Augusto Montaruli

L’ex Cacao, facciamo come a Malaga e altrove

 

Visitando Malaga ho visto un bellissimo anfiteatro nel parco pubblico che costeggia il mare della città andalusa. Quando non ci sono spettacoli le persone si siedono sulle panche per prendere il sole, leggere e chiacchierare.

Vedendolo ho ricordato una proposta che feci in veste di consigliere di circoscrizione che chiedeva la trasformazione dell’area utilizzata a suo tempo dal Cacao proprio in un anfiteatro. Come nei parchi di molte città. Pensate solo all’utilizzo che ne potrebbero la futura Biblioteca Civica o il nuovo insediamento del Politecnico, per dirne due.

All’epoca non ricevetti risposta anche se la proposta, in prima battuta come articolo del blog che potete leggere qui: E se il Cacao diventasse meravigliao? , e in seguito formalizzata come interpellanza (qui la potete leggere) era obbligatorio darla. Poiché chiedere è lecito e richiedere è ancor più lecito quando non si riceve risposta, a mo di Cirano de Bergerac: io richiedo!

Perché non trasformare l’ex Cacao in un teatro all’aperto come nei più grandi parchi cittadini? Farebbe bene alla città e ai cittadini. Non credete?

 

Provate a immaginare

Leggo su La Stampa che il Politecnico si apre ai cittadini con un locale, il “MixTo”, bar pizzeria ristorante e luogo di aggregazione, aperto dalle 7 del mattino alle 2 di notte. Due milioni di euro che la CAMST, un’azienda del settore, ha investito nell’impresa in collaborazione con Lavazza.  190 posti su due piani che porteranno lavoro a 35 dipendenti.

Anche a San Salvario si potrebbe fare, il luogo c’è ed è bellissimo. Il potenziale anche, San Salvario ha la fortuna di essere uno dei luoghi più ambiti dove risiedere del mondo studentesco legato agli Erasmus. Un giro tra gli scaffali del supermercato di zona è come fare un corso accelerato d’inglese e spagnolo.

Torniamo al luogo: sarebbe Torino Esposizioni.  Sarebbe quella Biblioteca Civica che potrebbe diventare il volano per la ridefinizione della vocazione del quartiere.

Bisogna crederci però e darsi da fare. Sono convinto che le imprese coglierebbero l’opportunità insieme alle facoltà univeristarie, alle associazioni e alle attività del settore (anche librario) che già operano nel quartiere.

Provate a immaginare