Augusto Montaruli

Promemoria per la Presidente del Consiglio comunale

Gentile Presidente,

Mi permetto di disturbare per inviarLe un promemoria: il prossimo 30 marzo saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Gianmaria Testa. 

Il promemoria è anche un, come dire, suggerimento per farle fare bella figura.

Pensi che bello sarebbe ricordare Gianmaria Testa con la ormai mitica targa sulla via a lui dedicata. 

Ne parlerebbero persino a Parigi.

Cordialità 

Augusto Montaruli

Ps. Il dieci di dicembre saranno trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Mattia Aversa. E per tacer del Garibaldi che ho perso il conto.

I precedenti qui

 

 

Lettera aperta alla presidente Grippo

Gentilissima Presidente Grippo,

Sono Augusto Montaruli, già consigliere della circoscrizione 8, e mi permetto di disturbarla per avere un aggiornamento su alcune pratiche in capo alla commissione toponomastica di cui Lei è presidente.

Premetto, per correttezza e trasparenza, che questa è una lettera aperta e sarà diffusa sul mio sito e inviata in copia al presidente della circoscrizione 8 Massimiliano Miano.

Mi capita sovente che cittadine e cittadini mi chiedano notizie su alcune proposte che da consigliere presentai in passato.
In particolare mi chiedono lo stato dell’arte di alcune intitolazioni che proposi e che furono approvate in tutto l’iter previsto dai regolamenti comunali. Alcune di queste proposte ebbero anche un grande rilievo sulla testate giornalistiche: quella relativa all’intitolazione della via a Gianmaria Testa per esempio.

Mi spiace dirle che mi trovo in imbarazzo nel rispondere a queste richieste di informazioni. Certo potrei suggerire di scrivere a Lei, ma sapendo quanto è impegnata mi sembrerebbe di darle un aggravio di lavoro.

Però mi chiedo, cosa impedisce la posa della targa a ricordo del Circolo Garibaldi? La targa c’è da tempo; l’iter è stato tutto assolto: circoscrizione, commissione toponomastica e infine giunta comunale.

Allora cosa impedisce la posa della targa? Altre priorità? Si è persa la targa? 

Potrebbe anche essere plausibile lo smarrimento della targa, in fondo sono passati un pò di anni dal 2017 (anno in cui si svolse tutto l’iter formale).

Le sarei molto grato se, nei ritagli di tempo, trovasse un piccolo spazio per darmi una risposta.
Risposta che girerò a chi mi chiederà notizie.

Colgo l’occasione per chiederle anche lo stato dell’iter e qualche previsione sull’intitolazione della via a Gianmaria Testa e della piscina della Parri a Mattia Aversa.
C’è un mondo di appassionati ed estimatori nell’ambito della cultura e dello sport che sta aspettando. 

Veda, io sono convinto che intitolare una via o un luogo non sia una concessione bensì un atto politico e culturale che fa bene e qualifica l’amministrazione.

Certo di una sua risposta la saluto cordialmente e le auguro buon lavoro.

Augusto Montaruli

C’è una via per Gianmaria Testa

 


Ma t’ses fòl?
Mi avrebbe detto Gianmaria se solo avesse immaginato che avrei chiesto alla commissione toponomastica di dedicargli una via. 

Un po’ forse sì, ma gli avrei risposto che non lo facevo per lui, lo facevo per noi. Perchè così non perdiamo la memoria che è cosa preziosa.

Perché adesso la via c’è.

Vicino alla ferrovia.

Perchè quella via sarà come la tasca di un qualunque mattino.

Ringrazio di cuore i componenti la commissione toponomastica per aver accolto la mia richiesta.

Qui trovate la richiesta formale e qui il comunicato.

Le interviste urgenti: Cristina Conti, suora

In italiano barboni, in francese clochard, in inglese homeless. Poi è arrivato il politically correct e si è passati a senza tetto e poi senza fissa dimora, ed ora solo “senza dimora” che il “fissa” non va più di moda, come il posto.. fisso. Politically correct che cambiando il termine con cui definirli non ha cambiato la sostanza delle cose. E delle emergenze. Sì perché loro, chiamateli come vi viene più facile, sono la metafora perfetta dell’emergenza. Solo quando fa freddo, quando si allestiscono luoghi per accoglierli per evitare di trovarne qualcuno assiderato sotto un portico. In verità diventano anche emergenza quando rovinano i salotti aulici e mancano tappeti sotto cui nasconderli. Purtroppo politiche vere che vadano a risolvere e non a gestire solo le emergenze non se ne intravedono.

Ne parliamo con suor Cristina Conti che da anni in via Nizza 24, con le Sorelle Figlie della Carità e tanti Volontari e Volontarie cerca di garantire una colazione abbondante, una doccia e tanto ascolto ai senza dimora. Suor Cristina l’ho conosciuta quando mi ha raccontato la questione irreperibili e la difficoltà del riavere una carta di identità, questione che mi ha raccontato tra una lectio magistralis su Bruce Springsteen e le canzoni e il libro di Gianmaria Testa. 

Suor Cristina, come vi siete organizzati in questi tempi di pandemia e lockdown? 

Abbiamo cercato di tradurre i vari decreti in procedure che garantissero la massima sicurezza per tutti, senza nulla togliere alla relazione, all’attenzione, alla cura delle Persone senza dimora che accogliamo. Scrivilo in maiuscolo Persone, perché è importante sottolinearne l’umanità, l’individualita’, le peculiarità… non sono una categoria, una moltitudine anonima… Ognuno è speciale. Ognuno può essere accompagnato a valorizzare la propria vita con obiettività, dandole un rinnovato senso, anche in questo tempo di  pandemia.

Quanti sono i vostri amici, come li chiami tu, cui date supporto?

Sono tanti, il numero varia, ma guardando all’insieme dei nostri servizi parliamo di centinaia di Amici settimana per settimana e migliaia all’anno purtroppo. Il nostro è un servizio caratterizzato dalla mobilità. Ci sono molte persone che incontriamo una sola volta, di passaggio a Torino. Ogni attimo è ancora più importante. Ogni sorriso. Ogni parola, che potrà essere significativa per quella persona. È successo, sai:  c’è chi è tornato a ringraziare perché una frase detta in un certo momento l’ha aiutato a dare una svolta al proprio cammino.

Delle Persone senza dimora abbiamo un’immagine forse datata, in alcuni casi anche un po’ romantica: quelli che lo diventano per scelta di vita e non a causa della vita. Forse è il caso di raccontare chi sono.

Ne uscirebbe un romanzo! Sono cosi diversi… Anzi, ne uscirebbe una raccolta di poesie, perché questi nostri Amici nonostante certi loro racconti molto… fantasy, in realtà mi ricordano la poesia. A volte non è facile capirli, i loro versi sono sdruccioli, si fatica a seguirli.. ma se lasci che quelle parole evochino in te echi e rimandi, inizi a comprenderli un poco di più… Poesia perché con loro si attraversano tutte le età, le lingue, i generi.. con loro ogni giorno facciamo il giro del mondo… Poesia perché ci si appassiona alla loro vita, alle loro storie, e in pochi hanno realmente scelto, meglio, hanno liberamente scelto la strada. Spesso decidono di distaccarsi da situazioni di difficoltà, di precarietà, di sofferenza, di violenza, di miseria… decidono loro, ma non è una scelta incondizionata…

Non credi che anche loro possano diventare una risorsa per il loro vissuto, per le cose che sanno o sapevano fare?

Dico solo questo: nel nostro Servizio operano molti Volontari e questi spesso chiedono di portare altri a fare esperienza di servizio e accade soprattutto con i giovani, molto numerosi fra noi. Bene, questa attrazione parte dagli Amici, dalle Persone senza dimora che accogliamo. Fra loro vi sono maestri di vita… e comunque rapportarsi con chi sta in strada mette sempre in questione. Le loro esperienze sarebbero da studiare per trarne strategie di sopravvivenza.

Se tu avessi magicamente il potere di risolvere la situazione da dove partiresti? Quale sarebbe la prima azione che faresti?

Come hai accennato tu prima: valorizzerei le loro risorse facendole esprimere in attività concrete… Tutti hanno bisogno di una casa, ma la prima cosa che chiedono è: “fammi fare qualcosa”. Le nostre mani parlano di noi, ed è anche con l’agire delle nostre mani che formiamo la nostra mente e il nostro spirito… Il “fare” esprime l’identità, la dignità. E aiuta a non fissarsi sui problemi, sugli ostacoli, sulle umiliazioni vissute.

Le Persone senza dimora non votano. E’ questo il motivo per cui rischiano di restare un problema irrisolto?

Non vota chi è sprovvisto di documenti, non vota chi non ha residenza. Esiste una condizione che può essere un dato di fatto: non ho un luogo dove risiedo. Ma non può esistere che io “scompaia” dai registri anagrafici per le difficoltà che sto vivendo e sia ostacolato ad emergere da questa irreperibilità. Una persona indigente che diventa anagraficamente irreperibile non solo non vota, ma attualmente a Torino non può rinnovare la propria Carta d’Identità senza pagare prima o dopo (triplicata) una sanzione. Senza parlare del previsto successivo pignoramento… Se non hai un soldo in tasca, esci dagli uffici comunali e ci sono due vie… entrambe umilianti: o inizi a chiedere in giro o… te ne appropri. “Nemo”, nessuno, è il soprannome che si è dato l’ultimo Amico che abbiamo accompagnato all’Anagrafe. Insistendo, è riuscito a non pagare la sanzione… ma ora è preoccupato per le conseguenze. Perché deve accadere questo? Una società che fatica a chiamare per nome i suoi figli, è una società malata. È una società sulla via della disgregazione, del fallimento. Questo pensiero dovrebbe incidere sulla ricerca del consenso elettorale. Le Persone senza dimora esistono, e sono migliaia. Il renderle parte della società è nell’interesse di tutti. Ed è costruire insieme un mondo più vero e giusto.

Io ti ringrazio tantissimo per la tua disponibilità ad essere ospitata nel mio piccolo spazio, le interviste vogliono essere un contributo da offrire a chi ha il dovere di decidere e di pensare al futuro.

Il libro che ti dedico è un saggio storico di Alessandro Barbero – Donne, madonne, mercanti e cavalieri. Sei storie medievali (Laterza) – che racconta tre donne e tre uomini del medioevo tra cui la tua “collega” Caterina da Siena. Tre donne e tre uomini del medioevo che si apprestava a diventare rinascimento. Rinascimento che dovremmo auspicarci tutti.

Sugli irreperibili: http://augustomontaruli.it/blog/2019/06/06/gli-irreperibili-e-lanagrafe/  – http://augustomontaruli.it/blog/2020/06/09/mia-cara-amica/
Qui le altre interviste: elenco

Le interviste possibili: Tommaso Vineis

Tommaso Vineis gestisce il Tomato Backpackers hotel in San Salvario, per i non anglofoni i Backpackers sono i viaggiatori che portano il loro equipaggiamento e i vestiti in uno zaino (il backpack). E questo dice già molto della filosofia della struttura: un po’ albergo con camere singole e un po’ ostello per quelle condivise. E poi basta vedere la struttura del sito o farci una visita per meglio comprendere: studenti, viaggiatori, artisti…Inoltre ho testimonianze di amici che sono andati e sono ritornati al Tomato, un punto di riferimento consolidato per San Salvario e per la città. Per questo mi “intrigava” ascoltarlo. 

Tommaso, la sostenibilità è una missione della tua attività. Collabori con Abbasso impatto, Celocelo e i servizi che offrite lo dimostrano. Che voto daresti sul tema alla giunta Appendino? 

La sostenibilità ha un ruolo centrale nel programma politico dei 5 stelle, sia a livello nazionale, che a livello locale. I risultati ottenuti fin qui sono insufficienti. Come era ampiamente prevedibile, un modello basato dalla rivincita del cittadino comune  sulla competenza non funziona. L’assessore all’ambiente del comune di Torino arriva dal mondo del marketing, non ha alcuna esperienza nel campo che è stato chiamato a dirigere e purtroppo si vede. In questi anni sono nate proposte isolate e poco coraggiose, dove invece servirebbe un piano complessivo e convincente, supportato da una visione strategica di ampio respiro per convincere i cittadini a sostenere il cambiamento. I cittadini vanno anticipati e convinti non inseguiti per fini elettorali. La buona volontà dimostrata fin qui dalla sindaca non basta. Bisogna incentivare i cittadini a produrre meno rifiuti attraverso sgravi fiscali e il riconoscimento delle aziende che si impegnano per attuare politiche sostenibili nel loro processo produttivo, come in parte previsto da un progetto a cui aderisco che si chiama Abbasso Impatto. Andrebbe incentivata l’economia circolare cominciando dalle attività all’avanguardia che operano sul territorio, dalla preziosa esperienza  di Astelav nella rigenerazione degli elettrodomestici usati o dal progetto di recupero delle eccedenze alimentari del progetto CeloCelo

Sulla mobilità sostenibile si potrebbe prendere spunto dalle tante esperienze positive in Europa, partendo dall’ “urbanistica tattica” con cui si sta ripensando la viabilità milanese e soprattutto lo strepitoso modello delle Superillas di Barcellona. Qualche associazione ha studiato delle soluzioni in questa direzione anche per Torino. Ti consiglio trattoxtratto pensata da GreenTo in collaborazione con Legambiente, progetti coraggiosi e convincenti, spesso con un costo ridotto, ma con un grande impatto. Bisogna insomma ripartire dalle idee. Per Torino sogno un futuro in cui la sostenibilità smetta di essere vissuta come un tema  marginale di cui occuparsi distrattamente per  diventare il fulcro da cui ripartire per rilanciare la città a livello nazionale e internazionale. Una città efficiente che abbia la capacità di migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini.

Adesso stiamo sul locale, su ciò che circonda il Tomato. San Salvario è spesso sulle pagine dei quotidiani:  movida, piccola criminalità essenzialmente. Eppure è un quartiere, sono di parte lo so, con un potenziale enorme. Pensa alla multireligiosità, alla sperimentazione, all’incontro tra mondo laico e religioso, alla tradizione industriale e universitaria, ai musei. L’unica proposta che è arrivata dalla giunta Appendino è dell’assessore Sacco che vuole trasformarlo in quartiere nel distretto del bere… 

San Salvario è un quartiere speciale, la cui percezione agli occhi dei Torinesi è alterata dalle conseguenze di un politica di concessione delle licenze a bar e locali notturni poco lungimirante. Si è perso il necessario equilibrio tra attività diurne e notturne, in favore di queste ultime. Non si può e non si deve seguitare a commettere gli stessi errori del passato, incentivando un modello che attira la micro criminalità, peggiora la vivibilità del quartiere e innesta una guerra tra residenti e gestori dei locali. Secondo me il futuro passa da un maggiore esercizio dell’immaginazione potendo contare sulle grandi risorse e sul potenziale che il quartiere possiede. E proprio da queste bisogna partire per promuovere e valorizzare San Salvario, le sue varie identità non perdendosi in un eccessiva semplificazione. Sarebbe bello che diventasse un quartiere all’avanguardia dove sperimentare la rivoluzione sostenibile di cui Torino ha bisogno. Si potrebbe lavorare sulla prima superillas come fu per Gracia a Barcellona, che fu la prima ad innestare la rivoluzione che ha reso pedonali i principali quartieri della città. 

Pandemia, quanto ha sofferto la tua attività? 

Ha sofferto moltissimo. Sto lavorando in questi giorni per prepararmi alla riapertura dopo il lungo stop cominciato all’inizio di Marzo. La crisi economica  scatenata dal Covid purtroppo è tutt’altro che conclusa e aspetto con grandissima preoccupazione l’inizio dell’autunno, con l’incertezza legata ad un potenziale aumento del numero dei contagi, ma anche all’acuirsi degli effetti della crisi economica in corso. In questa momento drammatico è l’intero settore alberghiero in Italia ad affrontare una fase senza precedenti e tanti tantissimi alberghi e agenzie di viaggio non riapriranno più. Con i colleghi di Federalberghi Torino e del nazionale stiamo provando a alzare la voce per portare l’attenzione sul nostro settore, uno dei più colpiti in assoluto dall’emergenza. Quanto fatto finora dal governo è insufficiente e tantissimi posti di lavoro sono a rischio.

Mi dici quanti colori e quante lingue passano dal Tomato?

Il Tomato è un Backpackers in una nazione con una forte vocazione turistica al centro dell’Europa, in un periodo storico in cui il settore turistico stava attraversando una fase di forte crescita in tutto il mondo. Insomma sono stati anni incredibili in cui abbiamo conosciuto il mondo dalla postazione della Reception. La natura informale del Tomato ha facilitato le interazioni da cui sono nate amicizie, itinerari di viaggio, scoperte musicali e molto altro. Le caratteristiche originali della nostra offerta hanno fatto il resto, selezionando spesso viaggiatori che condividono la nostra visione del viaggio e i nostri valori. Il lavoro dello staff, l’impegno nel costruire un modello di ricettività fondato sulla sostenibilità, su uno stretto rapporto con il territorio in cui è inserito, collaborando con le associazioni culturali e gli altri soggetti che lo animano ha dato i suoi frutti.

Per quali motivi i tuoi ospiti vengono a Torino?

Per via delle caratteristiche proprie del Tomato Backpackers Hotel abbiamo più turisti e qualche studente in più rispetto alla media torinese, ma direi che in generale seguiamo abbastanza il trend cittadino. Torino non è una città turistica, e nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni, resta un mercato con una importante componente business (le conseguenze dello smart working si faranno sentire..).  Il turismo sportivo contribuisce sia in termini di occupazione che di politiche tariffarie, da settembre a giugno.

Dimmi tre qualità, o quante vuoi, che dovrebbe avere il/la prossimo/a sindaco/a?

Coraggio, competenza e visione.

Pensi sia utile un’agenzia turistica di prossimità rivolta a promuovere un territorio? E su cosa punteresti per promuovere San Salvario?

Non credo che un’agenzia turistica di prossimità sarebbe utile. Mi piacerebbe al contrario che si cominciasse a ragionare come destinazione, mettendo insieme le varie anime, e aree, del Piemonte per offrire un prodotto più vario e più spendibile sul mercato internazionale. Bisogna allenare la capacità di raccontare e vendere il proprio territorio coordinando le agenzia del turismo locale e insistendo sulle peculiarità e sulle eccellenze del territorio nel suo complesso. Senza andare troppo lontano si potrebbe seguire l’egregio esempio della Regione Toscana. Il Piemonte è ampiamente attrezzato per seguire lo stesso percorso. Ci sono regioni del mondo che sono diventate destinazioni turistiche solo ed esclusivamente grazie a politiche di promozione molto lungimiranti. In Piemonte questo capacità è mancata, nonostante le olimpiadi, i siti unesco. Le ragioni turistiche di San Salvario sono già tutte palesi: un’incredibile offerta gastronomica, il parco, i musei, le università, la posizione geografica. Basterebbe un buon lavoro di storytelling.

Adesso devo cercare un libro. A te dedico “Da questa parte del mare” di Gianmaria Testa. E il libro che racconta il suo disco che parla di migranti. E un libro delicato e commovente. Finisce così: “Ed è proprio di questo che c’è bisogno: di poche parole e di una porta sempre aperta”.

Mimmo CarrettaNicola Bellaccicco (il mio barbiere)Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani – Mauro Berruto  – Igor Stojanovic  – Raffaele Scassellati

Una (e)mozione per i migranti di ogni paese e per Gianmaria Testa

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il binario che non c’è allo Scalo Vallino

L’ho scritto nella mozione, i luoghi sono memoria, sono un pezzo di storia. Storia vissuta e storia raccontata e cantata. Abbiamo il dovere di ricordare chi quella storia l’ha vissuta e la sta vivendo e chi quella storia l’ha raccontata e cantata.

Non aggiungo altro salvo la preghiera di condividere e sostenere questa mia iniziativa che vi assicuro nasce dal cuore.

Di seguito la mozione che propone l’intitolazione allo Scalo Vallino di una via ai Migranti di ogni paese e la futura piazza a Gianmaria Testa.

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Torino, data del protocollo

MOZIONE: INTITOLAZIONI A MIGRANTI DI OGNI PAESE E GIANMARIA TESTA ALLO SCALO VALLINO

PREMESSA

Lo Scalo Vallino è un’area dismessa dalle ferrovie che sarà restituita alla città e ai cittadini. Sappiamo che quel sito avrà una piazza, e delle vie. Già ora è attiva una palestra, dove c’erano magazzini ci sarà un supermercato leggero con eventuale galleria commerciale, un centro sportivo, aule studi e aree dedicate agli studenti universitari oltre al secondo centro di biotecnologie in fase di ultimazione.

Siamo convinti che la riqualificazione di quel luogo non può che far bene al territorio su cui insiste valorizzando ancora di più la vocazione di quartiere accogliente e universitario. Da quanto ci risulta allo Scalo Vallino ci sarà una piazza verde e vie che lo attraverseranno (una è in fase di ultimazione e porterà a Bioteconologie).

Siamo anche convinti che i luoghi sono un pezzo di storia e della stessa possano essere memoria e per questo crediamo giusto intitolare vie, piazze e luoghi pubblici che con quel “pezzo di territorio” abbiano avuto un legame forte e significativo. Lo Scalo Vallino è uno di quei luoghi.

Memoria vuol dire ricordare un periodo storico che ha visto arrivare nella nostra città migranti dal sud del paese che con enormi sacrifici e superando la “diffidenza” hanno portato benessere e arricchimento culturale alla nostra città, così come ora altri migranti che arrivano da altri paesi del mondo. Migranti che dalla nostra città sono transitati per andare in tutta Europa.
Quei migranti che cantava Gianmaria Testa, ferroviere (fu capostazione dello scalo ferroviario di Cuneo) cantautore poeta, che su questo tema aveva cantato e scritto e alla nostra città e ai migranti aveva dedicato una delle sue più belle canzoni (Al mercato di Porta Palazzo) oltre al suo ultimo lavoro: il libro “Da questa parte del mare” che racconta il suo album che porta lo stesso nome. Gianmaria Testa era un’artista, un uomo che si metteva a disposizione, lo faceva senza clamore o tornaconti, con generosità e impegno condividendo quanto gli si proponeva.

Ci rendiamo conto che è inusuale in un atto consiliare il testo di una canzone, ma per una volta consentiteci l’eccezione riportando qui il testo di Ritals che canta di quando a migrare eravamo noi:

Eppure lo sapevamo anche noi
l’odore delle stive
l’amaro del partire
Lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un’altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
Lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l’onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell’offesa
e un abitare magro e magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l’onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto

SI PROPONE PERTANTO

Coerenti con quanto sopra di intitolare la futura piazza a Gianmaria Testa e la via di prossima apertura ai Migranti di ogni paese.

CONSTATATO

che per le intitolazioni a persone decedute da meno di dieci anni che si siano distinte per particolari benemerenze, è consentita, a norma dell’articolo 4 della legge, la deroga da parte del Ministero dell’Interno al divieto posto dagli artt. 2 e 3 della legge 1188/1927.

CHIEDIAMO

che il Presidente e la Giunta della Circoscrizione Ottava condividano e inoltrino richiesta alla commissione toponomastica del comune di Torino di intitolazione della futura piazza allo Scalo Vallino a Gianmaria Testa (Ferroviere e cantautore) e la via di prossima apertura ai Migranti di ogni paese con le motivazioni sopra descritte.

Primo firmatario: Augusto Montaruli – LeU