Augusto Montaruli

Il distributore automatico di ludopatia

E’ arrivato il distributore automatico di ludopatia, evviva.
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Non ci facciamo mancare niente, proprio niente. Mentre si fanno convegni, si analizzano i dati, si combatte e si propongono terapie sulla ludopatia arriva il self service del gratta vinci. Bello, colorato, accessibile, sotto casa. Vuoi mettere che ti viene una voglia improvvisa di grattare e la tabaccheria è chiusa… Quella bella tabaccheria che vende anche tabacchi e marche da bollo, già che c’è. Quella bella tabaccheria con sala riservata e climatizzata dove puoi giocare con le slot. Dove ti puoi rovinare, da solo o in compagnia della famiglia.

Evviva!

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Storia della colonna infame 2.0

Vi riporto questo breve dialogo dal social network più diffuso al quale ho partecipato. Non mi faccio i fatti miei, lo so. E’ un estratto di una “conversazione” farcita di ignoranza, pregiudizi, disumanità… Lo riporto perché credo ci sia bisogno di una task force di volontari che lavorino alla verità delle cose. Anche per rettificare il cattivo giornalismo di questo paese, non solo le bufale. A proposito, l’ultimo commento che ho letto è: “Ma guardatevi un po in giro non vedete che stiamo andando allo sfacelo che abbiamo piu imigrati noi in Italia che tutta l’europa messa insieme ma fatemi il piacere di stare zitti almeno”.

Bellissimi, anzi stupendi

collage-migranti-bellissimiDi Bellissimi avevo scritto qui raccontando di una borgata di 50  anime, a qualche tornante dal mare, che fa comunità. Oggi il mio amico Guido mi racconta della lezione di umanità, accoglienza e visione del futuro che gli abitanti della frazione di Dolcedo stanno dando a molti (Europa e troike comprese). Non solo hanno accolto 6 profughi nigeriani, ma hanno festeggiato il loro arrivo organizzando una cena collettiva che ha coinvolto 70 persone.

Vi riporto un pezzo dell’articolo apparso su Imperia Post: “Il Sindaco Giovanni Danio, nei giorni scorsi, si era presentato mestamente a noi cittadini, annunciando che in paese sarebbero arrivati 6 migranti provenienti dalla Nigeria. Si aspettava le lamentele della gente e invece alcuni di noi hanno deciso di accogliere i migranti organizzando per loro una cena. Spontaneamente si sono uniti molti turisti che hanno portato cibo e sorrisi. Un turista norvegese, non potendo restare a cena con noi, ha portato una focaccia fatta con le sue mani. Ve lo immaginate? Uno dei piatti tipici liguri cucinato da un norvegese e servito a ragazzi nigeriani. Se non è integrazione questa!”.

Sono più che Bellissimi, sono Stupendi.

Grazie, davvero! A chi legge, fate girare, diffondete. Questa è La Grande Bellezza.

Il video del Secolo XIX 

Ditemi, vi prego, che è una bufala

IMG_3985Ditemi che non è vero, che è una bufala, un’abile fotomontaggio. Ditemelo che su L’Unita non hanno preso per il culo chi sciopera. Ditemelo che su L’Unità non si fanno battute sul coraggio di scioperare. Ditemelo che su L’Unità non si fanno battute che potrebbe fare Berlusconi. Ditemelo, per piacere. Perché questa battuta fa pena, perché L’Unità, a prescindere da chi la fondò, da chi la distribuì, da chi la lesse, è un giornale di partito e i partiti seri non fanno battute del cacchio sui lavoratori. Soprattutto se quel partito è al governo.

La mia mostra a Napoli

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Dal 5 al 7 giugno il mio progetto fotografico su Casa Molinari sarà esposto a Napoli a Castel dell’Ovo. Un’impresa che mi emoziona e mi carica di responsabilità. Per quella mostra ho realizzato un libro, di cui riporto l’introduzione, che vuole accompagnarla.

Tutto nasce da una fotografia.

Il 9 marzo del 2012 la città di Torino ricordava Mario Molinari con la posa di una targa sotto le finestre della casa dove visse e creò. Io ero lì con la mia macchina fotografica e scattai una fotografia che ritraeva una donna sorridenpia-donciottite accanto a Don Luigi Ciotti. Non sapevo che quella donna sorridente che aveva “stimolato” la fotografia fosse Pia Molinari. Venni a saperlo poco dopo quando me la presentarono. Grazie a quella fotografia e all’ospitalità di Pia e Jacopo Molinari qualche giorno dopo entrai in Casa Molinari. Entrai in punta di piedi, come avessi i pattini, leggero, divertito, probabilmente a bocca aperta.  Stupore, sì. Stupore che provano i bambini quando ricevono un regalo, quando vedono qualcosa che non hanno mai visto, quando vedono un mago fare giochi di prestigio, quando vedono la prima volta la neve o il mare. Stupore che ti accompagna nel viaggio che inizia entrando in Casa Molinari. Lo stupore che cerco di descrivere con le mie fotografie, dove vanno i miei occhi quando sono in Casa Molinari.  Con tutta l’umiltà che serve quando provi a raccontare un’artista grande.

Augusto Montaruli