Augusto Montaruli

Un ponte per Mauro Rostagno

Accolgo l’appello di Maddalena Rostagno, che intervistai per Ottoinforma e che ammiro per la sua coraggiosa ostinazione, e invio la mail. Invito tutti a farlo. Di seguito l’appello cui seguono gli indirizzi dei destinatari e il testo da inviare. Io l’ho spedita oggi, alle 12:24.

Ciao. Se avete voglia vi chiediamo di inviare la seguente mail, anche più di una volta e per più di un giorno.
Come sapete, in occasione del 25esimo anniversario della morte di Mauro, abbiamo deciso di intitolare il ponte di via Livorno a Torino alla sua memoria.
Un gesto simbolico per spingere l’amministrazione a dare una risposta alla proposta di intitolare un luogo alla sua figura. Ma dal Comune di Torino nessuna risposta. E’ dal 2008 che, attraverso una raccolta firme, chiediamo un riconoscimento nella città in cui è nato. Visto l’immobilismo dell’Amministrazione, abbiamo deciso di procedere con un “mailbombing”.

(destinatari della mail)

segreteria.sindaco@comune.torino.it
vicepresidente.levi@comune.torino.it
vicepresidente.magliano@comune.torino.it
presidente.consigliocomunale@comune.torino.it
italiadeivalori@comune.torino.it
misto-maggioranza@comune.torino.it
gruppomoderati@comune.torino.it
gruppopartitodemocratico@comune.torino.it
gruppo.sel@comune.torino.it
alcentroconscanderebech@comune.torino.it
alleanzaperlacitta@comune.torino.it
fratelliditalia@comune.torino.it
leganord@comune.torino.it
progettazione@comune.torino.it
movimento5stelle@comune.torino.it
pdl@comune.torino.it
torinolibera@comune.torino.it

OGGETTO: UN PONTE PER MAURO ROSTAGNO
(testo della mail)

E’ nato a Torino nel 1942.
E’ morto a Trapani per mano mafiosa nel 1988.
Vorrei che la sua città di nascita si ricordasse di lui.
Qui a Torino tutto è iniziato. Qui vive oggi tutta la sua famiglia, anche suo nipote Pietro che non ha mai conosciuto.
PONTE MAURO ROSTAGNO: Perché no?

 

 

Si sconsiglia la visione

Si sconsiglia la visione di questo spot ai destinatari del SUBemendamento (come rovinare due legge in un colpo solo) per la precisione “le organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni”.

http://www.youtube.com/watch?v=MvjByANuAEc

Una storia di Hugo

HugoTrova 11Hugo è uno che racconta poco della sua vita, non è facile, anzi a volte è doloroso raccontarla, mi dice.  Lo conosco da quattro anni, da quando un giorno di agosto sono andato ad accoglierlo alla stazione di Porta Nuova, ad aiutarmi a riconoscerlo, nella mia testa una sua fotografia, nelle orecchie e nel cuore una sua canzone trovata in rete e la certezza che oltre al trolley avesse una chitarra a tracolla. In questi quattro anni ho ascoltato brani della sua vita bevendo un caffè o un bicchiere di vino o preparando un suo concerto.

Questa che vi racconto è una storia dei suoi concerti durante la dittatura, concerti in giro per l’Uruguay. Andavano in quattro a cantare perché dovevano resistere alla censura, non sempre potevano cantare tutti e non sempre tutte le canzoni. Questa volta tocca a te, cantava uno solo perché agli altri era proibito. Proibito cantare. A volte dell’elenco restavano pochissime canzoni, proibivano anche le canzoni d’amore. Perché amore e dittatura sono incompatibili. Cantavano in luoghi di confine per poi uscire dal paese e rientrare da una frontiera più sicura. Rischiando sempre il carcere, il ritorno in carcere.

La città di Rivera è una città di confine, al confine con il Brasile e il confine è una via che la separa da Santana do Livramento. Quella sera nella città di Rivera avevano proibito di cantare, a tutti, ma decisero di esibirsi comunque. Il palco oltre la strada, in Brasile, il pubblico in Uruguay. Il coraggio in entrambi i paesi.

Per tornare dal nord scesero a sud, verso l’atlantico. Per poi ricominciare a cantare.

C’è un bravo regista in sala? Sarebbe un bel film.

Potete ascoltare Hugo Trova qui:

Playlist concerto al Baretti

Concerto dedicato ai 40 anni dal colpo di stato in Cile e Uruguay

Papa Francesco segretario


“risulta chiaro che la fede non è intransigente, ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro. Il credente non è arrogante; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti”

da la lettera ad Eugenio Scalfari di Papa Francesco