Augusto Montaruli

Lettera aperta ad una comunità

17629685_10210733520686672_4821440805156319777_n-2Lo so, lo immagino, lo sento da cosa dite e scrivete. Siete arrabbiati e delusi. State vivendo la fine dell’esperienza a Cavoretto del centro di accoglienza come una sconfitta. Non è così. Avete vinto voi. Avete vinto voi perché avete dimostrato che un altro modo, e quindi un altro mondo, è possibile.
Siete entrati da una porta aperta e avete iniziato un percorso. Entrare in quella porta aperta fu già un atto di coraggio.
Avete accolto facendovi accogliere.
Avete festeggiato insieme.
Avete volato verso un luogo dove forse non avreste mai immaginato di andare.
Avete condiviso il cibo, le risate, i problemi.
Avete creato, insegnato e imparato.
Avete letto gli stessi libri.
Siete diventati comunità.
Quella comunità, la vostra comunità, deve continuare a vivere.
Gli “ospiti” si sono trasferiti a qualche collina più in la: andate a trovarli, verrano a trovarvi.
E se dovessero arrivare altri da voi, son certo saprete cosa fare e come fare.
Avete vinto voi.
Grazie.

Il mio torinese dell’anno

17629819_10210733519206635_4714621031137070684_nA fine anno è un classico eleggere/nominare i personaggi dell’anno, persone che si sarebbero distinte nello sport, nella cultura, nella politica eccetera eccetera. Anche io, avendolo vissuto (anche) questo anno, ho il mio personaggio dell’anno da segnalarvi. 

E’ un torinese di “importazione” il mio personaggio dell’anno. Arriva dalla Guinea. Si chiama Adramet Barry.

Ecco la motivazione:

“Adramet Barry ha gestito una situazione complicata e difficile rendendola un’opportunità progettuale. Lo ha fatto semplicemente aprendo le porte del centro di accoglienza richiedenti asilo che gestisce, facilitando così l’incontro tra gli ospiti del centro e la popolazione locale e non solo. Quelle porte aperte hanno reso possibili progetti comuni, scambi culturali, lavoro e incontri tra culture differenti. Integrazione non a senso unico. Interazione vera.”

Al premio per Adramet (un invito a cena) si aggiungono le menzioni speciali che vanno alla comunità di Cavoretto, al liceo Maiorana, a Carlo Bassi, a Francesco Panacciulli, a Pino Tarricone e suo nipote Andrea, agli operatori della cooperativa Carapace. E a tutte le persone che c’erano e ci saranno. Imitatori benvenuti nel 2018.
Buon anno a (quasi) tutti.

Per approfondire consiglio la visione della video intervista della Cornell Univerity ad Adramet Barry.

Succede a Cavoretto

Di questi tempi, tristi indecisi sofferti e anche un po’ malinconici, una realtà bella, un fatto positivo aiuta. Aiuta perché si potrebbe ancora fare, perché c’è da raccontare senza indignarsi. Anzi.
Succede a volte, succede a Cavoretto.
12063686_10206602824581851_3423151203171659133_nCavoretto è un borgo di 1.700 abitanti. E’ nel verde della collina torinese con uno splendido parco (il Parco Europa) e una piazza dove una volta stava il municipio. Potrebbe essere un paesino delle Langhe se ci fossero vigne di barolo e barbaresco.

A Cavoretto dalla scorsa estate sono ospiti di un vecchio albergo, di cui si mormora ospitasse coppie in cerca di privacy, 38 richiedenti asilo. Arrivano da molte parti del mondo: Africa centrale, Pakistan, Eritrea.cartellone1 L’arrivo dei richiedenti asilo ha suscitato immediatamente le proteste con tanto di striscioni di Forza Nuova, Lega Nord, Casa Pound e volantinaggi di Forza Italia che hanno alimentato le preoccupazioni di una parte dei residenti: Cavoretto non è il posto ideale; sono giovani e pieni di testosterone; le nostre figlie sono a rischio; di fronte c’è una scuola frequentata da bambini… Insomma tutta la solita sequela di luoghi comuni sull’uomo nero, magari anche cannibale.
Aimg_0572 questa reazione c’è stata la risposta immediata del coinvolgimento di alcuni 
richiedenti asilo nel lavoro di pulizia della scalinata di Cavoretto, coordinata da Torino Spazio Pubblico, che ora torna a splendere bella, pulita e di nuovo agibile.
Ma non solo.
La cooperativa che gestisce il centro di accoglienza ha aperto le porte della struttura mettendosi a disposizione di chiunque volesse informazioni o visitarla. La circoscrizione otto ha relazionato con prefettura, ha visitato più volte la struttura e convocato una commissione pubblica per informare sulla situazione.
Ma non solo.
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Un gruppo di residenti cavorettesi in modo naturale e spontaneo ha varcato la soglia del centro e si è messo a disposizione per favorire l’accoglienza. Hanno iniziato con un venerdì conviviale che è diventato i venerdì di Cavoretto. Famiglie, amici si recano al centro con cibarie, chitarre, libri, scacchiere e trasformano una serata in una festa. Tutti insieme.
Da quei venerdì è nata la collaborazione e il mettersi a disposizione: corsi di italiano, laboratori di ceramica e di disegno e tante idee sul borgo.
Da quei venerdì l’idea di un momento pubblico aperto a tutti nel teatro della parrocchia dove gli ospiti si raccontavano attraverso le storie, il canto. Una festa che si è conclusa con gli ospiti del centro che in coro, accompagnati dal pubblico, hanno cantato Bella Ciao.
Da quei venerdì può rinascere una comunità.
Un grazie e un abbraccio affettuoso a chi lo ha reso possibile.
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Il centro di accoglienza di Cavoretto è coordinato da Adramet Barry.
Adramet è originario della Guinea, vive da sei anni in Italia. Ha imparato, e molto bene, l’italiano facendo teatro e frequentando le biblioteche civiche torinesi. Ha accettato di coordinare il centro proponendo una gestione completamente autonoma: dal cibo alle pulizie è tutto gestito dai richiedenti asilo. Ci sta riuscendo.
Qui due video, mi scuso per la qualità: la prima e seconda parte dell’intervento di Adramet Barry che ha aperto la festa del 27 novembre scorso.