Le interviste possibili: Mauro Berruto

Quando ho iniziato con le interviste avevo immaginato un’alternanza tra un politico e un cittadino/elettore, poi la sequenza è saltata perché ho ritenuto meglio limitare le interviste ai politici per dare più spazio e più voce ai cittadini elettori. Oggi incontriamo Mauro Berruto, di cui confesso sono ammiratore non fosse altro perché mi ricorda una bella pagina, grazie alle sue di belle pagine, della mia attività istituzionale. La lettura di un suo libro, Independiente sporting, diede il via all’unica iniziativa culturale nel corso di Torino capitale dello sport organizzata insieme dalla circoscrizione, dal Salone del libro e dalle biblioteche civiche. Leggetelo quel libro.
Mauro le 5 stelle del Movimento stanno a significare: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. Secondo te, e come chiedo ad altri, a prescindere dalla brillantezza delle stelle, non credi ne manchino di stelle?
Uno dei problemi (paradossalmente non il principale) sono certamente le “stelle” che mancano (come il lavoro, la cultura, lo sport, il turismo e così via), ma il problema tragico è il modo in cui le “stelle” di cui sopra sono state trattate. Come si fa a non essere d’accordo che ci si debba occupare di ambiente, di trasporti, per dire? Il fatto è che questi temi sono stati affrontati con il folle orgoglio del valore dell’incompetenza, dell’assurda pretesa che chiunque potesse occuparsi di qualunque cosa. La stagione politica Cinquestelle è stato il peggior disastro immaginabile, più pericoloso dell’avanzare delle destre estreme (che peraltro proprio il populismo Cinquestelle ha contribuito a sdoganare). Potrei parlarti per ore di ciò che penso dell’attuale maggioranza di Governo, non lo faccio. Ti dico soltanto che il Movimento Cinquestelle voleva uno tsunami: lo ha ottenuto. E tutti noi ci siamo affogati dentro.
Faccio anche a te la domanda che ho rivolto ad altri ospiti delle mie interviste: Chiara Appendino la ricorderemo con una statua dedicata al monopattino o resterà altro?
Credo che, purtroppo per lei, Chiara Appendino non verrà ricordata. Oppure verrà ricordata per le cose non fatte, per le occasioni perse, per aver tenuto il pedale del freno costantemente schiacciato sullo sviluppo della città (a fronte del paradossale #torinoriparte) oppure per aver sbandierato risultati farlocchi proprio su temi diventati bandiere di questa amministrazione (mi vengono in mente l’innovazione, obiettivo non solo fallito clamorosamente in città, ma che ha visto la protagonista di quei disastri diventare Ministro della Repubblica! oppure le recenti vicende dello sgombero del campo Rom di Via Germagnano, esemplare esempio di inesistenza di una visione, di un progetto). Purtroppo anche in quest’ultimo caso la soluzione che passa attraverso la distribuzione di un po’ di denaro, quasi come si fa con le paghette agli adolescenti, non solo non funziona, non solo è un danno erariale, non solo è, mi verrebbe da dire, anti-educativo, ma un modello che abbiamo tragicamente visto applicare anche su scala nazionale.
Bene (si fa per dire), adesso parliamo di aspettative. Non ti chiedo per chi voterai, è anche prematuro forse, però ti chiedo tre cose (fai tu se vuoi togliere o aggiungere) sulle quali la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi.
Ti dico una premessa e poi quattro cose, che credo rappresentino un po’ i punti cardinali di un’ipotetica bussola in mano al nuovo/a Sindaco/a:
0. Ovvero la premessa: una totale discontinuità (di fatto e di pensiero) con l’attuale amministrazione. Ringraziamo (per dover di cortesia) la Sindaca Appendino e procediamo senza nessun tipo di relazione con ciò che è stato prima. La sfida (che risiede nei quattro punti che seguono) è semmai quella di convincere gli elettori che hanno affidato la città ai Cinquestelle nel 2016 a cambiare la loro scelta dentro alla cabina elettorale, non quello di apparentarsi a chi ha ampiamente dimostrato la propria inefficacia. Detto questo, i quattro punti:
1. Spingere Torino a investire su stessa e mettere al centro delle proprie politiche la capacità di generare un mercato del lavoro moderno.
2. Accorciare le distanze in città (sociali, culturali, chilometriche, mentali)
3. Ricollocare Torino in un contesto nazionale ed internazionale capace di attrarre investitori e di includere (non solo integrare… c’è una sostanziale differenza!) chiunque desideri venire a lavorare o a vivere qui.
4. Far diventare Torino una healthy city: una città dove la qualità della vita, la cultura del movimento, il rispetto dell’ambiente, incidano sulla salute fisica e mentale dei cittadini, generino risparmio al Servizio Sanitario Regionale. Una città dove sia bello vivere, in sostanza. E qui lo sport (inteso come cultura del movimento, appunto) c’entra eccome.
Secondo me in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta. Tu che sei allenatore e avendo letto il tuo “Capolavori” avresti conseguito successi sportivi solo concentrandoti sul tuo destino personale?
Perdonami Augusto, ma da quando il cognome di un politico è entrato nel simbolo di un partito (il primo fu Berlusconi negli anni ’90) fino a diventarne la parte più visibile, il processo è diventato tragicamente irreversibile. È successo a tutti, da destra a sinistra. Metto in relazione questo fatto al momento in cui sul retro delle maglie dei club calcistici è comparso il cognome dei calciatori: nulla è stato più come prima. Io sono romanticamente legato all’idea che il proprietario di quel cognome debba essere al servizio di quella maglia e non il contrario. Ho allenato in quel modo la nazionale italiana di pallavolo e ho tenuto fede a quell’idea fino a quando è stato possibile difenderla. Quando non è stato più possibile, nonostante cinque anni meravigliosi e sette medaglie di cui una olimpica, a Londra, ho dato le dimissioni.
Anche questa è una domanda che faccio quasi a tutti: mi dici tre (se poi sono cinque va bene lo stesso) qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco?
Essere capace di costruire una squadra. Essere capace di scegliere le migliori competenze e saperle far lavorare insieme, creando senso di appartenenza. Dare una propria visione e poi affidarsi alla qualità del lavoro delle persone scelte. Sarà fondamentale questa squadra, non il nome del/la Sindaco/a.
Tu fai parte, in modo molto impegnato e schierato (nel senso di da una parte e non dall’altra) della società civile. Io personalmente credo che sia un termine abusato e anche un po’ inflazionato. Sa un po’ di non mi sporco le mani con i partiti o i partiti non sono più così attrattivi?
Da sempre rigetto l’idea che si debba gareggiare circa la supremazia fra politica e società civile. Mi verrebbe da dire che dovremmo essere tutti politici, nel senso letterale del termine, ovvero tentare di migliorare quel pezzo di mondo (la polis) che ci è stata affidata al fine di restituirlo un po’ migliore a chi verrà dopo di noi. Questo vale per la città, per la qualità dei rapporti sociali e vale per il rispetto del territorio e dell’ambiente. Quest’ultimo tema deve essere centrale per il presente e per il futuro della nostra città e del nostro Paese. È incredibile come, a differenza di tanti altre nazioni in Europa e nel mondo, in Italia il tema ambientale continui a non essere presidiato da nessun partito politico di quelli strutturati e, diciamo così, tradizionali. Guardo con grande speranza al movimento Fridays For Future, tanto del destino di questo pianeta è nelle mani (fortunatamente!) di ragazzi e adolescenti che hanno già ripetutamente dimostrato di avere le idee molto più chiare di noi adulti.
Lo faresti l’assessore allo sport? E se sì con quali presupposti?
Vedi Augusto, mi hanno fatto sorridere il fiorire di auto-candidature e di fantasiose ipotesi per ruoli ancor più fantasiosi. Non cado in questa tua (simpatica) trappola… Mi appassiona di più la riflessione sui temi, sui contenuti, sulla visione, sulle azioni da mettere in campo e poi… su quell’affascinante momento che è la composizione di una squadra.
Se vuoi puoi anche dirmi cosa voterai il 20 di settembre e perché?
Te lo dico, eccome! Voterò un gigantesco e convintissimo NO!
“NO” al quesito referendario (e ci sono almeno una mezza dozzina di importantissime ragioni per farlo) e soprattutto “NO” all’ennesima concessione al populismo, “NO” all’ennesimo tentativo di nascondere la spazzatura sotto al tappeto, “NO” all’ennesima polpetta data in pasto da sbranare per tenere a bada frustrazione e rabbia. Non voglio affatto meno rappresentanti, li voglio profondamente migliori. Questo referendum è un pericolo per la democrazia, prelude a qualcosa di ancora peggio (ti ricordi di Grillo e dei suoi deputati estratti a sorte o di Casaleggio e della sua profezia sul fatto che in futuro il Parlamento diventerà inutile?). Abbiamo già visto la grottesca realtà della piattaforma Rousseau, io spero che questo Paese voglia difendere la propria Costituzione e fare delle riforme vere, non tagli lineari (peraltro dall’esito economico marginale) da sepolcri imbiancati.
Anche questa “intervista” le concludo citando un libro. No meglio, non cito un libro ma cito un autore che conosci e che scrive anche di sport: Marco Ballestracci (Gianni Mura già citato). Sai perché? Perché Marco racconta lo sport come mi piacerebbe facesse la politica: ti emoziona e ti appassiona. Vero?
Facciamo così: tu citi Marco Ballestracci, l’emozione e la passione per lo sport come della politica. Io cito Philippe Noiret, Alfredo in Nuovo Cinema Paradiso, che dice all’ormai cresciuto Totò: “Qualunque cosa farai, amala come amavi la cabina del Paradiso quando eri picciriddu”.
È quel tipo di amore per le cose che siamo chiamati a fare che migliorerà il mondo.
Grazie per la chiacchierata. Davvero.
Le interviste già uscite:
Mimmo Carretta – Nicola Bellaccicco (il mio barbiere) – Luigi Matteoda – Enrico Pandiani








Che noia mortale la musica andina, cantava Lucio Dalla. Che noia mortale gli articoli delle cronache torinesi sulle prossime elezioni amministrative, dico io che non sono Lucio Dalla e che la musica andina da ragazzo ascoltavo commuovendomi, ma questa è un’altra storia direbbe il famoso scrittore. La storia di adesso è un’intervista a Mimmo Carretta, segretario metropolitano del PD torinese, e di un mio commento su Facebook: “Si però che noia mortale queste interviste fotocopia quasi quasi te ne faccio una io”. E Daje, mi ha risposto Mimmo. E damose, dico io ed eccoci qua con qualche domanda.