Augusto Montaruli

Lettera aperta alla presidente Grippo

Gentilissima Presidente Grippo,

Sono Augusto Montaruli, già consigliere della circoscrizione 8, e mi permetto di disturbarla per avere un aggiornamento su alcune pratiche in capo alla commissione toponomastica di cui Lei è presidente.

Premetto, per correttezza e trasparenza, che questa è una lettera aperta e sarà diffusa sul mio sito e inviata in copia al presidente della circoscrizione 8 Massimiliano Miano.

Mi capita sovente che cittadine e cittadini mi chiedano notizie su alcune proposte che da consigliere presentai in passato.
In particolare mi chiedono lo stato dell’arte di alcune intitolazioni che proposi e che furono approvate in tutto l’iter previsto dai regolamenti comunali. Alcune di queste proposte ebbero anche un grande rilievo sulla testate giornalistiche: quella relativa all’intitolazione della via a Gianmaria Testa per esempio.

Mi spiace dirle che mi trovo in imbarazzo nel rispondere a queste richieste di informazioni. Certo potrei suggerire di scrivere a Lei, ma sapendo quanto è impegnata mi sembrerebbe di darle un aggravio di lavoro.

Però mi chiedo, cosa impedisce la posa della targa a ricordo del Circolo Garibaldi? La targa c’è da tempo; l’iter è stato tutto assolto: circoscrizione, commissione toponomastica e infine giunta comunale.

Allora cosa impedisce la posa della targa? Altre priorità? Si è persa la targa? 

Potrebbe anche essere plausibile lo smarrimento della targa, in fondo sono passati un pò di anni dal 2017 (anno in cui si svolse tutto l’iter formale).

Le sarei molto grato se, nei ritagli di tempo, trovasse un piccolo spazio per darmi una risposta.
Risposta che girerò a chi mi chiederà notizie.

Colgo l’occasione per chiederle anche lo stato dell’iter e qualche previsione sull’intitolazione della via a Gianmaria Testa e della piscina della Parri a Mattia Aversa.
C’è un mondo di appassionati ed estimatori nell’ambito della cultura e dello sport che sta aspettando. 

Veda, io sono convinto che intitolare una via o un luogo non sia una concessione bensì un atto politico e culturale che fa bene e qualifica l’amministrazione.

Certo di una sua risposta la saluto cordialmente e le auguro buon lavoro.

Augusto Montaruli

Il “Grande Toret” e il calciatore partigiano

I luoghi e le cose di una città, di un quartiere raccontano storie di fatti leggende e persone che altrimenti rischiano di essere dimenticati. Indicano percorsi che portano dove è bello e importante andare.
Per questa ragione avevo proposto una targa che ricordasse la storia di rinascita del Circolo Garibaldi nell’immediato dopoguerra. E per questa ragione che avevo proposto l’intitolazione dei giardini di piazza Zara a Massimo Ottolenghi o l’intitolazione della piscina Parri a Mattia Aversa.

Luoghi, storie, persone che non devono essere dimenticati.

Un po’ di tempo fa passando da via Filadelfia avevo notato un toret che sembrava messo lì ad indicare lo stadio appena riqualificato. Pensai che sarebbe bello dipingerlo di granata come un simbolo e come un’indicazione che ti invitasse ad andare verso quel campo dove giocava una leggenda. E in quella leggenda sportiva c’era anche un calciatore coraggioso, Bruno Neri, che in nazionale, solo e quindi ancor più temerario, si rifiutava di fare il saluto fascista. Bruno Neri partecipò alle Resistenza, coerente con il suo rifiuto, e fu ucciso in uno scontro a fuoco sull’Appenino.

Da qui la mia proposta che rivolgo al consiglio al presidente della circoscrizione e ai coordinatori competenti, cioè dipingere di granata il toret (il Grande Toret) e dedicarlo a Bruno Neri.

Spero sia accolta.

PS: non sono un tifoso granata, sono semplicemente appassionato di storie che credo debbano essere raccontate. 


Torino, data del protocollo

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MOZIONE: IL GRANDE TORET

 

PREMESSA

Crediamo che i simboli possano servire a ricordare e indicare luoghi, luoghi importanti dal punto di vista storico e anche dal punto di vista dei sentimenti. Una sorta di luoghi del cuore di una comunità. In questo caso di una comunità che gravita intorno allo stadio Filadelfia che recentemente è stato riqualificato. Uno stadio leggendario come leggendaria la squadra del Grande Torino.
I simboli possono anche ricordare persone che altrimenti rischiano di essere dimenticate. Nel grande Torino militarono calciatori come Bruno Neri che non presero mai la tessera del partito fascista e che quando chiamato in nazionale si rifiutava di fare il saluto rimano o Raf Vallone che partecipò alla Resistenza nelle Langhe. Bruno Neri partecipò alla Resistenza e fu ucciso in uno sconto a fuoco sulle montagne dell’Appenino il 10 luglio 1944.
Credo che l’ente di prossimità possa e deve fare in modo che i luoghi del territorio che amministra possano diventare simboli e stimolare l’approfondimento delle storie e indicare percorsi.

PROPONIAMO

Che il “toret” situato in Piazzale S. Gabriele di Gorizia, che sembra stia lì ad indicare lo stadio Filadelfia venga dipinto di granata e dedicato a Bruno Neri con la posa di una targa.

CHIEDIAMO

Al presidente Davide Ricca e ai coordinatori alla cultura e allo sport, al verde pubblico e in particolare al coordinatore della sottocommissione Ecomuseo di attivarsi per realizzare quanto proposto.

Primo firmatario: Augusto Montaruli – Capogruppo LeU

A proposito del Garibaldi

“L’unico modo per salvaguardare il Circolo e assicurargli un lungo futuro era visto nella necessità di compiere un ulteriore sforzo per acquistare il terreno su cui esse era posto…

A quei tempi era in carica l’ultimo dei sindaci comunisti di Torino, il medico Domenico Coggiola, succeduto a Celeste Negarville e a Giovanni Roveda. …

Nel pensiero di quei compagni, la proposta doveva essere una cosa pulita, non un pateracchio fatto sotto banco: fissasse il Comune il prezzo e le modalità di pagamento, l’assemblea dei compagni avrebbe deciso su questa base.

Il sindaco Coggiola non fissò né prezzo né modalità, spiegando come sui terreni del Comune negli anni seguenti avrebbero dovuto sorgere impianti sportivi, servizi e case per la popolazione. La ricostruzione del Paese, e di Torino in particolare, non poteva non prevedere il contributo dato in questo senso dai Comuni delle grandi città. In ispecie i Comuni cosiddetti “rossi” dovevano muoversi in questa direzione affinché, proprio con il loro intervento diretto, la ricostruzione avvenisse su basi nuove, tendendo a migliorare la qualità della vita dei propri cittadini….

Soprattutto, disse ai compagni, per un dovere di correttezza politica e amministrativa coerente.”

Da
Memorie del nostro ‘900
Circoli comunisti, lotte e vita nella Torino capitale operaia
Di Celestino Canteri
Jaca Book