Caro professor Alessandro Perissinotto, esimio docente universitario di storytelling, sto leggendo con molto interesse e curiosità il suo recentissimo libro (prima edizione maggio 2024) La guerra dei Traversa (Mondadori).
Lei dirà grazie, bene, mi fa piacere.
Aspetti un momento: le dicevo lo sto leggendo con interesse, ma mancava un però.
Eh sì, perché nel primo capitolo “Sul valore della toponomastica – Torino, 20 marzo 2023” lei scrive del percorso in metropolitana e si chiede passando da piazza 18 dicembre se i passeggeri sappiano cosa successe quel giorno e quale significato abbia per la città. Poi si lancia in considerazioni che farebbero furore nel qualunquismo diffuso dei social network, cito testuale:
“Eppure abbiamo, in comune, un “Ufficio toponomastica” e una “Commissione toponomastica” che succhiano soldi ai cittadini solo per decidere quali nomi di cose, persone, paesi, dire, fare baciare lettera testamento vadano incisi sulle targhe di marmo da porre agli angoli delle strade. Cosa ne facciamo di tutto questo lavoro se quei nomi non ricordano nulla a nessuno?…”
Eccetera, eccetera…
Io non ho capito se questo primo capitolo è una prefazione o un’introduzione: di certo è brutto.
Brutto perché è un pochetto livoroso e non si capisce perché.
Brutto perché magari dovrebbe informarsi sul lavoro della toponomastica. Brutto perché, forse non lo sa, ma anche un comune cittadino o una realtà associativa può chiedere l’intitolazione di un luogo pubblico.
Ed infatti la commissione serve proprio per valutare la proposta.
Ma mi faccia tornare al “se quei nomi non ricordano nessuno”.
Premesso che lei docente di storytelling potrebbe dirci come fare a ricordare quei nomi, le ricordo che in piazza 18 dicembre c’è una lapide molto evidente. E se guarda bene sotto la lapide (prima era a fianco, ma è stato spostato) c’è un QrCode che ti rimanda alla cronaca di quei fatti.
Aggiungo che in alcuni quartieri se butta un occhio, anche due và, alle lapidi dei caduti troverà molti di quei QrCode.
Quindi caro professore facciamo così: io continuo a leggere il suo libro, lei si faccia un giro tra le lapidi dei caduti per la Resistenza,
Poi se ha qualche idea da suggerire in quanto docente di storytelling ne sarei molto felice.
Pensi che io lo storytelling con un semplice QrCode lo farei per tutte le vie, ci sarebbe molto da imparare, da stupirsi e anche in alcuni casi da indignarsi.
Però la prego non alimenti il qualunquismo, che ad un docente e scrittore non fa proprio onore.
Proseguo con la lettura del libro. A prescindere.
ps: l’idea di quei Qr Code è della sezione ANPI Nicola Grosa che dopo una mappatura su google map sta curando il progetto. Per saperne di più: anpinicolagrosa.it