Augusto Montaruli

Caro Roberto

Caro Roberto, 

Ho letto con attenzione la tua intervista al Corriere, intervista di cui mi avevi anticipato l’uscita prendendo un caffè nel tuo bar. 

Tu lo sai che ti voglio bene e anche tu me ne vuoi, ma credo tu voglia più bene a Chiara (Appendino). Capisco e non sono geloso.

Non entro nel merito della sua ri-candidatura, direi cose non gradevoli sulle alternative interne al movimento. Mi soffermo invece su cosa dici in merito alle buone pratiche: “La mobilità, l’approccio non securitario al disagio, vedi lo sgombero dell’ex MOI e l’avanguardia sui diritti civili”.

Andiamo per ordine. La mobilità. Ti chiedo come fai a misurare una politica efficace sulla mobilità sostenibile? Dal numero di bici che circolano o dal numero di auto che non circolano più? Dal diminuire dell’inquinamento da gas di scarico o dal numero di piste ciclabili. Da una diversa politica sul trasporto pubblico e dalla diminuzione dei mezzi pesanti in città o da quanti monopattini girano in centro. Per tacere della mobilità alternativa nei e tra i quartieri o dell’incentivare l’uso dei parcheggi (basta monitorarli on line per capire). Ti invito a farti un giro in corso Dante, uno dei luoghi più inquinati della città. 

L’approccio non securitario? Beh, in giunta c’è un’assessora ai servizi sociali che ritiene educativa la sanzione ad un senza fissa dimora. E’ in buona compagnia con un comandante dei vigili urbani che li multa e li sgombera, lo stesso comandante che ha rinominato il Nucleo nomadi in RIMI (Reparto Informativo Minoranze Etniche). Non securitario? Da paura direi, se non orrore.

I diritti? E vabbe’, li a parte Ricca della Lega e Marrone di FDL son bravi tutti. Potrei fare una ricerca e cercare di capire se tra i senza tetto e i rom ci sono dei gay o delle lesbiche, magari l’approccio cambia, salvo che il succitato comandante non li multi per atti osceni in portici pubblici.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma fa caldo. 

Ti voglio bene comunque.

Augusto

MANCOAFARLOAPPOSTA

Manco a farlo apposta oggi, insieme al risultato e all’affluenza delle primarie per il candidato sindaco del centro sinistra, sul Corriere della Sera appare un articolo che analizza la mappa del reddito in città. 

“In cinque zone la percentuale è molto elevata, sopra il 5 per cento: si tratta di 10121 (piazza Solferino, dove sfiora quasi il 9%), 10131 (Gran Madre), 10133 (Crimea), 10123 (Borgo Nuovo) e 10128 (Crocetta). Sono invece quasi introvabili i torinesi ricchi nei Cap 10154 (Regio Parco), 10151 (Madonna di Campagna-Vallette), 10155 (corso Vercelli), 10148 (via Reiss Romoli), 10149 (corso Potenza).”

Adesso andare a confrontare questi dati con i dati delle primarie, guardate le affluenze al seggio e le percentuali dei candidati. Credo che dal confronto emergano realtà preoccupanti anche per chi si è piazzato secondo (non c’è da gioire). Si sono espresse le bolle di ciascuno, bolle che rischiano di essere di sapone quando il voto sarà quello concreto.

E’ come se cinque anni di opposizione in sala rossa e di proposte e realizzazioni delle circoscrizioni fossero evaporati.

Come mai?

Personalmente e riferendomi alla mia esperienza  credo che in questi cinque anni sia stato sottovalutato il contributo che gli enti di prossimità hanno dato in termini di relazioni, proposte, cose concrete realizzate.  Avremmo dovuto fare l’elenco, dare la giusta enfasi. I partiti avrebbero dovuto fare l’elenco, dare la giusta enfasi. I cittadini purtroppo riconoscono un nome e cognome e non un’organizzazione, un simbolo. C’è ancora tempo per fare in modo che al nome e cognome si associ un simbolo, non tantissimo tempo però.

E restando sulle circoscrizioni una raccomandazione che è anche un appello: candidate uomini e donne qualificanti e non (presunti) quantificanti che spesso diventano schegge fuori controllo. E fate in modo che non siano battitori solitari ma siano supportati, stimolati dai partiti. Insomma cambiamo registro.