Augusto Montaruli

Le interviste possibili: Luigi Matteoda

Mimmo Carretta, il mio barbiere (Nicola Bellacicco), rispettando l’alternanza politica/elettore, oggi la chiacchierata la facciamo con Luigi Matteoda. Luigi è il titolare di una storica ferramenta di San Salvario. Imprenditore attento e impegnato nell’associazionismo, recentemente tra i promotori del Comitato spontaneo commercianti di via Nizza. Via Nizza che è stata impattata fortemente dai lavori della nuova pista ciclabile e dal cambiamento che la stessa ha portato.

Luigi le 5 stelle del Movimento stanno a significare: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. A prescindere da quanto brillino, la stella dello sviluppo quanto ha impattato sull’economia del commercio di prossimità? 

Basta analizzare i dati statistici per valutarne l’impatto, assolutamente nulla se per sviluppo si intende un miglioramento della “qualità”  del commercio di vicinato. La stella, se vogliamo, è caduta ancora prima di brillare perché il Movimento si è posizionato nel solco delle precedenti amministrazioni (ho la memoria abbastanza lunga, un mio difetto..); senza una visione di insieme che collochi il commercio di prossimità nel contesto in cui opera non è neppure ipotizzabile lo sviluppo. Il commercio non aspetta ricette miracolose, chiede solo di poter operare in modo che l’unica preoccupazione sia quella di migliorare i servizi per acquisire la clientela  e non di risolvere invece una miriade di piccoli e grandi problemi generati da burocrazia, cattiva gestione del territorio, sicurezza, e così via.. 

Quando si è insediata la giunta Appendino avevano promesso le riunione di giunta in streaming, se ricordo bene ne han fatta solo una. A prescindere quanto ascoltano le vostre proposte?

L’ascolto non è mai mancato; ciò che è mancata è una pur minima considerazione di quanto andavamo proponendo o segnalando. Ed è ancora peggio perchè il tutto si è tradotto in una enorme perdita di tempo e di credibilità delle persone che si esponevano a nome dei proponenti.

Faccio anche a te la domanda che ho rivolto ad altri ospiti delle mie interviste: Chiara Appendino la ricorderemo con una statua dedicata al monopattino o resterà altro?

Personalmente ricorderò Chiara Appendino insieme ai suoi ineffabili Social Media Manager come coloro che hanno trasformato la doverosa comunicazione istituzionale in uno strumento di propaganda, a volte così mal gestito da far sorridere se non ci fosse stato di mezzo l’enorme costo per la casse comunali.

Bene, adesso parliamo di aspettative. Non ti chiedo per chi voterai, è anche prematuro forse, però ti chiedo tre cose (fai tu se vuoi togliere o aggiungere) sulle quali, rispetto alla tua attività di prossimità, la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi.

Non mi piace considerare il commercio di prossimità un caso “a se stante” per il quale sia necessaria maggiore o diversa concentrazione rispetto al contesto. La mia attività di prossimità, come le altre, funzionano bene solo se tutta la città funziona. La mia aspettativa, che temo verrà ancora una volta delusa, è di poter parlare di commercio con chi ne capisce di commercio; mi basterebbe questo.

Secondo me in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta. Io credo che anche nel commercio di prossimità succeda la stessa cosa e questa da meno forza alla categoria.  Ne convieni?

Ne convengo, certamente. Il commercio è in drammatico deficit di rappresentatività, nei tavoli che dovrebbe contare siedono solo le “conf” e i funzionari delegati che spesso non hanno neppure mai lavorato in un negozio. Ma capita questo perché non siamo mai riusciti ad esprimere unione, lasciando ad altri l’onore di rappresentarci; un onore che dovrebbe essere un onere, ma tale non è perché oggi essere “presidente”, anche di una associazione di Via (figura che conta meno di zero) vale di più che il saper motivare la partecipazione dei propri associati.

Anche questa è una domanda che faccio quasi a tutti: mi dici tre (se poi sono cinque va bene lo stesso) qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco?

Per me, oggi come ieri, l’amministrazione dovrebbe funzionare come una orchestra sinfonica, con il sindaco a capo che sappia scegliersi innanzitutto i musicisti, che conosca gli spartiti e soprattutto, che abbia un buon orecchio. Quando anche solo uno dei componenti stona, l’effetto diventa cacofonico. So che chiedo troppo, ma a questo giro non mi accontenterò più delle sole promesse… 

Cosa ne pensi della bellezza? Mi spiego, non credi che un arredo urbano bello, dei dehors esteticamente e sostenibilmente gradevoli, magari condiviso con voi, renda un quartiere più godibile e “passeggiabile” a tutto vantaggio del commercio di prossimità?

Penso che non sia solo auspicabile, ma soprattutto doveroso che le vie siano belle, luminose, accattivanti e sicure. Il primo passo, che si sarebbe potuto fare con la riqualificazione di Via Nizza poteva essere, ad esempio, l’armonizzazione degli arredi urbani e dei dehors privati, ma anche in questo caso non se ne è fatto nulla..

Anche questa “intervista” le concludo citando un libro. A te dedico, e come potevo non farlo visto il tuo lavoro, “La chiave a stella” (nessun riferimento al Movimento). L’etica del lavoro insomma, anche e non solo in politica. 

Grazie per la chiacchierata.

Le precedenti interviste:
Mimmo CarrettaIl mio barbiere seguiranno uno scrittore, un ex assessore, un giovane albergatore… 

Le interviste possibili: il mio barbiere

Stereotipi e luoghi comuni dicono che dalle parrucchiere si parli solo di gossip e dai barbieri, nell’ordine, di sport donne e politica. Una volta di sicuro, non frequento parrucchiere però barbieri sì, sono una mia passione non tanto segreta e posso dirvi che dal mio barbiere si parla di fotografia, film, libri e politica. Dal mio barbiere di riserva, occorre sempre avere un barbiere di riserva, si parla di Sud, delle persone di tutto il mondo che passano da lui (c’è una cartina geografica a dimostrarlo) e di politica. Insomma ogni barbiere ha le sue preferenze, ma la politica come argomento di discussione è comune a tutti i barbieri, come il calcio. 

Allora chi meglio di un barbiere per capire, tra un taglio uno shampoo e un’aggiustata alla barba, come la pensano i suoi clienti? Dal mio barbiere il campione è variegato come una zuppa inglese: c’è l’immigrato, il professore, l’hipster, il pensionato, lo studente, il lavoratore (come lo si intendeva una volta) e il politico (anche ex) di borgata. 

Nico’, che aria tira dalle tue parti?

Quando 38 anni presi la decisione di mettermi in proprio uno dei piaceri è stato, visto che potevo, di mettere a disposizione dei miei clienti le riviste a me congeniali: dalla politica, vissuta, giornaliera, al cinema, alla fotografia e viaggi. Niente riviste di pettegolezzi (che considero il gioco più bello del mondo: pettegolare) e di calcio di cui non so niente, salvo tifare per l’Italia ai mondiali. 

Secondo te, anzi secondo i tuoi clienti, quante stelle son rimaste al Movimento?

Del Movimento se ne discute: le aspettative erano tante, i risultati scadenti. Anzi cadenti a proposito di stelle.

E del resto cosa dicono nel tuo salone? (a proposito, si usa ancora dire salone?)

I commenti sulla politica sono in generale negativi. Le aspettative da questa amministrazione erano legate ad un maggiore  attenzione al lavoro, un miglioramento dei trasporti pubblici, una burocrazia più efficiente (vedi le carte di identità), la riparazione delle strade, i parcheggi e altro ancora. E poi ancora i problemi delle circoscrizioni, le periferie. E poi basta con “abbiamo ereditato”. Per finire il giudizio è di incompetenza e scelte sbagliate di collaboratori. Salone?  Qui al nord non è mai stato usato. Almeno credo.

Nico’, ma i tuoi clienti ti sembrano più incazzati, rassegnati o speranzosi (sempre rispetto alla politica)?

Lo ripeto, una buona parte dei miei clienti è delusa dalla politica, altri scettici. Io sono speranzoso e voglio, comunque, essere rappresentato.

Ma tu che sei esperto di tagli, taglieresti i parlamentari o toglieresti/taglieresti certi personaggi? Tu. I tuoi clienti invece?

Sono in tanti a condividere la riduzione dei parlamentari, anche dello stipendio. Sullo stipendio sono d’accordo, sul taglio no: vorrei, invece, una buona selezione. 

Lasciami concludere ringraziando i miei clienti che mi hanno dato, e mi danno, la possibilità di scambiare opinioni sui tanti argomenti. 

Sai, caro Nicola, che quel libro che mi hai prestato è davvero bello. La storia di questa famiglia pugliese, anzi murgese, che attraversa un secolo dall’unità di Italia ai giorni nostri è davvero interessante. Ti insegna che la storia è fatta di cadute e di rinascite. E soprattutto di persone belle di cui, come direbbero i fratelli Caponi, “c’è stata una grande moria” e aspettiamo aspettiamo che la storia si dia una mossa.  

Appena riapri vengo per un taglio e un’aggiustata ai baffi.

Ps. Il libro che citavo è Gente del sud, storia di una famiglia di Raffaello Mastrolonardo. Molto consigliato ai pugliesi delle terre baresi e anche ai lucani và. 

Le interviste possibili: Mimmo Carretta

Che noia mortale la musica andina, cantava Lucio Dalla. Che noia mortale gli articoli delle cronache torinesi sulle prossime elezioni amministrative, dico io che non sono Lucio Dalla e che la musica andina da ragazzo ascoltavo commuovendomi, ma questa è un’altra storia direbbe il famoso scrittore. La storia di adesso è un’intervista a Mimmo Carretta, segretario metropolitano del PD torinese, e di un mio commento su Facebook: “Si però che noia mortale queste interviste fotocopia quasi quasi te ne faccio una io”. E Daje, mi ha risposto Mimmo. E damose, dico io ed eccoci qua con qualche domanda.

Caro segretario, le domande che vi fanno girano intorno a due o tre questioni: le primarie, le alleanze e il tormentone con i 5 stelle sì oppure no? Le fanno a tutti sperando di sollevare polemiche e contrapposizioni. Non credi che le alleanze andrebbero cercate e fatte, soprattutto con gli elettori?

E’ interessante il tema che poni. La politica se vuole riconquistare quella centralità che ha smarrito deve sicuramente sforzarsi di cercare un rapporto più stretto, più sincero con gli elettori. Ma per farlo, per instaurare un legame di fiducia con i propri militanti, con i cittadini, con i partiti, con tutti quelli che decidono di dare un contributo è sempre  bene delineare il campo e definire  quelle che un tempo si sarebbero chiamate regole d’ingaggio. é sempre bene partire da un terreno comune fatto di valori, idee, speranze. un terreno comune che rende il percorso di cui parlavi, più chiaro, più semplice. In questo periodo, l’allargamento e il rapporto con la città passa attraverso il programma. Le facce le idee che dicono chi siamo, cosa vogliamo, dove vogliamo andare. Per fare questo lavoro bisogna ascoltare, raccogliere, mettersi in sintonia con i cittadini. Bisogna cioè saldare un’alleanza più intima con gli elettori e mettere in campo una squadra che non può essere solo il risultato di alleanze studiate a tavolino ma il risultato di qualcosa di più complesso. Detto questo la convergenza dei partiti, dei movimenti verso un progetto comune è sempre un bel segnale 

Agli elettori presenterete un programma che dirà ripartiamo da dove abbiamo lasciato o si immaginerà una città nuova, ripensata alla luce di cosa è successo in questi mesi e a quell’orologio che dice che restano pochi minuti alla fine? 

La città ha bocciato già una volta il “dove abbiamo lasciato”. la spinta propulsiva delle giunte Castellani, Chiamaprino Fassino si era esaurita e noi nel 2016 non l’abbiamo capito. Abbiamo cioè  riproposto una vecchia ricetta che non era più sostenibile, non era più digeribile da una città che dal punto di vista demografico, sociale, economico non era più quella di ventanni prima. Quella di oggi è diversa anche alla Torino del gennaio del 2020,  quindi ricette nuove, interventi strutturali per ridisegnare Torino. Dobbiamo trasformare il distanziamento fisico in opportunità, valorizzare quella prossimità di persone, di servizi, nei trasporti, nel lavoro che genEra appunto opportunità nuove. Una sfida complicata, ma la generazione covid, quella che ha visto cancellare un passato che non tornerà più, dovrà farsi trovare pronta. 

Mi dici una cosa positiva, non te ne chiedo di più perché tanto non le diresti, che lascerà l’amministrazione Appendino?

Sono sarcastico: spero, la consapevolezza nei cittadini che per governare ci vogliono competenza e capacità di ascolto e che uno non vale uno: aL lavoro, a scuola, in politica.  

Mimmo, cosa vuol dire candidato di sintesi? Uno buono per tutti o uno bravo a gestire una squadra e rappresentativo di un programma? Faccio un esempio, se la vocazione della città è diventare città universitaria e della cultura penso ad un certo profilo di candidato, se è la riqualificazione urbana e lo sviluppo tecnologico ad un altro. 

Innanzitutto  bravo a gestire una squadra. Una squadra di manovali che dovra ricostruire dalle fondamenta. Cultura, lavoro, vocazione universitaria, assistenza sono tessere di un puzzle complesso, articolato.  Quello che abbiamo davanti è uno sforzo collettivo, non servono primedonne o salvatori della Patria, servono persone umili consapevoli di avere davanti uno sforzo immane  C’è bisogno di equibrio, capacità di dirigere, interagire.  

La consiliatura in corso ha visto cose strane nel PD, persone elette nel PD fare campagna elettorale per Fratelli d’Italia, alcuni finirci proprio, passare dal PD a moderati e poi liste civiche. Io stesso ne sono uscito restando però, come dire, amico leale. In consiglio comunale c’è il caso Scanderebech. Cambierà il criterio di selezione dei futuri candidati?

La selezione della classe dirigente, o meglio la mancata selezione della classe dirigente è uno dei mali peggiori della politica. Dobbiamo imparare a dire no, a dispensare con più energia quei no che aiutano a crescere: i singoli, la comunità. Vuoi fare il consigliere regionale? Mi dispiace non sei pronto, matura e fai gavetta, ci vediamo tra qualche anno.  Invece abbiamo travolto, tutti,  i corpi intermedi di sì. Sì a chiunque, a prescindere e in tempi rapidi. Poi ci mancava la buriana dell’antipolitica che ha svilito ancora di più i percorsi virtuosi. Per rimetteresi in linea c’è bisogno di resituire autorevolezza ai gruppi dirigenti e di affidarsi alle loro scelte.  C’è bisogno di “premiare”. Strappiamo alle destre il valore della meritocrazia, che è un valore di sinistra nato nell’800 per scardinare il baronaggio. 

Questa è una città che soffre, ci sono gli ultimi e gli ultimissimi. Durante il lockdown è stato necessario portare cibo alle famiglie. Saranno, gli ultimi e gli ultimissimi, uno dei temi del programma elettorale?

La questione sociale deve attraversare come una lama tutte le riflessioni, le soluzioni  che penseremo dimettere in campo per ogni ambito. La situazione è allarmante, la città rischia di spaccarsi in due, in tre in quattro.  Bisogna proteggere, salvare il salvabile ricostruire un nuovo modo scusa la brutalità del termine di” assistere”, negli ultimi anni gli slogan si sono frantumati con la realtà. Quando dico ogni ambito, dico proprio ogni ambito. Pensiamo ad esempio a un tema che può sembrare anni luce distante dalla questione sociale: i trasporti. garantire a tutti la possibilità di spostarsi, di vivere, di respirare, di interagire, passa anche attraverso riflessioni strutturali sulla riorganizzazione del trasporto pubblico e non solo. Tutti dovranno godere del diritto di muoversi ……

Avrei tantissime altre domande da farti ma non ti disturbo oltre, fa ancora caldo e poi io sono in vacanza e sto (ri)leggendo Gianni Mura che racconta di ciclismo dove i campioni senza una squadra forte, capace di sacrificarsi, non sarebbero stati mai campioni.
Vado a finire di leggere Gianni Mura. Un abbraccio e ricordati di quella suora che racconta Bruce.

Ps: non ti ho chiesto dei 5 stelle… posso dirti cosa penso io: si facciano prima una bella scissione, alcuni di qua altri di la e poi ne parliamo. In fondo una scissione non si nega a nessuno.