Augusto Montaruli

La resa del custode

Oggi su La Stampa la notizia che il custode della Parri si è arreso.

Da qualche mese si era “accasato” nell’alloggio del complesso sportivo con compagna e cagnolino. Da allora continue minacce da parte di spacciatori e utenti dello spaccio. All’ennesima si è arreso.

Inevitabile. 

La resa non è, solo, alla microdelinquenza e agli “utenti”, la resa è dovuta ad un’assurda incomprensibile lentezza della burocrazia comunale. 

Colpevole lentezza.

Allontanare lo spaccio vuol dire mettere in campo una serie di azioni e sul campo c’erano tutte.

Peccato che il campo sia franato di fonte alla burocrazia, all’iter comunale, alla mancanza di personale. 

Si sarebbero dovute sgomberare subito le palazzine dell’ex scuola materna.

Si sarebbe dovuto fare un bando per l’ex rotelliere sgomberando il finto orto urbano della Seymandi. C’è un volume della Treccani sulle interpellanze e le proposte relative all’area Parri.

Invece carta, carta che va e che torna. Visite tecniche rimandate e reiterate. Proponenti di idee concrete scoraggiati.

Questa volta i colpevoli non sono solo gli spacciatori.

Colpevole è anche l’amministrazione comunale. 

Stop.

Un abbraccio solidale al custode che ci ha provato

Asso di bastoni

asso-di-abstoni

Questa sera mentre ero al riparo dalla grandine si è avvicinato una ragazzo con l’accento napoletano molto marcato e mi ha chiesto una sigaretta.
Gli ho chiesto se fosse di Napoli.
Torre Annunziata, mi ha risposto mostrandomi la carta di indentità facendomi leggere i suoi diciannove anni.
Gli ho detto che gli avrei dato la sigaretta se mi avesse detto la cosa più bella di Napoli.
La gente, mi ha risposto.
Bravo, ecco la sigaretta.
Che fai qua?
Sono appena uscito dal Ferrante Aporti. Spaccio.
E adesso?
Non lo so.
Sei simpatico, hai la faccia intelligente. Non farti fottere.
Io appena so leggere, ho imparato in carcere, che devo fare.
E mi ha fatto vedere uno dei suoi tatuaggi, l’asso di bastone.
Io ero una specie di boss e guadagnavo.
Fatti furbo, la vita è una. Non la bruciare.
E dove vado?

E non sapevo cosa dirgli. l’ho salutato e gli ho ripetuto “sei simpatico, hai la faccia intelligente. Non farti fottere.”
Grazie zio, e se ne è andato.

In via Principe Tommaso, oggi, grandinava.

Torino, 10 agosto 2017, in un via di San Salvario.

Le vivandiere di San Salvario


levivandiere
Al seguito degli eserciti garantivano alle truppe napoleoniche, risorgimentali, durante la guerra civile americana il cibo e forse anche altro. Erano le vivandiere che viaggiavano sui carri in coda alla lunga fila di fanti e cavalieri. Una figura che ha ispirato opere liriche e romanzi d’appendice. Ora le vivandiere non ci sono più, sono state sostituite dallo spaccio interno alle caserme e da battaglioni servizi o, magari, da un catering militare.
Non sono del tutto sparite però, c’è ancora un esercito che ha al suo servizio le vivandiere. E’ l’esercito dello spaccio. Mi avevano raccontato di queste figure femminile che si aggiravano in San Salvario ma non le avevo ancora viste. Ne ho vista una ieri alle otto di sera tornando dal cinema, in via Saluzzo all’angolo con via Giacosa. Era lì: giovane, graziosa, elegante a modo suo e truccata il giusto. Nel bagagliaio aperto della sua auto ho visto thermos e le razioni “kappa” dello spacciatore. Lei distribuiva caffè e tè e un sacchetto con un panino. Intorno a lei la “truppa” che si rifocillava e altri reparti dislocati sull’esteso fronte dello spaccio erano in avvicinamento per ricevere il rancio prima della lunga notte in trincea.
L’esercito ha belle divise, pulite e all’ultimo grido. Tutti i soldati sono dotati di radio ricetrasmittente con auricolari per comunicare con il comando e con i bisognosi di rifornimenti.
Un’organizzazione perfetta che mi fa immaginare il reclutamento, l’approvvigionamento di vestiario e di smartphone con auricolari. E chissà dove saranno le caserme dove truppa e vivandiere sono alloggiate.
Forse sarebbe ora di una bella licenza che porti al congedo assoluto arrestando i generali dell’esercito dello spaccio.

Lo spaccio e la gara a chi è più figo

Ancora un articolo sullo spaccio a San Salvario, più o meno sullo stesso tenore dei precedenti. Un articolo che a me è sembrato scritto per avere un seguito nei prossimi giorni. Una fotografia della situazione con la solita polemica sulla politica che non c’è. Polemica da qualcuno che invece c’è, dove lo sappiamo: giustamente a farsi i business suoi. Distratto quindi quando le proposte, discusse avanzate e a volte approvate, erano state fatte. img_1147Distratto quando serviva una condivisione attiva. E non ho mai visto, da quel qualcuno, una vibrante protesta quando a fare scempio della famosa via che ispira il nome della sua associazione sono con molta probabilità i soci della stessa.
Consiglierei quindi di piantarla lì con la gara a chi è più figo o più intelligente, ho qualche dubbio sul vincitore ma certezza su chi la perderebbe.
E’ fondamentale invece che ciascuno faccia la sua parte senza cercare alibi. E fondamentale che le proposte siano condivise. Perché io qui voglio continuare a viverci e spero che qualcuno voglia continuare a lavorarci. Magari tirando su la serranda anche al mattino, ripensando il suo dehor e stando attento alla differenziata.