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Il senatore leghista Borghi “Trattiamo da soli come Paese, l’Ue ci danneggia”
Raimondo (Bufala Campana): “Trump vuole dividerci. Dovremmo fare gli Stati uniti d’Europa”

Il senatore leghista Borghi “Trattiamo da soli come Paese, l’Ue ci danneggia”
Raimondo (Bufala Campana): “Trump vuole dividerci. Dovremmo fare gli Stati uniti d’Europa”
Non c’è riuscita la guerra in Ucraina, il dramma di Gaza, la questione climatica, l’aumento delle povertà… sta a vedere che la questione dazi riuscirà a creare un’alleanza ed una solidarietà vera tra i movimenti e i partiti di sinistra sparsi in Europa e magari nel mondo?
La speranza oltre ad essere di sinistra è sempre l’ultima a morire.

Alla candidatura di Trump al Nobel per la pace si può reagire indignandosi, facendo sarcasmo, producendo vignette satiriche e corsivi che condannano la/le proposta e i “pulpiti” dalle quali arrivano. Benjamin Netanyahu e Matteo Salvini per fare due nomi.
Oppure, è molto meglio, in alternativa si potrebbero proporre altre candidature.
Candidature più significative che danno senso compiuto alla parola pace.
Bassam Aramin è palestinese. Rami Elhanan è israeliano. Entrambi vivono una tragedia che cambia loro la vita. Abir, la figlia di Bassan viene uccisa da un proiettile israeliano; Smadar, la figlia di Rami, rimane vittima di un attacco suicida.
Tragedie come queste ti cambiano la vita, possono portare ad odiare oppure a condividere il dolore e usarlo come arma di pace.
Bassan e Rami condividono il dolore e lo trasformano in uno strumento di pace.
La loro storia l’ho conosciuta leggendo il bellissimo romanzo di Colum McCain “Apeirogon” edito da Feltrinelli.
Bassan e Rami sono co-fondatori dell’organizzazione The Parent Circle (link qui) che è stata fondata da palestinesi ed israeliani che hanno, come loro, perso un congiunto nel corso del conflitto israelo/palestinese.
Si legge sul sito di Parent Circle:
La nostra visione è quella di un futuro in cui entrambe le nazioni vivano fianco a fianco in libertà, dignità e sicurezza, e in cui i legami umani aprano la strada ad accordi politici e a una pace duratura.
Grazie al romanzo di Colum McCain questa storia insieme ai due protagonisti ha fatto il giro del mondo. Rami e Bassan sono stati ricevuti anche da Papa Francesco e dalla loro storia in Italia è stato realizzato uno spettacolo teatrale “Salām/Shalom. Due padri” di e con Massimo Somaglino e Alessandro Lussiana.
Candidare il palestinese Bassam Aramin e l’israeliano Rami Elhanan al Nobel per la Pace sarebbe la risposta più giusta a quelle stravaganti e vergognose e dimostrerebbe che un altro mondo è possibile, anzi c’è già.
Sarebbe utile e significativo che persone e/o realtà autorevoli condividessero e proponessero.
Nel caso la candidatura sia stata già proposta non posso che esserne felice.
Chi può proporre una candidatura:
Una candidatura per il Premio Nobel per la Pace è considerata valida solo se viene inviata da una persona in possesso di determinati requisiti:
Membri di assemblee nazionali e governi nazionali (membri del governo/ministri) di stati sovrani e capi di stato;
Membri della Corte internazionale di giustizia dell’Aia e della Corte permanente di arbitrato dell’Aia;
Membri dell’Istituto di Diritto Internazionale;
Professori universitari, professori emeriti e professori associati di storia, scienze sociali, legge, filosofia, teologia e religione; Rettori universitari e direttori universitari (o loro equivalenti); Direttori di Istituti di ricerca per la pace e Istituti di politica estera;
Persone che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace;
Membri del Consiglio (o loro equivalenti) di Organizzazioni che hanno ricevuto il Premio Nobel per la Pace;
Membri attuali e precedenti del Comitato Norvegese per il Nobel;
Ex consiglieri del Comitato Norvegese per il Nobel
Boicottare è supportare? Un domanda che mi faccio tutte le volte che si invita a boicottare prodotti a fronte di una causa.
350 supermercati Coop hanno smesso di vendere prodotti israeliani, questa decisione mi ha riportato alla memoria una vivace discussione di qualche anno fa con un sostenitore della causa palestinese.
Il sostenitore della causa palestinese distribuiva volantini che invitavano a boicottare il concerto di Noa in programma al teatro Stabile.
Cercai, anche con una certa veemenza, di spiegargli chi fosse Noa, il suo impegno politico e il suo abbracciare la causa palestinese.
Niente da fare.
“E’ israeliana!”
Questo gli bastava, del resto non gli interessava.
Per l’ostinato sostenitore, come per le 350 Coop, basta essere israeliani per avere una sorta di marchio di infamia. A prescindere.
Meglio sarebbe per i sostenitori informarsi sull’opposizione al governo israeliano, meglio sarebbe per le Coop vendere quei prodotti destinando gli utili alle molte Ong che operano a Gaza o promuovere e sostenere produttori “pacifici e pacifisti”-
Già, gli utili…
Sto leggendo, quasi finito, Filosofia minima del pendolare, l’ultimo libro di Bjorn Larsson edito come tutti i suoi libri da Iperborea.
Il libro è un saggio, anzi un racconto della vita da pendolare dell’autore. Larsson è un pendolare discreto ma attento che osserva l’umanità che lo circonda, che annota gli orari, compresi i disservizi. E riflette, soprattutto riflette.
Tra Svezia e Francia lo scrittore docente, tra Svezia e Danimarca il pendolare quotidiano e tra Svezia e Italia il pendolare per affetto.
Sono molti i passaggi del libro che mi hanno portato a riflettere con lui ma uno in particolare è di estrema attualità. Ed è questo:
“…Si sente europeo [l’autore], nel senso che potrebbe vivere e cavarsela senza problemi in molti paesi europei al di fuori della Svezia – è da tempo una perenne fonte di frustrazione che i vari stati d’Europa e i rispettivi cittadini siano così ignoranti gli uni degli altri da non imparare nulla dagli errori e dai successi altrui. La quantità di reciproci fraintendimenti e mitizzazioni è tale da far drizzare i capelli in testa…”
Una riflessione quella dell’autore che la dice lunga su come siamo messi, su come l’idea di Europa sia ancora da attuare. Lo dimostrano le dichiarazioni di valori enunciati sulla carta e non attuati (Orban come fa a conviverci è un mistero) o l’ormai mitico, anzi mitologico, trattato di Lisbona.
Basterebbe attuare il trattato di Lisbona o essere coerenti con i valori della UE per smontare il ReArm… e pure figuri come Orban.
Nel caso a qualcuno interessasse il link sul trattato di Lisbona è qui. Quello sui valori qui.
Bjorn Larsson è l’autore, tra gli altri, di due stupendi romanzi: La vera storia di Long John Silver e Il porto dei sogni incrociati. Sono i miei preferiti.
Ho avuto di incontrarlo due volte ed è una persona squisita e disponibile.
E già che ci sono aggiungo un altro brano del libro dove riflette, il “pendolare”, sulla questione mendicanti:
“…Si permette ai neonazisti di manifestare in tenuta paramilitare, con bandiere e simboli che invocano la svastica. Si consente agli islamofobi di bruciare il Corano in nome della libertà di espressione, ma non a un innocuo mendicante di starsene tranquillamente seduto con un bicchiere di carta e dire ciao…”
Sì, ci vorrebbe un’isola.
Un’isola piccola nel mediterraneo. Un’isola dove tre uomini, o tre donne che forse è meglio, discutessero e pensassero a cosa fare dopo.
Dopo le bombe, dopo i massacri, dopo i pazzi criminali che dominano il mondo.
Ci vorrebbe un’isola piccola nel mediterraneo dove quei tre (o quelle tre) scrivessero un documento che ci faccia immaginare il futuro (più prossimo possibile) e dia un senso compiuto allo scendere in piazza.
Perchè immaginare il futuro alleggerisce la fatica e si arriva prima in piazza.
E non ci sarebbe molto da pensare, da discutere e da scrivere. Basterebbe attuare ciò che è già stato scritto e siglato.