Augusto Montaruli

Immaginare il futuro, tra Piemonte e Liguria

 

Per capire il presente bisogna immaginare il futuro, questa è la premessa che annuncia un’iniziativa ambiziosa e coraggiosa che parte da quelle colline tra Piemonte e Liguria che hanno visto nascere e vivere Bobbio, Pertini e Terracini. 

Per capire il presente bisogna immaginare il futuro, ed è importante, vitale, farlo proprio in questi tempi inediti e drammatici.

L’ambizione è quella di scrivere la Costituzione del 2050 coinvolgendo giovani dai 12 ai 18 anni di tutta Italia che dovranno raccogliere in almeno un triennio 139 articoli della Costituzione del 2050. Giovani che nel 2050 avranno circa 40 anni.

Ai giovani sarà chiesto di affrontare i temi che a loro stanno più a cuore, oltre a quelli già trattati nella Costituzione in vigore (lavoro, libertà civile, economia, famiglia…), ma soprattutto quelli che la Costituzione attuale appena accenna (ambiente, globalizzazione…) o persino del tutto inediti (i diritti delle intelligenze artificiali, il confine tra biologia e tecnologia, la responsabilità delle macchine digitali…).

Sarà un festival che si darà appuntamento proprio nei luoghi di Bobbio, Pertini e Terracini a facilitare il confronto e la discussione sui temi ai quali i ragazzi e i docenti hanno lavorato.

All’iniziativa hanno aderito i comuni di Cartosio (Al) di Rivalta Bormida (Al), di Stella (Sv) oltre ad diverse associazioni e il centro Centro di documentazione della Benedicta .

Se posso permettermi un suggerimento nella futura Costituzione dovrebbe esserci un articolo che obbliga a verificare lo stato di attuazione e di rispetto dei contenuti, soprattutto quelli fondamentali che identificano un paese intero.

Invito a seguire il progetto attraverso la pagina Facebook https://www.facebook.com/RiCostituente2050/ e il sito https://www.ri-costituente.it.

Per finire guardate il video dove Francesca Paini, che non per caso coltiva bachi da seta che hanno tessuto la rete di collaborazione, dove con passione racconta in questo video il progetto.

 

Mi piacerebbe, in generale ed in locale

“Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al disopra delle parole
celebrative del nulla 
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie”

Da Smisurata preghiera di Fabrizio De Andrè

Sì, mi piacerebbe davvero che finite le dichiarazioni, gli annunci, le smentite, le lettere di disdetta, l’orgia di dei tweet e dei post che la sinistra venisse baciata da un principe che la svegliasse dal suo lungo sonno nel bosco e svegliandosi dicesse poche cose ma comprensibili da tutti invece di una difesa d’ufficio del passato.

Mi piacerebbe dicesse semplicemente che così non può andare più, che così non deve andare più.

Mi piacerebbe dicesse che non è più sostenibile che milioni di camion attraversino il paese in lungo e in largo. Un paese pieno di ponti, di gallerie, di curve, di salite e di discese. Un paese dove si trasporta tutto con grandi camion per distanze lunghe e brevi. Persino in città, dentro le città dove si fermano con il motore acceso che la merce si deteriora. Un paese dove occorre fare ponti tra i mari e tra il nulla perché da lavoro, magari a medici e pompieri.

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Mi piacerebbe che le città, le periferie ah le periferie cara signora che leggi il giornale con vista sul camion, non venissero più deturpate da ponti celebrati che costringono le persone a vivere con vista sul traliccio ascoltando il rumore del passaggio del motore.

Mi piacerebbe si avesse il coraggio di andare oltre le soluzioni per aggirare gli ostacoli e tamponare il presente.

Mi piacerebbe non proponessero dieci cose da fare o cento o mille. Mi piacerebbe si proponesse una visione del futuro a cominciare da domani.

Non c’è altra via da percorrere. Le altre aiutano un passato che fa terrore e orrore. Un passato in cui siamo già.

Post scriptum locale:

via belfiore tir

In via Belfiore, tra via Bidone e corso Raffaello, tutti i giorni arrivano TIR che scaricano merce nel magazzino del supermercato. Si fermano, fanno manovra, sostano con il motore acceso. Il risultato è l’asfalto rovinato, l’inquinamento acustico e da emissioni di gas di scarico. Via Belfiore è una via secondaria, piccola con balconi e locali cha affacciano proprio sul tir con il motore acceso. 

Penso che si dovrebbe vietare il passaggio dei Tir in città, la facciamo questa piccola battaglia?

Le fotografia della signora e del signore che leggono il giornale sono di Michele Guyot Bourg di Genova che così scrive su Facebook. Non aggiungo altro salvo che la distrazione delle istituzioni arriva da lontano.

16 agosto alle ore 17:35

Nel 2012 ho pubblicato parte di una mia ricerca fotografica effettuata negli anni 80 sull’incidenza negativa dell’autostrada sul quotidiano vivere accanto e sotto questa opera e l’avevo intitolata “VIVERE SOTTO UNA CUPA MINACCIA”. Allora mi era costata circa quattro anni di ricerca tra Nervi e Voltri e nelle vallate Bisagno e Polcevera. All’epoca ha avuto un grande successo in molte città italiane e Circoli privati tranne che a Genova che alle istituzioni non era piaciuta. Chissà perchè! Ne ripubblico una parte in questa purtroppo tragica circostanza per ricordare che alla fine dopo quasi quaranta anni non è camboiato niente.