Augusto Montaruli

La macchina del tempo

Vai su Google Hearth e giri il mondo, lo puoi fare anche con la macchina del tempo. 

Son salito a bordo, ho impostato la data: 15 luglio 2023 e sono andato a Gaza.

Ho scattato un’immagine dall’alto, eccola:

Cambio data: 3 aprile 2024, stesse coordinate.
Ho scattato un’immagine dall’alto, eccola:

Con la macchina del tempo ho cercato Gaza tra i miei post su Facebook.

Perché i terroristi erano vicini alla scuola… Perché i tunnel son vicini agli ospedali… Perché i bambini di Gaza hanno la sfiga di essere nati dall’altra parte del cielo. Perché al governo in Israele ci sono cinici criminali, lo dice anche Ban Ki-moon. Le conseguenze di questa guerra le subiremo anche noi.

3 agosto 2014, esattamente 11 anni fa.

I bambini di Gaza (quel che ne resta) son sempre sfigati, i terroristi son sempre vicini alle scuole, i tunnel son sempre vicini agli ospedali, al governo ci son sempre cinici criminali.

Le conseguenze della guerra, chi più chi molto meno, le stiamo subendo tutti e la macchina del tempo ci dice che abbiamo perso troppo tempo e fintanto che siamo in tempo

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Lettera aperta alla Segretaria del PD Elly Schlein

Lettera aperta alla Segretaria del PD Elly Schlein

Tel Aviv come Budapest

Carissima segretaria,

sono il presidente della sezione ANPI “Nicola Grosa” di Torino e iscritto al circolo PD “Giorgina Arian Levi” . Il quartiere dove vivo è una realtà dove convivono differenti fedi religiose e prima dell’inizio di questa maledetta guerra vedere insieme l’imam ed il rabbino era la quotidianità e il segno di una bellissima e collaborativa convivenza tra loro e con altre fedi religiose ed il mondo laico. Avrei moltissimo da raccontarti. 

Ora non succede più.

La guerra ha fermato tutto salvo la nostra ostinazione nel cercare tutte le occasioni possibili per parlare di pace e convivenza. Quel massacro del popolo palestinese, lo si chiami come si vuole, deve finire. Al massacro di un popolo inerme si aggiunge l’odio verso un popolo, indossare la kippah è visto come segno di complicità con l’attuale governo israeliano e suscita in alcuni odiosi comportamenti razzisti. 

Cara segretaria, una volta c’era un campo largo, anzi larghissimo, che valicava i confini e gli oceani. Del famoso inno che ha attraversato più generazioni il pezzo più bello è “internazionale futura umanità”. Tre parole che sembrano dimenticate, fuori moda: internazionale, futuro e umanità.

Metteranno i dazi sul futuro e sull’umanità.

Vedi, cara segretaria, la mia generazione, per niente perfetta, la solidarietà internazionale la praticava. La futura umanità l’auspicava. Ricordo l’accoglienza a chi scappava dalle dittature sudamericane e l’imparare a memoria le canzoni degli Inti Illimani. Ricordo la solidarietà verso quei giovani americani che rifiutavano la chiamata alle armi per combattere in Vietnam. Come fanno giovani israeliani ora.

La generazione precedente alla mia anticipò la Resistenza andando a combattere in Spagna.

Adesso stiamo forse vivendo il periodo peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto per la perdita di valori condivisi e il disinteresse dei cittadini unito alla sfiducia nei partiti e nelle istituzioni. 

Credo ci sia bisogno di azioni fortemente simboliche e  nello stesso tempo concrete.

Arrivo al punto: Gaza ed Israele.

Credo che solo una sconfitta di Netanyahu e un cambio di governo in Israele possa risolvere la drammatica crisi in atto e arrivare finalmente alla pace e alla soluzione due popoli due stati. 

Da qualche anno in Israele si scende in piazza per la pace e contro l’attuale governo, autorevoli voci si esprimono contro il governo israeliano.

La mia impressione però è che quelle voci siano lasciate sole, prive di solidarietà e del necessario supporto internazionale delle forze progressiste.

Allora ti chiedo perché non fare come a Budapest? 

Sei andata giustamente in Ungheria per partecipare al Pride a supporto del coraggioso sindaco della capitale ungherese.

Fai un altro viaggio democratico e solidale, vai a Tel Aviv e se riesci magari insieme ai leader dei movimenti progressisti e democratici europei. E intanto programma un viaggio a Kyiv. 

I cittadini israeliani e palestinesi te(ve) ne saranno grati. 

Io anche perchè la mia tessera al PD acquisterà più senso e valore.

Un caro e affettuoso saluto

Augusto M.

PS: prenditi il tempo, se non lo hai già fatto, di leggere Apeirogon di Colum McCain

 

Il Nobel giusto per la Pace

Alla candidatura di Trump al Nobel per la pace si può reagire indignandosi, facendo sarcasmo, producendo vignette satiriche e corsivi che condannano la/le proposta e i “pulpiti” dalle quali arrivano. Benjamin Netanyahu e Matteo Salvini per fare due nomi.

Oppure, è molto meglio, in alternativa si potrebbero proporre altre candidature. 

Candidature più significative che danno senso compiuto alla parola pace. 


Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Entrambi vivono una tragedia che cambia loro la vita. Abir, la figlia di Bassan viene uccisa da un proiettile israeliano; Smadar, la figlia di Rami, rimane vittima di un attacco suicida. 

Tragedie come queste ti cambiano la vita, possono portare ad odiare oppure a condividere il dolore e usarlo come arma di pace. 

Bassan e Rami condividono il dolore e lo trasformano in uno strumento di pace.

La loro storia l’ho conosciuta leggendo il bellissimo romanzo di Colum McCain “Apeirogon” edito da Feltrinelli.

Bassan e Rami sono co-fondatori dell’organizzazione The Parent Circle (link qui) che è stata fondata da palestinesi ed israeliani che hanno, come loro, perso un congiunto nel corso del conflitto israelo/palestinese. 

Si legge sul sito di Parent Circle:

La nostra visione è quella di un futuro in cui entrambe le nazioni vivano fianco a fianco in libertà, dignità e sicurezza, e in cui i legami umani aprano la strada ad accordi politici e a una pace duratura.

Grazie al romanzo di Colum McCain questa storia insieme ai due protagonisti ha fatto il giro del mondo. Rami e Bassan sono stati ricevuti anche da Papa Francesco e dalla loro storia in Italia è stato realizzato uno spettacolo teatrale “Salām/Shalom. Due padri” di e con Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana.

Candidare il palestinese Bassam Aramin e l’israeliano Rami Elhanan al Nobel per la Pace sarebbe la risposta più giusta a quelle stravaganti e vergognose e dimostrerebbe che un altro mondo è possibile, anzi c’è già.

Sarebbe utile e significativo che persone e/o realtà autorevoli condividessero e proponessero. 
Nel caso la candidatura sia stata già proposta non posso che esserne felice.

Chi può proporre una candidatura:

Una candidatura per il Premio Nobel per la Pace è considerata valida solo se viene inviata da una persona in possesso di determinati requisiti:

Membri di assemblee nazionali e governi nazionali (membri del governo/ministri) di stati sovrani e capi di stato;

Membri della Corte internazionale di giustizia dell’Aia e della Corte permanente di arbitrato dell’Aia;

Membri dell’Istituto di Diritto Internazionale;

Professori universitari, professori emeriti e professori associati di storia, scienze sociali, legge, filosofia, teologia e religione; Rettori universitari e direttori universitari (o loro equivalenti); Direttori di Istituti di ricerca per la pace e Istituti di politica estera;

Persone che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace; 

Membri del Consiglio (o loro equivalenti) di Organizzazioni che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace;

Membri attuali e precedenti del Comitato Norvegese per il Nobel;

Ex consiglieri del Comitato Norvegese per il Nobel

Boicottare è supportare?

Boicottare è supportare? Un domanda che mi faccio tutte le volte che si invita a boicottare prodotti a fronte di una causa.


350 supermercati Coop hanno smesso di vendere prodotti israeliani, questa decisione mi ha riportato alla memoria una vivace discussione di qualche anno fa con un sostenitore della causa palestinese. 

Il sostenitore della causa palestinese distribuiva volantini che invitavano a boicottare il concerto di Noa in programma al teatro Stabile.

Cercai, anche con una certa veemenza, di spiegargli chi fosse Noa, il suo impegno politico e il suo abbracciare la causa palestinese. 

Niente da fare. 

“E’ israeliana!”

Questo gli bastava, del resto non gli interessava. 

Per l’ostinato sostenitore, come per le 350 Coop, basta essere israeliani per avere una sorta di marchio di infamia. A prescindere.

Meglio sarebbe per i sostenitori informarsi sull’opposizione al governo israeliano, meglio sarebbe per le Coop vendere quei prodotti destinando gli utili alle molte Ong che operano a Gaza o promuovere e sostenere produttori “pacifici e pacifisti”-

Già, gli utili…

Noa, se fossi una candela nell’oscurità

Qualche anno fa polemizzai “vivacemente” con un’attivista pro Palestina che invitava a boicottare un concerto di Noa a Torino. Gli dissi che era folle, che è assurdo boicottare chi si batte per la pace rischiando carriera e vita.  L’esasperazione, lo schierarsi da tifosi acceca e non aiuta la pace. 
Se da una parte devo stare io sto dalla parte di chi cerca la pace, da entrambi i popoli. Condivido questo struggente accorato e commovente discorso di Noa a Modena prima del suo concerto. Vi prego di ascoltarlo. Sotto alcuni brani significativi.

“…Mi sento tradita dell’umanità che non ha imparato nulla dalla storia e sembra essere in missione suicida.

Mi sento tradita dall’orribile governo che abbiamo in Israele guidato da Benjamin Netanyahu con folli zeloti messianici, partiti che fino a poco tempo fa erano fuori legge, parlamentari corrotti e disonesti ignoranti e falsi tutti pericolosi contro i quali milioni di israeliani hanno protestato da un anno e io personalmente da molti molti anni.  Sono devastata dallo spargimento di sangue dalla sofferenza dagli omicidi e dalla violenza che so che avrebbero potuto essere evitati. Sono pure disgustata dal ridicolo gioco della colpa che non ha senso, Perché la responsabilità ricade su entrambe le parti. Sì, dovremo tutti entrare in empatia con coloro che soffrono. Ma la sofferenza da sola non forgia la giustizia né assolve dal peccato, soprattuto sono scioccata e delusa quando vedo le reazioni distorte in tutto il mondo alle situazione di entrambi israeliani e palestinesi, di coloro che si schierano stupidamente, che rappresentano in bianco e nero una questione complessa e delicata…

Lasciatemelo dire chiaramente a mio avviso l’unica posizione legittima in questo conflitto è condividere la terra santa attuando la soluzione dei due stati non la Palestina a spesa di Israele non Israele a spese della Palestina ma Israele e Palestina fianco a fianco. 

Pace a Gerusalemme.

I miei nemici sono coloro che si oppongono alla coesistenza al rispetto e alla pace in Israele e Palestina e nel mondo i miei partner sono coloro che sostengono questi valori…

Come scrisse il poeta palestinese Mahmoud Darwish
quando pensi agli altri lontani pensa a te e di se solo potessi essere una candela nell’oscurità Vorrei essere una candela nell’oscurità