Augusto Montaruli

I have two dreams

Il grande Martin Luther King aveva un sogno, bellissimo. Lo uccisero per quel sogno.

Io che non sono Martin Luther King, e di certo non mi uccideranno almeno per questo, ne ho due. Ne avrei molti altri ma oggi mi fermo a due. Anche se ieri notte ho visto cinque stelle cadenti in una notte austriaca e cercato tesori nelle isole dei Caraibi con mio nipote. 

Vedi mai… 

Il primo.

Moltissimi paesi riconoscono o stanno per riconoscere lo Stato di Palestina, guardate la cartina.Immagine

Mi chiedo però quale è il vantaggio per la popolazione di Gaza? Quale è il risultato concreto di questi riconoscimenti? Hanno una sede diplomatica in Palestina. Non dico a Gaza che sarebbe bellissimo, ma almeno a Ramallah o Gerusalemme Est.

Fossi uno stato che riconosce la Palestina allestirei un bel tendone a Gaza e ne farei la sede, provvisoria per carità, dell’ambasciata. Magari vicino ad una sede distaccata dell’ONU.

E poi vorrei vedere che effetto fa a Netanyahu.

Ecco la simulazione IA con aggiunta la sede a Gaza dell’ONU.

Il secondo.

Provate ad immaginare una delle tante manifestazione contro la guerra che quasi quotidianamente si tengono a Tel Aviv guidata dai leader della sinistra europea.

E poi vorrei vedere che effetto fa a Netanyahu. E anche a noi.

Ecco la simulazione IA.

Ok son dreams, ma la sinistra di questo è fatta. Altrimenti sinistra non è.

Buon ferragosto!

Le immagini sono realizzate con l’intelligenza artificiale, quella naturale vedrebbe i sogni realizzati.

Recenti sul tema:

E se si giocasse così? – La lettera – Nobel per la pace – Boicottare – L’elenco geniale –  Noa

 

E se si giocasse così?

C’è polemica e dibattito sulla partita di qualificazione ai mondiali tra Italia e Israele del prossimo 14 ottobre ad Udine.

Ha ragione l’onorevole Mauro Berruto quando afferma che Italia-Israele non va giocata o almeno servirebbe un gesto fortemente simbolico come le magliette rosse indossate da Panatta e Bertolucci nella finale di Coppa Davis nel Cile di Pinochet.

Adesso è molto più facile trovare delle magliette “simbolo”, le trovi anche su Amazon a pochi euro. 

Ricordiamoci comunque che nel calcio e non solo l’ipocrisia regna sovrana: abbiamo partecipato ai mondiali dell’Argentina dei golpisti e avremmo voluto esserci a quelli nel Qatar, disputiamo finali di Coppa Italia in Arabia Saudita. Per dire.

Allora escano dall’ipocrisia, indossino una maglietta che sia simbolo di pace con il lutto al braccio e facciano qualcosa di concreto: devolvere l’incasso della partita alla popolazione di Gaza.

E anche i gettoni di presenza che ricevono i convocati. 

Recenti sul tema:
La lettera – 
Nobel per la pace – Boicottare – L’elenco geniale

 

 

La macchina del tempo

Vai su Google Hearth e giri il mondo, lo puoi fare anche con la macchina del tempo. 

Son salito a bordo, ho impostato la data: 15 luglio 2023 e sono andato a Gaza.

Ho scattato un’immagine dall’alto, eccola:

Cambio data: 3 aprile 2024, stesse coordinate.
Ho scattato un’immagine dall’alto, eccola:

Con la macchina del tempo ho cercato Gaza tra i miei post su Facebook.

Perché i terroristi erano vicini alla scuola… Perché i tunnel son vicini agli ospedali… Perché i bambini di Gaza hanno la sfiga di essere nati dall’altra parte del cielo. Perché al governo in Israele ci sono cinici criminali, lo dice anche Ban Ki-moon. Le conseguenze di questa guerra le subiremo anche noi.

3 agosto 2014, esattamente 11 anni fa.

I bambini di Gaza (quel che ne resta) son sempre sfigati, i terroristi son sempre vicini alle scuole, i tunnel son sempre vicini agli ospedali, al governo ci son sempre cinici criminali.

Le conseguenze della guerra, chi più chi molto meno, le stiamo subendo tutti e la macchina del tempo ci dice che abbiamo perso troppo tempo e fintanto che siamo in tempo

Recenti sul tema:
La lettera – 
Nobel per la pace – Boicottare – L’elenco geniale

Lettera aperta alla Segretaria del PD Elly Schlein

Lettera aperta alla Segretaria del PD Elly Schlein

Tel Aviv come Budapest

Carissima segretaria,

sono il presidente della sezione ANPI “Nicola Grosa” di Torino e iscritto al circolo PD “Giorgina Arian Levi” . Il quartiere dove vivo è una realtà dove convivono differenti fedi religiose e prima dell’inizio di questa maledetta guerra vedere insieme l’imam ed il rabbino era la quotidianità e il segno di una bellissima e collaborativa convivenza tra loro e con altre fedi religiose ed il mondo laico. Avrei moltissimo da raccontarti. 

Ora non succede più.

La guerra ha fermato tutto salvo la nostra ostinazione nel cercare tutte le occasioni possibili per parlare di pace e convivenza. Quel massacro del popolo palestinese, lo si chiami come si vuole, deve finire. Al massacro di un popolo inerme si aggiunge l’odio verso un popolo, indossare la kippah è visto come segno di complicità con l’attuale governo israeliano e suscita in alcuni odiosi comportamenti razzisti. 

Cara segretaria, una volta c’era un campo largo, anzi larghissimo, che valicava i confini e gli oceani. Del famoso inno che ha attraversato più generazioni il pezzo più bello è “internazionale futura umanità”. Tre parole che sembrano dimenticate, fuori moda: internazionale, futuro e umanità.

Metteranno i dazi sul futuro e sull’umanità.

Vedi, cara segretaria, la mia generazione, per niente perfetta, la solidarietà internazionale la praticava. La futura umanità l’auspicava. Ricordo l’accoglienza a chi scappava dalle dittature sudamericane e l’imparare a memoria le canzoni degli Inti Illimani. Ricordo la solidarietà verso quei giovani americani che rifiutavano la chiamata alle armi per combattere in Vietnam. Come fanno giovani israeliani ora.

La generazione precedente alla mia anticipò la Resistenza andando a combattere in Spagna.

Adesso stiamo forse vivendo il periodo peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto per la perdita di valori condivisi e il disinteresse dei cittadini unito alla sfiducia nei partiti e nelle istituzioni. 

Credo ci sia bisogno di azioni fortemente simboliche e  nello stesso tempo concrete.

Arrivo al punto: Gaza ed Israele.

Credo che solo una sconfitta di Netanyahu e un cambio di governo in Israele possa risolvere la drammatica crisi in atto e arrivare finalmente alla pace e alla soluzione due popoli due stati. 

Da qualche anno in Israele si scende in piazza per la pace e contro l’attuale governo, autorevoli voci si esprimono contro il governo israeliano.

La mia impressione però è che quelle voci siano lasciate sole, prive di solidarietà e del necessario supporto internazionale delle forze progressiste.

Allora ti chiedo perché non fare come a Budapest? 

Sei andata giustamente in Ungheria per partecipare al Pride a supporto del coraggioso sindaco della capitale ungherese.

Fai un altro viaggio democratico e solidale, vai a Tel Aviv e se riesci magari insieme ai leader dei movimenti progressisti e democratici europei. E intanto programma un viaggio a Kyiv. 

I cittadini israeliani e palestinesi te(ve) ne saranno grati. 

Io anche perchè la mia tessera al PD acquisterà più senso e valore.

Un caro e affettuoso saluto

Augusto M.

PS: prenditi il tempo, se non lo hai già fatto, di leggere Apeirogon di Colum McCain

 

Ripartire da Rocco?

Sono stati tantissimi i messaggi di cordoglio alla notizia della scomparsa di Rocco. Tutti ricordavano il suo impegno, la sua serietà, la sua dedizione alla causa. 

Impegno e dedizione con generosità, senza secondo fini personali, senza scalate, senza appartenenze di comodo.

Rocco mi ricordava un sindacalista delle Officine Viberti dove ho iniziato al lavorare a fine anni 70. 

Io impiegato lui operaio. Io apprendista e lui maestro.

La battaglia più grande che feci come delegato degli impiegati fu l’unificazione della mensa operai con quella impiegati. Una mezza rivoluzione all’epoca.

Rocco e Graziano erano seri e determinati. Pronti però, con la pazienza che serviva, ad ascoltare, ad insegnare senza cattedra ma con autorevolezza innata e con il racconto. 

Rocco e Graziano: di quelli che non ce ne sono più si usa dire, tra la nostalgia e un po’ di senso di colpa.

Ma c’era ancora Rocco che forse è davvero l’ultimo di un’altra epoca. 

Salvo non ripartire da lui e come diceva il Che, senza perdere la tenerezza.


Condivido qui il ricordo commosso in parlamento che Marco Grimaldi e Federico Fornaro hanno voluto dedicargli.