Augusto Montaruli

Il vice sindaco e il “pericoloso” turista 

Ho letto la bella, e piena di speranza, notizia della nomina a vice sindaco di Tel Aviv di un palestinese di sinistra Amir Badran.

“Da oggi sono vicesindaco di Tel Aviv-Yafo. Sì, un vicesindaco arabo in una delle più grandi città del Paese”, ha scritto Badran su X. “Non è successo in una notte: è il risultato di anni di azione pubblica, di lotta comune e di una fede ostinata nella partnership ebraico-araba, nell’uguaglianza e in una politica diversa.”

Una notizia che non vedrete sulle prime pagine dei giornali ma potete approfondire qui:

https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/israele/tel-aviv-jaffa-nomina-amir-badran-vicesindaco-un-arabo-israeliano-entra-ai-vertici-della-citta/ 


https://www.fanpage.it/esteri/un-palestinese-nominato-vicesindaco-di-tel-aviv-amir-badran-segnale-nazionale-ebrei-e-arabi-possono-stare-insieme/

Nemmeno il tempo di approfondire che mi arriva via whatsapp  una storia che riguarda proprio quella città, l’aeroporto di quella città, avvenuta il 30 giugno scorso.

Una persona che conosco, un musicista, una bella e mite persona è stata “trattenuta” insieme ad altri all’arrivo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Lui voleva semplicemente andare a Gerusalemme per un pellegrinaggio nei luoghi della fede.

Invece è stato trattenuto insieme ad altri, rinchiuso in una stanza per una notte, ha subito perquisizioni, umiliazioni e rischiato molto se non avesse mantenuto la calma necessaria. Il suo telefono è stato requisito e passato ai raggi x.

“Sono state poste anche domande sulla mia salute, sui farmaci che assumo o ho assunto, sul mio stato mentale, sulla mia vita privata e sulla mia sessualità. Ho percepito tali domande come estremamente invasive, umilianti e non pertinenti rispetto a un normale controllo di frontiera. “

Ha racontato tutto in modo molto dettagliato e il suo racconto lo chiude così:

Al termine dell’intera vicenda mi trovavo in uno stato di forte affaticamento fisico e psicologico. Avevo trascorso due notti senza un adeguato riposo. Ero stato sottoposto a interrogatori prolungati e invasivi. Il mio telefono era stato esaminato in profondità. Mi erano state rivolte domande su aspetti estremamente privati della mia vita. Ero stato formalmente respinto con una motivazione che, a mio avviso, non corrispondeva al contenuto effettivo degli interrogatori. Ero stato trattenuto durante la notte in condizioni materiali molto dure. Avevo subito due episodi di contatto fisico e avevo ricevuto minacce verbali che ho percepito come serie. 

Lui non è arrivato con una barca di “sovversivi” pro pal,  voleva semplicemente fare un pellegrinaggio nei luoghi sacri. Semplicemente.

Evidentemente non basta un visto, un regolare biglietto aereo:  qualcuno controlla come la pensi, se hai partecipato a manifestazioni pro Gaza e ti rispedisce da dove sei venuto.  Il dubbio che viene spontaneo è che tutto questo sia voluto: ti concedo il visto e poi ti caccio (se ti va bene).

Io credo che dovremmo fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per supportare l’opposizione, anzi la Resistenza, israeliana.

A chi mi ha raccontato questa storia ho chiesto se potevo diffonderla, mi ha risposto sì però scrivi che a Lampedusa succede di peggio. Nel senso che ciò che è successo lui è niente in confronto ai molti disperati di questo mondo in frantumi. 

A lui un abbraccio con la speranza di rivederlo presto, nel frattempo facciamo tutto il possibile per dare il massimo sostegno al vice sindaco e gli altri come lui. Perchè da qualche parte, anche dalle parti di Tel Aviv, un mondo migliore esiste. 

Cerchiamo di accorgercene e di sostenerlo quel mondo.



Conte e i giovani

Ho sentito Giuseppe Conte affermare in un’intervista che nel programma del campo largo ci sarà attenzione ai giovani, in particolare ha detto che si farà in modo che quelli all’estero possano tornare in Italia.

Questa affermazione nella sua banalità e lontana da come la pensano realmente i giovani e l’avrebbe detta (e magari l’ha già fatto) un Vannacci qualsiasi. E l’avrebbe capita persino Italo Bocchino. 

L’ambizione invece dovrebbe essere un’altra, per differenziarsi da un sovranista qualsiasi, e cioè fare in modo che i giovani italiani si sentano a casa anche quando sono all’estero. Ovviamente e specialmente in Europa. 

E non solo.

Bisognerebbe fare in modo che i giovani europei possano sentirsi a casa anche in Italia. 

Il campo oltre che largo dovrebbe essere differente. E magari provare a chiedere, ai giovani, prima di parlare.

Genocidio

A prescindere da cosa ne pensi Erri De Luca, forse dovremmo avere un riferimento preciso per definire un genocidio. Quel riferimento è, o almeno dovrebbe essere, la Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio del 9 dicembre 1948 (qui il testo completo). 

Ecco cosa stabilisce l’articolo 2.

Art. II 

Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: 

a) uccisione di membri del gruppo; 

b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; 

c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; 

d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; 

e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.

Mi verrebbe da dire che quasi nessuno, nel senso di paese, deve sentirsi  escluso, dal punto a) al punto e) potremmo elencare molti governi, molte dittature.

Quindi direi che oltre il termine da usare ci sono le cose da fare, prima fra tutte supportare in tutti i modi possibili chi in quei paesi lotta perché l’orrore finisca. 

Le chiacchiere, le polemiche, le indignazioni su Erri De Luca non servono a nulla. Nemmeno a salvarsi la coscienza.

ps: invece di fare post a raffica su De Luca fateli per esempio su questo progetto realizzato da una palestinese ed una israeliana (INSIEME): CLEAN SHELTER 
Perchè è con persone come loro che il mondo (Gaza inclusa) lo salvi.

Subdola

Come definite una campagna firme che non racconta il fine e le conseguenza della stessa? Subdola, cioè ingannevole. No?

E’  così che definisco la campagna di raccolta firme per un referendum che vuole abolire il finanziamento pubblico ai giornali.

Partiamo da come i promotori la pubblicizzano.

Se andate sul sito dei promotori (https://bastasoldiaigiornali.it/) trovate questa immagine e, di fatto, niente altro salvo il rimando a dove si può firmare dove si citano gli articoli di legge. Decisamente incomprensibili ai non addetti ai lavori.

Non c’è nessuna informazione di dettaglio su cosa la legge prevede e quali siano i periodici che usufruiscono del contributo statale.

Premesso che la categoria dei giornalisti ha il contratto scaduto dal 2016 (dieci anni!), premesso che è un settore in piena crisi che coinvolge non solo giornalisti ma anche l’indotto (tipografi, edicolanti, pubblicità ecccetera).

Premesso anche, ma fino ad un certo punto, che l’immagine che vedete, ed è l’unica sul sito dei promotori, lascia intendere che il finanziamento va solo a giornali di destra. E non è vero.
Non è vero purché, lungi dal dirlo, il finanziamento va anche a giornali di sinistra (Il Manifesto), va a giornali in lingua locale (Dolomite per dire uno)

Ma ecco l’elenco delle prime quindici testate che ne usufruiscono (fonte: https://www.ilpost.it/2026/03/21/contributi-pubblici-giornali-seconda-rata-2024-stato-governo/)

Dolomiten 6.176.996,03 euro
Famiglia Cristiana 6.000.000,00 euro
Avvenire 5.545.649,27 euro
Libero 5.407.119,97 euro
ItaliaOggi 4.062.533,95 euro
Il Quotidiano del Sud 3.696.160,87 euro
Libertà 3.518.184,92 euro
Gazzetta del Sud 3.314.913,71 euro
Il manifesto 3.257.867,63 euro
La Gazzetta del Mezzogiorno 2.432.845,24 euro
Corriere Romagna 2.218.356,97 euro
CronacaQui.it 2.207.300,07 euro
Il Foglio 2.090.200,90 euro
Primorski dnevnik 1.682.992,49 euro
L’identità 1.770.500,59 euro

Per concludere: una norma da rivedere? Certo, ma non con un referendum che metterebbe a rischio posti di lavoro, molti mal pagati, e spazi di libertà. Anche di destra, anche confessionali, anche in lingua locale… 

Il referendum è promosso dall’associazione Schierarsi il cui leader è Di Battista l’ex deputato che forse sogna un giornale unico, un’emittente unica, un deputato unico.  Un cachet unico.

Articolo 21 della Costituzione 

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

 

La giacca del partigiano

Puntuale come ogni anno al 25 Aprile si scatenano polemiche, distinguo, litigate. Bandiere sì e bandiere no. Quelli sì però, quelli no, quegli altri in coda.  L’Ucraina, la Palestina, Israele… e del Sudan chi se ne frega.

Si pesa la partecipazione alla guerra di Liberazione: eravate pochi, eravamo tanti. 

Quella giacca del partigiano così viene tirata da tutte le parti rischiando di finire in brandelli e ridursi ad uno straccio.

Invece serve un atto di umiltà. 

Noi a quella generazione che era composta da diversi ideali, fedi, nazionalità dobbiamo solo chiedere scusa. 

Scusa perché non siamo stati vigili, perchè non siamo stati in grado di rendere compiuta la Costituzione rischiando di rendere vano il loro sacrificio.

Il 25 Aprile certamente lo dobbiamo festeggiare cantando e ricordando, ma quando sfiliamo in corteo dovremmo farlo a capo chino. Non siamo degni di quella storia.  

A capo chino perchè questo mondo, l’unico che abbiamo,  lo abbiamo affidato a dei pazzi che hanno le micce accese su un tappeto di bombe atomiche.

Se riuscissimo a spegnere quelle micce e a supportare chi, nonostante tutto e tutti, dimostra tutti i giorni che un mondo migliore da qualche parte esiste; se facessimo lo sforzo di trovare qualche obiettivo comune forse potremmo sfilare con un po’ di orgoglio e con gli occhi all’orizzonte.

 

Foravia

Ieri dopo aver letto che il gruppo PD del consiglio comunale di Milano chiedeva la sospensione del gemellaggio con la città di Tel Aviv ho scritto questo post su Facebook:

Il PD di Milano chiede di sospendere il gemellaggio con la città di Tel Aviv.  Una stupidaggine demagogica colossale. Tel Aviv è la città dove si svolgono da anni manifestazioni per la pace e contro Netanyahu. In questo modo si sospende il gemellaggio anche con la parte democratica di quella città. Immagino già il governo israeliano preoccupatissimo per questa decisione “coraggiosa”. A proposito Milano è anche gemellata con San Pietroburgo.

A fronte di qualche like ho ricevuto commenti tra l’indignato e il feroce, ne cito alcuni:

Ma non ha capito che il problema non e’ il governo Net***yu, ma l’esistenza di is**le come tale?

Tel Aviv è la città dove viene programmato il genocidio del popolo Palestinese

Sospendere subito il gemellaggio con tel aviv e lo stato genocida e terrorista di israele

L’unica cosa deplorevole è che ci si fermi a un gesto simbolico.

Ho provato a rispondere con il profilo democratico dell’attuale sindaco e della sua opposizione a Netanyahu e con il fatto che Tel Aviv è teatro abituale delle numerose manifestazioni contro il governo e per la pace. E ci va coraggio nell’organizzare e nel partecipare, sicuramente più di un postare odio su Facebook.

Potrei aggiungere le numerose organizzazioni che vedono insieme palestinesi ed israeliani, gli israeliani che difendono gli ulivi dei cisgiordani….

Potrei aggiungere che confondere popoli e governi è folle e non aiuta i percorsi di pace. 

Infine potrei dire che sarebbe da fare una cosa che in piemontese si dice “foravia”, cioè fare qualcosa di insolito, qualcosa che rompe gli schemi. Qualcosa che una volta si faceva: la solidarietà internazionale. 

Stare con gli oppressi e nello stesso tempo stare dalla parte di chi lotta contro l’oppressore a prescindere dalla residenza, dall’etnia, dal credo e dal colore della pelle.

Banale vero?  Talmente banale che non si fa più.

Ai prodi consiglieri del PD, partito al quale sono iscritto, consiglierei un viaggio a Tel Aviv per partecipare ad una manifestazione contro il governo israeliano.  Meglio se in compagnia dei leader progressisti europei.

Internazionale futura umanità!… Si diceva e si faceva.