Augusto Montaruli

Il Borgo medievale e il qr code brutto brutto

A settembre del 2020 presentai un ordine del giorno dove chiedevo, con tanto di esempio parlante, che nei luoghi di Torino patrimonio dell’umanità UNESCO venisse posta una targa con un qr code che rimandava ai siti, multilingue, che li descrivevano. L’ordine del giorno fu approvato in circoscrizione e replicato, senza successo purtroppo, da Francesco Tresso in consiglio comunale. Ne scrissero i giornali (articolo di Giulia Ricci – e Gabriele Ferraris).

Questa mia proposta fu elaborato dopo essermi consultato con la presidente del Centro UNESCO per Torino Maria Azzario.

Ma veniamo ad oggi.

Questa mattina facendo una passeggiata al Borgo Medievale vedo una “roba” all’uscita che da una parte mi fa dire: ma guarda un qr code! Lo provo e verifico che rimanda al sito del Borgo. Poi lo guardo bene e mi dico: ma è possibile che si possa esporre una roba simile?

Un avviso di cattivissimo gusto che vieta l’ingresso e dove è presente in piccolo un “qrcodino”. Una roba brutta, ma brutta che più brutta non si può.

E anche di cattivo gusto perché l’ingresso sembra vietato solo ad omini neri.

Vabbè, buon Santo Stefano sperando in tempi migliori.

Lettera aperta all’assessora Leon

Gentilissima assessora Leon,

Mi scusi se mi permetto di disturbarla, ma poiché immagino non abbia avuto il tempo di leggere il mio ordine del giorno sul tema UNESCO, provo qui a raccontarglielo. Mi preme soprattutto chiarire i razionali che mi hanno spinto a presentare l’atto in circoscrizione. Atto che è stato approvato e poi presentato in consiglio comunale dal capogruppo Francesco Tresso e anche lì approvato.

L’iniziativa nasce da due constatazioni: dall’assoluta mancanza di qualsiasi indicazione che segnali i luoghi torinesi “patrimonio dell’umanità; dal fatto che la stragrande maggioranza dei cittadini/e torinesi (anche persone provviste di bagaglio culturale) non sappiano che Torino è una città UNESCO per le residenze sabaude, per il MAB, in quanto creativity, learning e design city.

Queste constatazioni mi hanno portato ad un’altra riflessione. Gran parte dei torinesi ha perso, ed è visibile a chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire, quel senso di orgoglio di essere torinesi che abbiamo visto durante le olimpiadi del 2006 e durante le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia.

Nella presentazione del mio atto consiliare scrivevo: 

“E’ anche una questione di orgoglio cittadino, ultimamente sotto i tacchi, ci aiuterebbe ad avere un senso di appartenenza ad una comunità. Cominciamo almeno da qualche indicazione, da qualche cartello bello grande e molto visibile.”

Pertanto, cara assessora, van bene app sofisticate e realizzabili in un medio termine rivolte soprattutto ad un’utenza turistica ed in possesso di strumenti sofisticati, ma un cartello ed un qr code si possono e si dovrebbero implementare subito. Subito perché è fattibile, subito perché i costi sono irrisori, subito perché accessibili a tutti. Perchè la città lo merita. Perchè è fondamentale che i torinesi e le torinesi ne usufruiscano. Perchè quel senso di appartenenza alla città è fondamentale per guardare al futuro.

Mi consenta di chiudere questa mia lettera aperta con una domanda. Se l’offerta di rendersi disponibili a realizzare un progetto sul tema UNESCO fosse arrivata dall’amministratore delegato di Lavazza o da Oscar Farinetti, come avrebbe risposto? Invitandoli ad andare sulla piattaforma Torino CityLab? 

Augurandole buon lavoro la saluto cordialmente,

Augusto Montaruli

ps: assessora ha provato ad utilizzare il prototipo che ho realizzato, è l’immagine che ho postato.

Torino città Unesco, ordine del giorno


Torino è città Unesco.

Non sono molte le città nel mondo che possono vantare di essere Patrimonio dell’Umanità, per le residenze sabaude; di essere una delle città creative Unesco, Torino per il design; di avere un parco, il parco della collina,  inserito dall’Unesco nel programma MAB (Man and biosphere program).

Non credo che questo sia noto a tutti i torinesi, non credo che questo sia veicolo attrattivo di turismo e quindi sviluppo economico.

E’ necessario che lo si sappia, noi cittadini. E’ necessario farlo sapere.

E’ anche una questione di orgoglio cittadino, ultimamente sotto i tacchi, ci aiuterebbe ad avere un senso di appartenenza ad una comunità.

Cominciamo almeno da qualche indicazione, da qualche cartello bello grande e molto visibile.

Di seguito l’ordine del giorno.


Torino, data del protocollo

Ordine del giorno: Torino città  UNESCO

PREMESSA

Se viaggiate tra Langhe Roero e Monferrato all’ingresso di ogni comune è in bella evidenza la segnalazione che il territorio  in cui siete è patrimonio dell’umanità Unesco. E’ una segnalazione turistica, culturale e anche di orgoglio per la comunità.

Torino è città Unesco, lo è per le residenze sabaude, l’elenco è importante: – Palazzo Reale – Armeria Reale – Palazzo della Prefettura e Archivio di Stato – Facciata del Teatro Regio – Accademia Militare – Cavallerizza Reale – Regia Zecca – Palazzo Chiablese – Palazzo Madama – Palazzo Carignano – Castello del Valentino – Villa della Regina. Oltre alle residenze presenti in prossimità della città e in area metropolitana come Venaria, Stupinigi, Racconigi, Moncalieri, il castello di Agliè, il Borgo castello della Mandria, Pollenzo e Govone.

Torino è anche stata inserita nella rete delle città creative Unesco per il design. Inoltre il Parco Collina è stato inserito dall’Unesco nel programma MAB (Man and biosphere program).

Purtroppo non è segnalato in alcun modo in città, sia all’ingresso e sia in prossimità dei luoghi insigniti, l’orgoglio di essere patrimonio dell’umanità e luogo facente parte di un’ecosistema da salvaguardare.

Manca ad oggi, forse, quell’orgoglio e quel senso di appartenenza presente nei piccoli comuni delle Langhe, del Roero e del Monferrato. 

RITENIAMO

Indispensabile un piano di comunicazione diffuso sul territorio e non solo che segnali e informi che la città è un patrimonio dell’umanità, che è sede di creatività e che è in un paesaggio naturale da salvaguardare. Lo riteniamo indispensabile perché i cittadini possano sentirsi orgogliosi di far parte di una comunità che possiede valori artistici, culturali, paesaggistici così importanti. Lo riteniamo indispensabile perché essere quanto descritto sopra è una risorsa culturale e turistica e quindi economica.

PERTANTO

Chiediamo alla Sindaca e alla sua giunta, in collaborazione anche con Città Metropolitana e Regione, che si avvi un programma di valorizzazione così come descritto nel paragrafo precedente.

Primo firmatario: Augusto Montaruli

Il settimo cavallerizza

CuEP-180309934ster Montanari, ex vicesindaco ora generale nominato sul campo, tratta con sindaca prefetto e sovrintendendente le sorti di un bene Unesco. Un patrimonio dell’umanità. Cioè di tutti. Lo tratta per una pattuglia di artisti (così dicono), per pochi, l’umanità è altrove: magari aspetta un bus che non arriva o è in coda ad un’anagrafe chiusa.
A che titolo, con quale ruolo si tratta? Non è chiaro il percorso, non è chiaro perché sindaca prefetto e sovrintende vadano a trattare e cerchino un patto con loro e con altri no. 
Avete mai visto il prefetto e la sindaca trattare, definire un patto con poveri cristi senza casa che occupano uno stabile? Figurati, quelli stanno magari in periferia e non hanno il monopattino.
Manco in circoscrizione viene Chiara, metti che poi le fanno le domande, magari toste.
Lei non si degna di fare un salto da noi (Custer Montanari veniva e ripeteva sempre le stesse cose però), anche senza prefetto, giusto con la sua faccia. Quella che ride su Instagram. Cacchio avrà da ridere?
La sindaca potrebbe forse sapere che di beni comuni e di bisogni ci occupiamo anche noi, senza essere fighetti e senza il generale Custer o il super esperto della materia.
Potrebbe sapere quanto è complesso e faticoso senza il personale adeguato dare in concessione un bene comune destinandolo a dare servizi culturali, sociali, sportivi e ricreativi alla cittadinanza (tutta): manifestazione d’interesse, bando, incontri, valutazione economica, delibera.
Potrebbe sapere quanto è farraginoso e costoso concedere (anche a pagamento) sale per eventi, riunioni, attività. Sempre per la cittadinanza tutta.
Potrebbe sapere che non riusciamo a tenere aperta la piscina Parri a tempo pieno perché manca il personale. Aperta sempre per la cittadinanza: anziani, giovani, studenti, sportivi.
Potrebbe sapere quanto è assurdo il regolamento di un centro di incontro, regolamento che limita le loro attività e che prevede tessera e assicurazione oltre ad elezioni che manco per la Casa Bianca.
Il settimo cavallerizza non ha tempo per dedicarsi di queste inezie gestite da una circoscrizione, non vai sui giornali se ti occupi della cittadinanza tutta. Cittadinanza di periferia. Quella della campagna elettorale.
Ma io vi aspetto a Little Big Horn insieme a Toro Seduto e Cavallo Pazzo dove si concluderanno questi anni tragicomici.

ps: che poi Custer non è mai stato generale

Non avete capito niente 

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Non avete capito niente o peggio ancora avete capito altro  e non voglio pensare che avete capito ma non ve ne fregava niente. Sì, questo è un post un po’ incazzato.

IMG-1112Ieri sera al Circolo dei Lettori organizzata da Adramet Barry, che è testa anima e cuore di questo evento,  si annunciava la spedizione italiana a Conakry, capitale della Guinea e capitale UNESCO mondiale del libro 2017/2018, in occasione delle giornate dedicate all’Italia. Alla cultura italiana, ai libri italiani. Quindi alle case editrici italiane, quindi ad un comparto produttivo importante di questo paese. La cultura è parte del pil di un paese, e del nostro dovrebbe esserlo ancora di più. Erano presenti gli scrittori e le scrittrici che a Conakry andranno a rappresentarla la nostra cultura: Francesca Melandri, Fabio Geda, Cristina Ali Farah e l’italianissimo Pap Khouma che nel suo paese d’origine durante le conferenze si esprime in italiano. Per dire. La spedizione italiana non sarà solo di scrittori, parteciperanno cinquanta allievi del liceo Majorana di Moncalieri. Per dire.

A questa serata che mette insieme due popoli, due culture, giovani italiani e giovani africani c’erano assenze importanti. C’erano le assenze di chi non aveva capito niente o di aveva capito male o semplicemente ha snobbato. Non c’era la politica, non c’erano le istituzioni (salvo l’assessora regionale Monica Cerutti che ringrazio da cittadino); non c’era, anche se annunciato, l’assessore del comune di Torino all’integrazione Marco Giusta; non c’era il mondo della cultura torinese e pensare che il luogo si confaceva al loro olfatto delicato.

Avranno pensato che la Guinea non vale un selfie o che non c’erano abbastanza riflettori? Avranno pensato che tanto è la solita roba sull’integrazione degli immigrati? Che palle si saran detti…

Io invece ho semplicemente pensato che questa città sta diventando mediocre, che si avvita su stessa e sull’autoreferenzialità. 

Quella di ieri poteva essere una serata giusta (scusi assessore ma non citavo lei, ieri era in buona compagnia) per percorrere i famosi ponti che si dicono di voler percorrere, che l’Africa non è solo disperazione ma è anche opportunità. Allora se non lo capite siete mediocri e fate danno. 

E pensare che la serata di ieri aveva come filo conduttore l’incontro.

Da Sarajevo a San Salvario

religioni

Di Sarajevo si diceva che è «Una città che nel suo centro ha quattro luoghi di preghiera. È raro. Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro. Non esiste in nessuna altra parte del mondo.» (Predrag Matvejević scrittore e accademico croato).

Non è proprio così, c’è un’altra parte del mondo dove questo accade. A Torino, e a esser precisi in quartiere di Torino, quello dove vivo: San Salvario. La fotografia che vedete ne è la testimonianza. Ariel Di Porto (rabbino capo della Comunità Ebraica), Maria Bonafede (pastora della Chiesa Valdese), Beppe Segre (presidente della Comunità Ebraica), Ibrahim Abou Ismail (Moschea di via Saluzzo), Don Mauro Merola (parrocchia Santi Pietro e Paolo) con Raffaele Scassellati (ANPI) in una foto di gruppo prima del momento conclusivo della Festa delle Cittadinanza. Una fotografia che ha un valore enorme considerato ciò che succede nel mondo. Una fotografia che testimonia il dialogo e la collaborazione tra realtà religiose, etniche e sociali. Io non so se esista da un’altra parte del mondo una fotografia così, di certo qui è possibile scattarla quella foto.

Io non so nemmeno da dove partire, come fare e con chi farlo, ma sono convinto che questo quartiere che è parte di una città e di un paese che “ha quattro luoghi di preghiera. È raro. Un luogo musulmano, due cristiani, uno ebraico. A un centinaio di metri uno dall’altro” dovrebbe candidarsi a patrimonio dell’umanità. Non per avere un riconoscimento, direi per essere riconosciuti e perché diventi possibile in altre parti del mondo.

Chi sa da dove partire, come fare e con chi farlo sappia che avrà tutto il mio appoggio. Facciamolo.