Augusto Montaruli

Due piccole storie

manoi sulla spallaVoglio raccontarvi di un signore che incontro spesso intorno a casa mia, voglio raccontarvi della sua ostinazione. E’ un signore di una certa età, cammina lentamente guardando i suoi passi e aiutandosi con un bastone. Cammina a gambe larghe per cercare equilibrio e quando attraversa la strada volge lo sguardo a destra e sinistra per fermare le auto che arrivano. Molti lo osservano aspettando che compia la traversata, che è un’impresa, pronti ad intervenire nel caso avesse bisogno. Altri vanno da lui e lo aiutano. Io ero indeciso, non volevo offenderlo. C’è tanta dignità in quell’attraversare la strada. L’ultima volta che l’ho visto la strada la stavamo attraversando insieme, allora ho preso coraggio e gli ho dato il braccio dicendogli “complimenti per la sua ostinazione”. “Non ho alternative” mi ha detto. Sorridendomi però.

Voglio anche raccontarvi di una coppia che incontro dalle parti di casa mia, una signora anziana, intorno agli ottanta anni, e un giovane disabile (o ritenuto tale) dall’età indefinibile. Camminano tenendosi per mano passeggiando o andando a far commissioni. Lui spesso si ferma e le parla, parla molto, e lei con pazienza ascolta, gli risponde e gli sorride. Non so se è la nonna o la mamma. So che camminano insieme. 
Fintanto che sarà possibile.

L’albero, il nonno, il nipotino e Jean Giono

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Una storia di quartiere mi ha ricordato “L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono. Narra di un uomo che aveva perso tutto, salvo il desiderio di rivedere, in un luogo ormai desertificato, crescere gli alberi. Senza dirlo a nessuno comincia a seminare querce, betulle, faggi. Quel luogo diventa una foresta, i ruscelli si riempiono d’acqua, il villaggio si ripopola. La vita riprende. A molti sembrò un miracolo. Invece fu solo la tenacia di un uomo del quale non sapranno mai.


La storia di quartiere riguarda un albero. In un via di San Salvario, proprio dove una targa ricorda una grande scrittrice, c’è un cortile con un albero. Come tanti nel quartiere. Ma c’è anche un signore che abita nella casa di fianco, quel signore ha un nipotino che abita nella casa dell’albero. Quel signore ama il nipotino ma non l’albero. Perché l’albero oscura il nipotino dalla sua vista. Lo vuole abbattere l’albero. Da fastidio. Si sa come succede nei condomini, chi è favorevole al taglio e chi è contrario. I contrari sono tanti, la maggioranza, ma quel signore minaccia denunce e richieste di danni. Allora si chiamano i tecnici del comune. I tecnici del comune, si sa son tecnici, danno l’autorizzazione ad abbatterlo: non è un albero di pregio. Il signore che ha il nipotino ora è più contento, gli altri no perché un albero in meno è cemento in più. Magari basterebbe una buona potatura per dirimere questa storia? Magari un accordo su cosa piantare se quell’albero è proprio così invasivo e tende montarsi le fronde? Forse sì. Magari se i tecnici, si sa son tecnici, fossero anche consulenti e pacificatori? Magari.

Lasciatemi però dire una cosa al nonno apprensivo. Caro nonno, non stia a guardare da lontano il nipotino. Faccia una cosa, prenda quel libro, “L’Uomo che piantava gli alberi”, lo legga insieme a suo nipote. Anche ad alta voce, da un balcone all’altro coinvolgendo tutti i condomini. Poi prenda dei semi e vada a seminare con suo nipote. Vi divertirete un sacco. E quando suo nipote vedrà crescere alberi dirà con orgoglio: “quelli li ho seminati con mio nonno”. Vuoi mettere? 

Un’idea sostenibile

E’ nata San Salvario Sostenibile: segnalare un’attività commerciale nel quartiere che adotta la pratiche legate alla sostenibilità. Sostenibilità intesa come azioni che vogliono migliorare la vita nel territorio: utilizzo di materiali biodegradabili, raccolta differenziata, wifi gratuito, creazione posti di lavoro per residenti e altro che potete trovare nel sito.

Ci si può associare, ricevendo una tessera che da diritto a sconti, ma soprattutto si possono, e si devono, segnalare quei locali che adottano pratiche sostenibile.

Un’iniziativa che tende a evidenziare e promuovere, un’iniziativa a costo zero per le istituzioni. Spero vivamente che San Salvario Sostenibile venga “copiata”  anche in altri quartieri della città. Bravi, complimenti davvero, anche per il logo, è il momento di coglierlo il vento.

Clicca qui per andare sul sito.

L’insalata tra gli aceri

Chi l’ha detto che le aree verdi e i parchi devono essere dedicate solo a piante ornamentali? Alberi, prati e aiuole e perché non orti? Appezzamenti di verde, potrebbero essere coltivati a orto e piantati alberi da frutto. Gli appezzamenti potrebbero essere affidati ai centri d’incontro attivi nei quartieri o seguiti dai Senior Civici del comune di Torino. L’impegno dovrebbe essere regolato da aspetti estetici, da un utilizzo solidale del raccolto e dalla formazione “agricola” rivolta alle scuole limitrofe e ai cittadini che volesse imparare.

Sono convinto che tra i frequentatori dei centri d’incontro e tra potenziali Senior Civici qualche ex contadino ci sia di sicuro. Facciamo in modo che possa condividere il suo pollice verde. Condividi le tue competenze con naturalezza, diceva uno slogan che mi è caro.

Così, diffondendo cultura e coltura, s’inizia a costruire un quartiere davvero ecosostenibile.

Comunità fa rima con Umanità

Foto di Augusto Montaruli

Questo pomeriggio Piero Fassino sarà nel mio quartiere, all’aiuola Donatello, dove c’è la Casa del Quartiere e dove abitava Natalia Ginzburg – lo avevo scoperto leggendo Lessico familiare.

Io non potrò esserci perché il sabato accompagno mia moglie a Monticello d’Alba a trovare la mamma.  Oggi andrò da solo perché Laura ha febbre e mal di gola e la “nonna” ha bisogno perché aspetta la nutella.

La mamma di Laura vive, per sua libera scelta, ormai da oltre due anni in un pensionato.  Ci vive bene.

Nei piccoli paesi del Roero, tra Alba Canale e Bra, quasi tutti i paesi hanno un pensionato, sono inseriti nell’ambiente urbano: da una parte le colline con i boschi e le vigne e dall’altra una strada. Gli anziani sono parte della comunità, chi può esce e va al bar o dalla parrucchiera o a prendere un gelato; i bambini della scuola, le associazioni di volontariato, le corali spesso si recano in visita organizzando momenti di festa e di coinvolgimento.

A me piace sedermi fuori con gli ospiti della casa di riposo a chiacchierare e, soprattutto, ascoltare.  Pina mi racconta della sua vita e passa dal pianto al riso, poi comincia a cantare; Gino mi racconta della vigna che deve potare lui perché il figlio non è poi tanto capace; altri ti chiedono di Torino e tu racconti che adesso c’è la metropolitana; Teo cura l’orto e parliamo della luna che deve essere quella giusta per seminare. Gli anziani hanno un bisogno vitale di essere ancora ascoltati, di poter raccontare e di essere considerati parte di una comunità.

Tutto questo per dirvi che nelle città gli anziani spesso sono lasciati soli, soli con una social card umiliante, soli in un condominio e soli in una casa di riposo che è avulsa dalla comunità. Credo che dovremmo nelle città replicare il modello paese.

Il quartiere deve tornare a essere comunità. Per tutti. Comunità fa rima con umanità.

Il mobile di Hugo

Lo scorso settembre era a cena a casa mia il mio amico Hugo Trova, Hugo è un cantautore uruguayano impegnato in politica e di origini italiane. I suoi nonni emigrarono dal Piemonte agli inizi del secolo scorso. Hugo mi raccontava che possiede ancora un mobile che sua nonna aveva portato in Uruguay, quel mobile, mi diceva Hugo, è la storia e il ricordo della mia famiglia. Questo episodio mi è venuto in mente in questi giorni di migrazioni tragiche, ho pensato a chi non ha niente da portarsi, ho pensato che la storia di questo pianeta è un succedersi di popoli che si spostano, che mescolano tradizioni, usi, cibi e linguaggi.

Ci si sposta per fame, perché cacciati da altre etnie o da guerre. Da sempre è così. E così continuerà se la politica non cambia orizzonti.

Noi italiani ci siamo quasi sempre spostati per fame. Negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso eravamo in fondo alla scala sociale, prima di noi c’erano i neri. I “negher” come direbbe Bossi. Noi italiani non siamo “settentrionali” a nessuno. Ci siamo aiutati a casa d’altri che poi è diventata casa nostra. Da un po’ di tempo a questa parte è la volta dei nigeriani, degli afgani, dei pakistani, degli eritrei, dei somali …

Mi piacerebbe nel mio quartiere veder nascere uno spazio dedicato alla memoria che ci facesse ricordare la nostra storia e comprendere quella degli altri. Come il mobile della nonna di Hugo. Una storia di mobilità. Appunto.

Hugo su myspace: http://www.myspace.com/hugotrova/music