Augusto Montaruli

Il Pero e la Comunità

Comunità (da Treccani)

Il termine viene dal latino communitas, derivato di communis, “che è comune a molti o a tutti, condiviso”. Indica, in senso astratto, l’essere comune, la comunanza e, in particolare, un insieme di persone unite da relazioni o vincoli, che formano un tutto. Strettamente connesso alla presenza di valori condivisi […] la nozione di comunità è oggi utilizzata anche nel senso più limitato di comunità locale o in riferimento a istituzioni particolari nate per scopi definiti, come le comunità terapeutiche, caratterizzate dall’obiettivo di favorire il libero svolgimento delle relazioni interpersonali, riducendo l’incidenza di stratificazioni gerarchiche e di rigidità burocratiche.

Ecco al consigliere coordinatore direi di uscire da una comunità e provare con una, diciamo così, più terapeutica.

Aiuta a non “deperire”.

Tutta la mia solidarietà Noemi Petracin e bravo il PD torinese a coinvolgere la Commissione di Garanzia.

La prossima però volta usate il setaccio prima di candidare qualcuno. Giusto per non cascare poi dal Pero.

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Assente ingiustificato

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Ieri sera in sala consiliare della Circoscrizione Otto, a Torino, si è tenuto un consiglio aperto sul tema “movida” e spaccio nel quartiere di San Salvario. Sala gremita, consiglio al gran completo, tre assessori – che ci hanno messo faccia e responsabilità a differenza di quelli regionali che sulla questione Valdese latitarono – e il comandante dei vigili urbani. Cittadini esasperati che comprensibilmente hanno sfogato la loro rabbia, difficile fare ragionamenti politici quando ti raccontano di bambini che dormono in cucina su materassi buttati per terra. Minoranza che cavalca la rabbia, noi da questa parte a elencare le cose chieste e cercare di portare, inutilmente, il ragionamento sulla “visione” futura del quartiere. Assessori che faticano a far capire i limiti del mandato e delle competenze. Anche perché altri con competenze e responsabilità, questura e prefettura, erano assenti. Non solo loro. Assente era il mio partito che ci ha lasciati soli, gruppo consiliare e circolo territoriale, a gestire un problema più grande di noi. Sì, perché il tema non è solo schiamazzo o farsi una canna o un’annusata. Il tema è grande e complesso. E’ il futuro di un territorio di cui occorre con urgenza completare il disegno. E’ offrire alternative di aggregazione per i giovani. E magari anche uno straccio di lavoro e di immaginazione del futuro. E’ fare in modo che il mattino dopo abbiano delle cose da fare. E anche dare una risposta urgente a quei bimbi che “dormono” in cucina. Un tema maledettamente complicato e difficile da affrontare che solo una politica (e politici) coraggiosa può fare. Ma il mio partito, i vertici del mio partito, non c’erano. Erano altrove. Dove i problemi da affrontare, forse, erano liste da completare. E infatti mentre sei lì, impotente ad ascoltare la rabbia, ti arriva un messaggio: chi appoggi alle regionali?

Grazie di cuore.