Augusto Montaruli

E se Torino…

Oggi una mia amica mi ha detto che non sa più dove mettere i libri, “sai dove potrei portarli?” mi ha chiesto.

E no, non è un’impresa facile regalare libri. 

E pensare che li rubano nelle librerie. Quelli nuovi nuovi però.

E pensare che Torino è la città del libro, per il salone e per le case editrici. E per i molti scrittori che hanno dato lustro e cultura alla nostra città.

Ma pensavo… mi capita ogni tanto.

Ma pensavo e se Torino diventasse in senso più compiuto la città del libro rendendoli parte dell’arredo urbano della città?

Per esempio si potrebbero recuperare le vecchie cabine telefoniche della Telecom (chissà che fine hanno fatto) e piazzarle nei giardini, nei parchi  e nelle piazze. Magari tematizzando. 

Per esempio giardino del noir, giardino dei classici, giardino Fenoglio o Levi, piazza della storia. E così via, anzi piazza o giardino.

Figo! Vero?

Sarebbe una risposta ai tempi che corrono e che scorrono. Non vorrei che  a qualcuno venisse in mente (di nuovo) di bruciarli. 

ps: a Roma già lo fanno

Non avete capito niente 

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Non avete capito niente o peggio ancora avete capito altro  e non voglio pensare che avete capito ma non ve ne fregava niente. Sì, questo è un post un po’ incazzato.

IMG-1112Ieri sera al Circolo dei Lettori organizzata da Adramet Barry, che è testa anima e cuore di questo evento,  si annunciava la spedizione italiana a Conakry, capitale della Guinea e capitale UNESCO mondiale del libro 2017/2018, in occasione delle giornate dedicate all’Italia. Alla cultura italiana, ai libri italiani. Quindi alle case editrici italiane, quindi ad un comparto produttivo importante di questo paese. La cultura è parte del pil di un paese, e del nostro dovrebbe esserlo ancora di più. Erano presenti gli scrittori e le scrittrici che a Conakry andranno a rappresentarla la nostra cultura: Francesca Melandri, Fabio Geda, Cristina Ali Farah e l’italianissimo Pap Khouma che nel suo paese d’origine durante le conferenze si esprime in italiano. Per dire. La spedizione italiana non sarà solo di scrittori, parteciperanno cinquanta allievi del liceo Majorana di Moncalieri. Per dire.

A questa serata che mette insieme due popoli, due culture, giovani italiani e giovani africani c’erano assenze importanti. C’erano le assenze di chi non aveva capito niente o di aveva capito male o semplicemente ha snobbato. Non c’era la politica, non c’erano le istituzioni (salvo l’assessora regionale Monica Cerutti che ringrazio da cittadino); non c’era, anche se annunciato, l’assessore del comune di Torino all’integrazione Marco Giusta; non c’era il mondo della cultura torinese e pensare che il luogo si confaceva al loro olfatto delicato.

Avranno pensato che la Guinea non vale un selfie o che non c’erano abbastanza riflettori? Avranno pensato che tanto è la solita roba sull’integrazione degli immigrati? Che palle si saran detti…

Io invece ho semplicemente pensato che questa città sta diventando mediocre, che si avvita su stessa e sull’autoreferenzialità. 

Quella di ieri poteva essere una serata giusta (scusi assessore ma non citavo lei, ieri era in buona compagnia) per percorrere i famosi ponti che si dicono di voler percorrere, che l’Africa non è solo disperazione ma è anche opportunità. Allora se non lo capite siete mediocri e fate danno. 

E pensare che la serata di ieri aveva come filo conduttore l’incontro.

Così, semplicemente. Banalmente.

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E’ fondamentale rispettare i ruoli, non bisogna confonderli altrimenti aumenta la confusione e diventa arduo definire le responsabilità o assegnare meriti e colpe.

Sono auspicabili invece collaborazione e condivisione.

La politica ha il compito di progettare il futuro amministrando il presente con gli strumenti più adeguati.  Progettare e amministrare partendo dai valori, quei valori che orientano il voto. Quei valori che differenziano gli uni dagli altri.

Tra i valori di riferimento, la cultura. Per tutti. La cultura: l’arte, la scuola, la conoscenza, i libri.

I libri: per tutti, a tutti. I libri che aggregano, che avvicinano, che insegnano, che divertono. Che… tante altre cose.

Riassumendo, la politica si deve assumere di scegliere, con il supporto necessario, gli strumenti più idonei a rendere concreti quei valori. Assumendosi la responsabilità delle scelte che saranno anche dettate dalle priorità. Altrimenti sarebbe troppo facile.

Altri possono, anzi devono, proporre strumenti e azioni, con la giusta ostinazione ed energia, ma con la consapevolezza delle priorità.

Così semplicemente. Banalmente. Questo è quanto, umilmente, penso io.