Augusto Montaruli

Le interviste possibili: il mio barbiere

Stereotipi e luoghi comuni dicono che dalle parrucchiere si parli solo di gossip e dai barbieri, nell’ordine, di sport donne e politica. Una volta di sicuro, non frequento parrucchiere però barbieri sì, sono una mia passione non tanto segreta e posso dirvi che dal mio barbiere si parla di fotografia, film, libri e politica. Dal mio barbiere di riserva, occorre sempre avere un barbiere di riserva, si parla di Sud, delle persone di tutto il mondo che passano da lui (c’è una cartina geografica a dimostrarlo) e di politica. Insomma ogni barbiere ha le sue preferenze, ma la politica come argomento di discussione è comune a tutti i barbieri, come il calcio. 

Allora chi meglio di un barbiere per capire, tra un taglio uno shampoo e un’aggiustata alla barba, come la pensano i suoi clienti? Dal mio barbiere il campione è variegato come una zuppa inglese: c’è l’immigrato, il professore, l’hipster, il pensionato, lo studente, il lavoratore (come lo si intendeva una volta) e il politico (anche ex) di borgata. 

Nico’, che aria tira dalle tue parti?

Quando 38 anni presi la decisione di mettermi in proprio uno dei piaceri è stato, visto che potevo, di mettere a disposizione dei miei clienti le riviste a me congeniali: dalla politica, vissuta, giornaliera, al cinema, alla fotografia e viaggi. Niente riviste di pettegolezzi (che considero il gioco più bello del mondo: pettegolare) e di calcio di cui non so niente, salvo tifare per l’Italia ai mondiali. 

Secondo te, anzi secondo i tuoi clienti, quante stelle son rimaste al Movimento?

Del Movimento se ne discute: le aspettative erano tante, i risultati scadenti. Anzi cadenti a proposito di stelle.

E del resto cosa dicono nel tuo salone? (a proposito, si usa ancora dire salone?)

I commenti sulla politica sono in generale negativi. Le aspettative da questa amministrazione erano legate ad un maggiore  attenzione al lavoro, un miglioramento dei trasporti pubblici, una burocrazia più efficiente (vedi le carte di identità), la riparazione delle strade, i parcheggi e altro ancora. E poi ancora i problemi delle circoscrizioni, le periferie. E poi basta con “abbiamo ereditato”. Per finire il giudizio è di incompetenza e scelte sbagliate di collaboratori. Salone?  Qui al nord non è mai stato usato. Almeno credo.

Nico’, ma i tuoi clienti ti sembrano più incazzati, rassegnati o speranzosi (sempre rispetto alla politica)?

Lo ripeto, una buona parte dei miei clienti è delusa dalla politica, altri scettici. Io sono speranzoso e voglio, comunque, essere rappresentato.

Ma tu che sei esperto di tagli, taglieresti i parlamentari o toglieresti/taglieresti certi personaggi? Tu. I tuoi clienti invece?

Sono in tanti a condividere la riduzione dei parlamentari, anche dello stipendio. Sullo stipendio sono d’accordo, sul taglio no: vorrei, invece, una buona selezione. 

Lasciami concludere ringraziando i miei clienti che mi hanno dato, e mi danno, la possibilità di scambiare opinioni sui tanti argomenti. 

Sai, caro Nicola, che quel libro che mi hai prestato è davvero bello. La storia di questa famiglia pugliese, anzi murgese, che attraversa un secolo dall’unità di Italia ai giorni nostri è davvero interessante. Ti insegna che la storia è fatta di cadute e di rinascite. E soprattutto di persone belle di cui, come direbbero i fratelli Caponi, “c’è stata una grande moria” e aspettiamo aspettiamo che la storia si dia una mossa.  

Appena riapri vengo per un taglio e un’aggiustata ai baffi.

Ps. Il libro che citavo è Gente del sud, storia di una famiglia di Raffaello Mastrolonardo. Molto consigliato ai pugliesi delle terre baresi e anche ai lucani và. 

Un incontro che non ti aspetti

IMG-2333A volte basta un incontro inaspettato ad aggiustare una giornata storta. Una di quelle giornate dove ti tocca ascoltare la fuffa o ritirare una mozione perché c’è chi sospetta e non capisce (o fa finta di non capire). Un incontro, dicevo, che non ti aspetti. Uscendo dal bar, quello di fronte a casa. Quello del cuore (granata in questo caso) e ti vedi, in modo del tutto inaspettato, Nico. Nico, il mio barbiere di una vita. Quello delle lunghe discussioni, quello con cui ti fermavi a chiacchierare mentre lui sull’uscio del suo salone (così lo chiamava, alla moda del sud) si rilassava fumando la pipa. Quello che ti raccontava la sua vita, del primo viaggio da Tricarico a Torino. Di Rocco Scotellaro. Quello che lavorò a Caramagna, se ricordo bene, e a Cuneo, di questo son certo. Quello che adorava Sivori e quella domenica si licenziò perché il principale non gli volle dare la domenica libera per andare a vederlo il campione con i calzettoni giù. Quello che racontava l’arrivo a Torino, c’era la pioggia con la nebbia quella volta. Quello, Nico, delle finte litigate finite con le risate. Quello delle discussioni di politica e di sport. Nico che mi diceva, da giovane assomigliavo a Domenico Modugno.
Quello brontolone, Nico, con tutta una sua filosofia di vita. Quello che ti diceva io son qui da una vita e ho visto nascere questo pezzo di quartiere. Quello che tuo suocero un vero signore, lo “servo“ da una vita. Quello che vieni nel retro che tu i capelli vuoi che te li lavi da dietro così non abbassi la testa.
Che piacere rivederti caro Nico. E che risata ti è venuta quando ti ho detto che il mio barbiere, quello che ti ha sostituito, si chiama Nico. Come te. Dal sud anche lui.
Al prossimo inaspettato incontro. I più belli. 

Il mio barbiere, editore del libro che non c’è

nicoA me piacciono i barbieri, quelli all’antica senza fronzoli: giusto tre poltrone al massimo, qualche sedia dove aspettare e il tavolino per i giornali. Quelli dove c’è da aspettare che mentre aspetto ascolto e se il caso m’intrufolo nella conversazione facendo attenzione a non rovinare il flusso del parlare. Anzi per allungarlo ancora un po’. Quelli che anche quando non c’è nessuno entro per chiacchierare. Dal mio barbiere è così.
Dal mio barbiere sul tavolino dei giornali trovi Repubblica, L’Espresso e una rivista di fotografia. Alle pareti un quadro con messicani che fan la siesta e fotografie dove è sempre citato l’autore, perché lui ci tiene. La prima volta ci andai perché sull’insegna il nome era lo stesso del mio vecchio barbiere che era andato in pensione: un nome del sud. “Qui capisco la povertà. – mi dice del suo arrivo a Torino – Sei in due stanze con gabinetto sul ballatoio. In Puglia non sapevo di essere povero.” In Puglia a due passi da Matera, dove basta un gradino per vedere il mare.
Con lui facciamo lunghe chiacchierate su tutto dilungandoci soprattutto sulla fotografia, una passione che condividiamo. Io lo chiamo maestro, mi dice: “leggi! vai alle mostre!”. Mi racconta del punctum e mi presta Roland Barthes. A volte mi regala dei libri speciali perché lui è un editore di libri che non esistono. Il mio barbiere, editore del libro che non c’è, quando una fotografia fa breccia nei suoi pensieri la trasforma in copertina di un libro: inventato il titolo, la casa editrice e l’autore. “Perché le fotografie bisogna leggerle e non guardarle”.
Il mio barbiere è davvero un tipo speciale.

Nino

Questa mattina ho costatato che i miei capelli stavano peggio della maggioranza di Berlusconi e prima che decidessero di passare all’UDC sulle orme della Carlucci ho deciso che una sistemata fosse proprio necessaria. Avevo però il problema del parrucchiere, il mio solito ha lasciato l’attività, il più vicino è in via Calvo e non mi sembrava il caso. Ho telefonato a Raffaele chiedendo consiglio e lui, che tutto sa sul quartiere, mi ha consigliato Nino.
Fidandomi, perché di Raffaele bisogna fidarsi, ci sono andato. E ho fatto bene riuscita del taglio a prescindere.
Nino è un parrucchiere, o barbiere come piace dire a me, vecchio stile, come al Sud. Gentilezza e racconto.
Abbiamo cominciato con le origini calabresi di Nino che mi ha raccontato della pesca al pesce spada che si fa a Palmi, sua città natale. Proprio a Palmi, racconta, avvenne la storia del pesce spada innamorato che ispirò la canzone di Modugno. E come un gioco a seguire, tra un colpo di forbice e l’altro, mi ha raccontato gli inizi torinesi, anzi sansalvariesi, di Domenico Modugno, barista al caffè dell’Università di corso Marconi angolo via Madama. Molti dei suoi successi Modugno li compose dopo il lavoro nel retro di una sartoria di San Salvario dove dormiva ospite di un amico di suo padre. Mi ha raccontato della sorpresa di vederlo vincitore a Sanremo e dei tre giorni di festa che aveva offerto agli amici torinesi dopo il successo internazionale. “Ma”, mi dice Nino, “io non sono un esperto di musica leggera: io sono un melomane”. E parte una conferenza vera e propria sulla lirica: Tebaldi, Callas, Domingo, Pavarotti … mi ha aperto il cassetto con i suoi cd rari … mi ha raccontato del dramma di Anita Cerquetti, cantante dal grande avvenire che aveva abusato della sua voce tanto da rimanere senza e finire in clinica abbandonando un futuro da nuova Callas. Una bella mattinata, mi sono rilassato, ho appreso storie che non conoscevo e ho conosciuto una piacevole persona. Io da Nino ci torno, grazie del suggerimento Raffaele.

Tutto questo per dire che territorio è dove abiti, dove fai la spesa, dove i figli vanno a scuola e dove ti dai anche una sistemata ai capelli.

Dimenticavo, anche il taglio niente male.

Buone vacanze da San Salvario a trecentosessanta gradi (nel senso ampio)

barber-shop

Vieni vieni, vai

Vengo o vado?

Vai nel senso del retro che tu li lavi al contrario

Hai ragione

La ragione si da ai fessi

O a chi ha ragione

Hai ragione

Tutto bene?

Devo dire si, che poi tu mi dici ecco il solito, si lamenta è sempre incazzato e  poi tu sei comunista

Comunista? Cosa c’entra? I comunisti non ci sono più!

Allora dobbiamo parlare della Juve? Non ne parliamo. Tu col tuo Milan.

Una volta, una volta

Non ti piace Berlusconi e non ti piace il Milan

Berlusconi … quello passa, ma leggi cosa combina?

Nel senso di uomo lui …

Lui?

Troppa paglia vicino al fuoco

Speriamo bruci

Siete invidiosi, i comunisti sono tutti invidiosi

Di Berlusconi?

Certamente, lui, a trecentosessanta gradi, lo può fare

Ma neanche a quarantacinque

Non so se siete più comunisti o più invidiosi

Se lo dici tu

Che io non sono di Berlusconi, ci tengo per la precisazione

Meno male …

Fossi di Fini

Sei di Fini?

No

Vabbè, di che sei?

Io vorrei essere di un socialismo …. 

A trecentosessantagradi

Vedi che mi hai capito

Non proprio

Nel senso ampio

Ampio in che senso?

Non mi hai capito

Stai facendo tutto tu, io ho chiesto solo se mi tagliavi i capelli.

Sono parrucchiere e te li taglio, anche se …

Se …

Sai come sono le donne … 

No… cosa c’entrano le donne adesso?

Comandano loro e allora continuo a tagliare i capelli

Non tanto corti

Sarai servito

Mi siedo qui?

No, quella in mezzo

Ok

Togli gli occhiali

E’ vero, scusa

Non ti devi scusare, tu sei il cliente

L’educazione ….

A trecentosessanta  gradi

Cioè?

Nel senso ampio

Non ho capito

Allora mi devo spiegare?

E se vuoi farmi capire …

Ma io ti ho sempre pensato una persona istruita

Che non vuol dire che capisci sempre tutto, guarda Gasparri

La metti sempre in politica che poi sono tutti uguali

Io? Era una … metafora … un esempio vivente e poi c’è chi è più uguale

Paritariamente parlando a trecentosessanta gradi

No, a centottanta gradi

Come vuoi tu

Dicevi?

Al mare, vado al mare

Bello!

Mah, vado perché devo andare

Dove?

Non te lo dico

Cosa?

Dove vorrei andare

A trecentosessanta gradi?

In che senso?

Ampio

Aspetta, ti devo spazzolare

Grazie

Non mi devi dire grazie

Grazie

Prego, ti puoi alzare

Quando riapri?

Al primo settembre

Io non ci sarò

Allora mi metti le corna

Eh?

Vai da un altro parrucchiere

E se non ci sei

E’ giusto

Beh, buone vacanze

A trecentossantagradi, magari all’ombra.