Augusto Montaruli

Commercio di prossimità: la goccia che ha fatto traboccare il vaso

Nel 2013 non eravamo agli “arresti domiciliari” e non uscivamo di casa con la mascherina per comprare pane e giornale, i negozi erano tutti aperti, i supermercati allungavano gli orari di apertura fino a non chiudere più, la movida era motivo di scontro feroce tra esercenti e residenti.

Proprio nel 2013 per il giornale on line della circoscrizione, Ottoinforma, svolsi un’inchiesta tra le attività di prossimità per capire quanto la crisi economica avesse inciso sulle loro attività. L’inchiesta mi portò a fare un giro nel quartiere andando da un panettiere, in edicola (che ora non c’è più), in una bottega di commercio equo e solidale, in un negozio di calzature, in farmacia, da un’agenzia immobiliare, in un supermercato e in un negozio “bio”. Infine il “tour” si concluse con un articolo che riassumeva le tappe dell’inchiesta accompagnato da un commento dell’allora assessora Giuliana Tedesco.

L’inchiesta fece emergere la sofferenza di tutte le attività ad esclusione del supermercato che proprio in quei giorni allungava l’orario di apertura portandolo a 24 ore su sette giorni. 

Una sofferenza che portava a ridurre il personale e rivedere l’approccio commerciale per resistere, a evidenziare quanto cambiava la spesa dei clienti e far emergere, in modo drammatico, aspetti legati alla salute: “Le medicine si comprano nei dieci giorni tra la fine del mese e l’inizio di quello successivo. Quando è accreditato lo stipendio o la pensione. Si acquista il minimo indispensabile”

Da quella sofferenza non si era usciti e non si vedevano segnali che la consentissero un’uscita, si galleggiava e resisteva. Ora la situazione legata all’emergenza virus rischia di essere la goccia che farà traboccare il vaso. Non è essere pessimista immaginare serrande chiuse definitivamente, ma realisti. 

E’ vitale sostenere il commercio di prossimità e i loro clienti. E’ fondamentale per i commercianti. E’ indispensabile perché continui ad esistere una comunità. E non basteranno una tantum o sussidi, sarà necessario creare lavoro e sviluppo legandolo al territorio. Anzi non sarà, è necessario.

Credo anche sarebbe un bel segnale che i supermercati che stanno vedendo incrementi del 30% del loro fatturato investano sul territorio dove operano. 

Sotto il link agli articoli

 

 

 

Se mi chiedessero…

Se mi chiedessero di dare un contributo nella scrittura del programma della coalizione che si candiderà a governare Torino, scriverei dei quartieri.
Scriverei partendo dalla convinzione che una città non è altro che è la somma di tanti quartieri. Una convinzione che è frutto di anni di marciapiedi calpestati, luoghi frequentati e persone, soprattutto persone, incrociate, conosciute e ascoltate. E partirei dal concetto di comunità, perché questo sono i quartieri anche se non c’è la consapevolezza di esserlo e il bisogno non è espresso dome dovrebbe.
Mi porrei l’obiettivo di trasformare i quartieri in comunità autosufficienti dotate di trasporti funzionali, servizi di prossimità, luoghi di aggregazione e di informazione. Doterei i quartieri anche di bellezza, sì di bellezza. Perché una comunità autosufficiente e bella è anche sostenibile e solidale.
Per realizzarlo occorre analizzare cosa serve e cosa manca partendo dalla composizione della popolazione, dai bisogni e dalle potenzialità del territorio.
Per rendere autosufficiente una comunità devi dotarla di servizi di prossimità invece che ridurli o chiuderli.
Per rendere sostenibile un quartiere devi fornire alla comunità una rete di trasporti e una viabilità efficienti.
Per rendere sicura una comunità devi sostenere i luoghi di aggregazione e incoraggiare la nascita di altri.
Per amare il proprio quartiere in modo da rispettarlo devi “implementare la bellezza”. Non è difficile, ci va coraggio e cambio di rotta. Si può partire dall’arredo urbano: dai dehors, dai cestini dei rifiuti, dalle panchine…
Se mi chiedessero un contributo lo darei sui quartieri. Dove vivono le persone.
Dove occorre essere comunità.

La riforma della riforma del decentramento


tavoloLa sindaca ha comunicato che partirà a breve tutto l’iter di riforma del decentramento. Da cosa si è appreso, dopo un’analisi degli assessorati sulle competenze e sulle discordanze tra statuto e regolamento, la questione sarà nelle mani del gruppo 5 stelle in comune. Non è prevista nessuna commissione comunale dedicata. Non è chiaro il ruolo delle circoscrizioni in questo processo, credo che riceveremo, quando e come non è chiaro, le informazioni e daremo poi un parere. Fuori minoranza e territorio dalla rielaborazione del decentramento. Eppure noi, che siamo la periferia (ricordate le periferie?), qualcosa da dire l’avremmo. Potremmo dire che non c’è decentramento senza il potenziamento dei servizi nei quartieri; potremmo dire che le deleghe non dovrebbero essere in conflitto tra ente centrale e e ente di prossimità; potremmo dire che le giunte con quattro coordinatori su territori vasti e popolosi non bastano e bisognerebbe tornare a sei; che le commissioni di quartiere vanno ripensate. Potremmo dire che bisognerebbe snellire l’iter burocratico per la presentazione dei progetti e ridurre i tempi per il pagamento dei contributi. Potemmo dire che depotenziare il decentramento allontanerebbe ancora di più i cittadini dalle istituzioni. Un consigliere di circoscrizione si incontra, si ferma per strada, è un riferimento. Se lavora bene ovviamente. 
Una buona riforma prevede coraggio politico, prevede di pensarla prevedendo l’alternanza al governo della città e delle circoscrizioni. Non ricascare nell’errore per dirlo chiaro. Una buona riforma dovrebbe essere concreta e non demagogica. Una buona riforma dovrebbe prevedere la garanzia di un organico tecnico-amministrativo in grado di gestire i servizi e il supporto ai cittadini e alla politica. Le periferie saranno davvero al centro dell’attenzione di chi governa quando avranno in ogni quartiere gli sportelli dell’anagrafe, gli URP (uffici relazioni con il pubblico).

Non credo andrà così, non sono ottimista, sono convinto che con il mantra della partecipazione democratica arriveranno a ridimensionare ancora di più il ruolo delle circoscrizioni. L’obiettivo vero sarà tagliare i costi. Diranno che tanto non siamo così utili. Attenzione però che dal dire che tanto non servono le circoscrizioni a passare al tanto non serve tutto ciò passa attraverso libere elezioni è un attimo. Tira una brutta aria.

Chiudo con un appello alle forze di minoranza in consiglio comunale: prendetelo a cuore questo tema, non lasciateci soli.

Questo post è stato pubblicato anche su nuovasocietà.it

Il primo consiglio

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Il primo consiglio della nuova Circoscrizione Otto è stato convocato per domani (lunedì 27 giugno) alle 16:00 (spero finisca in tempo per consentirmi di andare… dal dentista alle 19:00). Il primo consiglio sarà dedicato alla convalida degli eletti e alla delibera che eleggerà il Presidente e i quattro Coordinatori.
Io ho messo a disposizione la mia precedente esperienza, il mio curriculum e le mie scarpe usurate. Non ho, sarà l’età e il carattere, ambizioni particolari. Ci metterò intensità e umiltà come predicava il famoso allenatore di una delle squadre di calcio più spettacolari di tutti i tempi.
Posso anticiparvi che molto probabilmente mi occuperò di quartieri. La riforma del decentramento prevede le commissioni di quartiere presiedute da un presidente eletto dal consiglio. Una novità molto interessante dedicata all’analisi delle criticità, dei bisogni e soprattutto alla proposta, se gestita bene e supportata da cittadini e associazioni potremmo fare un bel lavoro a supporto del consiglio e della giunta.
E a proposito di scarpe, di intensità e di passata esperienza, mi (s)batterò perché le cose lasciate a metà si completino.
Auguri anticipati al Presidente, alla Giunta e al Consiglio tutto e al personale della Circoscrizione.
Una abbraccio affettuoso ai consiglieri della ex Otto che non siederanno tra i banchi della nuova circoscrizione e soprattutto a Mario Levi, un vero galantuomo e un amico.

Il sonno e la movida

Foto di Augusto Montaruli

Puntuale, con l’arrivo della bella stagione, rispunta la questione movida. Facendo una sintesi brutale, la movida è la contrapposizione tra chi vuole dormire e chi sta nei dehor, o per strada, a bere una birra e chiacchierare.  Il chiacchierare di tanti, con voci acute basse e tenorili, sale nelle case e s’infila nelle orecchie dei poveretti che rimangano appesi al cuscino.

La movida nacque a Madrid come reazione sana al franchismo agonizzante, era bisogno di libertà, divenne il simbolo della Spagna democratica. La movida torinese nasce con la trasformazione della città, la pedonalizzazione, il quadrilatero, le nuove abitudini dei torinesi. Se ricordiamo Torino che fu, la rivediamo come una città che si animava (si fa per dire) al cambio turno della Fiat o quando sfilava un corteo di protesta. Di notte si dormiva, al massimo ti svegliava un ubriaco o un diversamente sano di mente. Poi passava il camion della nettezza urbana e quindi la sveglia ti faceva ricominciava il giro. Nessun rimpianto per quella città, salvo il tasso di occupazione sicuramente più alto e forse il vero problema è qui. Se i giovani lavorassero, sarebbe inevitabile per loro una vita meno notturna. Non solo, forse Torino avrebbe bisogno di incrementare ulteriormente le zone chiuse al traffico dei non residenti la sera; forse avrebbe bisogno di creare altre zone “movidizzate”, penso alle sponde del Po o ai parchi cittadini, dove non ci abita nessuno. Ricordo la recente esperienza della festa nazionale del PD ai giardini reali e la proposta di Roberto Tricarico di trasformare quei giardini in una rambla, e siamo sempre in Spagna.  Sicuramente ci sarebbe bisogno di un patto di convivenza tra i gestori dei locali e comitati dei cittadini mediati dall’amministrazioni e dalle associazioni di categoria. Quello che proprio non vorrei è una città a compartimenti: i quartieri dormitori, i quartieri del lavoro, i quartieri del divertimento.

Nel caso dovessi affrontare da consigliere di circoscrizione la questione questa sarà la mia posizione sull’argomento.