Augusto Montaruli

Strumentalizzare è indegno

strumentaliżżare v. tr. [der. di strumentale]. – 1. Servirsi di qualcuno o di qualcosa, o anche di un evento, di un fatto, di una situazione, esclusivamente come mezzo per conseguire un proprio particolare fine, non dichiarato ed estraneo al carattere intrinseco di ciò di cui ci si serve

Da Enciclopedia Treccani


Strumentalizzare è ciò che fanno Giorgia Meloni e Matteo Salvini, Tajani deve ancora capire cosa è successo e Crosetto è a Dubai, per utilizzare la questione della “famiglia nel bosco” per sostenere la campagna del Sì al referendum.

Se invece non è strumentalizzazione allora mi aspetto che dopo il referendum il governo abolirà le vaccinazioni obbligatorie e la scuola dell’obbligo.

Perchè cari Meloni e Salvini i giudici applicano la legge e non le vostre paturnie referendarie.

L’obiettivo è Torino

Un indizio è un indizio, due una coincidenza, ma tre sono una prova. Lo affermava Agatha Christie. 

Non c’è bisogno però del terzo indizio, che certamente arriverà, per capire che l’obiettivo di Giorgia Meloni e soci è la conquista di Torino.

Dopo il caso imam ecco il caso Askatasuna, entrambi con lo scopo di spianare la strada al loro candidato sindaco.

Usano armi di distrazione di massa indicando nemici al popolo mentre il popolo fatica ad arrivare a fine mese, non riesce a curarsi e vede allontanarsi ogni anno l’età pensionabile. 

Tutta colpa dell’imam e di Askatasuna. 

E’ in questo gioco hanno anche l’appoggio di utili idioti che stanno in sala rossa a fare i puri e non vedono l’ora di tornare a fare le giunte on line (solo una volta però).

Immagine generata con l’IA

C’è ancora domani?

C’è ancora domani? è un film che ancora non c’è ma ci dovrebbe essere. Lo immagino come un film a episodi dal sottotitolo Remigration.  A Salvini piacerebbe sicuramente il sottotitolo.

In breve la trama degli episodi.

Prologo

I tg a reti unificate annunciano l’approvazione di una legge –  “In Italia gli italiani” – che prevede l’esodo forzato di tutti gli stranieri dall’Italia.  La legge ha effetto immediato. Per attuarla vengono mobilitate le forze dell’ordine, l’esercito e la protezione civile per gestire l’esodo forzato. 

Episodio 1: La piazza del mercato

E’ il racconto di un deserto, una signora anziana si aggira  tra i banchi fino al giorno prima affollati di venditori e clienti. Solo pochi banchi gestiti da italiani con prodotti a prezzi carissimi. Un chilo di zucchini va dai 50 ai 70 euro. I pomodori sono introvabili. 

Episodio 2: Il rider

Una giovane coppia di lavoratori precari ordina due pizze da farsi portare a casa. Mezzora dopo suona il campanello, il giovane scende a ritirare le pizze e vede suo nonno che gliele porge.

“Non ci sono più neri in città, così arrotondo la pensione che me l’hanno tagliata del 30%”. Sale sul deambulatore elettrico saluta il nipote e parte per un’altra consegna. 

Episodio 3: La badante 

Mattina presto, la signora moldava è in cucina e prepara la colazione per l’anziana di cui si prende cura, insieme alla colazione prepara le medicine mettendole in ordine sul tavolo. Intanto rilegge il documento che le intima di lasciare l’Italia e di ritrovarsi al punto di raccolta dove con un treno speciale sarà rimandata al suo paese. Prende le sue cose e senza far rumore lascia la casa. 

Episodio 4: L’operatrice Socio Sanitaria 

Nella sala comune della casa di riposo la direttrice comunica ad ospiti e parenti che a causa del provvedimento legislativo “In Italia gli italiani” aumenterà la retta del 50% e i parenti dovranno provvedere al pasto, alla lavanderia, alle cura personale degli ospiti.

L’episodio racconta anche l’abbandono di molti ospiti che andranno dai parenti e nel finale un suicidio di un anziano impiccatosi con le lenzuola. 

Episodio 5: L’Albania

L’episodio racconta della decisione dell’Albania di accogliere moltissimi stranieri espulsi dall’Italia. Società albanesi si offrono al nostro paese per quei lavori che prima delle legge facevano gli immigrati. Il PIL dell’Albania cresce del 40%. Molti italiani salpano da Bari per trasfersi a Tirana, 

Nel finale dell’episodio Giorgia Meloni si inginocchia davanti ad Edi Rama per aver voluto un centro per i richiedenti asilo in Albania a Gravina di Puglia. 

Ps: tutte le immagini sono state create con IA. Giusto per provare.

 

Vado e me ne sto in disparte

“Vado a votare ma non ritiro la scheda” dice oggi, oggi neh che sarebbe il 2 giugno festa della Repubblica, la presidente del consiglio Giorgia Meloni.

E che %&$%? ci va a fare?

Per la foto di rito? E che %&$%? di foto sarebbe? Meloni che fa no no con il ditino? O che si affaccia al seggio e fa cucù come Berlusconi con la Merkel? 

Ma perchè non sta a casa? Oppure va a trovare Ignazio e lo consola per la sconfitta dell’Inter?

Ma forse vuole risponde alla domanda esistenziale di Nanni Moretti: mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Va e se ne sta in disparte, speriamo a lungo nei prossimi anni.

Noi però andiamo e non stiamo in disparte.

Anzi prendiamo parte: 5 Sì!

Pensieri della domenica

Domenica, 18 maggio 2025

Il Trionfo

Il trionfo di Edi Rama, l’hanno intitolato così il risultato elettorale in Albania. Si tende sempre un po’ ad esagerare ultimamente. Vero?

In realtà il trionfo è un trionfetto. 

A votare è andato il 42% degli aventi diritto (4% in meno rispetto alla tornata precedente). Il partito di Edi Rama ha ottenuto il 52% dei voti, l’opposizione di centro destra il 34,2%.

Ora provate ad immaginare un bar dove in 10 si affacciano sulla soglia, 6 se ne vanno. Ne restano 4, di cui 3 prendono un caffè e uno un cappuccino.

Il barista la sera mette uno striscione con su scritto “Oggi trionfo dei caffè”. 

Il giorno dopo dichiara fallimento.

In Albania e al bar stanno più o meno come noi e a fallire, se continua così, sarà la democrazia. 

Edi Rama si inginocchia davanti a Meloni: la reazione della premier è  sorprendente - Affaritaliani.it

L’occasione persa

Uscire dal palazzo sarebbe stato anche un buon titolo per questo pensiero domenicale.

Lo scorso mercoledì grazie alle chiese protestanti e alla rivista Confronti un israeliano ed un palestinese, nell’ambito del progetto “Fermiamo l’odio, aiutiamo i costruttori di pace”, erano in Sala Colonne del Municipio. Entrambi hanno perso familiari nel corso del conflitto Hamas/Israele, entrambi fanno parte di un’associazione The Parent Circle che, insieme ad altre come Families Forum e Combatants for Peace, accomuna palestinesi ed israeliani. Israeliani e palestinesi che nonostante i lutti che soffrono si battono per una soluzione pacifica. 

Poche persone in sala, scarsa o nessuna risonanza mediatica. Quanto sarebbe stato meglio portarli in una scuola con una grande sala. Speriamo in una replica.

Per saperne di più o per effettuare una donazione all’associazione andate  qui

Le foto

C’erano un francese un inglese e un tedesco…

 

Avrebbero dovuto esserci un americano un turco e un russo…

Turchia, il doppio gioco di Erdogan con Trump e Putin funziona. Ma c'è un  rischio - Il Fatto Quotidiano

Comunque mancava sempre un italiana e la barzelletta diventa farsa tragica

Meloni mette in dubbio l'europeismo della Germania - Euractiv Italia

Horror chat e horror comments

A Bassano del Grappa, in una scuola superiore, uno studente (uno!) in una chat di classe lancia il sondaggio: “Chi si meritava di più di essere uccisa?” Giulia Tramontano, Mariella Anastasi o Giulia Cecchettin?”

Orribile? Sì! Pentito? Pare di sì.

Ma è anche orribile la generalizzazione che si legge sui social sulle nuove generazioni. Che poi, a pensarci bene, son figlie delle precedenti. Quella che commenta.

La chat, le scuse, la rabbia: perché sui femminicidi stiamo sbagliando tutto

Barletta

Pare che la ridente cittadina pugliese sia meta di turisti israeliani. Chi l’avrebbe mai detto.

E pare abbiano replicato Napoli. A Barletta?

Boh? Forse temono il mitologico gigante pugliese,  Eraclio, scenda dal piedistallo e vada a Gaza.

Eraclio, il Colosso di Barletta - aBarletta.it

La porta è quella… è stato un “piacere”

“Ad ammazzarlo non si fa peccato” dice un consigliere comunale del PD di Cagliari riferendosi a Piero Fassino. 

Il prode consigliere cascando in una fake news accusa Piero Fassino di non aver aderito al minuto di silenzio chiesto da Conte per Gaza.

Nessuna verifica, bastava un whatsapp per farla. Condivide come un qualunque credulone.

Una volta c’erano le Frattocchie adesso ci sono i social.

Vuoi mettere un bel po’ di like… ammazzeresti anche tua madre per un like o un cuoricino.

Però quanto sarebbe utile una sana e feroce selezione delle candidature….

Ad ammazzarlo non si fa peccato»: commento shock di Davide Carta,  consigliere PD su Fassino

Le femministe di destra

Al Salone del Libro sono apparse le femministe di destra, è già questa è una notizia. Le femministe di destra – davanti a una sala piena, per lo più di uomini: 27 donne su 90 posti –  hanno dichiarato che il femminicidio è legato all’immigrazione.

Prima considerazione: le donne scelgono meglio gli eventi cui partecipare. Seconda considerazione, che poi è un dato vero: il 79% dei femminicidi in Italia è ad opera di un italiano. Terza considerazione: il 73% delle vittime è italiana. Pertanto 79% – 73% = 6%, quindi siamo noi italiani che ammazziamo donne straniere. Matematico.

Salone del Libro, le femministe di destra anti-stranieri ospiti della  Regione Piemonte - La Stampa

Il più o meno ministro

Il braccialetto anti stalking non sempre funziona allora il più o meno ministro consiglia alle vittime di “rifugiarsi in una chiesa o in una farmacia, in un luogo più o meno protetto”.

Caro ministro è il più o meno che fa orrore. 

Carlo Nordio, il ministro di Astio e Giustizia che fa tornare l'Italia ai  tempi di Tangentopoli - la Repubblica

 Buona settimana a tutte e tutti escluso Nordio

Quando si umiliano il parlamento e la democrazia

Ci sono molti modi per umiliare democrazia e parlamento, Mauro Berruto (parlamentare del PD) lo racconta bene in questo messaggio che ho ricevuto. 
Non solo la Costituzione e le riforme che la destra al governo vuole mettere in atto. Non solo l’attacco alla magistratura con La Russa che vuole rivedere la Costituzione riformando i rapporti tra magistratura e stato. Non solo i diritti umani con gli andata e ritorno dall’Albania. Non solo la presidente Meloni che racconta il falso sui femminicidi. 
Adesso i giochetti nelle commissioni parlamentari evitando discussioni ed emendamenti.

Non siamo messi bene, proprio per niente, e Mauro Berruto lo racconta qui.




Voglio spiegare -non solo con un’agenzia- quanto successo ieri nella commissione bicamerale ‘infanzia e adolescenza’ di cui faccio parte. Dopo due anni di indagine conoscitiva su temi di enorme importanza (leggete il titolo nella foto, è sufficiente) e 32 audizioni convocate in orari impossibili, perché quasi sempre corrispondenti a impegni nelle commissioni permanenti, dopo mille richieste di cambiamento dei calendari (cosa mai impedisce di convocare una commissione alle 8.00 del mattino, per esempio?) il lavoro va chiuso con una relazione finale.
Questa relazione non è un semplice resoconto delle audizioni, ma un documento politico. Si deve scegliere di cosa lasciare traccia delle audizioni, si devono redarre conclusioni di indirizzo. Bene, dopo 2 anni di audizioni, dicevo, questo documento (60 pagine) arriva via email alle h. 11.12 di lunedì 25 novembre con convocazione per il voto alle h. 12.15 del giorno successivo.
Il mio gruppo chiede immediatamente alla presidente della commissione on. Michela Vittoria Brambilla, relatrice del documento, un ufficio di presidenza dove chiedere l’apertura formale di una discussione sul documento stesso, per risentire i nostri auditi, verificare le conclusioni, proporre emendamenti che su un tema così importante e sensibile meriterebbe un voto unanime.

Riassumo per punti che cosa è successo, da lì in poi.
1. ufficio di presidenza convocato ieri alle 13.15, con voto sul documento previsto alle 13.30
2. richiesta di apertura della fase emendativa per alcuni giorni bocciata e forzatura sul voto
3. apertura della discussione sul voto fra gli sbuffi e l’insofferenza di deputati e senatori della maggioranza che volevano procedere direttamente “senza perdere altro tempo”
4. accoglimento, così a parole, di alcune proposte emendative sulle conclusioni (detto tra noi, quasi nulla sul valore educativo e sociale dello sport, alla faccia dell’art 33 della Costituzione)
5. momenti imbarazzanti con pezzi di frasi scritte così a penna, su fogli che avrebbero potuto essere la carta della pizza e che sarebbero dovute diventare parte del testo
6. dichiarazioni della maggioranza che sollecitano le opposizioni a votare, perché “abbiamo già aspettato tutto questo tempo”
7. nessuna riscrittura del testo, solo un generico impegno a riscriverlo, ma ribadendo la necessità di votarlo immediatamente, così sulla fiducia.

Ovviamente non c’era nessuna deadline da rispettare, nessuna urgenza dettata da qualsiasi ragione. È stato proprio soltanto un atto di prepotenza.

Insomma, ecco le mie conclusioni: è INDEGNO, a maggior ragione rispetto all’importanza del tema, un metodo del genere. Indegno e irrispettoso. In quella relazione, grazie al lavoro degli auditi, ci sono tanti spunti condivisibili e che avrei voluto votare, ripeto, in modo unanime. Invece, insieme a tutti i commissari di opposizione, mi sono alzato, sono uscito dall’aula e non ho partecipato al voto. Per rispetto di me stesso, dell’istituzione che rappresento, degli auditi e soprattutto per quei bambini, per quelle bambini, per quegli e quelle adolescenti di cui questa commissione dovrebbe occuparsi.

Mi sono alzato e non ho partecipato al voto perché, fino a prova contraria, questo è il Parlamento.
Il luogo che la democrazia ha deciso di destinare alla discussione, al confronto, al dialogo, alla parola appunto.
Lo stiamo clamorosamente perdendo.