Augusto Montaruli

Più partito meno leader

Non si fa in tempo a festeggiare che a sinistra arriva il tormentone delle primarie. 

Eppure il voto al referendum ha dimostrato quanto contino i contenuti. Soprattutto il voto dei giovani lo ha dimostrato, giovani che di solito non votano ma questa volta sono andati alle urne e sono stati determinanti.

Eppure la storia recente dovrebbe aver dimostrato che i presunti leader salvatori della patria e della causa dopo un picco di gradimento altissimo (Renzi, Salvini, Grillo and co., fra un po Meloni) arriva la picchiata in basso.

Allora santo cielo, le primarie si facciano, se proprio si devono fare, sui contenuti. Si trovi la sintesi e il leader, o meglio il candidato presidente del consiglio, lo scelgano gli elettori con il voto.

E i contenuti che tengono insieme una coalizione non è così complicato trovarli. Li conosco persino io e pure quei giovani che, magari, forse, torneranno a votare.

E non è nostalgia dei partiti che furono ma è voglia di partiti che saranno.
Comunque e per forza di cose, i partiti, meglio più europei che più italiani. 


Torno sui miei passi

Torno sui miei passi, sulla via del Rock and roll come cantava il molleggiato.

Torno sui miei passi dopo aver votato alle primarie al secondo turno, quelle aperte agli elettori, per Elly Schlein.

Torno sui miei passi dopo aver letto insulti e sottintesi sulla sua origine ebraica, di più  ashkenazita, sul voto inquinato, sulla sua famiglia borghese… 

Torno sui miei passi perché a questo punto non basta il beau geste del recarsi a votare alle primarie.

Torno sui miei passi che non è un grande sforzo atletico, giusto a due passi casa mia. 

Per dare una mano se serve, perché ora serve. Anche il rock and roll. 

Torno sui miei passi, se mi volete.

 

MANCOAFARLOAPPOSTA

Manco a farlo apposta oggi, insieme al risultato e all’affluenza delle primarie per il candidato sindaco del centro sinistra, sul Corriere della Sera appare un articolo che analizza la mappa del reddito in città. 

“In cinque zone la percentuale è molto elevata, sopra il 5 per cento: si tratta di 10121 (piazza Solferino, dove sfiora quasi il 9%), 10131 (Gran Madre), 10133 (Crimea), 10123 (Borgo Nuovo) e 10128 (Crocetta). Sono invece quasi introvabili i torinesi ricchi nei Cap 10154 (Regio Parco), 10151 (Madonna di Campagna-Vallette), 10155 (corso Vercelli), 10148 (via Reiss Romoli), 10149 (corso Potenza).”

Adesso andare a confrontare questi dati con i dati delle primarie, guardate le affluenze al seggio e le percentuali dei candidati. Credo che dal confronto emergano realtà preoccupanti anche per chi si è piazzato secondo (non c’è da gioire). Si sono espresse le bolle di ciascuno, bolle che rischiano di essere di sapone quando il voto sarà quello concreto.

E’ come se cinque anni di opposizione in sala rossa e di proposte e realizzazioni delle circoscrizioni fossero evaporati.

Come mai?

Personalmente e riferendomi alla mia esperienza  credo che in questi cinque anni sia stato sottovalutato il contributo che gli enti di prossimità hanno dato in termini di relazioni, proposte, cose concrete realizzate.  Avremmo dovuto fare l’elenco, dare la giusta enfasi. I partiti avrebbero dovuto fare l’elenco, dare la giusta enfasi. I cittadini purtroppo riconoscono un nome e cognome e non un’organizzazione, un simbolo. C’è ancora tempo per fare in modo che al nome e cognome si associ un simbolo, non tantissimo tempo però.

E restando sulle circoscrizioni una raccomandazione che è anche un appello: candidate uomini e donne qualificanti e non (presunti) quantificanti che spesso diventano schegge fuori controllo. E fate in modo che non siano battitori solitari ma siano supportati, stimolati dai partiti. Insomma cambiamo registro.

Semplice, persino banale

esterne211742462104174407_bigPartirà il prossimo ottobre il congresso PD, in realtà è già cominciato con documenti, schermaglie, avvisi, rassicurazioni. Che non capisco, anzi non m’interessa più di tanto capire. A me piacerebbe una cosa un po’ più lineare, semplice, persino banale. Tanto banale da sembrare rivoluzionaria.

Facciamo il congresso, decidiamo il ruolo del partito, la sua struttura, soprattutto nei territori e discutiamo del paese che vogliamo e che vorremmo. Votando. Votando il segretario più adatto a gestire il partito che dovrà, essenzialmente, convincere gli elettori sulla proposta. I leader di un partito questo devono fare, si anche altro, ma questa è la cosa più importante. Poi, quando sarà, si sceglierà l’uomo più adatto a governare il paese e a realizzare, mediando con eventuali alleati, quanto discusso e deciso in fase congressuale.

Banale vero? Forse troppo. In effetti parlavo del PD.

 

Primarie, i miei criteri di scelta

A scanso di equivoci, a me le primarie piacciono. A scanso di equivoci, a me piace anche che il partito abbia il diritto di scegliere una parte di candidati. A scanso di equivoci mi piace anche l’idea di “contaminare” le liste con esponenti della società civile, che sarebbe meglio dire “società non strettamente legata al partito”. Civili dovremmo essere tutti.

Modestamente e umilmente penso di essere società e civile quanto Zagrebelsky, per fare un esempio. Poi, per carità, lui è molto più autorevole di me. Ma questo è il merito, non la civiltà.

In futuro, magari grazie a una nuova legge elettorale che preveda piccoli collegi elettorali, si potrebbero istituzionalizzare primarie, quindi fare di meglio e con il tempo che ci vuole.

Si possa fare di meglio perché le firme non garantiscono competenze, quelle che servono in parlamento, e neanche rappresentanza territoriale, cioè il legame tra istituzione e cittadini attraverso i circoli.

Rappresentanza territoriale che per me non vuol dire l’aiuola o il tombino sotto casa, ma, in sintesi, la verifica costante e puntuale della delega che l’elettore consegna temporaneamente a chi avrà l’onore di rappresentarci.

E chi ci rappresenterà, dovrà essere raggiungibile, incontrabile, frequentabile, giudicabile.

Il mio voto andrà a chi sarà in grado di soddisfare questi requisiti, oltre ovviamente all’indispensabile condivisione d’idee.