Augusto Montaruli

E gli “stranieri”?

 

Qualche anno fa una delegazione di sindaci di una regione del sud del Senegal accompagnata da un ministro di quel paese arrivò a Torino. Lo scopo della missione era stabilire una relazione con i cittadini senegalesi immigrati a Torino anche per informarli sulle opportunità di lavoro nel loro paese di origine. La delegazione fu accolta, a dir la verità più per cortesia che altro, in regione e ignorata dall’amministrazione cittadina. Li ospitammo in circoscrizione per ascoltarli e verificare la possibilità di una collaborazione estendendo l’invito anche ad altre comunità africane. Avremmo voluto aprire uno sportello informativo rivolto alle comunità africane gestito da loro ma purtroppo non se ne fece niente.

Gli “stranieri” a Torino, dati del 2019, sono 132.000 (il 15,2% dei residenti) e così si distribuiscono nelle circoscrizioni: 1 – 6,4% ; 2 – 11,0% ; 3 – 11,0% ; 4 – 10,6% ; 5 – 16,1% ; 6 – 19,5% ; 7 – 12,8% ; 8 – 12,7%.

Il 40,6% dei cittadini di provenienza da altri paese arriva dall’Unione Europea (37,3% rumeni); il 9,1% da altri paesi europei (2,5% Moldavia); dall’Asia proviene il 13,3% (5,6% dalla Cina); dal Sudamerica il 9,6% (Perù il 5,4%); dall’Africa il 27,3% (12,7% dal Marocco). Numerose e più o meno attive le associazioni che li rappresentano.

Fonte dati: comune di Torino 

Perché ho elencato questi dati? Perché credo che nel programma del futuro sindaco debba essere inserito, sviluppato e proposto un nuovo approccio con il 15% della popolazione della città. Provando a cambiarlo l’approccio  e partendo dalla constatazione che questi cittadini possono essere “facilitatori” di relazioni tra la nostra città e i loro paesi d’origine. Relazioni culturali, commerciali e politiche in generale e abbandonando quelle politiche di integrazione ormai datate e non più, a mio parere, efficaci e rispolverando la memoria: ciò che succede in barriera di Milano succedeva alla Falchera negli anni 60 e 70.  Già visto.

Insomma si dovrebbe provare a fare quello che non si fece con la delegazione senegalese che venne a trovarci qualche anno fa. E non chiamiamoli più nuovi cittadini, son qui da tempo ormai. Anzi qualcuno sta pure andando via, è non un bello.

Cosa ne pensano gli aspiranti sindaci?

Suor Cristina e le “bionde”

senza fissa dimora ginzburg

Le dodici di mattina. 
L’ho vista dall’isolato prima.
Era sdraiata su un cartone accanto ad un passo carraio.
In piedi un signore mi guarda e allarga le braccia.
Mi avvicino e la guardo.
Sembra dormire.
Sul volto ecchimosi e cerotti.
Si fermano due ragazze.
Le chiedo come stai.
Sono stanca, mi voglio solo riposare.
Chiamo l’ambulanza, le dico.
No, non lo fare.
Hai mangiato?
Sì, in via Nizza.
Da suor Cristina?
Sì, sì. E al nominare suor Cristina il volto si è rasserenato e le è spuntato un sorriso.
Le ho detto, chiamo suor Cristina.
L’ho chiamata e tutto si è chiarito.
Nel pomeriggio andrà dal medico che l’aspetta per una visita.
Le due ragazze la invitano ad andare su una panchina.
Ti facciamo compagnia se vuoi.
Le due ragazze sono italiane dalla pelle un po’ più scura.
Una scherzando chiama la sua amica “bionda andiamo”.
Ridiamo, più sereni.
Le saluto, ciao bionde. Grazie!