Augusto Montaruli

Bryant Park e la Civica

Bryant Park è un parco cittadino di New York (dopo il post una serie di foto scattate tra giugno e luglio 2014), un quadrilatero di 39.000 metri quadri che fiancheggia, e accompagna, la sede centrale della New York Public Library. Un prato delimitato da un viale alberato. In piena Manhattan, a pochi isolati dal caos di Times Square, tra l’Empire e il Rockfeller. Un’oasi di tranquillità al servizio dei residenti e dei turisti, molti dei quali stremati dalle lunghe camminate in città. Il parco non è solo una panchina dove sederti e prendere il fresco o fare uno spuntino.

E’ un luogo che si integra con la vicina biblioteca pubblica, come a completare l’offerta della Public Library. Cinema all’aperto d’estate; reading per grandi e bambini; una giostra vintage con i cavallini; un piano bar discreto; panchine e anche sedie e tavolini (pubblici); giochi a disposizione, dal backgammon agli scacchi; book sharing e persino un campo di petanque. Accesso libero al wifi, come in molti parchi cittadini, senza bisogno di registrarsi. Sei milioni di visitatori l’anno a Bryant Park, un parco che si sostiene grazie anche alla sponsorizzazione di realtà come Google, Citibank, HBO, Bank of America, the New York Times, Lululemon, Southwest Airlines, HSBC Bank, Evian, Clearchannel e il  Wall Street Journal.

Quando mi sono seduto, spossato da una lunga camminata e dal caldo, sotto gli alberi di Bryant Park e prima di tornare a visitare la Public Library, ho provato ad immaginare un nostro Bryan Park, più bello e più grande. Quello che mi piacerebbe accompagnasse la nuova Biblioteca Civica di Torino. A Torino Esposizioni, proprio lì, al Valentino. Perché noi se vogliamo le cose le possiamo fare, anche bene. Anche meglio. Altro che ruota panoramica.

Il sindaco di New York e gli idioti

Un paese si misura anche sulle notizie, meglio, sulle non notizie. A New York diventa sindaco un cittadino di origini italiane sposato con una donna di colore.  In Italia la notizia è a tutte colonne. E dov’è la novità? Infatti, non è una novità, New York ha lunga tradizione di sindaci e governatori di origine italiana, ad uno gli hanno persino dedicato un ponte e un aeroporto. Negli USA la notizia è il ritorno di un democratico, anche abbastanza spinto, alla guida della città. Da noi la si butta sul colore: lacrime napulitane. Con tutto il rispetto per quelle lacrime.

Da loro conta, essenzialmente, il programma, il merito. Anche a costo di essere cinici. La cosiddetta integrazione razziale (le razze non si integrano perché non esistono) è avvenuta perché era imprescindibile, perché conveniva al paese e alla sua economia. Noi questo non riusciamo a capirlo, perché ci serve un nemico, uno più meridionale di noi. New York è piena di Italia, anche prima di Eataly. New York è ormai una città bilingue: lo spanglish è di casa e sui cartelli. Hanno capito, laggiù, che le differenze aiutano, facilitano lo sviluppo di un paese, lo migliorano.

Noi siamo, oltre che ignoranti, anche un po’ idioti. E la stampa fa la sua parte per farci restare idioti. E non basta un sermoncino di Gramellini a sentirsi assolti.