Augusto Montaruli

Caro Roberto

Caro Roberto, 

Ho letto con attenzione la tua intervista al Corriere, intervista di cui mi avevi anticipato l’uscita prendendo un caffè nel tuo bar. 

Tu lo sai che ti voglio bene e anche tu me ne vuoi, ma credo tu voglia più bene a Chiara (Appendino). Capisco e non sono geloso.

Non entro nel merito della sua ri-candidatura, direi cose non gradevoli sulle alternative interne al movimento. Mi soffermo invece su cosa dici in merito alle buone pratiche: “La mobilità, l’approccio non securitario al disagio, vedi lo sgombero dell’ex MOI e l’avanguardia sui diritti civili”.

Andiamo per ordine. La mobilità. Ti chiedo come fai a misurare una politica efficace sulla mobilità sostenibile? Dal numero di bici che circolano o dal numero di auto che non circolano più? Dal diminuire dell’inquinamento da gas di scarico o dal numero di piste ciclabili. Da una diversa politica sul trasporto pubblico e dalla diminuzione dei mezzi pesanti in città o da quanti monopattini girano in centro. Per tacere della mobilità alternativa nei e tra i quartieri o dell’incentivare l’uso dei parcheggi (basta monitorarli on line per capire). Ti invito a farti un giro in corso Dante, uno dei luoghi più inquinati della città. 

L’approccio non securitario? Beh, in giunta c’è un’assessora ai servizi sociali che ritiene educativa la sanzione ad un senza fissa dimora. E’ in buona compagnia con un comandante dei vigili urbani che li multa e li sgombera, lo stesso comandante che ha rinominato il Nucleo nomadi in RIMI (Reparto Informativo Minoranze Etniche). Non securitario? Da paura direi, se non orrore.

I diritti? E vabbe’, li a parte Ricca della Lega e Marrone di FDL son bravi tutti. Potrei fare una ricerca e cercare di capire se tra i senza tetto e i rom ci sono dei gay o delle lesbiche, magari l’approccio cambia, salvo che il succitato comandante non li multi per atti osceni in portici pubblici.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma fa caldo. 

Ti voglio bene comunque.

Augusto

Se non mi rispondi, t’interpello

Ci ho provato, ma non ho ricevuto nessuna riposta. Avevo scritto una mail aperta lo scorso ottobre alla sindaca chiedendo chiarimenti sul Reparto Informativo Minoranze Etniche, ma non avendo ricevuto risposta mi trovo mio malgrado costretto a protocollare un’interpellanza. 

L’interpellanza prevede per regolamento una risposta entra trenta giorni dalla sua approvazione. 

Proviamo così, per me questa è una battaglia di civiltà.

Ecco il testo dell’interpellanza


Torino, data del protocollo

Interpellanza ex art. 45: REPARTO INFORMATIVO MINORANZE ETNICHE

PREMESSA

I vigili urbani della città di Torino sono ora strutturati in reparti abbandonano la precedente organizzazione per nuclei. Uno di questi, l’ex nucleo nomadi, ora è denominato “reparto informativo minoranze etniche”. In questa nuova denominazione ci sono due termini, “informativo “ e “minoranze etniche”, che crediamo richiedano un chiarimento

PERTANTO INTERPELLIAMO

La sindaca Chiara Appendino, che ha anche in carico la delega sulla sicurezza per richiedere:

  1. Se esiste un registro delle minoranze etniche presenti in città
  2. Cosa si intende per informativo, cioè se vengono effettuate indagine sulle minoranze etniche presenti in città
  3. Se esistono criteri che definiscono una persona residente o dimorante in città minoranza etnica, e cioè: la lingua, le abitudini, la dimora, la provenienza, le caratteristiche fisiche e antropologiche
  4. Infine, se non ritiene che a ottantadue anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia, quantomeno inopportuna la denominazione “Reparto Informativo Minoranze Etniche”

Primo firmatario: Augusto Montaruli capogruppo LeU

Una mail alla sindaca

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Carissima sindaca,

a 81 anni dalle leggi razziali, oltre l’esercizio della memoria per ricordare e perché non accada mai più, ci vorrebbero anche lezioni di stile e di buon gusto. Una spolverata di cultura che ai vertici del comando dei vigili urbani di Torino e nella giunta sembra mancare. Mi riferisco alla decisione, proprio lo scorso anno se non sbaglio, di cambiare il nome del reparto dei vigili urbani che si occupano dei nomadi, Nucleo nomadi, in RIMI che per esteso fa reparto informativo minoranze etniche.
Un nome che fa pensare a vigili che raccolgono “informative” su tutto ciò che non è “pura maggioranza etnica italiana”. Un nome che mette i brividi solo a leggerlo. Invece no, i vigili, cui va il mio apprezzamento, continuano a fare ciò che facevano prima: si occupano di nomadi. Nè più nè meno. 
Non si occupano ringraziando il cielo di ebrei o altre “minoranze etniche” come il nuovo nome del reparto farebbe pensare. Allora mi chiedo perché quel nome così sinistro e così di cattivo gusto? Se fosse nostalgia di qualcuno ci sarebbe un problema grande come una casa. Se fosse mancanza di buon gusto e di quel minimo di cultura e memoria storica sarebbe un problema di selezione dei vertici dirigenziali di una città come Torino al quale si aggiunge, spero solo quello, la distrazione di chi amministra politicamente questa città. Mi auguro sia una distrazione collettiva.
Allora cambiatelo quel nome, per piacere.

Grazie per l’attenzione

Augusto Montaruli

Consigliere Circoscrizione Otto

Cosa costava un logo in più?

FullSizeRender-23Nella buca delle lettere ho trovato la comunicazione che avvisa i cittadini di San Salvario (esclusi quelli del quadrilatero delimitato da corso Marconi e corso Vittorio, vedi il comunicato stampa di Amiat) dell’avvio del porta a porta.

Una lettera con tanti loghi: Amiat, Città di Torino, Città Metropolitana e quello del Programma provinciale (provinciale???) di gestione dei rifiuti. Ne manca uno: quello della Circoscrizione Otto. Sarà finito in un cassonetto della differenziata.

Peccato che la circoscrizione se ne occupa, peccato che i cittadini magari andranno a chiedere, informarsi, protestare in circoscrizione. Un modo inelegante e superficiale di comunicare che trascura e snobba la prima interfaccia territoriale dei cittadini.

Peccato che, con assoluta coerenza (!?), uno dei punti “info-distributivi” sia nella sala consiliare della ex circoscrizione otto. Un luogo istituzionale della Otto.

Peccato, grave. Spero che almeno chiedano scusa. Chi? Chi ha firmato la lettera in primis: la signora sindaca e il signor amministratore delegato di Amiat. E il correttore di bozze istituzionali.

 

A Torino non dobbiamo avere paura

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Poi passiamo ad un altro argomento – non ne mancano – però questa ultima cosa lasciatemela dire. Con serenità, a prescindere dalle posizioni di parte.

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San Giovanni a Torino è un piccolo 4 di luglio a New York, più di 10 volte più piccolo. Ma sempre festa popolare è. Di popolo, di tanta gente.

Io ero lì in vacanza proprio il 4 di luglio del 2014, tre anni fa. Andammo a vedere i fuochi del 4 di luglio come tantissimi, ma proprio tantissimi, newyorkesi e tantissimi, ma proprio tantissimi turisti.

Andammo a vederli dalla Brooklyn Heights Promenade, ci andammo presto per essere in una posizione favorevole e quando arrivammo c’era già tanta gente. Tantissima gente. Tantissima polizia, anche a cavallo, ai varchi, tantissimi varchi. Tantissimi varchi, a Brooklyn. Tantissimi varchi a Manhattan. Per tantissima gente.

Un’esperienza bellissima, non tanto per i fuochi (fantastici) ma per la quantità e la diversità della gente che vi assisteva. E io invece di fotografare lo spettacolo fotografai gli spettatori.

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C’era gente che sembrava uscita da un film di Woody Allen, una coppia si era portata le sdraio e una bottiglia per festeggiare con tanto di calice; l’immigrato avvolto nella bandiera americana; lo slavo arrivato da poco che chiacchierava con un americano di origine scozzese. C’era pure una coppia stronza di turisti italiani (torinesi purtroppo) che scavalcando un gruppo di americani di origine cinese gli si piazzò davanti. Ma vabbè. Non è che noi italiani siamo tutti Piero Angela.

Alla fine dello spettacolo comincia il deflusso, ordinato ma veloce che ci porta alla metro. Polizia che, gentilmente, verifica che tutti rispettino l’ordine di arrivo e la coda. Anche a cavallo. Tutti sorridenti.

Se una festa è di popolo, il popolo deve partecipare.

E a New York non è che non abbiano visto le loro e qualche motivo per avere paura lo avrebbero. Eppure.

A Torino non avevamo paura. E non c’è da avere paura. Non può essere una “partita” andata a male a seminare il panico.

Per esempio, oggi, in migliaia hanno festeggiato il Ramadan. L’altro giorno in migliaia il Pride. Due settimane fa le vie e le piazze torinesi accoglievano musulmani e non, che mangiavano insieme in occasione dell’Iftar.

A Torino non dobbiamo avere paura.

 

Le altre foto sono qui: http://augustomontaruli.it/foto/2014/07/12/quelli-che-aspettano-il-4-di-luglio-a-new-york/