Augusto Montaruli

Andreja, che smuove i cuori e i cori

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl coro era in un periodo di pausa di riflessione dovuto anche alla mancanza di un direttore. “Volevamo dedicarci ad altro” mi dice la responsabile del coro. Un periodo di pausa che è stato interrotto da una telefonata, lunga e ostinata. Lunga e ostinata quanto può esserlo Andreja Restek. Sì perché quel coro serviva per lo spettacolo che Andreja, con le sue colleghe giornaliste della onlus “L’ambulanza dal cuore forte“, stava organizzando per raccogliere fondi destinati ad un nuovo progetto, “Una casa per Amir” , il cui scopo è sostenere per un anno i costi di alloggi temporanei per le famiglie siriane che non trovano spazio nei campi profughi.  Lo spettacolo si farà. Si farà perché Andreja che smuove i cuori con la sua passione questa volta ha smosso anche i cori. Perché il coro ha sospeso la pausa e ha trovato anche un direttore. Ditemi voi come si fa a non voler bene ad una donna così.  Al teatro Gioiello il 5 giugno saremo in tanti, ne sono certo, ad assistere al concerto Una casa per Amir con Didie Carie e il Coro Goin’Gospel.

Per info sulla prevendita clicca qui.

 

 

Vittorio o’ consiglier

20091216-grillo-st-250Il consigliere 5 stelle Vittorio Bertola, quello dello scoop del dito medio di Fassino, nelle vesti di ultras scatenato e autobiografico. Quello che Fassino deve chiedere scusa (che ha chiesto: qui), forse perché si è sentito parte in causa (in quanto ultras). E’ il consigliere dall’aspetto mite, dallo sguardo buono, si vede che soffre di licantropia a legger cosa scrive. Certo l’articolo è del 2006 e se risultassero smentite o prese di distanza le pubblicherei molto volentieri.

Qualche perla, il resto lo potete leggere qui nel suo sito in italo-piemontese.

Il manipolo

“Ci vuole oltre un’ora per caricare tutti sul treno, attraversando una timida perquisizione da parte di un manipolo di poliziotti. Il treno ha una dozzina di carrozze, che sono suddivise a seconda del gruppo che ha venduto il biglietto. Io sono con il gruppo dei Geneticamente Granata, quello della curva Primavera, che per quanto riguarda le trasferte è affiliato aiViking Granata.”

Buon sangue

“Attraversiamo la periferia milanese e prendiamo per Treviglio. Man mano che ci avviciniamo a Brescia, diventiamo un po’ più seri; sappiamo che non è una trasferta qualsiasi. Non c’è buon sangue tra le tifoserie, e a Brescia ci sono ultras tanto duri quanto pericolosi.”

Pochi ma buoni

“T., uno dei capi degli Ultras, ci guarda in faccia uno per uno, e fa: “Siamo pochi…”. Poi sorride e aggiunge: “Pochi ma buoni!”.”

Le cinture

“Alla fine, alle 14,45, arrivano quattro autobus a prenderci. Saliamo di corsa, incazzati, tesi. I tre “vecchi” che erano con noi hanno cambiato faccia; salgono per ultimi, si tolgono le cinture e le preparano, si aggrappano alle porte e gridano all’autista finchè non ottengono che l’autobus parta a porte aperte.”

Arbitro cornuto suca

“Il Toro gioca bene, nonostante un arbitro cornuto che caccia Lazetic per lesa maestà; e il gol di Abbruscato è lì a pochi metri, fa subito partire il delirio. Anche io perdo il controllo, scendo gli ultimi gradini sull’orlo dell’infarto, mi attacco alla barriera trasparente e urlo con tutto quel che ho (mi perdonino le signore): “SUUUCAAAAAAAA!!!”. Il secondo tempo non comincia mai, non finisce mai, pure sospeso per i loro fumogeni; la partita è dominata di intelligenza dal Toro, nonostante un paio di brividi.”

L’adrenalina

“Mentre l’adrenalina scorre e io non so che fare, scendono un po’ dei nostri, le cinghie in mano. Il motorino vola e si polverizza, mentre il suo proprietario se ne prende a sufficienza; i bresciani che possono scappano come conigli, ma li massacrano lo stesso.“

Il battesimo

“Il ritorno è festoso ma stanchissimo. Per battezzarmi, mi dicono di insultare qualcuno o qualcosa alla stazione di Alessandria; fuori è un deserto, e mi esibisco in un grido di protesta contro quel che c’è, cioè “POSTE ITALIANE VAFFANCUUULOOOOO!!!”. Applausi. Alle 22,30 siamo di nuovo a Lingotto: una domenica da incorniciare.“

Regionali ed Europee, chi voterò

Sulla composizione delle liste del mio partito (quelle degli altri partiti o presunti tali non m’interessano) ci sarebbe molto da dire, così come ci sarebbe da dire sulla politica come carriera personale o sulle cariche elettive usate come trampolino per saltare da un’assemblea consiliare all’altra. Il velo pietoso invece lo stenderei sulle campagne elettorali di alcuni candidati (del mio partito), roba che non sai se ridere o piangere. Ma lasciamo stare perché ci sarebbe da scrivere un trattato sul virus del berlusconismo, veniamo alle preferenze che darò.

Regionali.

531954_3202667038110_166075475_nLa composizione delle liste non ha coinvolto il territorio, i circoli e quindi il merito. Il mitico “popolo delle primarie” è rimasto a casa. Il mio voto di preferenza parte dal territorio nel quale vivo e faccio politica (nel mio piccolo). Il circolo PD e il Consiglio di Circoscrizione della 8 hanno contrastato in modo deciso la volontà di chiudere l’ospedale Valdese,  un consigliere regionale lo abbiamo visto sempre presente nei momenti di protesta e di proposta (con la consigliera comunale Lucia Centillo). Molti altri erano altrove.  Il mio voto di preferenza vuole essere anche un ricambiare (questo sì che è un bel voto di scambio) un’azione politica svolta nel e per il territorio in cui vivo. Quindi sulla scheda scriverò Nino Boeti, medico chirurgo.  Medico chirurgo che il giorno dopo la sua elezione a sindaco di Rivoli lavorò al mio menisco e fece un bel lavoro, dopo molti anni il mio ginocchio non scricchiola e fa il suo dovere.  Spero che Boeti sia eletto e possa “operare” la sanità piemontese che scricchiola parecchio.

Europee

10152487_10151961922832003_2437998797484738837_nQuesto dovrebbe essere l’appuntamento elettorale politicamente più importante. L’aria che tira è brutta davvero, destre e populisti da operetta pare vadano alla grande. Il progetto politico di un’Europa unita politicamente richiederebbe maggiore passione e visione del futuro. E coraggio, molto coraggio.

Sono convinto che l’idea (il sogno) di un’Europa Unita possa e debba ripartire dal tema dei diritti, che fanno rima con uguaglianza. Perché i diritti ci potranno far diventare concittadini europei. Allora Io scelgo Daniele Viotti. Conosco la sua “testardaggine”, il suo metterci faccia e passione. Lo scelgo perché so per certo che sul tema dei diritti darà l’anima e, cosa non da poco, se sarà eletto come spero, verrà a raccontarci del suo lavoro e a chiederci supporto. Lo scelgo anche perché un po’ glielo devo.

In bocca al lupo a tutti e due (e anche a noi).

La bufala e la sinistra

L’altro giorno su facebook ho postato un link ad un pesce d’aprile che riportava la notizia (ovviamente falsa) di un provvedimento di legge che stabiliva la gratuità dei trasporti per i ROM. La notizia veniva commentata entusiasticamente dal Presidente della Commissione Pari Opportunità della Camera, Beneamato (che non esiste). Il mio status su Facebook era tutto sull’effetto virale della bufala: “Ecco come funziona, scrivono un pesce d’aprile e molti ci cascano e fanno girare sui social. Da bufala diventa notizia vera. Una tecnica vecchia che il social network amplifica alla grande.”

Come spesso e purtroppo capita i commenti allo status sono stati tutti sugli zingari e non sulla bufala e il suo effetto perverso e disinformativo. Quell’effetto che ci rende peggiori, anche al momento di votare. Che ci rende peggiori anche se dichiariamo di essere di sinistra (?). Vi riporto questo, invitandovi ad una, indispensabile se ci teniamo ancora, riflessione.

Io ho abboccato al pesce d’aprile, ma che non pagano e non gli fanno niente è vero, questi sono protetti dal Regio Decreto (chi conosce la storia sa che la regina Isabella era del Montenegro), l’unica bufala nella notizia è la decisione di SEL che non c’entra niente è del loro consigliere che non esiste per il resto mi sembra tutto corrispondente alla realtà. Io che ho sempre avuto ideali di sinistra sono dell’idea che bisogna aiutare tutte le famiglie desiderose di integrarsi che abbiano l’onestà e la volonta di farlo ma tutti gli altri che approfittano volutamente dei sussidi e degli aiuti sociali li manderei fuori dalle palle senza diritto di replica, e gli zingari per esperienza personale nel Dna hanno solo delinquenza.

Sconfortato da sinistra e dna degli zingari ho commentato così:

Riflettici sopra, ma tu sei di destra. Di estrema destra. Non ti offendere, ma è così.

Concludendo, tra le nostre fragili schiere c’è questo e forse di peggio. Qualcosa sarebbe da fare, altrimenti si mette male davvero.

PS: il nostro amico conosce la storia, dice, ma la regina era Elena e non Isabella. Non ricorda o non sa che grazie alle teorie sul DNA insieme ai milioni di ebrei nei lager nazisti fecero “compagnia” centinaia di migliaia di Rom. Non sa che la storia si può ripetere. Grazie anche alle “bufale”.

 

Andreja e il Direttore

anndrejaAppassionato e mediocre praticante di fotografia sto leggendo (e guardando) il libro di Mario Calabresi, “A occhi aperti”. Un bel viaggio del direttore de La Stampa con i grandi della fotografia contemporanea. Ne incontriamo molti, Salgado, Erwitt (che adoro), McCurry, Koudelka, Fusco e altri. Attraverso le foto leggiamo il coraggio, l’ironia, il dolore. Impariamo storie che non conoscevamo. Bello direttore, davvero. Si legge anche tra le righe l’amore di Calabresi per questa espressione artistica e giornalistica, ma è un viaggio senza futuro e senza coraggio quello del direttore de La Stampa.

Provo a spiegarmi. Salgado, Erwitt, McCurry e gli altri hanno incontrato nel loro percorso direttori di giornali coraggiosi, che hanno creduto e apprezzato i loro scatti, che utilizzavano le immagini per informare, sensibilizzare, commuovere.  Il direttore de La Stampa invece fa quasi un operazione nostalgia.

Sarebbe stato bello invece, soprattutto come messaggio da passare alle nuove generazioni che leggendo il libro magari sognano un futuro alla McCurry, se Calabresi avesse dedicato un capitolo del suo viaggio ad un fotografo emergente, coraggioso.  Anzi ad una fotografa emergente e coraggiosa, brava. Una fotografa che ha rischiato la vita per documentare la tragedia siriana, con il peso di essere donna. Una fotografa che poi lì è tornata, per scattare altre foto e per donare a quella popolazione un’ambulanza.

Una storia di bravura professionale, di coraggio e di altruismo che quel capitolo in più lo meritava. Sarebbe stato come dimostrare che il direttore di un importante quotidiano nazionale credeva nei fatti in quel mestiere affascinante. Sarebbe stato dare speranza al futuro e senso compiuto al bel libro del direttore. Perché lui è direttore, vero?

Dimenticavo, quella donna si chiama Andreja Restek e ha tutta la mia ammirazione e il mio affetto. Purtroppo non sono direttore.