Augusto Montaruli

Interpellanza e scherzi a parte

In San Salvario il tema posti auto rende tutti un po’ nervosi, ad accentuare il nervosismo può essere anche una segnaletica di divieto messa un po’ alla “carlona”. Roba da scherzi a parte o da negligenza. Più la seconda della prima. 

E’ ciò che succede in corso Raffaello che descrivo nell’interpellanza che questa mattina ho inviato al protocollo e spero sia discussa con l’urgenza del caso.

Ecco il testo dell’interpellanza:


Torino, data del protocollo

Interpellanza art. 45: Segnalazione potature in corso Raffaello

PREMESSA

Sto scrivendo l’interpellanza domenica 13 settembre alle ore 16:00, la data è importante per comprenderne il senso.

Da oltre una settimana sono presenti sul lato destro, direzione Valentino, di corso Raffaelle dei cartelli di divieto di sosta con un foglio che indica l’inizio dei lavori di potatura a partire dalle 8:00 del 7 settembre e il conseguente divieto fino a fine lavori alle 17:00 dello stesso giorno.

Ad oggi, il 13 settembre, la segnaletica è ancora presente e non risulterebbero, ma non essendo un esperto potatore non sono certo, conclusi i lavori. 

CONSIDERATO

Che la questione parcheggi è, diciamo così, argomento sensibile in San Salvario;

Che ci sembra sconcertante questa  gestione dei lavori e della segnaletica;

Che la certezza delle segnalazioni rende autorevole chi la dispone e rispettoso delle norme l’automobilista

SI INTERPELLA

l’assessore competente al fine di conoscere 1) se la segnaletica è una location della trasmissione “Scherzi a parte” e nel caso non lo fosse: 2) se sono stati effettuati i lavori di potatura o nel caso, come sembra, non siano stati effettuati quando lo saranno 3) di aggiornare o rimuovere la segnaletica

Primo firmatario: Augusto Montaruli 

Le interviste possibili: Augusto Montaruli

Mi assumo la responsabilità delle risposte, Massimo Pizzoglio si assume la responsabilità delle domande. Tocca a lui domandare e a me rispondere.


Ok, state tutti calmi e nessuno si farà male!

Ho hackerato il computer di Augusto e adesso, se lo rivuole sano e salvo, deve rispondere lui alle domande, che è comodo buttare i sassi nello stagno con i piedi all’asciutto.
Come dite? Che mi tocca fare anche la biografia come ha fatto lui con gli altri?
Ma per la biografia di Augusto bisognerebbe scrivere un libro e poi gli aggiornamenti, come la Treccani, troppo lavoro… farò un Bignami. Magari un’altra volta, in fondo, non ci crederete, è un timido.

Consigliere alla Circoscrizione 8 per due mandati ha già dichiarato che non si candiderà più né in Circoscrizione né a Palazzo, anche se qualcuno lo tira per la giacchetta.
Ma di questo parleremo più avanti, veniamo a noi…

Augusto, come hai chiesto a tutti, delle cinque stelle cadenti, secondo te quale (o quali) è mancata di più in questa notte di san Lorenzo della Repubblica?

Tutte, elenchiamole: acqua pubblica, trasporti, sviluppo, connettività, e ambiente. Ne vedi qualcuna che brilla? 

Quanto questa giunta monocromatica ha mancato le promesse fatte alla città, penso alle periferie che erano lo slogan elettorale, ma al tessuto urbano in generale?

A me viene in mente l’assessore Montanari, bravo a stare sulle barricate, assolutamente fuori luogo nel suo ruolo di assessore. Lui elencava progetti di riqualificazione (molti ereditati) senza mai indicare una data. A me viene in mente, a proposito di periferie, il bibliobus (qualcuno l’ha mai visto?) invece delle biblioteche civiche di territorio. A me vengono in mente i regolamenti o i provvedimenti annunciati e poi ritirati o rinviati, annunciati e poi ritirati o rinviati…. A me vengono in mente le giunte in streaming: una, forse due. A me viene in mente l’annuncio della sindaca di recarsi nelle periferia al mattino, una volta? A me viene in mente la mancanza di coraggio della sindaca, mai vista quando c’è aria di contestazione o di confronto. Poi se vuoi facciamo l’elenco delle promesse e delle premesse e mettiamo i voti. 

E ancora, come dici tu, la sindaca Appendino verrà ricordata con un monumento al monopattino o con una lapide in Piazza San Carlo?

Nessuna delle due, passerà come i sindaci degli anni grigi di Torino tra Novelli e Castellani. Forse sarà ricordata per aver avuto nella sua giunta e fatto convivere (potenza della cadrega o delle lobby) due persone agli opposti come il Franco Califano di Torino (il tenebroso Sacco) e il movimentata Giusta.  Un giallo-grigio in salsa torinese.

Tu dici sempre che “in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta”, ma sei la dimostrazione vivente del contrario.
Anche nelle realtà territoriali credi sia così e cosa bisognerebbe fare per ridurre il fenomeno?

Soprattutto. Molti che fanno politica (?) nel territorio la fanno per conto e nome di. Sono una sorta di carroarmatino di Risiko. Il fenomeno di riduce con una forte partecipazione dei cittadini nel definire scelte e nello scegliere i candidati. 

Adesso tocca a te dire quali caratteristiche vorresti dal nuovo sindaco…

Autorevole come Fassino, piacione come Chiamparino, popolare (nel senso del popolo) come Novelli. A parte gli scherzi, io credo poco nella figura un po’ mitizzata del sindaco. Credo di più nella forza di una squadra che abbia le competenze e soprattutto la passione politica. Il sindaco deve essere rappresentativo di una squadra coesa, che non litighi per la visibilità o per il budget o per un selfie venduto male. 

E adesso la domanda delle cento pistole: perché, con tutto questo sgomitare quotidiano di persone che “potrebbero farci un pensiero” (e intanto segano le gambe delle sedie altrui), tu non ti ricandidi?
Sarà che alla “poltrona” non sei legato perché la politica la fai camminando per la strada?

Allora, io per strada camminerò fintanto che avrò gambe per farlo. A me piace, mi viene facile parlare con le persone, conoscerne di nuove, imparare, ascoltare. Non è uno sforzo, almeno non sempre. Il conoscere persone sarà la cosa più bella che mi porterò a casa dopo questi dieci anni di circoscrizione.  

Non mi candido perchè mi piace molto Ivano Fossati, sai quella canzone che fa così: Dicono che c’è un tempo per seminare e uno che hai voglia ad aspettare un tempo sognato che viene di notte e un altro di giorno teso come un lino a sventolare.” E poi “C’è un tempo perfetto per fare silenzio guardare il passaggio del sole d’estate e saper raccontare ai nostri bambini quando è l’ora muta delle fate.”

Ecco, io sto entrando nella fase in cui vorrei guardare il passaggio del sole d’estate e delle fate. C’è un tempo per tutto.

Questo comunque non vuol dire che vado a fare l’eremita. Anche perchè mi piacerebbe che le cose lasciate in sospeso le prendesse in consegna qualcuno/a bravo/a. Io qua abito e qua voto.

Ok, col rammarico per la tua mancata candidatura, ti rendo il computer.


Ovviamente citando un libro, di cui mi prendo un po’ di responsabilità:  l’”Educazione europea” del mio amato Romain Gary, che ti feci conoscere con la certezza che avresti continuato, come me, a seguirlo.
Un libro in cui ci sono molte cose di te: l’amicizia, il senso del dovere verso il prossimo, la determinazione e la speranza di un futuro migliore…

Sì, di Gary conoscevo Jean Seberg. Però grazie a te ho letto anche altro, pure quel capolavoro ambientato a Belleville “La vita davanti a sé”. Continuerò a leggerlo.

Beh, grazie della chiacchierata e adesso andiamoci a prendere un caffè!

Va bene, uno normale e l’altro lungo con una goccia di latte.

 

Le interviste possibili: Tommaso Vineis

Tommaso Vineis gestisce il Tomato Backpackers hotel in San Salvario, per i non anglofoni i Backpackers sono i viaggiatori che portano il loro equipaggiamento e i vestiti in uno zaino (il backpack). E questo dice già molto della filosofia della struttura: un po’ albergo con camere singole e un po’ ostello per quelle condivise. E poi basta vedere la struttura del sito o farci una visita per meglio comprendere: studenti, viaggiatori, artisti…Inoltre ho testimonianze di amici che sono andati e sono ritornati al Tomato, un punto di riferimento consolidato per San Salvario e per la città. Per questo mi “intrigava” ascoltarlo. 

Tommaso, la sostenibilità è una missione della tua attività. Collabori con Abbasso impatto, Celocelo e i servizi che offrite lo dimostrano. Che voto daresti sul tema alla giunta Appendino? 

La sostenibilità ha un ruolo centrale nel programma politico dei 5 stelle, sia a livello nazionale, che a livello locale. I risultati ottenuti fin qui sono insufficienti. Come era ampiamente prevedibile, un modello basato dalla rivincita del cittadino comune  sulla competenza non funziona. L’assessore all’ambiente del comune di Torino arriva dal mondo del marketing, non ha alcuna esperienza nel campo che è stato chiamato a dirigere e purtroppo si vede. In questi anni sono nate proposte isolate e poco coraggiose, dove invece servirebbe un piano complessivo e convincente, supportato da una visione strategica di ampio respiro per convincere i cittadini a sostenere il cambiamento. I cittadini vanno anticipati e convinti non inseguiti per fini elettorali. La buona volontà dimostrata fin qui dalla sindaca non basta. Bisogna incentivare i cittadini a produrre meno rifiuti attraverso sgravi fiscali e il riconoscimento delle aziende che si impegnano per attuare politiche sostenibili nel loro processo produttivo, come in parte previsto da un progetto a cui aderisco che si chiama Abbasso Impatto. Andrebbe incentivata l’economia circolare cominciando dalle attività all’avanguardia che operano sul territorio, dalla preziosa esperienza  di Astelav nella rigenerazione degli elettrodomestici usati o dal progetto di recupero delle eccedenze alimentari del progetto CeloCelo

Sulla mobilità sostenibile si potrebbe prendere spunto dalle tante esperienze positive in Europa, partendo dall’ “urbanistica tattica” con cui si sta ripensando la viabilità milanese e soprattutto lo strepitoso modello delle Superillas di Barcellona. Qualche associazione ha studiato delle soluzioni in questa direzione anche per Torino. Ti consiglio trattoxtratto pensata da GreenTo in collaborazione con Legambiente, progetti coraggiosi e convincenti, spesso con un costo ridotto, ma con un grande impatto. Bisogna insomma ripartire dalle idee. Per Torino sogno un futuro in cui la sostenibilità smetta di essere vissuta come un tema  marginale di cui occuparsi distrattamente per  diventare il fulcro da cui ripartire per rilanciare la città a livello nazionale e internazionale. Una città efficiente che abbia la capacità di migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini.

Adesso stiamo sul locale, su ciò che circonda il Tomato. San Salvario è spesso sulle pagine dei quotidiani:  movida, piccola criminalità essenzialmente. Eppure è un quartiere, sono di parte lo so, con un potenziale enorme. Pensa alla multireligiosità, alla sperimentazione, all’incontro tra mondo laico e religioso, alla tradizione industriale e universitaria, ai musei. L’unica proposta che è arrivata dalla giunta Appendino è dell’assessore Sacco che vuole trasformarlo in quartiere nel distretto del bere… 

San Salvario è un quartiere speciale, la cui percezione agli occhi dei Torinesi è alterata dalle conseguenze di un politica di concessione delle licenze a bar e locali notturni poco lungimirante. Si è perso il necessario equilibrio tra attività diurne e notturne, in favore di queste ultime. Non si può e non si deve seguitare a commettere gli stessi errori del passato, incentivando un modello che attira la micro criminalità, peggiora la vivibilità del quartiere e innesta una guerra tra residenti e gestori dei locali. Secondo me il futuro passa da un maggiore esercizio dell’immaginazione potendo contare sulle grandi risorse e sul potenziale che il quartiere possiede. E proprio da queste bisogna partire per promuovere e valorizzare San Salvario, le sue varie identità non perdendosi in un eccessiva semplificazione. Sarebbe bello che diventasse un quartiere all’avanguardia dove sperimentare la rivoluzione sostenibile di cui Torino ha bisogno. Si potrebbe lavorare sulla prima superillas come fu per Gracia a Barcellona, che fu la prima ad innestare la rivoluzione che ha reso pedonali i principali quartieri della città. 

Pandemia, quanto ha sofferto la tua attività? 

Ha sofferto moltissimo. Sto lavorando in questi giorni per prepararmi alla riapertura dopo il lungo stop cominciato all’inizio di Marzo. La crisi economica  scatenata dal Covid purtroppo è tutt’altro che conclusa e aspetto con grandissima preoccupazione l’inizio dell’autunno, con l’incertezza legata ad un potenziale aumento del numero dei contagi, ma anche all’acuirsi degli effetti della crisi economica in corso. In questa momento drammatico è l’intero settore alberghiero in Italia ad affrontare una fase senza precedenti e tanti tantissimi alberghi e agenzie di viaggio non riapriranno più. Con i colleghi di Federalberghi Torino e del nazionale stiamo provando a alzare la voce per portare l’attenzione sul nostro settore, uno dei più colpiti in assoluto dall’emergenza. Quanto fatto finora dal governo è insufficiente e tantissimi posti di lavoro sono a rischio.

Mi dici quanti colori e quante lingue passano dal Tomato?

Il Tomato è un Backpackers in una nazione con una forte vocazione turistica al centro dell’Europa, in un periodo storico in cui il settore turistico stava attraversando una fase di forte crescita in tutto il mondo. Insomma sono stati anni incredibili in cui abbiamo conosciuto il mondo dalla postazione della Reception. La natura informale del Tomato ha facilitato le interazioni da cui sono nate amicizie, itinerari di viaggio, scoperte musicali e molto altro. Le caratteristiche originali della nostra offerta hanno fatto il resto, selezionando spesso viaggiatori che condividono la nostra visione del viaggio e i nostri valori. Il lavoro dello staff, l’impegno nel costruire un modello di ricettività fondato sulla sostenibilità, su uno stretto rapporto con il territorio in cui è inserito, collaborando con le associazioni culturali e gli altri soggetti che lo animano ha dato i suoi frutti.

Per quali motivi i tuoi ospiti vengono a Torino?

Per via delle caratteristiche proprie del Tomato Backpackers Hotel abbiamo più turisti e qualche studente in più rispetto alla media torinese, ma direi che in generale seguiamo abbastanza il trend cittadino. Torino non è una città turistica, e nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi anni, resta un mercato con una importante componente business (le conseguenze dello smart working si faranno sentire..).  Il turismo sportivo contribuisce sia in termini di occupazione che di politiche tariffarie, da settembre a giugno.

Dimmi tre qualità, o quante vuoi, che dovrebbe avere il/la prossimo/a sindaco/a?

Coraggio, competenza e visione.

Pensi sia utile un’agenzia turistica di prossimità rivolta a promuovere un territorio? E su cosa punteresti per promuovere San Salvario?

Non credo che un’agenzia turistica di prossimità sarebbe utile. Mi piacerebbe al contrario che si cominciasse a ragionare come destinazione, mettendo insieme le varie anime, e aree, del Piemonte per offrire un prodotto più vario e più spendibile sul mercato internazionale. Bisogna allenare la capacità di raccontare e vendere il proprio territorio coordinando le agenzia del turismo locale e insistendo sulle peculiarità e sulle eccellenze del territorio nel suo complesso. Senza andare troppo lontano si potrebbe seguire l’egregio esempio della Regione Toscana. Il Piemonte è ampiamente attrezzato per seguire lo stesso percorso. Ci sono regioni del mondo che sono diventate destinazioni turistiche solo ed esclusivamente grazie a politiche di promozione molto lungimiranti. In Piemonte questo capacità è mancata, nonostante le olimpiadi, i siti unesco. Le ragioni turistiche di San Salvario sono già tutte palesi: un’incredibile offerta gastronomica, il parco, i musei, le università, la posizione geografica. Basterebbe un buon lavoro di storytelling.

Adesso devo cercare un libro. A te dedico “Da questa parte del mare” di Gianmaria Testa. E il libro che racconta il suo disco che parla di migranti. E un libro delicato e commovente. Finisce così: “Ed è proprio di questo che c’è bisogno: di poche parole e di una porta sempre aperta”.

Mimmo CarrettaNicola Bellaccicco (il mio barbiere)Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani – Mauro Berruto  – Igor Stojanovic  – Raffaele Scassellati

Le interviste possibili: Igor Stojanovic

Igor Stojanovic l’ho conosciuto prendendo un caffè in piazza Nizza insieme a sua moglie. Avevo bisogno di lui per capire che ciò che stavo proponendo, piccole aree attrezzate per le popolazioni nomadi, aveva senso. Insomma avevo bisogno di un suo parere. Non volevo fare proposte senza prima aver verificato più che la fattibilità l’utilità dell’idea. La proposta, passata con un po’ di fatica in circoscrizione e naturalmente ignorata in comune, la potete leggere qui

Io credo sia un bell’esercizio di ripasso politico e culturale “intervistare” chi ha un vissuto da raccontare e chi sta dalla parte degli ultimi(ssimi).  Igor è nato nel 1980 a Kragujevac in Serbia, nella ex yugoslavia. Dalla città dell’auto serba nell’86 si trasferisce nella (ex?) città dell’auto di Torino. Di mestiere fa il mediatore culturale e il cuoco. Gestisce un home restaurant dove attraverso il cibo fa ripercorrere “il viaggio dei 1000 anni del popolo rom”. Attivista militante per la difesa dei diritti di tutti, ma vista la situazione attuale si batte per i diritti del popolo rom soprattutto nel suo ruolo di operatore antidiscriminazione della citta metropolitana e esperto di sviluppi delle comunità, una figura nuova in Italia. E’sposato dal 2005 con Ilaria,  ligure piemintese, Klarissa e Katrin sono i loro figlioli. A completare la famiglia tre gatti e un cane.

Igor Stojanovic, cittadino del mondo, ha mantenuto la cittadinanza serba che non cambierà mai. Per mantenere un legame con le sue origini.  Igor è anche attivista di Slow Food International all’ufficio migranti. Una persona che ha molto da dire, per questo è qui.

Eccoci Igor, l’ho fatta un po’ più lunga la presentazione, ma era necessaria. Adesso andiamo con le domande. 

Di solito concludo le “interviste” citando un libro, con te partiamo da un libro. Recentemente ho letto “Questa terra è la mia terra” un racconto autobiografico di Woody Guthrie. Parla dell’America dei Vagabondi, quelli che salivano sui treni merci per spostarsi in cerca di lavoro e di sopravvivenza. Ti ricordi come fa la canzone? Questa terra è la tua terra, questa terra è la mia terra, dalla California fino all’isola di New York, dalla foresta di sequoie fino alla corrente del golfo, questa terra è stata creata per te e per me. E’ rimasta solo una canzone?

Penso sia rimasta come un’utopia o un sogno che non si è mai realizzato. Almeno per il popolo Rom. Gente senza un terra in fin dei conti, arriviamo dall’India e siamo la la minoranza più diffusa in Europa e la più discriminata. Quando nascondevo, per non essere discriminato, le mie origini rom forse questa canzone era anche mia/nostra, ma con il diventare adulto sono sempre più fiero delle mie origini. Ora anche i bambini rom nati a Torino da famiglie che ci abitano dagli anni ’60 sono degli stranieri che devono tornare a casa loro. 

Sulle popolazioni rom avevi aspettative da questa amministrazione 5 stelle? E quali?

Nel 2017 quando l’amministrazione votò il superamento dei campi avevamo delle bellissime aspettative, all’inizio del loro mandato sembravano quasi interessati, in senso positivo, nel permettere dei rom torinesi  tanto da riceverci in comune più volte e di raccontare loro ciò che stavamo facendo come attivisti e associazioni. Come vediamo in questi giorni la loro disponibilità si è trasformata nella più grande carneficina sociale del popolo rom a Torino. Senza pietà e rispetto delle regole stanno rubando il futuro alla mia gente. Eppure soluzione alternative alla ruspa ce ne sono tante, compreso le aree di transito come avevi proposto tu che sono una realtà in gran parte dell’Europa.

Cosa vuol dire essere di sinistra e (pre)occuparsi dei rom?

Essere di sinistra e (pre)occuparsi dei rom è cosa fondamentale e fisiologica, cosa che molti compagni non hanno capito e li pregherei di non dichiararsi più antirazzisti. Sono riusciti a vedere e protestare (giustamente direi) dei discrimini che capitano dall’altra parte dell’oceano senza accorgersi che sotto il loro naso era in atto una carneficina sociale. All’inizio dell’anno è morta una neonata al campo di via Germagnano, una creatura costretta a nascere in un cimitero di amianto. E’ morta nel silenzio, menefreghismo assoluto e nessuno si è fatto delle domande. 

Quando per il MOI ci sono stati milioni di euro da spartire ho visto una “grande interesse”, in via Germagnano per 500 mila euro latitanza completa tranne un’associazione che si occupa di terre confiscate alla mafia. Se Slow Food nel periodo di lockdown dovuto al Covid non avesse destinato fondi per il fabbisogno primario della popolazione rom, mangiare, quella gente sarebbe morta letteralmente di fame. La Torino solidale si era dimenticata dei rom. Quando la TV ci diceva restate a casa il comune di nascosto buttava giù le baracche e non permetteva di uscire per cercare cibo. Ho visto mitra puntati verso una donna, una donna che aveva fame.

I rom sono tutti ladri?

Rubare è una conseguenza alla non possibilità di realizzarsi con il lavoro. Comunque no, non siamo tutti ladri anzi la maggior parte di noi lavora e vive in una casa vera. Solo la parte più fragile e vulnerabile del nostro popolo vive nei campi rom e per fame ruba o chiede l’elemosina o raccoglie ferro. Per sopravvivere. Faccio io una domanda, avete mai sentito di un datore di lavoro che assume una persona che abita in un campo rom? 

Tempo fa avevo collaborato, per le foto, ad un docufilm che girammo in via Germagnano e in Lungo Stura. Vidi un mondo estremamente vario, tra gli altri c’erano persone che vivono nelle baracche per potersi curare negli ospedali torinesi perché in Romania era impossibile. Non pensi che sia paradossale che i torinesi fanno la “vacanza dentistica” a Bucarest e i romeni poveri vengano qui per cure ospedaliere? 

Sì è paradossale, ma si chiama globalizzazione. La prima a giovarsi dell’entrata della Romania in Europa è stata l’Italia: manovalanza ricattabile e a basso costo e inoltre, ancora peggio, turismo sessuale.

I rom, come i migranti, sono strumento di campagna elettorale. Per alcuni se non ci fossero dovrebbe inventarli. La solita storia, non credi?

Sì, è palese che fomentare odio in campagna elettorale porta voti. Salvini iniziò la sua campagna elettorale proprio nel campo di via Germagnano. Nelle campagne elettorali i rom diventano il “problema zingari”. Quelle campagne elettorali, come ora, si trasformano in autogoal per l’amministrazione.

Secondo te i fondi della comunità europea stanziati per la questione nomadi se utilizzati bene potrebbero risolvere la questione?

Solo dall’inizio di questo anno l’Italia ha ricevuto ben 17 milioni di euro per l’inclusione del popolo rom, sono stati usati tutti per la ruspa. A Torino 500 mila euro per non sistemare una quarantina del campo regolare di via Germagnano. Per i mille abusivi, piazzati lì dai vigili dopo altri sgomberi i fondi sono stati stanziati da un ente privato. Eppure le soluzioni ci sono, eccome se ci sono, ma non vogliono essere adottate. E’ utile avere un capro espiatorio. 

Occorre reiniziare dai fondamentali dell’inclusione: istruzione, casa, lavoro. Persone come me sono state formate come esperti dello sviluppo delle comunità come è previsto dalle linee guida della comunità europea al fine di superare i campi. E’ notizia recentissima la denuncia/querela che l’Associazione Nazione Rom ha presentato contro i comuni di Roma, Torino e Firenze e all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscrimazioni Razziale della Presidenza del Consiglio dei Ministri) con queste accuse: abuso ed omissione di atti d’ufficio, omissione di soccorso, falso ideologico e materiale, truffa sui fondi europei e discriminazione razziale. 

Se uno dei candidati a sindaco ti chiedesse di scrivere un pezzo di programma sulla questione nomadi, su cosa ti concentreresti?

Gli chiederei di rispettare i diritti del popolo rom che sono gli stessi di altre persone e non come immondizia da mettere sotto un tappeto. Le soluzioni ci sono, è sufficiente seguire e adottare le le linee guida della Comunità Europea

Un libro lo abbiamo citato all’inizio dell’intervista, ma io ne aggiungerei un altro: “Alba senza giorno” di Fernando Coratelli. Una coppia di giovanissimi rom scappa dal villaggio per cercare fortuna nell’Europa del benessere. La fine è tragica e dimostra che i veri problemi sono altri. Drammaticamente altri. Appena ci vediamo te lo regalo. 

Un abbraccio e grazie per quello che fai.

Le interviste già uscite:
Mimmo CarrettaNicola Bellaccicco (il mio barbiere)Luigi Matteoda  – Enrico Pandiani – Mauro Berruto 

Le interviste possibili: Luigi Matteoda

Mimmo Carretta, il mio barbiere (Nicola Bellacicco), rispettando l’alternanza politica/elettore, oggi la chiacchierata la facciamo con Luigi Matteoda. Luigi è il titolare di una storica ferramenta di San Salvario. Imprenditore attento e impegnato nell’associazionismo, recentemente tra i promotori del Comitato spontaneo commercianti di via Nizza. Via Nizza che è stata impattata fortemente dai lavori della nuova pista ciclabile e dal cambiamento che la stessa ha portato.

Luigi le 5 stelle del Movimento stanno a significare: acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo. A prescindere da quanto brillino, la stella dello sviluppo quanto ha impattato sull’economia del commercio di prossimità? 

Basta analizzare i dati statistici per valutarne l’impatto, assolutamente nulla se per sviluppo si intende un miglioramento della “qualità”  del commercio di vicinato. La stella, se vogliamo, è caduta ancora prima di brillare perché il Movimento si è posizionato nel solco delle precedenti amministrazioni (ho la memoria abbastanza lunga, un mio difetto..); senza una visione di insieme che collochi il commercio di prossimità nel contesto in cui opera non è neppure ipotizzabile lo sviluppo. Il commercio non aspetta ricette miracolose, chiede solo di poter operare in modo che l’unica preoccupazione sia quella di migliorare i servizi per acquisire la clientela  e non di risolvere invece una miriade di piccoli e grandi problemi generati da burocrazia, cattiva gestione del territorio, sicurezza, e così via.. 

Quando si è insediata la giunta Appendino avevano promesso le riunione di giunta in streaming, se ricordo bene ne han fatta solo una. A prescindere quanto ascoltano le vostre proposte?

L’ascolto non è mai mancato; ciò che è mancata è una pur minima considerazione di quanto andavamo proponendo o segnalando. Ed è ancora peggio perchè il tutto si è tradotto in una enorme perdita di tempo e di credibilità delle persone che si esponevano a nome dei proponenti.

Faccio anche a te la domanda che ho rivolto ad altri ospiti delle mie interviste: Chiara Appendino la ricorderemo con una statua dedicata al monopattino o resterà altro?

Personalmente ricorderò Chiara Appendino insieme ai suoi ineffabili Social Media Manager come coloro che hanno trasformato la doverosa comunicazione istituzionale in uno strumento di propaganda, a volte così mal gestito da far sorridere se non ci fosse stato di mezzo l’enorme costo per la casse comunali.

Bene, adesso parliamo di aspettative. Non ti chiedo per chi voterai, è anche prematuro forse, però ti chiedo tre cose (fai tu se vuoi togliere o aggiungere) sulle quali, rispetto alla tua attività di prossimità, la prossima amministrazione dovrebbe concentrarsi.

Non mi piace considerare il commercio di prossimità un caso “a se stante” per il quale sia necessaria maggiore o diversa concentrazione rispetto al contesto. La mia attività di prossimità, come le altre, funzionano bene solo se tutta la città funziona. La mia aspettativa, che temo verrà ancora una volta delusa, è di poter parlare di commercio con chi ne capisce di commercio; mi basterebbe questo.

Secondo me in politica prevalgono più i destini personali rispetto a quelli collettivi, la causa si diceva una volta. Io credo che anche nel commercio di prossimità succeda la stessa cosa e questa da meno forza alla categoria.  Ne convieni?

Ne convengo, certamente. Il commercio è in drammatico deficit di rappresentatività, nei tavoli che dovrebbe contare siedono solo le “conf” e i funzionari delegati che spesso non hanno neppure mai lavorato in un negozio. Ma capita questo perché non siamo mai riusciti ad esprimere unione, lasciando ad altri l’onore di rappresentarci; un onore che dovrebbe essere un onere, ma tale non è perché oggi essere “presidente”, anche di una associazione di Via (figura che conta meno di zero) vale di più che il saper motivare la partecipazione dei propri associati.

Anche questa è una domanda che faccio quasi a tutti: mi dici tre (se poi sono cinque va bene lo stesso) qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco?

Per me, oggi come ieri, l’amministrazione dovrebbe funzionare come una orchestra sinfonica, con il sindaco a capo che sappia scegliersi innanzitutto i musicisti, che conosca gli spartiti e soprattutto, che abbia un buon orecchio. Quando anche solo uno dei componenti stona, l’effetto diventa cacofonico. So che chiedo troppo, ma a questo giro non mi accontenterò più delle sole promesse… 

Cosa ne pensi della bellezza? Mi spiego, non credi che un arredo urbano bello, dei dehors esteticamente e sostenibilmente gradevoli, magari condiviso con voi, renda un quartiere più godibile e “passeggiabile” a tutto vantaggio del commercio di prossimità?

Penso che non sia solo auspicabile, ma soprattutto doveroso che le vie siano belle, luminose, accattivanti e sicure. Il primo passo, che si sarebbe potuto fare con la riqualificazione di Via Nizza poteva essere, ad esempio, l’armonizzazione degli arredi urbani e dei dehors privati, ma anche in questo caso non se ne è fatto nulla..

Anche questa “intervista” le concludo citando un libro. A te dedico, e come potevo non farlo visto il tuo lavoro, “La chiave a stella” (nessun riferimento al Movimento). L’etica del lavoro insomma, anche e non solo in politica. 

Grazie per la chiacchierata.

Le precedenti interviste:
Mimmo CarrettaIl mio barbiere seguiranno uno scrittore, un ex assessore, un giovane albergatore… 

Le interviste possibili: il mio barbiere

Stereotipi e luoghi comuni dicono che dalle parrucchiere si parli solo di gossip e dai barbieri, nell’ordine, di sport donne e politica. Una volta di sicuro, non frequento parrucchiere però barbieri sì, sono una mia passione non tanto segreta e posso dirvi che dal mio barbiere si parla di fotografia, film, libri e politica. Dal mio barbiere di riserva, occorre sempre avere un barbiere di riserva, si parla di Sud, delle persone di tutto il mondo che passano da lui (c’è una cartina geografica a dimostrarlo) e di politica. Insomma ogni barbiere ha le sue preferenze, ma la politica come argomento di discussione è comune a tutti i barbieri, come il calcio. 

Allora chi meglio di un barbiere per capire, tra un taglio uno shampoo e un’aggiustata alla barba, come la pensano i suoi clienti? Dal mio barbiere il campione è variegato come una zuppa inglese: c’è l’immigrato, il professore, l’hipster, il pensionato, lo studente, il lavoratore (come lo si intendeva una volta) e il politico (anche ex) di borgata. 

Nico’, che aria tira dalle tue parti?

Quando 38 anni presi la decisione di mettermi in proprio uno dei piaceri è stato, visto che potevo, di mettere a disposizione dei miei clienti le riviste a me congeniali: dalla politica, vissuta, giornaliera, al cinema, alla fotografia e viaggi. Niente riviste di pettegolezzi (che considero il gioco più bello del mondo: pettegolare) e di calcio di cui non so niente, salvo tifare per l’Italia ai mondiali. 

Secondo te, anzi secondo i tuoi clienti, quante stelle son rimaste al Movimento?

Del Movimento se ne discute: le aspettative erano tante, i risultati scadenti. Anzi cadenti a proposito di stelle.

E del resto cosa dicono nel tuo salone? (a proposito, si usa ancora dire salone?)

I commenti sulla politica sono in generale negativi. Le aspettative da questa amministrazione erano legate ad un maggiore  attenzione al lavoro, un miglioramento dei trasporti pubblici, una burocrazia più efficiente (vedi le carte di identità), la riparazione delle strade, i parcheggi e altro ancora. E poi ancora i problemi delle circoscrizioni, le periferie. E poi basta con “abbiamo ereditato”. Per finire il giudizio è di incompetenza e scelte sbagliate di collaboratori. Salone?  Qui al nord non è mai stato usato. Almeno credo.

Nico’, ma i tuoi clienti ti sembrano più incazzati, rassegnati o speranzosi (sempre rispetto alla politica)?

Lo ripeto, una buona parte dei miei clienti è delusa dalla politica, altri scettici. Io sono speranzoso e voglio, comunque, essere rappresentato.

Ma tu che sei esperto di tagli, taglieresti i parlamentari o toglieresti/taglieresti certi personaggi? Tu. I tuoi clienti invece?

Sono in tanti a condividere la riduzione dei parlamentari, anche dello stipendio. Sullo stipendio sono d’accordo, sul taglio no: vorrei, invece, una buona selezione. 

Lasciami concludere ringraziando i miei clienti che mi hanno dato, e mi danno, la possibilità di scambiare opinioni sui tanti argomenti. 

Sai, caro Nicola, che quel libro che mi hai prestato è davvero bello. La storia di questa famiglia pugliese, anzi murgese, che attraversa un secolo dall’unità di Italia ai giorni nostri è davvero interessante. Ti insegna che la storia è fatta di cadute e di rinascite. E soprattutto di persone belle di cui, come direbbero i fratelli Caponi, “c’è stata una grande moria” e aspettiamo aspettiamo che la storia si dia una mossa.  

Appena riapri vengo per un taglio e un’aggiustata ai baffi.

Ps. Il libro che citavo è Gente del sud, storia di una famiglia di Raffaello Mastrolonardo. Molto consigliato ai pugliesi delle terre baresi e anche ai lucani và.