Augusto Montaruli

Torino città Unesco, ordine del giorno


Torino è città Unesco.

Non sono molte le città nel mondo che possono vantare di essere Patrimonio dell’Umanità, per le residenze sabaude; di essere una delle città creative Unesco, Torino per il design; di avere un parco, il parco della collina,  inserito dall’Unesco nel programma MAB (Man and biosphere program).

Non credo che questo sia noto a tutti i torinesi, non credo che questo sia veicolo attrattivo di turismo e quindi sviluppo economico.

E’ necessario che lo si sappia, noi cittadini. E’ necessario farlo sapere.

E’ anche una questione di orgoglio cittadino, ultimamente sotto i tacchi, ci aiuterebbe ad avere un senso di appartenenza ad una comunità.

Cominciamo almeno da qualche indicazione, da qualche cartello bello grande e molto visibile.

Di seguito l’ordine del giorno.


Torino, data del protocollo

Ordine del giorno: Torino città  UNESCO

PREMESSA

Se viaggiate tra Langhe Roero e Monferrato all’ingresso di ogni comune è in bella evidenza la segnalazione che il territorio  in cui siete è patrimonio dell’umanità Unesco. E’ una segnalazione turistica, culturale e anche di orgoglio per la comunità.

Torino è città Unesco, lo è per le residenze sabaude, l’elenco è importante: – Palazzo Reale – Armeria Reale – Palazzo della Prefettura e Archivio di Stato – Facciata del Teatro Regio – Accademia Militare – Cavallerizza Reale – Regia Zecca – Palazzo Chiablese – Palazzo Madama – Palazzo Carignano – Castello del Valentino – Villa della Regina. Oltre alle residenze presenti in prossimità della città e in area metropolitana come Venaria, Stupinigi, Racconigi, Moncalieri, il castello di Agliè, il Borgo castello della Mandria, Pollenzo e Govone.

Torino è anche stata inserita nella rete delle città creative Unesco per il design. Inoltre il Parco Collina è stato inserito dall’Unesco nel programma MAB (Man and biosphere program).

Purtroppo non è segnalato in alcun modo in città, sia all’ingresso e sia in prossimità dei luoghi insigniti, l’orgoglio di essere patrimonio dell’umanità e luogo facente parte di un’ecosistema da salvaguardare.

Manca ad oggi, forse, quell’orgoglio e quel senso di appartenenza presente nei piccoli comuni delle Langhe, del Roero e del Monferrato. 

RITENIAMO

Indispensabile un piano di comunicazione diffuso sul territorio e non solo che segnali e informi che la città è un patrimonio dell’umanità, che è sede di creatività e che è in un paesaggio naturale da salvaguardare. Lo riteniamo indispensabile perché i cittadini possano sentirsi orgogliosi di far parte di una comunità che possiede valori artistici, culturali, paesaggistici così importanti. Lo riteniamo indispensabile perché essere quanto descritto sopra è una risorsa culturale e turistica e quindi economica.

PERTANTO

Chiediamo alla Sindaca e alla sua giunta, in collaborazione anche con Città Metropolitana e Regione, che si avvi un programma di valorizzazione così come descritto nel paragrafo precedente.

Primo firmatario: Augusto Montaruli

Da Sarajevo a San Salvario

religioni

Di Sarajevo si diceva che è «Una città che nel suo centro ha quattro luoghi di preghiera. È raro. Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro. Non esiste in nessuna altra parte del mondo.» (Predrag Matvejević scrittore e accademico croato).

Non è proprio così, c’è un’altra parte del mondo dove questo accade. A Torino, e a esser precisi in quartiere di Torino, quello dove vivo: San Salvario. La fotografia che vedete ne è la testimonianza. Ariel Di Porto (rabbino capo della Comunità Ebraica), Maria Bonafede (pastora della Chiesa Valdese), Beppe Segre (presidente della Comunità Ebraica), Ibrahim Abou Ismail (Moschea di via Saluzzo), Don Mauro Merola (parrocchia Santi Pietro e Paolo) con Raffaele Scassellati (ANPI) in una foto di gruppo prima del momento conclusivo della Festa delle Cittadinanza. Una fotografia che ha un valore enorme considerato ciò che succede nel mondo. Una fotografia che testimonia il dialogo e la collaborazione tra realtà religiose, etniche e sociali. Io non so se esista da un’altra parte del mondo una fotografia così, di certo qui è possibile scattarla quella foto.

Io non so nemmeno da dove partire, come fare e con chi farlo, ma sono convinto che questo quartiere che è parte di una città e di un paese che “ha quattro luoghi di preghiera. È raro. Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro” dovrebbe candidarsi a patrimonio dell’umanità. Non per avere un riconoscimento, direi per essere riconosciuti e perché diventi possibile in altre parti del mondo.

Chi sa da dove partire, come fare e con chi farlo sappia che avrà tutto il mio appoggio. Facciamolo.