non punibilità degli imprenditori che denunciano anche episodi passati… Infine, non sono d’ accordo ma mi sembra anche accettabile che certi illeciti vengano depenalizzati, a patto che quelli che li hanno commessi si ritirino dalla vita politica… Potranno evitare il carcere, mantenere la fedina penale pulita, ma devono levarsi di mezzo”.
Aggiunge (5): “Amnistia no, condono forse sì: a patto che i pentiti aiutino i magistrati a scoprire l’ intreccio della corruzione. Non possiamo mettere una pietra sulla questione morale”.
(6) responsabile per i problemi della giustizia esprime “un pieno assenso all’ idea di Amato. Abbiamo depositato una proposta di legge anticorruzione che prevede attenuanti in caso di pentimenti, collaborazione, disponibilità a risarcire il danno e restituire i quattrini… Del resto, gli stessi giudici che conducono le indagini hanno auspicato un’ iniziativa in tal senso: meglio sanzioni immediate ed operative, piuttosto che minacciare punizioni enormi che non vengono applicate”.
(7): “Noi dovremmo dire: cari italiani, vi chiediamo scusa per tutto quello che abbiamo fatto, abbiamo esagerato. Poi, però, bisogna fare punto e a capo. Non si può stare dieci anni in questa situazione, bloccare l’ economia, favorire le delazioni: ci vuole presto una nuova legge”.
(8) Il presentatore del secondo referendum sul finanziamento pubblico, non rinuncia al suo storico cavallo di battaglia. Dice: “Mai più una lira direttamente nelle mani degli uomini politici. Lo Stato deve fornire ai partiti servizi utili per i cittadini, dalle tv via cavo ai centri sportivi, dal telefax alla possibilità di accedere alle tv pubbliche e private, a nuove case del popolo che siano davvero tali. E pagare gli affitti delle sedi, le bollette telefoniche, i computer, il personale amministrato da dirigenti non politici. E poi, altro che perdono: in realtà i magistrati dovrebbero imputare a quelli che rubano l’ accusa di associazione a delinquere, come noi ripetiamo in aula da quindici anni”.
Mai più una lira dalle casse dello Stato ai partiti? Renato Altissimo, segretario del Pli, annuncia: “Abbiamo presentato una proposta di legge per il superamento del finanziamento pubblico in favore di un finanziamento da parte di soggetti privati in modo lineare e corretto”.
dall’articolo “La politica va in lavanderia” di Paola Palombelli, apparso su La Repubblica del 3 dicembre 1992. Son trascorsi 22 anni, diverse legislature e governi.
(1) Franco Marini (2) Giuliano Amato (3) Aldo Fumagalli (4) Massimo D’Alema, capogruppo PDS alla Camera (5) Cesare Salvi, senatore PDS (6) Enzo Binetti responsabile dc per i problemi della giustizia (7) Clemente Mastella, della commissione informazione della Dc (8) Marco Pannella, presentatore del secondo referendum sul finanziamento pubblico (9) Renato Altissimo, segretario del Pli
E’ fondamentale rispettare i ruoli, non bisogna confonderli altrimenti aumenta la confusione e diventa arduo definire le responsabilità o assegnare meriti e colpe.
Sono auspicabili invece collaborazione e condivisione.
La politica ha il compito di progettare il futuro amministrando il presente con gli strumenti più adeguati. Progettare e amministrare partendo dai valori, quei valori che orientano il voto. Quei valori che differenziano gli uni dagli altri.
Tra i valori di riferimento, la cultura. Per tutti. La cultura: l’arte, la scuola, la conoscenza, i libri.
I libri: per tutti, a tutti. I libri che aggregano, che avvicinano, che insegnano, che divertono. Che… tante altre cose.
Riassumendo, la politica si deve assumere di scegliere, con il supporto necessario, gli strumenti più idonei a rendere concreti quei valori. Assumendosi la responsabilità delle scelte che saranno anche dettate dalle priorità. Altrimenti sarebbe troppo facile.
Altri possono, anzi devono, proporre strumenti e azioni, con la giusta ostinazione ed energia, ma con la consapevolezza delle priorità.
Così semplicemente. Banalmente. Questo è quanto, umilmente, penso io.
Qualcuno mi dice che dovrei scrivere delle buche nelle strade, delle zone pedonali e dei giardinetti. Invece, qualcuno mi dice, scrivo di immigrazione, di lega nord, di berlusconi e dei guai del mondo. Io rispondo dicendo che le mie idee sul territorio nel quale mi candido le ho scritte e ancora ne scriverò (sotto trovate i link ai post), e completo la mia risposta affermando che un territorio, per piccolo che sia, è parte di una città di un paese intero e, allargando orizzonti e confini, dell’Europa e del mondo intero.
Un cattivo governo, e noi ne sappiamo qualcosa, incide anche qui in circoscrizione, perché riduce le risorse e non riempi le buche. Un’Europa divisa divide anche noi a San Salvario, a Borgo Po e a Cavoretto, ci divide tra chi vive solo il presente, che dura il tempo di dirlo, e chi guarda al futuro.
Per non parlare del mondo intero che sembra sappia usare solo i bombardieri come soluzione a tutto e le schegge arrivano fin qui. Le schegge sono i profughi che devi aiutare perché poi arrivano sul territorio per il quale ti candidi, ed è giusto così, perché la loro situazione è causata dalla politica dei governi di paesi come il nostro.
Allora la priorità nel nostro piccolo territorio e di chi si candida deve essere un voto in più per tutti prima che per se stessi. Per la causa, come si diceva una volta. Un paese ben governato, un’Europa unita e un mondo migliore partono anche da qui, dalla Circoscrizione 8, da San Salvario Borgo Po e Cavoretto. E dalle altre Circoscrizioni di Torino.