Augusto Montaruli

I penSìeri della domenica

Domenica 8 giugno 2025

Il gracile Diodato

Rannicchiato sulla seggiola di Gramellini il gracile Diodato ha detto che alla manifestazione per Gaza avrebbe voluto vedere solo bandiere per la pace.  Forse per fare pace con se stesso.

Caro Diodato, ma benedetto il cielo 1) la manifestazione è stata indetta da tre partiti: PD, AVS e M5S 2) si basava sulla mozione comune che hanno presentato in parlamento 3) che fastidio ti danno le bandiere dei partiti? 

“In altre parole”, caro Diodato alzati da quella seggiola e prova a rallegrarti dal fatto che i partiti hanno dato un bellissimo segno di vitalità. Avresti dovuto dire finalmente! 

Botteri Botteri…

Sempre dalla seggiola di Gramellini la bravissima Giovanna Botteri inviata alla manifestazione per Gaza ha sottolineato (e che palle!) che molti sono andati via quando hanno parlato i leader di partito. 

La notizia sarebbe stata un’altra da dare, quanti sono rimasti, dei trecento mila ad ascoltare? Io credo tantissimi su trecento mila!

E anche basta!

Sì, anche basta. Questo atteggiamento di critica un po’ qualunquista e un po’ radical chic (Giannini sempre da Gramellini è maestro in questo) nei confronti dei partiti ha un po’ rotto i cabasisi. A fare militanza e distribuire i volantini per il referendum non ci va Diodato, a fare battaglia parlamentare contro il decreto sicurezza non ci va Diodato e nemmeno Botteri. 

Carissimi gramellinisti la notizia sarebbe invece la ripresa di vitalità dei partiti e della militanza. 

Comunque

Comunque una cosa l’avete sottolineata e avete fatto bene: l’assenza di scontri, nessuna bandiera bruciata, sul palco finalmente esponenti israeliani dei movimenti di opposizioni (quelli sì davvero coraggiosi).

 

Infine

Una notizia bellissima, a Torino sono raddoppiati gli studenti fuori sede che hanno chiesto di votare: saranno quasi 10.000! 

Ps: gli studenti fuori sede potranno votare grazie ad una legge voluta dai partiti…. Diodato ti sei alzato dalla seggiola?


Comunque sul balcone, Sì, sta per fiorire il cappero, vedi mai…

I giovani e la politica o i vasi incomunicanti

Decisamente interessante l’inchiesta apparsa in tre puntate, al momento, su La Stampa che approfondisce il rapporto tra i giovani e la politica, anzi i partiti.

L’approfondimento è a firma di Giulia Ricci che inaugura decisamente bene il suo rientro a Torino.

Un’inchiesta che avrebbe potuto ispirare Antonioni, il regista dell’incomunicabilità.

Il lavoro parte dall’analisi del numero dei candidati under 40 alle prossime elezioni che vede una percentuale scarsa di giovani in lizza.  Sono solo 87 i giovani su 583 aspiranti consiglieri piemontesi. Appena un 15%, contro il 26% di aventi diritto.

Pochi, anche se a mio parere il punto è capire quanti dei giovani candidati hanno concrete speranze di essere eletti e che supporto hanno dai partiti. In altre parole candidatura concreta o ”estetica”?

L’aspetto però più significativo credo sia il vedere questi due mondi che spesso viaggiano paralleli e non si incontrano. Per fare un esempio: un giovane intervistato chiede alla politica impegno sulla questione ambientale e sul salario minimo. Se andiamo ad esaminare le proposte di almeno tre delle forze politiche in campo (almeno a sinistra) i due temi ci sono tutti. Anzi, sul salario minimo il PD ha attivato una raccolta firme.

Allora il tema, tornando ad Antonioni, è i giovani lo sanno? E se lo sanno, ignorano? Non si fidano?

Personalmente penso che più che non fidarsi, non ci credono. 

Allora provo a ricordare la mia gioventù che qualcuno, tornando al cinema, ha definito bella per provare a fare un raffronto.

La differenza sta nel sogno, sbagliato o giusto che fosse. Allora i giovani sognavano il futuro e lo intravedevano. I partiti, tradizionali o movimentisti, quel sogno e quel futuro te lo facevano intravedere. Un sogno che ebbe il suo momento più bello e significativo quando gli operai di Mirafiori aprirono le porte agli studenti “certificandoli” come compagni di viaggio di uno stesso futuro.

Io credo sia tutto qui. 

PS: nella foto che accompagna questo post l’incontro che l’ANPI Nicola Grosa ha organizzato con i militanti di Extintion Rebellion condotto da Antonio Castagna e l’assessore Francesco Tresso. A proposito di ascolto e di giovani.

 

 

 

L’analisi delle sconfitte

– Un consigliere della circoscrizione eletto con i 5 stelle spesso arriva in consiglio con una felpa della FIOM (sindacato metalmeccanici CGIL), da poco quel consigliere ha abbandonato il movimento per aderire a VOX Italia. Vox Italia è il partito il cui slogan è “valori di destra, idee di sinistra” e il cui fondatore e ispiratore è Diego Fusaro.  

– Erano gli anni 90 quando un mio collega in trasferta con me a Roma si lamentava perché non veniva considerato dai colleghi romani. Lui a Roma ci andava “arredato” da vero leghista: spillette, sfondo del pc, tappetino del mouse. Della Lega era sindaco in un comune della Brianza. Oltre ai gadget leghisti aveva sempre con se le sue numerose tessere del PC (aveva ragione D’Alema). Credo che oggi quel collega sarebbe invitato a pranzo dai suoi colleghi romani.

– Un giornalista de La Stampa, Guido Tiberga che stimo, tutti i giorni pubblica un post su Facebook dedicandolo ai commenti che legge sugli articoli del giornale per il quale lavora: negazionisti, populisti eccetera eccetera. 

Consigliere con la felpa FIOM, collega con le tessere del PC in tasca, commentatori vari erano parte dell’ormai lontano e mitico popolo della sinistra. Quello vero e non quello del centro aulico e dei quartieri bene.

Qualcosa è successo, ma abbiamo fatto finta di niente. Anzi abbiamo fatto di peggio, quelle persone le abbiamo prese per il culo sentendoci superiori. E non ci siamo mai fermati a riflettere su cosa stesse succedendo e cioè la vera sconfitta della sinistra. Una sconfitta culturale prima che politica alle elezioni. 

E’ la sconfitta dei partiti, dei sindacati, delle istituzioni che hanno perso autorevolezza e credibilità. 

Analisi delle sconfitte riguarda anche i giornali, caro Tiberga, che qualche titolone sparato a caso potrebbero risparmiarselo.

Nessuno si senta escluso.

Un bel po’ di segnali li abbiamo avuti, quello che è successo a Washington può succedere anche qui. 

E i bottoni che fine faranno?

550000426-2Non c’è più destra e non c’è più sinistra.


Siamo tutti al centro, e nemmeno storico. Perché la storia, si sa, sta nei libri. Che non si leggono perché si girano le pagine da destra a sinistra. Viceversa se leggi l’arabo. Giusto un libro con una pagina scritta al centro. Vuoi mettere quanto è più comodo e veloce.

Tutti al centro dicevamo, la differenza è tra populisti (grezzi) e populisti (raffinati). Tutti al centro a dimostrare che destra e sinistra non esistono più, che tutto si è confuso e mischiato. Anche i colori. E gli umori e i sapori. E i dissapori, gli odori, gli amori… e i valori.


In parlamento resteranno vuoti gli scranni di destra e sinistra, i deretani degli eletti staranno nelle poltrone al centro. Casta quanto basta. In autostrada solo una grande corsia centrale, nessun sorpasso a sinistra e non si tiene più la destra. Viceversa in Gran Bretagna. Nessuna svolta a destra, nessuna svolta a sinistra. Sempre diritto, veloci. Come quelle due del film che finirono giù in fondo. Niente più scarpa destra e scarpa sinistra. Una scarpa unica per i due piedi. Che si risparmia pure in produzione. Il saluto romano si farà con le due braccia, il saluto con il pugno chiuso pure. Nei condomini si aboliranno scala destra e scala sinistra. E basta anche con i bottoni, si sa i bottoni o stanno a destra oppure a sinistra. Cerniera lampo e va bene così che risolviamo anche questa che è la questione centrale della differenza tra uomo e donna. Una volta per tutte.

Partiti di sinistra e partiti di destra? Ma che senso ha? Il ‘900 non c’è più e nemmeno l’850 coupé.

Un grande partito di centro (meglio movimento) con dentro tutto e tutti: chi è più figo vince. E figo dipende da come ti dicono di vestire, di parlare, di urlare. In centro è pieno di agenzie specializzate.

Il futuro, ma già il presente, è al centro. Persino Decathlon adesso è in centro. Anche la Coop e il Lidl.

Resta un problema: chi sta sopra e chi sta sotto. Ma questa non è una questione centrale.