Augusto Montaruli

Remigration: fuori i pugliesi da Torino

Sono decine di migliaia i pugliesi che vivono a Torino, senza contare quelli di seconda e terza generazione 

Non ci sarebbe niente di male se si fossero adeguati alle tradizioni e alla cultura sabauda mangiando agnolotti, bagna cauda e bevendo barbera. 

Invece no, loro continuano a mantenere l’accento pugliese, non solo: moltissimi parlano ancora il dialetto delle Murge.

Cambiano il nome alle piazze: piazza Fioroni che diventa piazza Cerignola. La focaccia barese si trova ovunque insieme ai taralli scaldati. Addirittura organizzano una festa religiosa. 

Preoccupanti sono i matrimoni misti che vedono pugliesi accoppiarsi con piemontesi: l’orrore degli agnolotti con le braciole.

Per tacere delle cime di rapa.

Ma non è solo un problema limitato al Piemonte, l’invasione e l’inquinamento culturale pugliese lo trovate in tutta Europa. Ho visto taralli e orecchiette sugli scaffali dei supermercati del Burgenland. 

Come se non bastasse l’invasione culturale siamo arrivati al punto di avere a Torino un sindaco mezzo pugliese.

Non è tollerabile!

Ha ragione il generale Vannacci, chi non si adegua alle tradizioni e alla cultura del luogo che li ospita deve essere remigrato!

Generale faccia qualcosa, fermi questa invasione!

Oppure si compri una bella masseria in Puglia e pensi a rilassarsi. Farebbe bene a lei, a sua moglie e soprattutto a noi.


C’è ancora domani?

C’è ancora domani? è un film che ancora non c’è ma ci dovrebbe essere. Lo immagino come un film a episodi dal sottotitolo Remigration.  A Salvini piacerebbe sicuramente il sottotitolo.

In breve la trama degli episodi.

Prologo

I tg a reti unificate annunciano l’approvazione di una legge –  “In Italia gli italiani” – che prevede l’esodo forzato di tutti gli stranieri dall’Italia.  La legge ha effetto immediato. Per attuarla vengono mobilitate le forze dell’ordine, l’esercito e la protezione civile per gestire l’esodo forzato. 

Episodio 1: La piazza del mercato

E’ il racconto di un deserto, una signora anziana si aggira  tra i banchi fino al giorno prima affollati di venditori e clienti. Solo pochi banchi gestiti da italiani con prodotti a prezzi carissimi. Un chilo di zucchini va dai 50 ai 70 euro. I pomodori sono introvabili. 

Episodio 2: Il rider

Una giovane coppia di lavoratori precari ordina due pizze da farsi portare a casa. Mezzora dopo suona il campanello, il giovane scende a ritirare le pizze e vede suo nonno che gliele porge.

“Non ci sono più neri in città, così arrotondo la pensione che me l’hanno tagliata del 30%”. Sale sul deambulatore elettrico saluta il nipote e parte per un’altra consegna. 

Episodio 3: La badante 

Mattina presto, la signora moldava è in cucina e prepara la colazione per l’anziana di cui si prende cura, insieme alla colazione prepara le medicine mettendole in ordine sul tavolo. Intanto rilegge il documento che le intima di lasciare l’Italia e di ritrovarsi al punto di raccolta dove con un treno speciale sarà rimandata al suo paese. Prende le sue cose e senza far rumore lascia la casa. 

Episodio 4: L’operatrice Socio Sanitaria 

Nella sala comune della casa di riposo la direttrice comunica ad ospiti e parenti che a causa del provvedimento legislativo “In Italia gli italiani” aumenterà la retta del 50% e i parenti dovranno provvedere al pasto, alla lavanderia, alle cura personale degli ospiti.

L’episodio racconta anche l’abbandono di molti ospiti che andranno dai parenti e nel finale un suicidio di un anziano impiccatosi con le lenzuola. 

Episodio 5: L’Albania

L’episodio racconta della decisione dell’Albania di accogliere moltissimi stranieri espulsi dall’Italia. Società albanesi si offrono al nostro paese per quei lavori che prima delle legge facevano gli immigrati. Il PIL dell’Albania cresce del 40%. Molti italiani salpano da Bari per trasfersi a Tirana, 

Nel finale dell’episodio Giorgia Meloni si inginocchia davanti ad Edi Rama per aver voluto un centro per i richiedenti asilo in Albania a Gravina di Puglia. 

Ps: tutte le immagini sono state create con IA. Giusto per provare.