Augusto Montaruli

Valentino sì Valentino no… la terra dei…

dal sito https://bryantpark.org

E’ un classico ormai, la tendenza a dividersi e fronteggiarsi sulle questioni come in un bel western tradizionale: agricoltori e coltivatori; sceriffi e Jessie James.

Succede tra ciclisti e automobilisti, succede ora tra “parcovalentinistipuri” e “parcovalentinistifacciamocosebelle”.

Nessuno, e mi spiace, tiene conto di cosa succederà al Valentino: Torino Esposizioni sarà sede di un campus universitario e della nuova biblioteca civica. Questa dovrebbe essere la premessa e la base di qualsiasi discussione sul futuro e sull’utilizzo del parco.

Forse qualcuno che mi legge è stato a New York e se non si è fermato solo a Time Square avrà visto Bryant Park. Bryant Park è un parco urbano tra i grattacieli e la neoclassica biblioteca civica di New York. Lì succede di tutto: reading, cinema all’aperto, campo di pétanque, ballo, corsi di ginnastica… Leggete qua: https://bryantpark.org/programs

A Central Park c’è un teatro (anfiteatro) dove si esibiscono musicisti e compagnie teatrali. 

New York, ma potrei riportare gli esempi di altri parchi cittadini di città di tutto il mondo.

Al Valentino sarà inevitabile e auspicabile la sinergia tra campus e biblioteca e gli spazi esterni possono, devono, essere il luogo dell’incontro e delle iniziative. 

Al Valentino “giace” inutilizzato l’ex Cacao, potrebbe diventare un anfiteatro all’aperto. 

Teatro in Central Park – foto dal sito https://publictheater.org

Se si partisse da questi presupposti forse la discussione avrebbe un minimo di visione.  Nel frattempo però cominciate con il togliere le auto da TUTTO il Valentino e definite quali aree del parco sono totalmente da proteggere.

Ne scrivo da cittadino e da ex consigliere che in passato ci ha provato a sollevare la questione. Con scarsi risultati lo ammetto, ma sono testardo e ottimista. E forse dovrei andare a fare una vacanza disintossicante a Fiuggi.

Bryant Park e la civica 

http://augustomontaruli.it/blog/2014/07/13/bryant-park/

Cacao:

http://augustomontaruli.it/blog/2018/07/27/e-se-il-cacao-diventasse-meravigliao-%E2%80%A8/

http://augustomontaruli.it/wp-content/uploads/2018/09/MOZIONE-CACAO.pdf

Auto al Valentino e altro:
http://augustomontaruli.it/blog/2018/10/04/ordine-del-giorno-e-consiglio-aperto-sul-valentino/


E se il Cacao diventasse meravigliao? 


Non è chiaro cosa sarà del Cacao al Valentino, quello che è noto è la decisione del comune di bloccarne la riapertura. Il futuro di quel luogo è tutto da scrivere o almeno da sapere. Un futuro che personalmente scriverei partendo da ciò che è già deciso, da un’idea di parco cittadino e da cosa manca nel parco del Valentino e c’è invece nei parchi cittadini più famosi e vissuti al mondo.

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Open Air Theatre – Regent Park – Londra

Il futuro già scritto e di cui piacerebbe avere aggiornamenti in merito ai tempi di realizzazione, assessore Montanari se ci sei batti un colpo, riguarda il padiglione 5 (l’attuale parcheggio gestito da GTT) e Torino Esposizioni. Entrambi saranno sede del Campus del Design del dipartimento di architettura del Politecnico e della nuova sede della biblioteca civica. Il, anzi l’ex, Cacao è proprio accanto al padiglione 5 le cui uscite di sicurezza danno proprio in una striscia di terreno tra l’ex discoteca e il parcheggio. Riflettendo proprio su quanto già deciso, due luoghi destinati a giovani studenti e alla diffusione della cultura, ritengo che la futura destinazione del Cacao dovrebbe sposare le decisioni già prese andando a completarle e integrarle. Cosa c’è nei parchi cittadini più famosi e importanti del mondo che manca invece al Valentino? Un teatro. Semplicemente un teatro. C’è in Central Park a New York, c’è a Regent Park a Londra, ad Amsterdam a Bologna. Per dirne alcuni. Quel teatro al Valentino sarebbe un punto verde stabile, un offerta culturale per i cittadini e un’attrattiva per i turisti. La gestione potrebbe essere affidata ad un operatore culturale in grado di proporre un cartellone di eventi teatrali, musicali e cinematografici. Un operatore culturale che lavori in sinergia con Politecnico, l’offerta rivolta agli studenti del campus, e con Biblioteche che avrebbe a disposizione uno spazio per le iniziative culturali. Pensate all’off del Salone del libro in quella cornice naturale. Provate anche ad immaginare una collaborazione con l’orto botanico in fase di progettazione del teatro. Altro che ruota panoramica messa di traverso, di sbieco o per tre quarti. E già che ci siamo, e avremmo dovuto esserci da tempo, facciamo questa cosa che sembra un’impresa impossibile: toglietele queste benedette auto dal Valentino che non se ne può più.

Insomma questa amministrazione rischia di passare, insieme alla sua sindaca, senza lasciare tracce di se. Giusto una bippata sul tramvai. Fatela una cosa bella, il cacao diventi meravigliao. Ovviamente non vi voterò ma da cittadino di questa splendida città vi sarò riconoscente.

Questo post è stato pubblicato su Nuova Società

La certificazione di un fallimento

img_8368Le responsabilità delle scelte politiche sono di chi le attua e di chi le stimola con azioni e idee, quando queste ultime sono concrete ed efficaci. La decisione di mettere in vendita l’ex ospedale omeopatico di via Lombroso 16 destinandolo a edilizia residenziale è una scelta della giunta comunale. Sbagliata a mio parere, ma facilmente prevedibile, per tre motivi: 1) la disperata necessità di fare cassa; 2) non è stata proposta una soluzione alternativa, anche perché è mancata la discussione e l’elaborazione della stessa; 3) perché al territorio, realtà più geografica che politica, non è stato chiesto un parere e perché non c’è concertazione sulle scelte che sullo stesso si fanno. Questo a dimostrazione della debolezza politica delle istituzioni di prossimità, ne avremo una prova concreta a breve con la riforma del decentramento.  A dimostrazione anche della mancanza di progettualità e di visione anche della cosiddetta società civile.

L’edificio di via Lombroso è in un contesto pubblico, c’è un centro d’incontro; una biblioteca inserita in un polo culturale al quale collaborano associazioni di territorio. Si fanno eventi, si presentano libri, c’è passaggio di persone. Vedo complicata la convivenza con decine di appartamenti, soprattutto se di pregio. Diverso sarebbe stato se la destinazione fosse stata rivolta ad una residenza per studenti universitari. Questa sarebbe stata una scelta adatta al contesto e in linea con le ambizioni della città. Una scelta però che avrebbe richiesto visione, discussione, ricerca di investitori privati, proposta e concertazione.

Spero ci sia ancora tempo per un emendamento in consiglio comunale, perché nel caso passasse la proposta della giunta insieme alla vendita dell’edificio sarà certificato un fallimento politico. Il nostro.

Intanto il supermercato più grande del quartiere propone una tessera riservata agli studenti che darà loro diritto a sconti. Per dire che dedicare quel palazzo a residenza per studenti non è uno sfizio radical chic, ma è favorire lo sviluppo economico di un quartiere.

 

La civica a To Expo, cronache dal lettino.

_DSC0881No, proprio no! La biblioteca civica a Torino Esposizioni non la voglio.  Ci sono altri luoghi dove trasferirla. La Cavallerizza per esempio è in centro, dove già ci sono i musei e le gelaterie. Dove basta sventrare tutto e adattare edifici antichi in modo che possano ospitare una bella biblioteca moderna e ospitale.  E se i libri e le persone non ci stanno pazienza, non si può avere tutto dalla vita.  Soprattutto in centro città.

Non la voglio perché il Valentino deve essere un santuario immacolato, possibilmente privo di persone. Solo papere e scoiattoli. Ed è noto che le papere e gli scoiattoli non leggono libri, al massimo li mangiano.  Il Valentino come su Marte quando c’è vita.

Non la voglio perché il quartiere si riempirebbe di giovani studenti che magari mi arrivano da altri paesi. Una marea di giovani che mi farebbero sentire più vecchio.  Ed io questo non posso tollerarlo. Ma non scherziamo su ‘ste cose, neh!

Non la voglio perché occorre andarci piano con iniziative che qualificherebbero il quartiere, che andrebbero a dare sviluppo economico. E se mi si allunga la fila al supermercato? E se mi aumentano i ciclisti? Avete mai pensato al traffico da bici? E dove mettiamo le auto? E dove facciamo i parcheggi che ci sono troppe automobili e non sappiamo dove metterle? E i marciapiedi che sono stretti e gli studenti non ti fanno passare che non è più come ai miei tempi che erano educati.

Non la voglio perché in fondo le aule dell’università strapiene mi ricordano la gioventù, fanno nostalgia e bloccano le iscrizioni. Certo allora si poteva fumare in aula, ma per fortuna ora no. Anche io sto attento al progresso. E poi, scusate, ma cos’è ‘sta storia di Torino città universitaria.  Ma torniamo a fare la 1100R o la 128 Special che davano tanto lavoro per produrle e anche per ripararle. Che io c’ho un nipote meccanico disoccupato.

E le strisce pedonali? Ma avete pensato alle strisce pedonali? Andrebbero incrementate per attraversare in sicurezza Corso Massimo.  Esteticamente mi rovinano il paesaggio. Tutto quel bianco e nero disturberebbe la tifoseria granata. Una vera democrazia partecipata deve porsi questi problemi.

Non la voglio perché darebbe troppo risalto al contenitore, quel palazzo abbandonato che tutto il mondo ci invidia. Non esageriamo nel fare i boriosi. E poi scusate, se l’avevano ideato per metterci le automobili perché dobbiamo metterci i libri? Cerchiamo di essere coerenti, no? Al limite, se proprio si vuole, ci mettiamo delle automobili a forma di libro.

Insomma dottore, dissi alzandomi dal lettino, io sono fermamente contrario al progetto di trasferimento della biblioteca a Torino Esposizioni, non sopporto l’idea di una città votata alla cultura, una città che diventi polo universitario attrattivo. Poi questa idea della collaborazione con Architettura non riesco proprio a digerirla. Metti che ci arrivano visitatori da tutto il mondo? Vanno bene le Olimpiadi, ma quelle sono una volta ogni morte di papa. Avere tutta ‘sta gente tra le scatole tutto l’anno mi rovina il tran tran quotidiano. Che io c’ho la minima alta.

La Biblioteca, ToExpo e la bottiglia di spumante

La prima reazione, quella istintiva, al sentire del trasferimento della Biblioteca Civica dall’attuale sede a Torino Esposizioni è, oltre ad un salto di gioia, è quella di andare a procurarsi una bottiglia di champagne o di spumante (c’è la crisi) e stapparla per brindare. Poi arriva la fase più riflessiva che per me vuol dire capire come e quanto il trasferimento della Biblioteca si possa e si debba inserire nel contesto sociale ed economico del territorio. Questa è la fase dell’approfondimento, della diffusione della notizia e dell’ascolto dei cittadini, delle associazioni e degli operatori economici. Infine c’è il parere con eventuali suggerimenti e richieste. Un percorso semplice, affidabile, propositivo e, si spera, privo di retro pensieri o di pregiudizi da schieramento pre o post congressuali, associativo e da “gusti personali”.

Adesso cominciamo con il mettere la spunta almeno sul fatto che la Biblioteca la vogliamo.

Spuntiamo anche un altro punto importante, con la Biblioteca e Biotecnologie nell’area fronte Corso Raffaello che le ferrovie stanno dismettendo arriverà (e non solo) l’espansione di Biotecnologie, San Salvario è parte integrante dell’obiettivo di trasformare Torino in una vera e grande città universitaria.  E non trascuriamo che la disponibilità della caserma La Marmora in via Asti apre nuove e interessanti opportunità di cui presto o tardi, meglio presto, dovremmo pur parlare. Quanto sopra aumenta il potenziale attrattivo del quartiere che esercita verso gli studenti fuori sede italiani e stranieri. Qui già vivono, studiano e si divertono in molti. Molti altri potranno arrivare. La discussione sulle opere a contorno, sul teatro o sulle aule, sulla collaborazione con il Politecnico e/o un nuovo teatro da mille posti dovrebbe basarsi su due punti di discussione: cosa è più compatibile con il territorio dal punto di vista sociale, culturale ed economico; quanto una scelta o l’altra va a incidere nei costi e nei tempi di realizzazione.

Il resto, gli effetti collaterali (transito e parcheggio nel Valentino o la famosa ruota… di Penelope) per forza di cosa saranno esaminati contestualmente. Con calma e senza perdere di vista l’obiettivo finale. La mia sensazione, ma spero di sbagliarmi, è che si parta dagli effetti collaterali e non dalla prima decisione da prendere.

La bottiglia di spumante non l’ho ancora stappata, mi piacerebbe farlo in buona compagnia. E non vedo l’ora.

Provate a immaginare

Leggo su La Stampa che il Politecnico si apre ai cittadini con un locale, il “MixTo”, bar pizzeria ristorante e luogo di aggregazione, aperto dalle 7 del mattino alle 2 di notte. Due milioni di euro che la CAMST, un’azienda del settore, ha investito nell’impresa in collaborazione con Lavazza.  190 posti su due piani che porteranno lavoro a 35 dipendenti.

Anche a San Salvario si potrebbe fare, il luogo c’è ed è bellissimo. Il potenziale anche, San Salvario ha la fortuna di essere uno dei luoghi più ambiti dove risiedere del mondo studentesco legato agli Erasmus. Un giro tra gli scaffali del supermercato di zona è come fare un corso accelerato d’inglese e spagnolo.

Torniamo al luogo: sarebbe Torino Esposizioni.  Sarebbe quella Biblioteca Civica che potrebbe diventare il volano per la ridefinizione della vocazione del quartiere.

Bisogna crederci però e darsi da fare. Sono convinto che le imprese coglierebbero l’opportunità insieme alle facoltà univeristarie, alle associazioni e alle attività del settore (anche librario) che già operano nel quartiere.

Provate a immaginare