Augusto Montaruli

Riproponete il PIA

La giunta comunale (assessora Pentenero e assessore Chiavarino) ha deliberato alcune modifiche al regolamento per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande degli esercizi pubblici al fine di ridurre gli effetti negativi della movida. 

In sintesi le modifiche riguardano le nuove aperture di locali che non potranno avere una superficie al loro interno inferiore a 75 metri quadrati (anziché gli attuali 50).  Questo oltre ad altre disposizioni che potete leggere qui.

Le zone coinvolte sono San Salvario, Santa Giulia, Vanchiglia e tra piazza Vittorio e corso Regio Parco.

Va bene, anzi benino. Benino perché è comunque un segnale importante ma riguarda solo le future aperture o trasformazioni. 

Benino perché inciderà poco o nulla sulla situazione del quartiere (mi riferisco a San Salvario non conoscendo le altre realtà cittadine).

Nella mia attività di consigliere di circoscrizione proposi un cambiamento sostanziale sulla questione. Più coraggioso e soprattutto più di visione utilizzando gli strumenti che i regolamenti mettono a disposizione.

Ci stavamo quasi riuscendo trovando la collaborazione dell’allora assessora Ilda Curti, purtroppo si era a fine mandato e la successiva amministrazione pensava a San Salvario quartiere del bere (cit. assessore Sacco).

Nel corso del mandato successivo proposi (odg approvato) un concorso di idee per dehors ispirandomi quanto realizzato in un comune del Salento (leggi qui).

L’assessore Sacco era ancora con il bicchiere in mano.

Ero e sono convinto che la questione movida si risolva con un progetto legato al territorio e alle sue potenzialità, e qui sono molte. Ero e sono convinto che la bellezza aiuta a mettere ordine e fa bene ai residenti e al territorio. Ero e sono convinto che ciò che si implementa nei quartieri aulici (in centro) possa, anzi deve, essere adottato anche in periferia. Leggete quanto sopra come un invito da normale cittadino all’attuale giunta e consiglieri di circoscrizione perché tornino sulla questione. 


 Definizione di PIA

“Il PIA definisce dimensioni ed estetica dei dehors, all’articolo 8 recita così Il Progetto Integrato d’Ambito (P.I.A.) è uno strumento per la gestione e l’indirizzo dell’uso del suolo pubblico mirato ad un preciso ambito ovvero in luoghi ritenuti rilevanti all’interno del sistema urbano. Esso stabilisce parametri progettuali e tipologici costitutivi dei dehors, dei padiglioni e dei relativi arredi e costituisce uno dei mezzi per poter ottenere il miglioramento dell’immagine e dell’identità urbana, nonché un buon risultato della qualità dello spazio pubblico.”

Articolo 8 – Progetti Integrati d’Ambito 

dal regolamento: DISCIPLINA DELL’ALLESTIMENTO DI SPAZI E STRUTTURE ALL’APERTO SU SUOLO PUBBLICO, O PRIVATO AD USO PUBBLICO, ATTREZZATI PER IL CONSUMO DI ALIMENTI E BEVANDE ANNESSI A LOCALI Dl PUBBLICO ESERCIZIO DI SOMMINISTRAZIONE

Il Progetto Integrato d’Ambito (P.I.A.) è uno strumento per la gestione e l’indirizzo dell’uso dello spazio pubblico di un definito ambito e/o di luoghi ritenuti rilevanti per valori storici-ambientali o per promozione turistica e commerciale all’interno del sistema urbano. Esso stabilisce parametri progettuali e tipologici costitutivi dei dehors, dei padiglioni e dei relativi arredi e costituisce uno dei mezzi per poter ottenere il miglioramento dell’immagine e dell’identità urbana, nonché un buon risultato della qualità dello spazio pubblico.

2.   La Giunta Comunale, sentite le Associazioni di Via dei Commercianti ed Artigiani, regolarmente iscritte nell’apposito Albo ove esistenti, ovvero le Associazioni di categoria maggiormente rappresentative, può approvare progetti integrati d’ambito relativamente agli insediamenti commerciali contenenti anche indicazioni circa le strutture e gli arredi dei dehors ovvero dei padiglioni.

Link:

http://www.comune.torino.it/arredourbano/spazio-pubblico/pia/index.shtml

https://servizi.comune.torino.it/consiglio/prg/documenti1/atti/allegati/201900672_1tc.pdf

Come ti (e)stendo il dehors

 

La città di Torino sta concedendo la proroga di estensione straordinaria dei dehors fino a settembre 2021. Il provvedimento  era comprensibile e condivisibile nel pieno dell’emergenza per supportare gli esercizi commerciali, ma un suo prolungamento senza adeguate contromisure è assolutamente da contrastare.

E’ da contrastare perché un provvedimento non è più straordinario quando ha una durata così prolungata, ma diventa normalità.

E’ da contrastare perché non è pensabile e sostenibile un degrado dell’arredo urbano dovuto a dehors fai da te o, diciamo così, “fantasiosi”.

E’ da contrastare perché il provvedimento non è accompagnato da un minimo di regole di natura estetica e di sostenibilità ambientale.

E’ da contrastare perché a compensare la perdita di parcheggi andrebbe da subito implementata la sosta riservata a residenti in quartiere ad alto impatto, San Salvario per dirne uno.

Il suolo pubblico è condiviso, tutto ciò che ci passa o si installa è parte del paesaggio urbano che va tutelato e reso gradevole e sostenibile. Le nostre strade non possono trasformarsi in accampamenti provvisori.

Di seguito il testo dell’ordine del giorno




Torino, data del protocollo

Ordine del giorno: Proroga concessione straordinaria dehors

PREMESSA

La città di Torino sta concedendo la proroga di estensione straordinaria dei dehors fino a settembre 2021. Il provvedimento  era comprensibile e condivisibile nel pieno dell’emergenza per supportare gli esercizi commerciali, ma un suo prolungamento senza adeguate contromisure è assolutamente da contrastare.

E’ da contrastare perché un provvedimento non è più straordinario quando ha una durata così prolungata, ma diventa normalità. 

E’ da contrastare perché non è pensabile e sostenibile un degrado dell’arredo urbano dovuto a dehors fai da te o, diciamo così, “fantasiosi”.

E’ da contrastare perché il provvedimento non è accompagnato da un minimo di regole di natura estetica e di sostenibilità ambientale.

E’ da contrastare perché a compensare la perdita di parcheggi andrebbe da subito implementata la sosta riservata a residenti in quartiere ad alto impatto, San Salvario per dirne uno.

Il suolo pubblico è condiviso, tutto ciò che ci passa o si installa è parte del paesaggio urbano che va tutelato e reso gradevole e sostenibile. Le nostre strade non possono trasformarsi in accampamenti provvisori.

PERTANTO CHIEDIAMO

Alla sindaca e all’assessore al commercio di sospendere la proroga di concessione straordinaria di suolo pubblico in attesa di 

  1. Un minimo di regole estetiche e sostenibili legate alla concessione di ulteriore spazio pubblico 
  2. parcheggi destinati ai residenti nelle zone più impattate
  3. analisi e valutazione di come e quanto è stata utilizzata dai singoli esercenti la concessione di ulteriore spazio
  4. regolamento temporaneo che preveda anche l’autorizzazione della circoscrizione al rilascio della concessione dello spazio pubblico

Primo firmatario: Augusto Montaruli 

Le interviste possibili: Francesca Grilli

Francesca Grilli, architetto, si definisce cittadina del mondo e antispecista, comunista, anarchica, ambientalista  e pure vegana, (il peggio del peggio dice lei, c’è di peggio Francesca dico io, fidati). A lei il suo lavoro piace tantissimo perchè e’ “un mix di reale e di ideale e poi perchè  e’ sempre diverso e mi arricchisce in esperienze quotidianamente”.  Francesca, che di suo possiede solo una bicicletta, si immagina il futuro come descritto nel film “Il pianeta verde” e il mondo lo vorrebbe senza denaro. Idealista, decisamente. Ma senza idealisti, anche estremi, il mondo non progredisce. 

Come per le altre chiacchierate ti chiederei se avevi aspettative dalla giunta Appendino e se, dal tuo punto di vista, puoi darne un giudizio.

Ti dico sinceramente che non avevo alcuna aspettativa. Non credo nella politica della gente comune e tantomeno in un capo di partito che come esperienza porti la sua di comico e di intrattenitore televisivo. La professione di politico, come quella di qualunque altro mestiere, comporta studio e dedizione e inoltre credo che bisogna esserci tagliati…  io sono architetto e non credo che potrei fare altro, date le mie caratteristiche e i miei studi e credo che se si e’ lavorato a lungo sulla conoscenza di se stessi e sulle proprie capacita’, non si intraprendono carriere senza aver prima studiato.

Adesso parliamo di bellezza. Intendo la bellezza di un paesaggio urbano. Come siamo messi a Torino?

Torino in linea di massima è una bella città’ sia dal punto di vista architettonico che urbanistico,  e il nostro quartiere che è l’unico che conosco bene in quanto vi ho sempre vissuto dal periodo delle elementari in poi, è bello sia dal punto di vista della multiculturalità che della socialità. Mi piace girare per il quartiere e salutare un mucchio di persone: e’ come stare in una città’ nella città’, insieme ed uniti, facenti parte di un mondo comune.  Trovo che questo “sentirsi parte di” sia bello e importante per tutti e sia alla base di una buona e felice convivenza civile. Il bello in fondo e’ armonia e l’armonia e’ anche stare bene insieme.

Ci vogliono grandi investimenti per rendere bello e sostenibile un quartiere?

Non credo proprio, ma bisogna avere delle idee innovative ed essere ricettivi agli altri e alle novità’. Bisogna essere partecipativi e partire dal piccolo avendo pero’ in testa un’ idea più’ grande. Bisogna insomma fare della pianificazione, e se si ha bene in mente dove si vuole arrivare non si fanno interventi spot e non si sprecano denari.Tu vivi a San Salvario, l’attuale assessore al commercio vorrebbe farne una sorta di distretto del bere. Non pensi che il nostro quartiere abbia altre potenzialità?

Purtroppo i pensieri e le idee attuali, non riescono ad uscire dall’ottica puramente economica, tutto ciò che fa fare soldi e’ il benvenuto. Come dice il filosofo Galimberti lo sviluppo della tecnica ci ha portato a questo paradosso ossia che è lei che decide se e perché si devono fare le cose, non e’ più’ la politica. La politica non decide più’ nulla, per decidere guarda all’economia e l’economia guarda alle risorse cioè agli investimenti e in sintesi al mercato. Un tempo ci si ribellava ai padroni, adesso come e’ possibile combattere il mercato? Per questo dico che e’ difficile e bisogna avere un’idea di mondo diverso che non sia fatto solo di slogan produzione e denaro. Il fattore umano che e’ una parte importante del quartiere e comunque di una città’, dovrebbe essere intercettato, rivalutato e ascoltato… Personalmente sperimenterei modelli di gestione degli spazi e delle risorse alternativi. Insomma mi auguro un futuro più articolato per il nostro quartiere.

E a proposito dell’assessore sopra citato, tu con la tua collega Roberta Rinaldi avevate vinto un concorso di idee per la realizzazione di un dehors innovativo e sostenibile (anche economicamente). Non pensi sarebbe ora di mettere mano ad un po’ di creatività e bellezza anche sui dehors?

Certo che si! Potrebbe essere un inizio, una maniera per partire, magari attraverso un concorso di idee e un processo partecipato con la cittadinanza. Anche se adesso la vedo un pò dura dato il numero di strutture esistenti! Quando siamo andate a ritirare il premio (il concorso e’ stato fatto in Puglia, a Mesagne),  si aspettavano gente giovanissima e non una vecchiarda come me! Il progetto infatti era semplice nelle forme ma un po’ ardito dal punto di vista tecnologico.  Devo dire che questo mi ha fatto molto piacere, più’ del premio.

Tra automobili, scooter, bici, monopattini, mezzi pubblici e pedoni è come stare in un videogame. Non è un giudizio il mio ma la constatazione che sta diventando complicato e stressante muoversi in città. Non pensi che vada ripensata totalmente la mobilità urbana? Anche nella segnalitica o con vie dedicate ad un mezzo invece che ad altri?

Credo proprio che debba essere ripensata in una scala più’ grande che comprenda tutta la città’, con alla base un’idea diversa di vivere. Personalmente mi immagino città più verdi, meno congestionate, improntate sul trasporto pubblico e sulla mobilità dolce, mi immagino la rivoluzione della produzione agricola attraverso le vertical farm che consumano poca acqua per la produzione dei prodotti agricoli. Me le immagino nelle città, nelle fabbriche dismesse, in modo tale da rendere capillare la distribuzione evitando i grandi trasporti. Mi immagino anche di poter andare a fare la spesa direttamente lì, senza imballaggi e rifiuti plastici. Mi immagino anche piccoli elettrodomestici che mi producano direttamente in casa le verdure e mi immagino un mondo dove non si consumi più carne sia per motivi etici che per motivi ambientali. Mi immagino le piazze e le vie piene di verde e di orti, solcate da gente in bicicletta o in monopattino con servizi accessibili a tutti e di vicinato. Mi immagino più solidarietà e maggiore inclusione, condomini collettivi dove si condividano dei servizi utili a tutti (lavanderie, cucine collettive, spazi sociali). Mi immagino un mondo che produca non più merci, ma servizi in modo tale da ridurre gli sprechi e i rifiuti e mi immagino che tutto ciò che viene prodotto venga inserito in un ciclo vitale e – come la natura ci insegna – mi immagino che ciò che consideriamo scarto o rifiuto sia reinserito nel ciclo produttivo. Mi immagino quindi una società che sia in armonia con la natura, che produca ciò che può far bene al nostro pianeta, come fanno gli alberi che hanno reso e continuano a rendere respirabile l’aria di cui si necessita per vivere. In fondo respiriamo l’aria degli alberi! Non vorrei invece un mondo che continua a produrre e consumare come se niente stesse accadendo. Non vorrei una società produttivista che trascini tutti noi nel baratro. Vorrei che si parlasse di più di capitalismo naturale e di rispetto dell’ambiente.

La pandemia dovrebbe portare una riflessione anche nel settore in cui operi?

Penso di averti risposto sopra, questi due mesi di inattività’ totale mi hanno portato a riflettere e leggere molto oltre che a cucinare un sacco, vegano ovviamente!

Quali sono le qualità che dovrebbe avere il prossimo sindaco/a?

Dovrebbe essere illuminato, come lo dovrebbero essere tutti i politici. Platone mi pare che associ la figura del filosofo a quella del politico, perché e’ il filosofo che tramite la conoscenza è in grado di operare per il bene collettivo. 

Adesso è il momento del libro. A te dedico Aadam ed Eeva di Arto Paasilinna. E la storia di un improbabile inventore che riesce a realizzare la batteria inesauribile. Un libro godibile con un finale “rivoluzionario” nel senso di girare girare girare… 

Grazie! E’ uno degli autori preferiti del mio compagno, io non l’ho letto ma adesso lo leggero’, mi hai incuriosita.

Grazie per la chiacchierata e per quello che fai. Ci vediamo in largo Saluzzo per un caffè.

Un Sacco bellum

Il più grande assessore al commercio della storia repubblicana, ma anche del regno, è riuscito a compiere un capolavoro politico e strategico. In San Salvario dopo un periodo di forte contrapposizione tra locali e residenti si respirava un’aria di collaborazione, il merito forse è della riconversione di alcuni o del bisogno di selezionare la clientela, anche se restano locali che offrono chupito a prezzi da discount. La questione malamovida è essenzialmente legata agli schiamazzi e al bere per strada. 

La possibilità di estendere con una pec il dehors o di installarne uno nuovo senza una concertazione anche con i residenti, senza tenere conto della cancellazione di moltissimi parcheggi e dell’aumento della insostenibilità legata al rumore ha riportato i residenti sul sentiero di guerra. 

La malamovida, se ricordate, fu oggetto di promesse elettorali, ma l’assessore lo ha dimenticato.

Bastava poco per fare meglio. Bastava ascoltare i residenti, la circoscrizione. Bastava una mappatura delle aree più critiche: qui sì, qui no. 

Bastava provare (almeno) a trasformare l’emergenza in opportunità con idee condivise.

L’assessore invece farnetica di trasformare San Salvario nel distretto del bere di qualità mortificando la storia di questo quartiere. Io ho un amico che la conosce bene, se vuole assessore, glielo presento. Forse prima della fine del suo mandato riesce a comprenderla insieme alle grandi opportunità che ci sono. Intanto si prenda una vacanza, possibilmente fino alle prossime elezioni.  

I numeri dei dehors

Leggo su Repubblica che le richieste di ampliamento dei dehors (è sufficiente inviare la domanda) a giovedì scorso 4 giugno sono state 2.286 di cui il 34% (777) in circoscrizione 1 (centro), a ruota la circoscrizione 8 (dove c’è San Salvario) con il 15% (343) insieme alla circoscrizione 3 (Borgo San Paolo e Cit Turin…), le circoscrizioni 2, 3, 5 e 7 (183) e infine la 6 (include Barriera di Milano) con il 4% (91).

Forse è un po’ forzato ma secondo me questi numeri dimostrano, se non bastasse, che le periferie rimangono tali, se non peggio, nonostante le promesse della campagna elettorale.

Ma questa è un’altra storia… 

Dehors, pedonalizzazioni: l’assessore ci coinvolga

Dopo le dichiarazioni alla stampa dell’assessore Sacco sulla possibilità di concedere l’ampliamento dei dehors e di dare il via a nuove pedonalizzazioni con l’intento (comprensibile e giustificato) di supportare la ripresa delle attività del settore ristorazione e bar, con i coordinatori al commercio (Alessandro Lupi) e alla viabilità (Massimiliano Miano), abbiamo presentato un ordine del giorno che chiede, nel caso si andasse in quella direzione il pieno coinvolgimento della circoscrizione.

La materia è delicata e riteniamo vada gestita con il territorio.

Di seguito l’atto consiliare


Torino, data del protocollo

Ordine del giorno: Corona virus, dehors e pedonalizzazioni

PREMESSA

L’emergenza Corona virus sta mettendo in seria crisi oltre al commercio di prossimità il comparto ristorazione, bar e locali. Anche le successive fasi legate all’emergenza saranno accompagnate da misure che quasi certamente non riporteranno per un periodo non definibile la situazione allo stato ante virus.

Crediamo che le riaperture dovranno supportate in modo da garantire la ripresa delle attività garantendo sicurezza agli operatori e ai cittadini.

Crediamo anche che quelle misure potrebbero essere non solo di natura emergenziale ma anche contenere una visione legata al commercio, alla vivibilità e all’arredo urbano. 

Cambiare il paesaggio di un quartiere rendendolo più sostenibile e attrattivo.

CONSTATATO

Che l’assessore Sacco ha dichiarato agli organi di stampa la sua intenzione di valutare la possibilità di consentire l’allargamento dei dehors (presumiamo già esistenti) e di avviare la pedonalizzazione di vie (immaginiamo caratterizzate dalle attività in premessa).

RITENIAMO

Sicuramente interessante la proposta, molto embrionale, dell’assessore, ma senza uno studio approfondito legato alle caratteristiche del territorio rischierebbe di essere un boomerang con effetti che danneggerebbero la vivibilità e lo stesso commercio.

Più volte questo consiglio ha affrontato, anche approvando atti, la questione dehors e le ipotesi di pedonalizzazione, crediamo che l’assessore e la giunta non possano non consultarci e quindi lavorare in concerto con l’istituzione di prossimità.

CHIEDIAMO PERTANTO

Alla sindaca e agli assessori competenti che la circoscrizione, rappresentata dalla giunta, sia coinvolta a pieno titolo nel lavoro di definizione e di proposta di decisioni che riguardino dehors e pedonalizzazioni nel territorio che ci compete.

Firmatari

Augusto Montaruli

Alessandro Lupi (coordinatore I commissione)

Massimiliano Miano (coordinatore IV commissione)

Noterelle (sconsolate) dal dehors

E’ arrivata la delibera, con annesso nuovo regolamento, sui dehors (e padiglioni).

Il nuovo regolamento prevede due tipologie: dehors e padiglione. La novità rispetto a quello attualmente in vigore è la modifica del concetto di dehors, non saranno più previsti dehors semichiusi, quello transennati e con un tetto per intenderci. Saranno invece previsti due tipologie: dehors e padiglioni. I dehors a loro volta saranno di due tipi: tipo D1 e tipo D2. I D1 sono uno spazio all’aperto allestito e potranno essere delimitati da strutture mobili e con elementi di arredo (ombrelloni, fioriere, porta menù) ed eventuali apparecchi illuminanti o riscaldatori senza allaccio alla rete. I D2, anche questi spazio all’aperto allestito su pedana e delimitato (solo quando sussistono discontinuità o forti dislivelli di suolo) in maniera fissa con ringhiera non più alta di mt 1,10 e con elementi di arredo (ombrelloni, fioriere, porta menù) ed eventuali apparecchi illuminanti o riscaldatori senza allaccio alla rete.

I dehors classici, quello delimitati con una copertura, che siamo abituati a vedere, non saranno più consentiti.

L’altra tipologia è quella dei padiglioni che sono, di fatto, un’estensione del locale. Una struttura chiusa che viene considerata un manufatto edilizio. In via Nizza ce ne sono e costringeranno la nuova pista ciclabile a “circumnavigarli”.
Resta la possibilità di proporre un PIA (progetto integrato d’ambito), cioè la personalizzazione di arredi urbani (i dehors e i padiglioni lo sono). Sono mantenute le detrazioni sull’imposta di suolo pubblico. Il PIA può essere proposto, come nel precedente regolamento, dalle circoscrizioni o dalle associazioni di via dei commercianti e degli artigiani.

Quanto sopra è una sintesi che riporta gli aspetti di novità.

Provo a commentare partendo da quanto scritto in delibera e dalla realtà che vive il quartiere in cui abito, San Salvario:

“L’applicazione della normativa prevista dai sopra citati regolamenti nel corso degli anni ha fatto emergere significativi aspetti di complessità, che hanno determinato la necessità di procedere ad un aggiornamento dei testi in vigore, sia in un’ottica di semplificazione amministrativa, sia al fine di conseguire un armonico inserimento dei manufatti in argomento sul territorio cittadino che tenga conto delle nuove realtà del mercato e delle modifiche normative intercorse, con specifica attenzione agli aspetti di natura paesaggistica, edilizia e igienico-sanitaria.”

Questa è la premessa politica che, a mio parere, non tiene conto degli aspetti legati alla sostenibilità ambientale, al paesaggio a al tema (mala)movida. Elenco qualche considerazione.

Ho provato ad immaginare i dehors “open air” in largo Saluzzo, in via Baretti, in via Berthollet e vedo una fila senza soluzione di continuità di tavolini e ombrelloni con veicoli che sfiorano avventori ed arredo. Vedo, dovrei scrivere sento, un rischio fortissimo ed ulteriore di inquinamento acustico essendo i dehors privi di adeguata copertura.

Ho provato ad immaginare i padiglioni in largo Saluzzo, in via Baretti e in via Berthollet e qui c’è lo scempio (ulteriore) da punto di vista paesaggistico oltre ad un’aumentata capienza che porterebbe a situazioni di affollamento ingestibili.

Penso a dehors esteticamente godibili (per esempio quello del Tea Pot in via Silvio Pellico o del caffè San Salvario in via Berthollet) che non saranno più consentiti. Penso ai molti esercizi che rinunceranno al dehors subendo un notevole danno economico. Vedo complicato adottare un dehors senza adeguata protezione dai gas di scarico delle auto in via Saluzzo, per fare un esempio.

Penso anche all’inutilità del PIA che sarà praticamente inattuabile dal momento che si limiterà, se va bene, alla scelta del colore degli ombrelloni.

Penso si stia perdendo un’occasione per considerare davvero i dehors arredo urbano armonico e contestualizzato alla realtà territoriale dove insiste.

Penso, come avevamo chiesto, che sul tema dehors serva un concorso di idee. Lo hanno fatto in una cittadina in Puglia adottando una tipologia di dehors sostenibile, bella, leggera e contestualizzata al territorio. Sapete chi ha vinto il concorso di idee? Due archittetti torinesi. Come è che si dice? Cervelli in fuga? Sì, qui si governa con quel che resta dei cervelli. Noi lo avevamo proposto, il concorso di idee, non ci hanno sentiti e nemmeno considerati.

Ho l’impressione che ne vedremo delle belle, belle si fa per dire.