Augusto Montaruli

Le interviste possibili: Mimmo Carretta

Che noia mortale la musica andina, cantava Lucio Dalla. Che noia mortale gli articoli delle cronache torinesi sulle prossime elezioni amministrative, dico io che non sono Lucio Dalla e che la musica andina da ragazzo ascoltavo commuovendomi, ma questa è un’altra storia direbbe il famoso scrittore. La storia di adesso è un’intervista a Mimmo Carretta, segretario metropolitano del PD torinese, e di un mio commento su Facebook: “Si però che noia mortale queste interviste fotocopia quasi quasi te ne faccio una io”. E Daje, mi ha risposto Mimmo. E damose, dico io ed eccoci qua con qualche domanda.

Caro segretario, le domande che vi fanno girano intorno a due o tre questioni: le primarie, le alleanze e il tormentone con i 5 stelle sì oppure no? Le fanno a tutti sperando di sollevare polemiche e contrapposizioni. Non credi che le alleanze andrebbero cercate e fatte, soprattutto con gli elettori?

E’ interessante il tema che poni. La politica se vuole riconquistare quella centralità che ha smarrito deve sicuramente sforzarsi di cercare un rapporto più stretto, più sincero con gli elettori. Ma per farlo, per instaurare un legame di fiducia con i propri militanti, con i cittadini, con i partiti, con tutti quelli che decidono di dare un contributo è sempre  bene delineare il campo e definire  quelle che un tempo si sarebbero chiamate regole d’ingaggio. é sempre bene partire da un terreno comune fatto di valori, idee, speranze. un terreno comune che rende il percorso di cui parlavi, più chiaro, più semplice. In questo periodo, l’allargamento e il rapporto con la città passa attraverso il programma. Le facce le idee che dicono chi siamo, cosa vogliamo, dove vogliamo andare. Per fare questo lavoro bisogna ascoltare, raccogliere, mettersi in sintonia con i cittadini. Bisogna cioè saldare un’alleanza più intima con gli elettori e mettere in campo una squadra che non può essere solo il risultato di alleanze studiate a tavolino ma il risultato di qualcosa di più complesso. Detto questo la convergenza dei partiti, dei movimenti verso un progetto comune è sempre un bel segnale 

Agli elettori presenterete un programma che dirà ripartiamo da dove abbiamo lasciato o si immaginerà una città nuova, ripensata alla luce di cosa è successo in questi mesi e a quell’orologio che dice che restano pochi minuti alla fine? 

La città ha bocciato già una volta il “dove abbiamo lasciato”. la spinta propulsiva delle giunte Castellani, Chiamaprino Fassino si era esaurita e noi nel 2016 non l’abbiamo capito. Abbiamo cioè  riproposto una vecchia ricetta che non era più sostenibile, non era più digeribile da una città che dal punto di vista demografico, sociale, economico non era più quella di ventanni prima. Quella di oggi è diversa anche alla Torino del gennaio del 2020,  quindi ricette nuove, interventi strutturali per ridisegnare Torino. Dobbiamo trasformare il distanziamento fisico in opportunità, valorizzare quella prossimità di persone, di servizi, nei trasporti, nel lavoro che genEra appunto opportunità nuove. Una sfida complicata, ma la generazione covid, quella che ha visto cancellare un passato che non tornerà più, dovrà farsi trovare pronta. 

Mi dici una cosa positiva, non te ne chiedo di più perché tanto non le diresti, che lascerà l’amministrazione Appendino?

Sono sarcastico: spero, la consapevolezza nei cittadini che per governare ci vogliono competenza e capacità di ascolto e che uno non vale uno: aL lavoro, a scuola, in politica.  

Mimmo, cosa vuol dire candidato di sintesi? Uno buono per tutti o uno bravo a gestire una squadra e rappresentativo di un programma? Faccio un esempio, se la vocazione della città è diventare città universitaria e della cultura penso ad un certo profilo di candidato, se è la riqualificazione urbana e lo sviluppo tecnologico ad un altro. 

Innanzitutto  bravo a gestire una squadra. Una squadra di manovali che dovra ricostruire dalle fondamenta. Cultura, lavoro, vocazione universitaria, assistenza sono tessere di un puzzle complesso, articolato.  Quello che abbiamo davanti è uno sforzo collettivo, non servono primedonne o salvatori della Patria, servono persone umili consapevoli di avere davanti uno sforzo immane  C’è bisogno di equibrio, capacità di dirigere, interagire.  

La consiliatura in corso ha visto cose strane nel PD, persone elette nel PD fare campagna elettorale per Fratelli d’Italia, alcuni finirci proprio, passare dal PD a moderati e poi liste civiche. Io stesso ne sono uscito restando però, come dire, amico leale. In consiglio comunale c’è il caso Scanderebech. Cambierà il criterio di selezione dei futuri candidati?

La selezione della classe dirigente, o meglio la mancata selezione della classe dirigente è uno dei mali peggiori della politica. Dobbiamo imparare a dire no, a dispensare con più energia quei no che aiutano a crescere: i singoli, la comunità. Vuoi fare il consigliere regionale? Mi dispiace non sei pronto, matura e fai gavetta, ci vediamo tra qualche anno.  Invece abbiamo travolto, tutti,  i corpi intermedi di sì. Sì a chiunque, a prescindere e in tempi rapidi. Poi ci mancava la buriana dell’antipolitica che ha svilito ancora di più i percorsi virtuosi. Per rimetteresi in linea c’è bisogno di resituire autorevolezza ai gruppi dirigenti e di affidarsi alle loro scelte.  C’è bisogno di “premiare”. Strappiamo alle destre il valore della meritocrazia, che è un valore di sinistra nato nell’800 per scardinare il baronaggio. 

Questa è una città che soffre, ci sono gli ultimi e gli ultimissimi. Durante il lockdown è stato necessario portare cibo alle famiglie. Saranno, gli ultimi e gli ultimissimi, uno dei temi del programma elettorale?

La questione sociale deve attraversare come una lama tutte le riflessioni, le soluzioni  che penseremo dimettere in campo per ogni ambito. La situazione è allarmante, la città rischia di spaccarsi in due, in tre in quattro.  Bisogna proteggere, salvare il salvabile ricostruire un nuovo modo scusa la brutalità del termine di” assistere”, negli ultimi anni gli slogan si sono frantumati con la realtà. Quando dico ogni ambito, dico proprio ogni ambito. Pensiamo ad esempio a un tema che può sembrare anni luce distante dalla questione sociale: i trasporti. garantire a tutti la possibilità di spostarsi, di vivere, di respirare, di interagire, passa anche attraverso riflessioni strutturali sulla riorganizzazione del trasporto pubblico e non solo. Tutti dovranno godere del diritto di muoversi ……

Avrei tantissime altre domande da farti ma non ti disturbo oltre, fa ancora caldo e poi io sono in vacanza e sto (ri)leggendo Gianni Mura che racconta di ciclismo dove i campioni senza una squadra forte, capace di sacrificarsi, non sarebbero stati mai campioni.
Vado a finire di leggere Gianni Mura. Un abbraccio e ricordati di quella suora che racconta Bruce.

Ps: non ti ho chiesto dei 5 stelle… posso dirti cosa penso io: si facciano prima una bella scissione, alcuni di qua altri di la e poi ne parliamo. In fondo una scissione non si nega a nessuno. 

 

Le mele con le pere

DSC_5413Sono un consigliere uscente alla Circoscrizione Otto eletto nelle liste del PD. Non ho ancora deciso se ricandidarmi, anche perché per decidere dovrei prima di tutto ricevere una proposta corredata di giudizio sul lavoro che ho svolto in questi ormai cinque anni di mandato. La mia decisione però a prescindere dalla proposta sarà soprattutto condizionata dalle alleanze che andranno a sostenere una coalizione e una maggioranza di governo del territorio. Si legge, senza smentita, che la coalizione che andrebbe a sostenere la candidatura di Piero Fassino si stia allargando a liste civiche con nomi e cognomi che nulla hanno a che fare con il centro sinistra. Addirittura personaggi che amano giocare alle sentinelle in piedi, naufraghi di Forza Italia e sodali di Casini.

Pare per avere la certezza di vincere (?) al primo turno, pare. Vincere così è come perdere, anche la faccia. Spero proprio che sia una bufala. Lo spero perché troverei inimmaginabile dover condividere (eventualmente) il governo di un territorio con chi vorrebbe chiusa per sempre la Casa del quartiere; con chi vota contro delibere che vanno a favorire l’integrazione nel mio quartiere; che votano contro la concessione di due gazebo all’ANPI; che votano contro delibere di contributi per progetti scolastici che istituiscono sportelli di supporto psicologico nelle scuole (psicologico vade retro) o progetti rivolti a favorire il percorso scolastico degli immigrati. E ancora che vorrebbero l’esercito a “regolamentare” la movida. Che sono contrari alle pedonalizzazione. Insomma che sono distanti. Insomma che è giusto stiano in minoranza se noi siamo in maggioranza e viceversa. C’è già abbastanza pluralità non facile da gestire nel PD e nel centro sinistra aggiungerne renderebbe il minestrone indigesto. E io, per quel che valgo e per quel che conto, quel minestrone non vorrei mangiarlo. Anzi nemmeno assaggiarlo. In quel caso mi farei da parte e ce ne faremo una ragione. E sarebbe un peccato perché qui alla Otto abbiamo lavorato abbastanza bene e abbiamo un po’ di cose da portare a termine e altre da proseguire. Ripartiamo da noi e non mischiamo le mele con le pere.