Augusto Montaruli

Un cordiale invece del chupito?

Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane, ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane…

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E’ la Pioggia nel pineto, poesia di Gabriele D’Annunzio, che una grafia antica e svolazzante scritta, pare, a più mani appare sul muro di San Pietro e Paolo in Largo Saluzzo. L’hanno firmata Andrea, Alberto e Marcolino il 3 agosto del 2016. Le firme sono seguite dal risorgimentale W L’Italia e W VERDI. Bello leggere una poesia su un muro di città. Più bello sarebbe capire perché Andrea, Alberto e Marcolino lo hanno fatto. Semplice desiderio di diffusione di poesia? Un messaggio elegante che invita ad abbassare la voce e ad ascoltare la pioggia, anche se il luogo non è una pineta? Il desiderio di scapigliatura risorgimentale a far da alternativa alla movida di Largo Saluzzo: monoloco, tuba e bastone da passeggio al posto della barba e pantaloni da Hipster? Un cordiale invece del chupito? E le scritte risorgimentali? Una nostalgia pura del passato o il desiderio di una rinascita? Alla prossima poesia, sperando ci sia.

IMG_0822Mi sarebbe piaciuto finisse così. Invece lo sguardo va verso “destra” e vede disegnato un fascio littorio e numeri romani. Allora la poesia svanisce e rimane la nostalgia, non quella di Andrea Alberto e Marcolino (che nome inadeguato per un fascio littorio), la nostalgia del futuro e la voglia di poesia sui muri della città.

Ricominciamo dal “casOtto”

“contributi per un programma”

luisa1Luisa ha postato su facebook due foto scattate dal suo balcone che si affaccia in largo Saluzzo: una del primo aprile e l’altra del 2 intorno a mezzanotte. Stiamo parlando di movida, anche se il termine per quanto riguarda largo Saluzzo è improprio e cominciare con il dare i nomi giusti alle cose aiuterebbe anche a capire meglio ciò che capita. Chiamiamolo raduno, assembramento, luogo dove ci si ritrova e definiamolo un gran casino da subire e da gestire.

Cominciamo con il dire che ai locali di San Salvario questa roba non piace, non porta clienti, anzi rischia di allontanarli. A tutti i locali forse con l’eccezione di uno che vende alcool a buon prezzo e al quale la circoscrizione ha negato l’autorizzazione al dehor. Locale che si sta ristrutturando e forse riconvertendo perché il “casotto” probabilmente non conviene più nemmeno a loro. Non conviene perché la maggior parte dei frequentatori notturni di largo Saluzzo le birre se le porta sul luogo della bevuta. Le compra al supermercato o al negozio sempre aperto.

Che fare? Prima di tutto smettere di discutere o proporre cose che non si possono fare o non si devono fare: blocco delle licenze, ordinanze repressive, militarizzazione del quartiere. Perdiamo tempo inutilmente.

Ripartiamo da un’idea di quartiere, la visione si diceva una volta, e un passo alla volta con le giuste priorità e la giusta dose di coraggio iniziamo ad attuarle: il PIA (piano integrato d’ambito) che andrà ad impegnare la prossima giunta; proporre San Salvario come pilota torinese del primo quartiere ecosostenibile (viabilità, verde, isole pedonali, linee star di quartiere, piste ciclabili…); riqualifichiamo largo saluzzo. E questo non solo per risolvere i problemi da “casOtto” ma per lo sviluppo economico del quartiere evidenziando le sue peculiarità: cultura, turismo, artigianato…

Inoltre riqualificare largo Saluzzo oltre ad essere una promessa da mantenere è un modo per rendere inagibile quel luogo ai frequentatori notturni. In un cantiere non si entra e magari si cambiano abitudini.

Nell’attesa ci sono due cose che si possono fare subito: un commissariato mobile di polizia, prevenire è meglio che reprimere, e iniziative “spontanee”, leggi qui, dei residenti che occupino lo spazio al posto di altri.

Infine andare a studiare quelle città dove il “casOtto” viene gestito. http://www.cityproject.it/amsterdam-e-ill-divertimento/

Il cappello in piazza

Ancora una nottata di follia in largo Saluzzo. Tutto parte da un appello pubblicato su facebook sulla pagina di un sito dedicato ai calciatori brutti. Pensa un po’. L’appello voleva “omaggiare” una squadra di calcio novegese, il Rosemborg. Puntuali si sono ritrovati a mezzanotte ad urlare a lanciare fumogeni fino a notte inoltrata.

cappelloinlargosaluzzoQuel luogo ormai è terra di nessuno, non è movida, non sono i “tirartardi” da dentro e fuori i dehors. Sono gruppi spontanei che si aggregano con il passa parola dei social network. E’ ormai terra di nessuno largo Saluzzo. E tor
neranno, di sicuro torneranno. E potrebbe succedere qualcosa di molto spiacevole che sarebbe meglio evitare. E’ ora che diventi terra di qualcuno, dei residenti e dei cittadini civili. Lo può ridiventare con cariche di polizia e idranti oppure mettendoci un cappello su quella piazza. Preferirei il cappello in piazza. La si occupi per un po’, con tanta pazienza e costanza. Si tolga spazio agli altri. Lo si può fare. Portiamo per strada sedie e tavolini, leggiamo un libro, giochiamo a scacchi, a briscola, a cosa si vuole, ma togliamo loro spazio. Se ne andranno e non torneranno. Spero.

In Largo Saluzzo 4 volte Sì

Il 9 giugno alle 21 sarò in Largo Saluzzo alla manifestazione di appoggio al ai quattro referendum organizzata dal Comitato4Sì della circoscrizione Otto. Un boccione di acqua pubblica della SMAT per toglierci la sete, pochi interventi brevi, anzi brevissimi, filmati e tanta voglia di urlare con educazione e convinzione quattro volte Sì. Venite, venite tutti che la piazzetta è anche bella e accogliente.

Già che ci sono colgo l’occasione per dire una cosa, anzi due. Leggo appelli che invitano a non politicizzare troppo il risultato dei referendum, vedi la CEI. Leggo anche appelli che invitano a non trasformare i quesiti referendari in un pronunciamento pro o contro Berlusconi. E’ possibile, mi chiedo? Cosa c’è di più politico della gestione di un bene comune come l’acqua? Cosa c’è di non politico nella scelta che riguarda il futuro energetico del paese? Che cosa è più politico del principio di uguaglianza di fronte alla legge. Concordo, non facciamo i referendum pro o contro Berlusconi. Va bene, ma pro o contro l’operato del governo sì, è inevitabile dal momento che di provvedimenti di questo governo stiamo parlando, quindi di Berlusconi. Pertanto non prendiamoci in giro: nel caso di un’affermazione dei avremo vinto noi: partiti, comitati e società civile che quei Sì hanno sostenuto; nel caso di una sconfitta dei avranno vinto loro, cioè Berlusconi. E non mi venite a dire che non è vero.