Augusto Montaruli

Discutiamo di sprechi

L’Italia governata da Berlusconi è un paese che spreca e riserva tutte le sue energie, le nostre energie, a pochi, anzi in pratica a uno solo. Sprechiamo energia, risorse, umanità, cultura, territorio, competenze e anche giustizia. Un paese dominato da caste, da quella politica a quella affaristica, da quella burocratica a quella familiare non è un paese con lo sguardo al futuro e alla tutela del bene pubblico. Si fanno affari con l’acqua, si umilia l’intelligenza di chi fa ricerca, si soffoca la cultura. Si sprecano le nostre “materie prime”.

Al circolo PD della circoscrizione 8 (San Salvario, Borgo Po e Cavoretto) abbiamo iniziato a discuterne.

Il 28 marzo avevamo discusso di spreco dei cervelli e di università. Il prossimo lunedì discuteremo di spreco dell’arte e della cultura.  Ci saranno Guido Curto, Direttore dell’Accademia delle Belle Arti – Damiano Accattoli, Presidente dell’associazione Teatro Baretti – Giuliano Girelli, Presidente dell’associazione Documè.

Se potete, venite, non “sprecherete” la serata, anzi ci darete una mano.

Info:

Circolo PD8

18 Aprile 2011 alle 20:45

Presso il Circolo Garibaldi

Via Pietro Giuria, 56

Torino

Il sonno e la movida

Foto di Augusto Montaruli

Puntuale, con l’arrivo della bella stagione, rispunta la questione movida. Facendo una sintesi brutale, la movida è la contrapposizione tra chi vuole dormire e chi sta nei dehor, o per strada, a bere una birra e chiacchierare.  Il chiacchierare di tanti, con voci acute basse e tenorili, sale nelle case e s’infila nelle orecchie dei poveretti che rimangano appesi al cuscino.

La movida nacque a Madrid come reazione sana al franchismo agonizzante, era bisogno di libertà, divenne il simbolo della Spagna democratica. La movida torinese nasce con la trasformazione della città, la pedonalizzazione, il quadrilatero, le nuove abitudini dei torinesi. Se ricordiamo Torino che fu, la rivediamo come una città che si animava (si fa per dire) al cambio turno della Fiat o quando sfilava un corteo di protesta. Di notte si dormiva, al massimo ti svegliava un ubriaco o un diversamente sano di mente. Poi passava il camion della nettezza urbana e quindi la sveglia ti faceva ricominciava il giro. Nessun rimpianto per quella città, salvo il tasso di occupazione sicuramente più alto e forse il vero problema è qui. Se i giovani lavorassero, sarebbe inevitabile per loro una vita meno notturna. Non solo, forse Torino avrebbe bisogno di incrementare ulteriormente le zone chiuse al traffico dei non residenti la sera; forse avrebbe bisogno di creare altre zone “movidizzate”, penso alle sponde del Po o ai parchi cittadini, dove non ci abita nessuno. Ricordo la recente esperienza della festa nazionale del PD ai giardini reali e la proposta di Roberto Tricarico di trasformare quei giardini in una rambla, e siamo sempre in Spagna.  Sicuramente ci sarebbe bisogno di un patto di convivenza tra i gestori dei locali e comitati dei cittadini mediati dall’amministrazioni e dalle associazioni di categoria. Quello che proprio non vorrei è una città a compartimenti: i quartieri dormitori, i quartieri del lavoro, i quartieri del divertimento.

Nel caso dovessi affrontare da consigliere di circoscrizione la questione questa sarà la mia posizione sull’argomento.

La goccia e il vaso

Foto di Augusto Montaruli

Su questo blog mi ero ripromesso di scrivere sulla mia circoscrizione, ma non è facile. Non è facile perché quello che succede in questo paese fa passare tutto in secondo piano. Siamo devastati, si devastati, da un governo allucinante. Ormai siamo appesi al destino di uno e alla volgare ferocia della lega. Tutto il resto passa in secondo piano. Siamo un paese ridicolo e ridicolizzato in tutto il mondo. Leggo ora che un emendamento del PD al processo breve, per stralciare dal provvedimento i reati legati a stragi come quella dell’Aquila, è stato respinto. Lega vigliacca e ladrona che sparerebbe ai “clandestini”, ma è complice degli assassini. Mi chiedo quante gocce ci vorranno ancora, quale sarà la goccia che farà traboccare il vaso. Mi chiedo se la soglia di sopportazione della vergogna è ancora lontana da raggiungere. Usiamo le prossime elezioni amministrative per dare un segnale forte. Mi aspetto che nessuno a sinistra diserti le urne, turatevi il naso, turatevi cosa volete, ma andiamo tutti a votare. Questa volta si può scegliere.  Non facciamo cavolate.

La libertà di scegliere, la responsabilità di scegliere

Le elezioni amministrative non subiscono il “porcellum” leghista e berlusconiano che non ci consente di scegliere i candidati cui dare la preferenza. In queste elezioni possiamo farlo, siamo liberi di farlo. Scegliere e scrivere un cognome non è solo una forma di democrazia, è libertà pura. Dobbiamo farlo con cura, con attenzione. Scegliere un candidato vuol dire essere decisivi nell’indirizzare la politica della futura amministrazione della città, potrebbe anche voler dire dare una svolta al partito per il quale i candidati che scegliamo si presentano. L’area politica del PD alla quale aderisco, quella che appoggiò Ignazio Marino a livello nazionale e Roberto Tricarico a livello regionale, avrà in lista quattro candidati: Laura Onofri, Ilda Curti, Marta Levi e lo stesso Roberto Tricarico. Tre assessori uscenti, Marta Ilda e Roberto, e Laura, vice presidente regionale del PD e organizzatrice del bellissimo 13 febbraio. Scegliere loro vuol dire pari opportunità, ambiente, casa, questione femminile, politiche giovanili, immigrazione, merito, anziani.  Scegliere loro vuol dire diritti. Scegliere loro vuol dire dare continuità al cambiamento che è avvenuto in città.

Scegliere vuole anche dire assumersi la responsabilità di farlo.

Io ho scelto, in libertà e con responsabilità, di abbinare la mia candidatura in circoscrizione, la otto, a quella di Marta Levi in consiglio comunale, con Marta condividerò la campagna elettorale. La condividerò con Marta per il suo coraggio nell’affrontare quest’avventura, perché un po’ mi assomiglia, perché il suo utile lavoro come assessore non ha avuto la giusta visibilità, perché i temi di cui si occupa sono universali e trasversali.

Forse ho scelto Marta anche perché ha degli occhi vivacissimi.

Votateci e fateci votare.

Prendete comunque la libertà e la responsabilità di scegliere.

Il mobile di Hugo

Lo scorso settembre era a cena a casa mia il mio amico Hugo Trova, Hugo è un cantautore uruguayano impegnato in politica e di origini italiane. I suoi nonni emigrarono dal Piemonte agli inizi del secolo scorso. Hugo mi raccontava che possiede ancora un mobile che sua nonna aveva portato in Uruguay, quel mobile, mi diceva Hugo, è la storia e il ricordo della mia famiglia. Questo episodio mi è venuto in mente in questi giorni di migrazioni tragiche, ho pensato a chi non ha niente da portarsi, ho pensato che la storia di questo pianeta è un succedersi di popoli che si spostano, che mescolano tradizioni, usi, cibi e linguaggi.

Ci si sposta per fame, perché cacciati da altre etnie o da guerre. Da sempre è così. E così continuerà se la politica non cambia orizzonti.

Noi italiani ci siamo quasi sempre spostati per fame. Negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso eravamo in fondo alla scala sociale, prima di noi c’erano i neri. I “negher” come direbbe Bossi. Noi italiani non siamo “settentrionali” a nessuno. Ci siamo aiutati a casa d’altri che poi è diventata casa nostra. Da un po’ di tempo a questa parte è la volta dei nigeriani, degli afgani, dei pakistani, degli eritrei, dei somali …

Mi piacerebbe nel mio quartiere veder nascere uno spazio dedicato alla memoria che ci facesse ricordare la nostra storia e comprendere quella degli altri. Come il mobile della nonna di Hugo. Una storia di mobilità. Appunto.

Hugo su myspace: http://www.myspace.com/hugotrova/music

Pare che Charlie Chaplin fosse …


Pare che Charlie Chaplin fosse di etnia Rom. Lui ebbe un’opportunità, perché negarla ad altri.

Questa mattina ho assistito alla conferenza sul rapporto della Commissione Diritti Umani del Senato sulla condizione dei Rom, Sinti e Caminanti in Italia. La conferenza è stata introdotta da Pietro Marcenaro (PD, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato). Vi ha partecipato Sergio Chiamparino con Giovanna Zincone (Presidente di FIERI) e il Prefetto di Torino Alberto Di Pace.

Sono uscito dalla conferenza dimenticando la carta d’identità all’accettazione, ma imparando alcune cose che mi hanno liberato da pericolosi e inquinanti luoghi comuni.

Per esempio:

ora so che la stragrande maggioranza dei Rom è stanziale, non è nomade; ora so che nei paese avanzati d’Europa ci sono molti più Rom che da noi; ora so che il popolo Rom è un popolo di bambini (il 40% è al di sotto dei 14 anni), perché i Rom hanno una speranza di vita molto inferiore alla media italiana; ora so che non ci sono più i “prefetti di una volta”, perché il prefetto di Torino vuole che si esporti il metodo Torino: chiusura dei campi, investire nella formazione e replica di casi di felice integrazione come quella del Dado di Settimo; ora so che se si distribuiscono estintori e si insegna ad usarli i bambini dei campi non muoiono.

Allora è meglio conoscere, perché se sappiamo, non ci fregano. Perché come ha detto oggi Sergio Chiamparino, chi d’immigrazione ferisce, d’immigrazione perisce.

Link utili:

http://www.pietromarcenaro.it/

http://terradelfuoco.org/topos/ildado/